{"id":30230,"date":"2015-04-09T00:00:00","date_gmt":"2015-04-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-bussola-della-governance-finanziaria-indica-asia\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:05","slug":"la-bussola-della-governance-finanziaria-indica-asia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/la-bussola-della-governance-finanziaria-indica-asia\/","title":{"rendered":"La bussola della governance finanziaria indica Asia"},"content":{"rendered":"<p>La Cina non intende fermarsi. Anzi, vuole continuare a ritagliarsi il ruolo di leader mondiale, soprattutto in termini finanziari e commerciali.<\/p>\n<p>A dimostrarlo \u00e8 anche l\u2019annuncio della creazione dell\u2019<i>Asian Infrastructure Investment Bank<\/i> (Aiib), la banca di sviluppo che avr\u00e0 sede a Shanghai. Che ha attirato le adesioni di molti alleati storici degli Stati Uniti &#8211; Gran Bretagna in testa -, dando un vero e proprio smacco al duopolio bancario Stati Uniti-Giappone.<\/p>\n<p>Le frasi di circostanza ripetono che in Asia c\u2019\u00e8 spazio per tutti, forse anche per una terza entit\u00e0 oltre alla banca a guida cinese e alla <i>Asian Development Bank<\/i> (Adb) a guida giapponese.<\/p>\n<p>Secondo le stime, tra il 2010 e il 2020 c\u2019\u00e8 necessit\u00e0 in Asia, in termini d\u2019investimenti infrastrutturali, di 8 mila miliardi di dollari, circa 800 miliardi all\u2019anno. Tanti soldi, che possono sicuramente essere gestiti da pi\u00f9 di una struttura bancaria.<\/p>\n<p>La nascita della banca cinese dice per\u00f2 altro. Il messaggio \u00e8 chiaro: gli Stati Uniti stanno perdendo sempre pi\u00f9 la loro egemonia finanziaria. La dimostrazione arriva dalla rapidit\u00e0 con la quale alleati storici &#8211; oltre la Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e non ultima l\u2019Australia &#8211; hanno appoggiato il progetto cinese.<\/p>\n<p>Anzi: in Europa, l\u2019Aiib avr\u00e0 sede proprio a Londra. Di fianco agli Usa, resta solo il Giappone, che non ha chiesto di aderire.<\/p>\n<p><b>Intransigenza statunitense <\/b><br \/>In commenti ufficiali, Pechino ha detto che la nascita della nuova banca di sviluppo asiatico deve essere vista come il completamento delle strutture gi\u00e0 esistenti (leggasi Banca mondiale a guida Usa e Adb a guida giapponese).<\/p>\n<p>Jim-yong Kim, presidente americano di origini sud coreane della Banca mondiale, ha dichiarato che l\u2019istituzione da lui presieduta accoglie favorevolmente la nascita dell\u2019Aiib a causa del bisogno straordinario di infrastrutture. <\/p>\n<p>Sulla stessa linea anche Takehiko Nakao, presidente della Adb, che si \u00e8 detto pronto a collaborare, spiegando che le due banche si completano a vicenda.<\/p>\n<p>Ramoscelli d\u2019ulivo arrivati dopo che gli stessi Stati Uniti hanno fatto una parziale retromarcia rispetto alle loro posizioni iniziali d\u2019intransigenza, quando hanno visto il successo che la banca cinese ha avuto sin dall\u2019inizio.<\/p>\n<p>Quando era stata annunciata la nascita del nuovo istituto, Washington aveva espresso forti dubbi su standard di finanziamento (gli americani temono siano troppo bassi), trasparenza, sostenibilit\u00e0 del debito, protezioni ambientali e sociali.<\/p>\n<p>Il vero timore di Washington \u00e8 in realt\u00e0 il potere sempre pi\u00f9 esteso che Pechino sta assumendo non solo nell\u2019area asiatica e in Africa, ma in Europa, antico bacino di consenso americano.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 n\u00e9 da stupirsi n\u00e9 da preoccuparsi per la decisione cinese. Oramai l\u2019ago della bussola della governance mondiale finanziaria punta ad est, non pi\u00f9 ad ovest.<\/p>\n<p>Pechino avr\u00e0 mille difetti e porta mille incognite, ma sicuramente ha quello che manca a molti: i soldi. E se l\u2019adagio latino dell\u2019<i>homo sine pecunia est imago mortis <\/i>o quello pi\u00f9 prosaico del <i>sine pecunia ne cantantur missae <\/i>sono ancora validi, allora\u2026 <\/p>\n<p><b>Sotto l\u2019ala protettiva cinese<\/b><br \/>Senza poi considerare che, nonostante sia un enorme paese in sviluppo maggiore rispetto a tutti gli altri, Pechino conta poco nelle altre istituzioni: appena il 6,47% di voto nell\u2019Adb, il 5,17% nella Banca Mondiale e il 3,81% nel Fondo Monetario Internazionale, Fmi (dove gli Usa, contribuendo con 65 miliardi di dollari, sono gli unici ad avere diritto di veto).<\/p>\n<p>L\u2019Aiib \u00e8 quindi una alternativa notevole per Pechino. Negli ultimi anni, soprattutto grazie alla sua potenza economica, la Cina \u00e8 riuscita a tessere una serie di relazioni internazionali che l\u2019hanno portata a primeggiare. Chiara l\u2019intenzione dei paesi aderenti della prima e della seconda ora: occupare posizioni e stare sotto l\u2019ala protettiva della Cina, vista sempre pi\u00f9 come punto di riferimento.<\/p>\n<p>Invece dei continui scontri, Pechino preme ora sul desiderio di relazioni economiche solide nella speranza di persuadere i paesi (asiatici e non) a unirsi alla sua iniziativa e trarne guadagni in crescita.<\/p>\n<p>Ai 25 paesi asiatici della prima ora (tutto il blocco del sud Est Asiatico e l\u2019India e Singapore tra gli altri), si sono aggiunti sei europei (Gran  Bretagna, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Svizzera) oltre alla Nuova Zelanda, tutti con l\u2019adesione gi\u00e0 approvata.<\/p>\n<p>Entro la scadenza dei termini dello scorso 31 marzo, hanno fatto richiesta di adesione, che deve essere vagliata, altri 21 paesi, tra i quali Taiwan. L\u2019adesione dell\u2019isola ribelle \u00e8 stata accolta con favore da Pechino che chieder\u00e0 di usare il nome \u201cpoliticamente corretto\u201d usato da Taiwan nelle manifestazioni sportive, e cio\u00e8 Chinese Taipei.<\/p>\n<p>Ma anche Turchia, Russia, Spagna, Corea del Sud, Israele, Brasile e Australia. La Cina guider\u00e0 il tutto con uno stanziamento iniziale di 50 miliardi di dollari che sar\u00e0 portato a 100 con i versamenti dei paesi membri. Il tutto, partir\u00e0 entro l\u2019anno.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cina non intende fermarsi. Anzi, vuole continuare a ritagliarsi il ruolo di leader mondiale, soprattutto in termini finanziari e commerciali. A dimostrarlo \u00e8 anche l\u2019annuncio della creazione dell\u2019Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), la banca di sviluppo che avr\u00e0 sede a Shanghai. 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