{"id":30350,"date":"2015-04-19T00:00:00","date_gmt":"2015-04-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/indignarsi-non-e-ancora-una-politica-estera\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:01","slug":"indignarsi-non-e-ancora-una-politica-estera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/indignarsi-non-e-ancora-una-politica-estera\/","title":{"rendered":"Indignarsi non \u00e8 (ancora) una politica estera"},"content":{"rendered":"<p>Le parole del Papa sul massacro degli armeni, come sempre succede quando parla il Pontefice, hanno suscitato un vivo dibattito anche in Italia. Non sono in grado di valutare la ragione specifica per cui sono state pronunciate. Papa Francesco \u00e8 persona accorta e un buon motivo deve esistere. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 interessante, perch\u00e9 a noi pi\u00f9 vicino, \u00e8 l\u2019immediata ondata d\u2019indignazione che ha scosso l\u2019Europa e l\u2019opinione pubblica italiana con diffuse accuse al governo di essere silenzioso e imbelle.<\/p>\n<p><b>Italia-Turchia: schizofrenia politica e mediatica<\/b><br \/>Noi non siamo un\u2019autorit\u00e0 morale ma una nazione. Tutto ci\u00f2 sembra dimostrare che quello della politica italiana verso la Turchia \u00e8 da molto tempo un caso emblematico di schizofrenia dei media e in parte anche della classe politica; con buona pace della conclamata volont\u00e0 di essere in prima linea fra i partigiani dell\u2019ingresso del paese nell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Se si trattasse di un paese lontano il cui comportamento non ci tocca pi\u00f9 di tanto e su cui abbiamo poca influenza, poco male. Invece \u00e8 uno dei nostri principali partner economici nel Mediterraneo, membro della Nato, candidato a far parte dell\u2019Ue; \u00e8 anche uno dei pochi paesi che, se volesse, potrebbe avere un ruolo determinante per promuovere una maggiore stabilit\u00e0 nel Medio Oriente e nell\u2019Africa del Nord.<\/p>\n<p>Eppure in pochi altri casi la nostra politica \u00e8 stata trattata con maggior leggerezza. L\u2019Italia e tutti i governi che si sono succeduti, \u00e8 sempre stata in prima linea nel sostenere l\u2019ingresso della Turchia nell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Chi scrive sostiene invece da molto tempo che il momento in cui ci\u00f2 sarebbe stato possibile \u00e8 passato; sia l\u2019Europa, sia la Turchia hanno preso strade troppo diverse. Non lo dicevo per sminuire l\u2019importanza di quel paese; al contrario, perch\u00e9 ritenevo che il negoziato d\u2019adesione fosse ormai un ostacolo e non un elemento di convergenza. Con altri che sostenevano la stessa tesi, fui accusato d\u2019insensibilit\u00e0 verso una importante nazione amica.<\/p>\n<p>Nel 1998 con incredibile leggerezza il Parlamento italiano vot\u00f2 una risoluzione di appoggio alla causa dei curdi. Su quella base un parlamentare di estrema sinistra port\u00f2 in Italia il leader curdo \u00d6calan, che fu accolto con grande simpatia.<\/p>\n<p>La reazione turca fu violenta, con ritorsioni diplomatiche, minacce sui rapporti economici e diffuse manifestazioni nel paese promosse, con sorpresa della nostra politica, soprattutto dai partiti turchi di sinistra. Il governo D\u2019Alema fece rapidamente marcia indietro e \u00d6calan si trova ora in una prigione turca.<\/p>\n<p>L\u2019avvento di Erdo&#287;an fu salutato come la prova che una vera democrazia islamica \u00e8 possibile sull\u2019esempio della nostra Democrazia Cristiana; i rapporti con Berlusconi erano particolarmente amichevoli e stretti.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni Erdo&#287;an ha messo in atto una svolta autoritaria e le simpatie nei suoi confronti si sono molto affievolite. Ci\u00f2 non ha comunque impedito all\u2019Italia di continuare a sostenere la candidatura turca nell\u2019Ue, nella proclamata illusione che l\u2019Europa potesse influenzare l\u2019evoluzione della politica interna del paese.<\/p>\n<p>Malgrado la diminuita simpatia, quando Erdo&#287;an mand\u00f2 una flottiglia di palestinesi sulle coste di Israele con evidente intento provocatorio e ne segu\u00ec un incidente cruento, le simpatie italiane andarono ai turchi; forse perch\u00e9 in quel momento Israele era meno popolare.<\/p>\n<p><b>Turchia-armeni: genocidio ed emozioni<\/b><br \/>Ora \u00e8 esploso il dramma degli armeni durante la prima guerra mondiale. Nessuno nega che ci sia stato un massacro; nemmeno i turchi, anche se cercano di ridimensionarne la portata, le cause e il contesto. Il problema politico insorge quando qualcuno usa la parola genocidio, di cui peraltro non esiste una precisa definizione nel diritto internazionale.<\/p>\n<p>Che l\u2019uso di questa parola faccia esplodere tutte le emozioni non deve sorprendere, soprattutto in Europa. Per noi genocidio \u00e8 in primo luogo legato al ricordo dell\u2019Olocausto, evento che tocca da vicino le nostre coscienze perch\u00e9 europee (non solo tedesche) furono le responsabilit\u00e0; chiunque sia accusato di un simile crimine \u00e8 implicitamente associato ai nazisti. Questo solo fatto dovrebbe incitare a una certa prudenza.<\/p>\n<p>Un altro motivo per cui la parola \u00e8 cos\u00ec esplosiva \u00e8 che in molti paesi europei la negazione del genocidio degli ebrei \u00e8 passibile di sanzioni penali; se veramente volessimo seguire questa strada con la Turchia, dovremmo essere coscienti delle conseguenze.<\/p>\n<p>La Francia l\u2019ha fatto cedendo alla pressione politica della pi\u00f9 grande comunit\u00e0 armena d\u2019Europa. Puntualmente si \u00e8 ripresentato anche il Parlamento europeo mai avaro di risoluzioni, prive di effetti giuridici e politici ma di sicura risonanza mediatica.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 americane sono pi\u00f9 accorte; pur invitando laTurchia a un esame di coscienza, evitano di usare la parola genocidio. Su questa vicenda, come pure sul problema curdo, l\u2019opinione pubblica turca sta lentamente maturando, ma le accuse provocano ancora una reazione nazionale molto forte che non si limita a chi sostiene l\u2019attuale governo.<\/p>\n<p>La Turchia, ha certo interesse a fare chiarezza sugli aspetti pi\u00f9 torbidi del suo passato; tuttavia non \u00e8 certo l\u2019indignazione, peraltro priva di conseguenze, dell\u2019Europa che l\u2019aiuter\u00e0 a farlo.<\/p>\n<p><b>Buone ragioni per criticare le scelte turche<\/b><br \/>Ci sono altre buone ragioni, pi\u00f9 urgenti e attuali, per criticare la Turchia. In primo luogo, la svolta non positiva della sua politica interna e della gestione dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Inoltre l\u2019ambiguit\u00e0 della loro politica in Siria e verso il sedicente Stato islamico, la loro visione strategica verso il Medio Oriente e l\u2019Asia centrale, e il ruolo che intendono avere nell\u2019approvvigionamento energetico dell\u2019Europa. Sono questioni di interesse immediato che toccano da vicino i nostri interessi strategici nella regione pi\u00f9 critica del pianeta.<\/p>\n<p>Avere una politica estera richiede essere capaci di combinare principi e interessi. Spesso non \u00e8 facile. Lord Palmerston disse che l\u2019Inghilterra non aveva amici permanenti, ma solo interessi. Il generale de Gaulle, un altro che d\u2019interessi se ne intendeva, disse che la politica della Francia non \u00e8 dettata dalla borsa. Di sicuro, n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro avrebbero tollerato che fosse dettata dalle emozioni e dall\u2019indignazione suscitate dal telegiornale della sera.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 il caso degli armeni, ma secondo i media dovremmo passare la vita a indignarci: per il Tibet, per il trattamento delle donne in Arabia Saudita, per la pena capitale in Iran (meno per quella negli Usa), per il rifiuto del Giappone di riconoscere i suoi crimini di guerra, per i massacri dello Stato islamico, per la tragedia degli emigranti nel Mediterraneo, per il dramma dei palestinesi, ma subito dopo anche per le minacce che gravano su Israele; la lista \u00e8 lunga.<\/p>\n<p>In fondo, cosa vorremmo? Che i colpevoli smettano di comportarsi cos\u00ec o, se i fatti appartengono al passato, riconoscano i torti e facciano pubblica ammenda.<\/p>\n<p><b>Combinare principi e interessi<\/b><br \/>La richiesta \u00e8 spesso giustificata, almeno secondo i principi che reggono la societ\u00e0 in cui viviamo. Spesso, agire cos\u00ec converrebbe anche ai presunti colpevoli; se il Giappone seguisse l\u2019esempio della Germania nel riconoscere i suoi crimini durante la seconda guerra mondiale, sarebbe meno isolato in Asia.<\/p>\n<p>Il problema dell\u2019indignazione \u00e8 doppio. Essendo un fenomeno di narcisismo morale, evita la sgradevole domanda: quindi cosa facciamo? Domanda giudicata inopportuna perch\u00e9 ci richiederebbe di fare la guerra o di imporre sanzioni a met\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>I governi, su cui pesa la responsabilit\u00e0 dei destini del paese, a volte agiscono, a volte no. Se lo fanno, \u00e8 perch\u00e9 ritengono minacciati i loro interessi o gravemente violati alcuni principi su cui si basa l\u2019ordine mondiale: il diritto internazionale, la sovranit\u00e0 e la pacifica convivenza degli Stati, con pi\u00f9 difficolt\u00e0 e cautela il rispetto dei diritti umani.<\/p>\n<p>Lo fanno soprattutto perch\u00e9, avendo valutato rischi e opportunit\u00e0, ritengono di poter ottenere un risultato; \u00e8 il caso delle sanzioni contro la Russia, della guerra che si sta combattendo contro lo Stato islamico e delle iniziative che quasi sicuramente saranno necessarie in Libia.<\/p>\n<p>Ovviamente gli indignati non sono mai soddisfatti, salvo rifiutare le conseguenze economiche, politiche o militari delle proprie emozioni.<\/p>\n<p>Il secondo problema \u00e8 che l\u2019indignazione \u00e8 in genere di breve durata; ci s\u2019indigna per una causa per volta e non bisogna assolutamente perdere l\u2019appuntamento con il nuovo orrore; i governi che si lasciano guidare da essa rischiano di essere sempre in ritardo di un telegiornale.<\/p>\n<p>La patria di Machiavelli dovrebbe sapere che la morale disgiunta dalla ragione, dalla valutazione delle conseguenze dei propri atti e dei propri interessi pu\u00f2 essere cattiva consigliera. In realt\u00e0 l\u2019indignazione \u00e8 l\u2019arma degli impotenti, il supporto della politica estera di chi non riesce ad averne una.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le parole del Papa sul massacro degli armeni, come sempre succede quando parla il Pontefice, hanno suscitato un vivo dibattito anche in Italia. Non sono in grado di valutare la ragione specifica per cui sono state pronunciate. Papa Francesco \u00e8 persona accorta e un buon motivo deve esistere. 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