{"id":30150,"date":"2015-03-31T00:00:00","date_gmt":"2015-03-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ue-dopo-trentanni-addio-alle-quote-latte\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:07","slug":"ue-dopo-trentanni-addio-alle-quote-latte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/ue-dopo-trentanni-addio-alle-quote-latte\/","title":{"rendered":"Ue: dopo trent\u2019anni addio alle quote latte"},"content":{"rendered":"<p>Dopo trent\u2019anni, il sistema delle quote latte cessa di esistere: l\u2019Ue gli dice addio il 1\u00b0 aprile, l\u2019Italia rischia di averne nostalgia dopo battaglie, multe, polemiche. Gli ingredienti della vicenda sono tipici della tradizione nostrana: dilettantismo, opportunismo, irresponsabilit\u00e0. Il tutto imbevuto nel latte, troppo latte.<\/p>\n<p>Combinandoli nel tempo, l\u2019Italia \u00e8 riuscita a fare pagare ai propri contribuenti una cifra vicino ai 4,5 miliardi di euro di \u201cprelievi supplementari\u201d. Nella sostanza, multe: in pratica, le sanzioni previste dal regolamento comunitario relativo all\u2019organizzazione dei mercati nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari approvato nell\u2019ormai lontano 1984.<\/p>\n<p>La <i>ratio <\/i>alla base della regolamentazione era semplice. Nell\u2019allora Comunit\u00e0, l\u2019offerta di latte si apprestava a superare di gran lunga la domanda, con il rischio che il prezzo del prodotto si abbassasse a livelli insostenibili per gli allevatori. <\/p>\n<p>Da qui l\u2019idea di fissare delle quote massime di produzione totale per ogni Stato membro, da suddividere poi tra i singoli allevatori nazionali. Raggiunta tale quota, il produttore sarebbe incappato in una sanzione che avrebbe reso la sovrapproduzione economicamente non allettante. Ma le cose sono andate diversamente.<\/p>\n<p><b>Una preparazione improvvisata<\/b><br \/>La storia era iniziata nel peggiore dei modi. I negoziati condotti tra gli Stati membri in seno al Consiglio dei Ministri dell\u2019Agricoltura per fissare le quote globali di produzione avevano difatti trovato l\u2019Italia impreparata.<\/p>\n<p>L\u2019allora ministro dell\u2019Agricoltura Filippo Maria Pandolfi propose che il calcolo della quota italiana non prendesse come anno di riferimento il 1981 (a causa di una produzione lattiera eccezionalmente scarsa), ma il 1983, anno in cui i dati statistici dell\u2019Istat risultarono per\u00f2 sottostimati rispetto alla produzione reale, in crescita.<\/p>\n<p>All\u2019Italia venne quindi assegnato un quantitativo di riferimento anormalmente basso, che avrebbe reso fin troppo facile per gli allevatori incappare nei prelievi supplementari.<\/p>\n<p>Tardivamente, se ne rese conto anche lo stesso ministro Pandolfi, che per mettere una toppa all\u2019errore afferm\u00f2 sia che gli allevatori italiani non sarebbero stati colpiti dalle sanzioni grazie a un accordo informale, sia che l\u2019Italia &#8211; se cos\u00ec non fosse stato &#8211; avrebbe disapplicato il regolamento. Rassicurazioni che furono sostenute dalla lenta assegnazione delle quote individuali, fondamentali per individuare i produttori inadempienti e assegnare i relativi prelievi.<\/p>\n<p><b>Una cottura a puntino<\/b><br \/>Poich\u00e9 a Bruxelles la pensavano diversamente, per\u00f2, le multe dirette all\u2019Italia non tardarono ad arrivare, senza che le insistenti richieste provenienti da Roma per rinegoziare le quote di produzione nazionali sortissero nessun effetto (tranne bloccare la revisione di altri mercati irreggimentati, come quello dell\u2019olio d\u2019oliva). <\/p>\n<p>Insieme alle richieste di prelievi si scatenarono le proteste degli allevatori, che, illusi dalle promesse governative, reputavano ingiuste le sanzioni ricevute.<\/p>\n<p>Una situazione scomoda, che quasi tutti governi italiani che si sono succeduti negli anni hanno risolto nel modo in apparenza pi\u00f9 semplice: pagare loro le multe al posto degli allevatori.<\/p>\n<p>Gli obblighi verso l\u2019Ue sembravano rispettati e il consenso politico salvaguardato. Una soluzione che per non scontentare nessuno \u00e8 finita per gravare su tutti. A farne le spese &#8211; in senso letterale &#8211; sono stati i contribuenti (spesso ignari), compresi quei produttori che avevano rispettato il regolamento, con difficolt\u00e0 e nessun beneficio. Oltre al danno, la beffa.<\/p>\n<p><b>E la multa \u00e8 servita<\/b><br \/>Le diverse revisioni del regolamento (l\u2019ultima \u00e8 stata nel 2008) hanno aumento le quote di produzione originali, ma non hanno evitato all\u2019Italia di collezionare ulteriori multe. Dal 1995 al 2009, chi ha sforato ha maturato ammende per oltre 2,3 miliardi di euro, in buona parte ancora pagati dai governi italiani.<\/p>\n<p>Una pratica scorretta assimilabile a un aiuto di Stato per la Commissione europea, che a poche settimana dalle fine del sistema, ha deferito alla Corte di Giustizia dell\u2019Ue l\u2019Italia, rea di dover ancora riscuotere quasi 1,4 miliardi di euro dai propri allevatori.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019ultima tappa della procedura d\u2019infrazione avviata dalla Commissione nel 2013, ma non sar\u00e0 l\u2019ultima di questa vicenda che, in attesa della sentenza della Corte, interesser\u00e0 per molti anni ancora lo Stato italiano, impegnato un piano di recupero dei prelievi della durata di 14 anni, gi\u00e0 concordato con la Commissione.<\/p>\n<p>Se il piatto \u00e8 fino ad ora risultato indigesto, non \u00e8 detto che la piena libert\u00e0 produttiva conquistata dal mercato lattiero-caseario sar\u00e0 pi\u00f9 tollerabile, in particolare per la produzione italiana, rivelatasi fino ad oggi meno competitiva rispetto a quella tedesca, olandese o francese.<\/p>\n<p>Dare la colpa alla \u201cperfida Bruxelles\u201d nei prossimi anni sar\u00e0 sempre pi\u00f9 complicato e certamente poco responsabile per coloro che dovrebbero tutelare gli interessi italiani, tra cui rientrano anche (e soprattutto) quelli dei cittadini. Questa volta a difenderli ci ha pensato la Commissione. Diciamolo e ricordiamocelo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo trent\u2019anni, il sistema delle quote latte cessa di esistere: l\u2019Ue gli dice addio il 1\u00b0 aprile, l\u2019Italia rischia di averne nostalgia dopo battaglie, multe, polemiche. Gli ingredienti della vicenda sono tipici della tradizione nostrana: dilettantismo, opportunismo, irresponsabilit\u00e0. Il tutto imbevuto nel latte, troppo latte. 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