{"id":30280,"date":"2015-04-12T00:00:00","date_gmt":"2015-04-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/esplorazione-nuovo-dinamismo-nel-mar-adriatico\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:03","slug":"esplorazione-nuovo-dinamismo-nel-mar-adriatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/esplorazione-nuovo-dinamismo-nel-mar-adriatico\/","title":{"rendered":"Esplorazione: nuovo dinamismo nel Mar Adriatico"},"content":{"rendered":"<p>Il Mar Adriatico \u00e8 oggetto di un rinnovato interesse nell\u2019esplorazione di idrocarburi. Dopo la fase storica italiana, che port\u00f2 negli anni del dopoguerra alla scoperta da parte dell\u2019Agip di importanti giacimenti di petrolio e gas, \u00e8 ora la volta dei Paesi dei Balcani, impegnati nell\u2019assegnazione di licenze e in nuovi <i>bid round<\/i>.<\/p>\n<p>In prima linea, la Croazia seguita da Albania, Montenegro, Grecia. Mentre l\u2019Italia sembra ancora in bilico tra una politica di valorizzazione delle potenzialit\u00e0 minerarie e le spinte delle opposizioni che puntano ad ostacolare le attivit\u00e0 di esplorazione.<\/p>\n<p>Lo sfruttamento delle risorse energetiche interne non \u00e8 solo rilevante per le economie dei paesi interessati, ma \u00e8 strategico per tutta l\u2019Europa che, in vista della creazione di un\u2019Unione dell\u2019Energia, ha sottolineato il principio della sicurezza energetica quale cardine della politica europea, specie nell\u2019attuale contesto di gravi rischi per le forniture di metano.<\/p>\n<p><b>Riprende la caccia al tesoro<\/b><br \/>\nLa scoperta di importanti giacimenti nel Mar Adriatico \u00e8 impresa tutta italiana che risale agli anni del dopoguerra, quando l\u2019Italia &#8211; pioniera nell\u2019attivit\u00e0 mineraria offshore in Europa &#8211; avvi\u00f2 le operazioni di ricerca al largo delle coste dell\u2019Emilia Romagna, delle Marche e dell\u2019Abruzzo.<\/p>\n<p>Tuttavia, dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201990,si \u00e8 assistito ad una progressiva diminuzione delle attivit\u00e0 di ricerca, accentuata dagli interventi normativi conseguenti all\u2019incidente di Macondo, nel Golfo del Messico. Una tendenza marcata specie per le attivit\u00e0 in mare: tra il 2009 e il 2013 non \u00e8 stato perforato un solo metro a fini esplorativi nell\u2019offshore italiano.<\/p>\n<p>All\u2019opposto dell\u2019Italia, i paesi dei Balcani &#8211; a una distanza di 150 km dalle nostre coste &#8211; stanno intraprendendo una politica di rilancio del potenziale minerario nazionale per sostenere lo sviluppo economico interno, attrarre capitali esteri, accrescere la sicurezza energetica.<\/p>\n<p>La Croazia ha lanciato un programma di ricerca e produzione degli idrocarburi nell&#8217;Adriatico su una superficie di 36.800 km2 suddivisa in 29 blocchi, un\u2019area dove in passato non era mai stata svolta attivit\u00e0 di produzione. Il governo di Zagabria ha assegnato ad inizio anno 10 licenze oggetto di una gara indetta nel 2014; tra le compagnie che hanno partecipato c\u2019\u00e8 anche Eni che ha vinto, in partnership con Rockhopper, la licenza per uno dei blocchi.<\/p>\n<p>Anche altri Paesi pianificano di avviare, seppur in aree di minore dimensione, attivit\u00e0 di esplorazione in Adriatico: l\u2019Albania, che intende lanciare una gara per esplorazione di 13 blocchi, di cui uno offshore; il Montenegro, che ha avviato le negoziazioni con le compagnie interessate all\u2019assegnazione di sette blocchi offshore offerti in una gara lo scorso anno; la Grecia, dove \u00e8 in corso un <i>bid round <\/i>per la concessione di 20 blocchi al largo delle coste occidentali e a sud di Creta.<\/p>\n<p><b>Corsa ad ostacoli<\/b><br \/>\nIntanto, in Croazia le associazioni ambientaliste hanno lanciato la campagna regionale \u201cSOS per l\u2019Adriatico\u201d mobilitandosi non solo per l\u2019abbandono del progetto di esplorazione croato ma di tutta la sponda orientale, auspicando una rapida chiusura della produzione anche sul versante italiano. Le opposizioni hanno portato il premier croato Zoran Milanovi? a decidere di indire un referendum sulla questione, di cui non si conoscono ancora i dettagli.<\/p>\n<p>Nel frattempo, l\u2019Italia ha deciso di seguire da vicino le vicende croate, richiedendo di partecipare alla Valutazione ambientale strategica (Vas), come previsto dalla Direttiva 2001\/42\/CE e dalla Convenzione di Espoo. Un passo che rallenta la corsa all\u2019esplorazione di Zagabria: la firma dei contratti con le compagnie vincitrici, prevista entro il 2 aprile, dovrebbe slittare per permettere la conclusione delle consultazioni transfrontaliere.<\/p>\n<p><b>La posizione europea<\/b><br \/>\nLa posizione europea sullo sfruttamento delle risorse domestiche di idrocarburi non pu\u00f2 prescindere da un dato: l\u2019Europa importa quasi il 90% di greggio e circa il 66% di gas. Ad aggravare il quadro, il contesto di instabilit\u00e0 politica dei paesi fornitori, come indicano l\u2019acuirsi del conflitto russo-ucraino e la guerra civile in Libia.<\/p>\n<p>Il fatto che Russia e Nord Africa (Algeria e Libia) complessivamente coprano circa il 60%(dato 2013) delle importazioni di gas europee pone come priorit\u00e0 d\u2019azione la sicurezza energetica, di cui uno degli elementi principali \u00e8 lo sviluppo delle risorse domestiche.<\/p>\n<p>La Commissione l\u2019ha chiarito nel 2014 con la <i>European Energy Security Strategy<\/i>. E l\u2019ha ribadito di recente il Consiglio europeo. Tra i pilastri della strategia energetica europea spicca il potenziamento dell&#8217;uso di fonti interne, specie le rinnovabili e la produzione sostenibile di fonti fossili, gas metano in primis.<\/p>\n<p><b>Dilemma italiano<\/b><br \/>\nAnche la dipendenza dell\u2019Italia dall\u2019estero \u00e8 questione ormai nota e particolarmente rilevante nel dibattito pubblico odierno, dal momento che Russia e Nord Africa coprono oltre il 60% del consumo annuale di gas nel 2014. La dipendenza da Russia e Libia, diversamente da quanto poteva ritenersi auspicabile, \u00e8 andata accentuandosi tra 2012 e 2014: passando dal 24% al 41% dei consumi interni per il gas russo e dal 9% al 10% per quello libico.<\/p>\n<p>Lo \u201cSblocca Italia\u201d sembrava aver riaperto la partita italiana nell\u2019Adriatico, promuovendo una politica di rilancio della produzione nazionale, a discapito delle importazioni.<\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019approvazione al Senato dell\u2019emendamento relativo al disegno di legge sugli eco-reati, che vieta l\u2019utilizzo della tecnica dell\u2019<i>airgun<\/i>, universalmente utilizzata in altre attivit\u00e0, rappresenta un duro colpo per il settore: se dovesse ottenere il via libera della Camera, impedirebbe di fatto l\u2019attivit\u00e0 di esplorazione in mare.<\/p>\n<p>Il dibattito italiano sullo sfruttamento delle risorse in Adriatico ha raggiunto livelli di conflittualit\u00e0 che devono essere affrontati per dare coerenza ad una politica energetica in grado di dare risposte alle problematiche di sicurezza energetica, sostenibilit\u00e0 ambientale e competitivit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>In un contesto di instabilit\u00e0 dei paesi fornitori e rallentamento dell\u2019economia, l\u2019Italia non dovrebbe perdere l\u2019opportunit\u00e0 di attrarre investimenti, nazionali o esteri, quantificabili nell\u2019ordine di 15-20 miliardi euro; valorizzare il potenziale energetico nazionale; rilanciare le imprese dell\u2019indotto para-petrolifero, riconosciute grandi eccellenze all\u2019estero, ma poco conosciute in patria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Mar Adriatico \u00e8 oggetto di un rinnovato interesse nell\u2019esplorazione di idrocarburi. 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