{"id":30240,"date":"2015-04-10T00:00:00","date_gmt":"2015-04-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/keystone-xl-loleodotto-della-discordia\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:04","slug":"keystone-xl-loleodotto-della-discordia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/keystone-xl-loleodotto-della-discordia\/","title":{"rendered":"Keystone XL, l\u2019oleodotto della discordia"},"content":{"rendered":"<p>Sei anni dopo la prima richiesta di approvazione fatta da <i>Trans Canada<\/i>, l\u2019oleodotto Keystone \u00e8 ancora forse la questione ambientale pi\u00f9 dibattuta negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Il progetto \u00e8 importante, ma non ha le dimensioni per giustificare un accanimento cos\u00ec forte da entrambe le parti. Rappresenta per\u00f2 un simbolo importante per quella transizione nell\u2019energia e nella lotta al clima che sta chiaramente verificandosi negli Stati Uniti, ma che ancora non ha una direzione precisa. E in cui tutti, con le elezioni presidenziali previste per il 2016, vogliono dire la propria.<\/p>\n<p><b>La questione Keystone: dati e fatti<\/b><br \/>Chiariamo subito un punto: il Keystone esiste gi\u00e0. Anzi, ne esistono tre. Il <i>Keystone Pipeline System<\/i> fu approvato dal presidente George W Bush nel 2008 e consiste in un sistema di oleodotti che connette le <i>tar sands<\/i>, sabbie bituminose da cui si estrae petrolio, nell\u2019Alberta, fino alle raffinerie negli Stati Uniti sul Golfo del Messico.<\/p>\n<p>La discussione si concentra sulla quarta fase, il Keystone XL, che dovrebbe aumentare la capacit\u00e0 di trasporto dal Canada fino in Nebraska di circa 830.000 barili al giorno, raddoppiandola. Rappresenterebbe circa l\u201911% delle importazioni di greggio degli Stati Uniti nel 2014. <\/p>\n<p>L\u2019opposizione al Keystone XL ha visto schierati gruppi ambientalisti a livello nazionale e locale, insieme ai democratici, contro il supporto del partito repubblicano e del governo canadese al progetto. <\/p>\n<p>Le motivazioni riguardano soprattutto l\u2019ambiente: l\u2019oleodotto dovrebbe infatti attraversare diversi corsi d\u2019acqua e l\u2019area delle Sand hills, il cui ecosistema \u00e8 particolarmente fragile. <\/p>\n<p>Il punto principale interessa per\u00f2 le <i>tar sands<\/i> e le compagnie canadesi che vedono nel progetto l\u2019occasione per espandere lo sfruttamento della risorsa. Questo metodo di estrazione non convenzionale \u00e8 tra quelli con il pi\u00f9 alto impatto ambientale: richiede lo spianamento di grosse aree, che in Alberta sono coperte per la maggior parte dalla foresta boreale. <\/p>\n<p>Per un barile di petrolio bisogna processare oltre due tonnellate di sabbia, con un grande impiego di acqua. Il greggio prodotto \u00e8 poi estremamente denso e di bassa qualit\u00e0, produce maggiori emissioni di gas serra, tende a depositarsi sul fondale dei corsi d\u2019acqua, rendendone molto costoso il recupero, aumenta la corrosione delle condutture e quindi il rischio di sversamenti. <\/p>\n<p><b>Gli interessi di Canada, repubblicani e democratici<\/b><br \/>Il presidente Obama era intervenuto nella questione nel 2010, quando il <i>National Energy Board<\/i> canadese aveva approvato il progetto, negandone l\u2019accettazione per l\u2019inadeguata valutazione ambientale.<\/p>\n<p>Di fronte al temporeggiamento della Casa Bianca, il Congresso ora a maggioranza repubblicana ha votato in febbraio una proposta di legge per far partire il progetto. Obama ha per\u00f2 posto il veto:una decisione rara per la sua amministrazione (\u00e8 solo il terzo). Un tentativo di superare il veto presidenziale non ha raggiunto il quorum al Congresso sempre in febbraio e costringer\u00e0 i repubblicani a cercare un ulteriore supporto dai democratici.<\/p>\n<p>Il progetto per\u00f2 \u00e8 piccolo rispetto alla discussione che ha generato: costerebbe almeno tre volte in meno di quanto era previsto per South Stream, esponendo le aree coinvolte ad una pressione ambientale nettamente inferiore a quanto succede nell\u2019estrazione di shale in Pennsylvania o West Virginia. <\/p>\n<p>La posizione ambientalista \u00e8 poi forte nella forma, modesta nel contenuto: la discussione non ha toccato gli oleodotti interni agli Stati Uniti, la cui capacit\u00e0 \u00e8 aumentata di 3,3 milioni di barili al giorno solo dal 2012, quattro volte quella prevista per il Keystone XL.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019oleodotto ha scarse possibilit\u00e0 di successo: i prezzi bassi del petrolio mettono fuori mercato le inefficienti <i>tar sands<\/i>, e i produttori americani non cercano altra offerta che metta pressione su quella domestica. <\/p>\n<p><b>La posta in gioco per le parti in causa<\/b><br \/>Per il Canada, il Keystone XL \u00e8 un altro passo verso il primato mondiale nello sfruttamento delle risorse naturali a cui il governo del premier Harper punta dal 2012, e che ha visto un forte abbassamento degli standard ambientali del paese. In questo, il Keystone rappresenta il <i>pet project <\/i>di Harper.<\/p>\n<p>Per i repubblicani, l\u2019oleodotto \u00e8 un modo semplice per attaccare Obama in un Congresso dove non ha pi\u00f9 la maggioranza, puntando su temi su cui il loro elettorato ha sempre avuto molta attenzione: occupazione (la costruzione prevede 43.000 posti di lavoro) e indipendenza energetica. <\/p>\n<p>Per i democratici questa \u00e8 una delle occasioni per potersi presentare alle elezioni presidenziali del 2016 come un partito veramente <i>green<\/i>, nonostante abbiano dovuto affrontare la catastrofe del Golfo del Messico e che molto del successo economico dell\u2019amministrazione Obama sia dovuto allo sfruttamento delle risorse fossili <i>shale<\/i> dal forte impatto ambientale.<\/p>\n<p>Soprattutto per\u00f2, la discussione sul Keystone XL \u00e8 internazionale pi\u00f9 che domestica, e rappresenta la scelta simbolica degli Stati Uniti di impegnarsi o meno nello sfruttamento di una risorsa fossile e altamente inquinante in un altro paese. In altre parole, potrebbe contribuire alla costruzione dell\u2019immagine degli Stati Uniti come paese impegnato nella lotta al cambiamento climatico in vista della conferenza sul clima di Parigi 2015.<\/p>\n<p>Un proposito a cui Obama ha iniziato a lavorare con l\u2019accordo sulla riduzione delle emissioni con il premier cinese Xi Jinping dello scorso novembre. <\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 una preparazione difficile per un paese in cui un quarto della popolazione non crede che il cambiamento climatico sia reale e per cui gli Stati Uniti dovranno affrontare i fallimenti delle scorse conferenze, Copenhagen e Doha in particolare, a cui loro stessi hanno ampiamente contribuito.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sei anni dopo la prima richiesta di approvazione fatta da Trans Canada, l\u2019oleodotto Keystone \u00e8 ancora forse la questione ambientale pi\u00f9 dibattuta negli Stati Uniti. 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