{"id":30370,"date":"2015-04-21T00:00:00","date_gmt":"2015-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-successo-passa-dalla-bei-e-dalla-bce\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:01","slug":"il-successo-passa-dalla-bei-e-dalla-bce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/il-successo-passa-dalla-bei-e-dalla-bce\/","title":{"rendered":"Il successo passa dalla Bei e dalla Bce"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea non riesce allo stato attuale a guidare la ripresa economica. Il processo decisionale \u00e8 lento e talvolta frustrante. Ci sono momenti per\u00f2 in cui si pu\u00f2 incidere e uno di questi \u00e8 il nuovo \u201cDocumento dei Quattro Presidenti\u201d sulla <i>governance <\/i>dell\u2019Euro che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker presenter\u00e0 a giugno. <\/p>\n<p>Il precedente documento dei Quattro Presidenti del 2012 apr\u00ec la strada alle operazioni straordinarie della Banca Centrale Europea (Bce) e, successivamente, al <i>quantitative easing<\/i>. Il documento del 2015 deve aprire la strada ad un pi\u00f9 forte stimolo agli investimenti per la crescita.<\/p>\n<p><b>Consenso politico<\/b><br \/>Il progetto europeo non pu\u00f2 avere successo senza consenso politico. L\u2019unica strategia credibile per ricostruire fiducia verso l\u2019Europa, e verso le istituzioni in generale \u00e8 renderla capace di concretizzare politiche in cui i cittadini possano identificare senza intermediazioni un valore aggiunto unico rispetto allo status quo. Cos\u00ec fu infatti per l\u2019Euro e la stabilit\u00e0 dei prezzi negli anni \u201890. <\/p>\n<p>Motivi sia economici che politici spingono per una maggiore integrazione. L\u2019economia europea \u00e8 visibilmente sbilanciata (centro vs. periferia) e c\u2019\u00e8 bisogno di una politica comune di investimenti per chiudere il crescente divario messo in luce dalla crisi. <\/p>\n<p>Una proposta in questo senso c\u2019\u00e8 ed \u00e8 chiedere alla Bce di acquistare sul mercato secondario bond della Banca Europea degli Investimenti (Bei). La Bei potrebbe quindi fare leva su questo capitale per finanziare investimenti produttivi e infrastrutturali, rafforzando e affiancando il Piano Juncker di 300 miliardi di investimenti. <\/p>\n<p>Ci sono varie questioni tecniche e politiche sul tavolo: da una parte le decisioni della Bce sono e devono restare indipendenti, e dall\u2019altra bisogna valutare quanto la Bei pu\u00f2 esporsi in progetti maggiormente rischiosi.<\/p>\n<p>Come per\u00f2 fa correttamente notare Mariana Mazzucato nel suo ultimo libro (\u201cMission Oriented Finance for Innovation\u201d), il problema non \u00e8 oggi la quantit\u00e0 di finanza (c\u2019\u00e8 liquidit\u00e0 abbondante nei mercati) quanto la qualit\u00e0 di finanza (quali progetti sono finanziati) e la mancanza di domanda di finanza (gli imprenditori non se la sentono di investire in un contesto di incertezza). Il programma della Bei dovrebbe rispondere a queste domande.<\/p>\n<p><b>I punti di forza<\/b><br \/>Questa proposta ha due punti di forza: \u00e8 politicamente chiara (una Europa che investe in progetti immediatamente riconoscibili dai cittadini) ed economicamente solida. La causa principale del calo di produttivit\u00e0 di paesi come l\u2019Italia nell\u2019ultimo decennio sono bassa innovazione e bassi investimenti, sia pubblici che privati.<\/p>\n<p>Il prossimo Documento dei Quattro Presidenti (cio\u00e8 i presidenti della Commissione europea, della Bce, del Consiglio europeo e dell\u2019Eurogruppo) deve incardinare questa proposta su perni istituzionali (e diciamo pure politico-burocratici), gli unici che veramente possono trasformare l\u2019Europa nel lungo periodo.<\/p>\n<p>L\u2019Italia pu\u00f2 impegnarsi perch\u00e9 il documento chieda esplicitamente una espansione del mandato della Bei e maggior coordinamento con la Bce per garantire un efficace meccanismo di trasmissione della liquidit\u00e0 introdotta con il <i>Quantitative Easing<\/i> verso l\u2019economia reale.<\/p>\n<p>Non bisogna farsi illusioni, qualsiasi passo che preveda maggiore condivisione di spesa e rischi sar\u00e0 fortemente osteggiato da alcuni paesi, in primis la Germania. <\/p>\n<p>Il punto forte di questa proposta \u00e8 che la condivisione del rischio \u00e8 accompagnata da una valutazione indipendente della bont\u00e0 degli investimenti poich\u00e9 sarebbe la Bei a stabilire quali sono i progetti da finanziare. <\/p>\n<p>In mancanza di una vera e propria politica fiscale comune, questa proposta pu\u00f2 contribuire a formare un senso comune di Europa attraverso progetti tangibili e produttivi. <\/p>\n<p>In ultima analisi, non c\u2019\u00e8 futuro per l\u2019Europa senza maggiore fiducia, nell\u2019economia, tra gli Stati e tra le istituzioni. Sta all\u2019Italia chiedere che il documento di giugno ponga i due binari per far ripartire l\u2019Europa: solidariet\u00e0 e fiducia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea non riesce allo stato attuale a guidare la ripresa economica. Il processo decisionale \u00e8 lento e talvolta frustrante. Ci sono momenti per\u00f2 in cui si pu\u00f2 incidere e uno di questi \u00e8 il nuovo \u201cDocumento dei Quattro Presidenti\u201d sulla governance dell\u2019Euro che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker presenter\u00e0 a giugno. 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