{"id":30440,"date":"2015-04-28T00:00:00","date_gmt":"2015-04-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-confronto-tra-angelici-e-spietati\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:58","slug":"il-confronto-tra-angelici-e-spietati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/il-confronto-tra-angelici-e-spietati\/","title":{"rendered":"Il confronto tra angelici e spietati"},"content":{"rendered":"<p>Come aveva chiesto l\u2019Italia, si \u00e8 finalmente riunito un Consiglio europeo straordinario sull\u2019emergenza immigrati nel Mediterraneo. Puntualmente, la maggioranza dei media il cui peso \u00e8 amplificato dalla voce della Chiesa grida al fallimento.<\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 stato concluso a Bruxelles? In primo luogo di potenziare le operazioni comuni nel Mediterraneo con mezzi finanziari e navali adeguati e che potrebbero aumentare. Inoltre si lavorer\u00e0 all\u2019Onu e in altre sedi sulle misure pi\u00f9 opportune per bloccare il traffico di esseri umani. Infine il problema della modifica delle disposizioni del regolamento di Dublino che attribuiscono al paese di primo ingresso l\u2019esclusiva responsabilit\u00e0 dell\u2019esame delle domande d\u2019asilo \u00e8 finalmente posto sul tappeto.<\/p>\n<p>In sostanza, una decisione e due buone intenzioni: quanto basta per dichiarare fallimento? No, perch\u00e9 nemmeno in un mondo ideale il risultato avrebbe potuto essere diverso.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che la coesione europea \u00e8 necessaria per affrontare il problema. Tuttavia chi tuona contro l\u2019insufficienza delle decisioni di Bruxelles e l\u2019egoismo dell\u2019Europa dimentica che siamo probabilmente il continente pi\u00f9 aperto e sensibile ai mali del mondo: da noi la costruzione di un muro come quello che esiste in alcuni punti della frontiera fra gli Stati Uniti e il Messico non sarebbe possibile.<\/p>\n<p><b>Consenso europeo e consensi nazionali<\/b><br \/>La verit\u00e0 \u00e8 che gli europei non riescono ad accordarsi su una politica comune in materia d\u2019immigrazione perch\u00e9 ogni paese \u00e8 lacerato al suo interno e fatica a trovare un consenso nazionale su cosa fare di fronte a quella che potrebbe rivelarsi la pi\u00f9 grande sfida alle nostre istituzioni democratiche e al nostro modello sociale. Le prime sono minacciate dalla crescita del populismo, il secondo dalla difficolt\u00e0 di sopportare i costi dell\u2019integrazione di masse di diseredati.<\/p>\n<p>Sostenere che il problema di una politica europea si esaurisce negli egoismi nazionali, nella necessit\u00e0 di salvare le persone in pericolo e in una maggiore solidariet\u00e0 nella ripartizione dell\u2019accoglienza, \u00e8 pura ipocrisia.<\/p>\n<p>Osserviamo il dibattito italiano, che poi non \u00e8 cos\u00ec diverso da quello che ha luogo altrove. La platea dei media \u00e8 quasi interamente occupata da due scuole di pensiero. Gli <i>angelici<\/i>, che godono dell\u2019attivo sostegno della Chiesa, sostengono che <i>dobbiamo accoglierli tutti<\/i> perch\u00e9 il fenomeno \u00e8 ineluttabile, perch\u00e9 abbiamo bisogno di immigrati, per dovere morale e anche perch\u00e9 tutti i mali dei paesi da cui provengono questi disperati dipendono da colpe nostre, passate o presenti.<\/p>\n<p>Poi ci sono <i>gli spietati <\/i>che pensano e a volte dicono: <i>lasciateli annegare; noi comunque non li vogliamo<\/i>. I primi dominano i media e si ritengono depositari di un\u2019incontestata superiorit\u00e0 morale. I secondi, anche se meno loquaci sono altrettanto numerosi e sono mossi da istinti meno nobili ma altrettanto umani.<\/p>\n<p>Entrambi sono incontaminati dal buon senso. Per fortuna i governi almeno quando non inseguono il populista di turno e, si spera, la maggioranza silenziosa, cercano di mantenere i piedi per terra; purtroppo faticano a coagulare il consenso intorno a soluzioni ragionevoli. <\/p>\n<p>La pancia dell\u2019opinione pubblica \u00e8 cattiva consigliera; gli <i>angelici <\/i>di oggi possono facilmente diventare gli <i>spietati <\/i>di domani. Una politica coerente dovrebbe perseguire tre obiettivi, fra loro non necessariamente conciliabili; alcuni di essi, ma non tutti, dovrebbero essere di competenza europea.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0: evitare le stragi in mare. Ma non solo<\/b><br \/>In primo luogo, bisogna evitare le stragi in mare. Ce lo impone il diritto internazionale, la morale e i nostri valori. Dobbiamo sapere che non sar\u00e0 possibile evitare del tutto nuove tragedie, ma il dispositivo deciso a Bruxelles, anche se le regole d\u2019ingaggio non sono chiare dovrebbe migliorare la situazione.<\/p>\n<p>Una volta che le navi saranno in mare, \u00e8 difficile pensare che rifiuteranno di esercitare anche una funzione umanitaria. Quindi salveremo molte pi\u00f9 persone. Fin qui <i>gli angelici <\/i>hanno soddisfazione, ma entrano in campo <i>gli spietati<\/i>: limitarsi a salvarli, dicono, serve solo ad attirarne altri. L\u2019osservazione non \u00e8 priva di fondamento; non lo dice solo Salvini, ma anche alcuni governi europei che spietati necessariamente non sono.<\/p>\n<p>Arriva quindi il secondo problema: cosa facciamo di quelli che abbiamo salvato, o che comunque riescono ad arrivare? Cambiare il regolamento di Dublino sarebbe un passo importante, ma difficile e meno risolutivo di quanto si pensa in Italia. Molti migranti attraversano il Mediterraneo con il sogno di andare nel Nord dell\u2019Europa; ora Francia, Germania e altri Paesi del Nord accolgono gi\u00e0 un numero di rifugiati superiore al nostro. Dalla Gran Bretagna nulla si pu\u00f2 sperare almeno fino alle imminenti elezioni.<\/p>\n<p>Infine, i Paesi dell\u2019Est. La loro posizione \u00e8 difficilmente sostenibile; approfittano pi\u00f9 di tutti della libera circolazione all\u2019interno dell\u2019Unione e non possono quindi sottrarsi a questa diversa forma di solidariet\u00e0. Non sar\u00e0 facile, perch\u00e9 sono tutti attraversati da forti correnti nazionaliste e a volte razziste, ma vanno convinti.<\/p>\n<p><b>Per l\u2019integrazione, pi\u00f9 di una generazione<\/b><br \/>Tuttavia questa \u00e8 solo una parte, forse nemmeno la pi\u00f9 importante, del problema. Anche se si pervenisse a una ripartizione pi\u00f9 equa, resterebbe il problema di cosa fare di quelli che sono destinati a restare sul territorio nazionale. \u00c8 vero che nella nostra situazione demografica abbiamo bisogno di forze nuove. Tuttavia sarebbe disonesto negare che nella loro maggioranza, per formazione e cultura, questi non sono gli immigrati di cui avremmo bisogno: sono utilizzabili solo per lavori umili e a costante rischio di sfruttamento.<\/p>\n<p>Ci vorr\u00e0 forse pi\u00f9 di una generazione perch\u00e9 l\u2019integrazione raggiunga livelli accettabili. Bisogna per\u00f2 cominciare subito, con forme di assistenza, formazione linguistica e scolastica, soluzioni abitative che evitino la formazione di ghetti ancora peggiori di quelli che afflissero in passato le citt\u00e0 americane e che gi\u00e0 vediamo in alcune citt\u00e0 europee.<\/p>\n<p>In assenza di tutto ci\u00f2, \u00e8 inevitabile che una parte di essi venga assorbita da varie forme di criminalit\u00e0. Infine, molti di loro sono musulmani. Anche se la quasi totalit\u00e0 sono probabilmente estranei a fenomeni estremisti, pi\u00f9 sono disperati pi\u00f9 saranno vulnerabili alla propaganda jihadista. Oltre al problema dei ghetti, si pone quindi quello dei luoghi di culto, della selezione e formazione degli imam e delle prigioni che, come si \u00e8 visto in Francia, sono luoghi privilegiati di reclutamento.<\/p>\n<p>In teoria il nostro obbligo legale si limita a chi ha diritto all\u2019asilo. Se l\u2019esame delle domande prende troppo tempo e se gli interessati sono lasciati vagare per il territorio senza inquadramento e senza assistenza, il rifiuto diventa di fatto impossibile.<\/p>\n<p><b>Il problema di chi aspira all\u2019asilo<\/b><br \/>La sorte degli aspiranti all\u2019asilo si confonde allora con quella di coloro, molto numerosi, che all\u2019asilo non hanno diritto; se si pu\u00f2 ragionevolmente presumere che l\u2019asilo dovrebbe essere concesso a un siriano, un senegalese o chi viene dal Ghana con ogni probabilit\u00e0 non ne ha diritto.<\/p>\n<p>Legalmente, le espulsioni richiedono una decisione di giustizia alla quale si pu\u00f2 fare appello. Tuttavia, se la gestione dell\u2019accoglienza \u00e8 carente e la burocrazia e la giustizia troppo lente, i due gruppi di fatto si fondono. Prendere le impronte digitali di tutti \u00e8 sicuramente una buona idea; \u00e8 tra l\u2019altro una ragionevole richiesta dei paesi che sembrano disposti a rivedere il regolamento di Dublino.<\/p>\n<p>Ma, per vari motivi, molti immigrati si sottraggono ai controlli subito dopo gli sbarchi; altri limano o bruciano i polpastrelli. Se le procedure fossero ragionevolmente brevi, dovrebbe essere possibile immaginare luoghi di raccolta chiusi e protetti che non assomiglino agli ignobili lager che abbiamo visto in Italia e in altri paesi. Il problema \u00e8 reso ancora pi\u00f9 complicato perch\u00e9 in molti casi l\u2019accoglienza \u00e8 affidata a poteri locali, spesso privi di mezzi, inefficienti, o a volte politicamente ostili.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 a questo proposito particolarmente in colpa e nessuno potrebbe accusare l\u2019Europa per le nostre insufficienze. Le strutture d\u2019accoglienza sono quasi inesistenti, spesso affidate solo al volontariato e alla carit\u00e0 privata, o peggio a strutture in teoria pubbliche, ma in mano alla criminalit\u00e0 e alla corruzione.<\/p>\n<p>Ci accontentiamo di salvarli dal naufragio, ma poi non pensiamo nemmeno a curarli; come se un barcone che affonda fosse degno dell\u2019apertura del telegiornale e ci induce alla piet\u00e0, mentre due disperati che si accoltellano in un ghetto hanno diritto solo a una notizia di cronaca e a una reazione di rigetto.<\/p>\n<p>In molti paesi del nord \u00e8 diffusa la convinzione che quella italiana non sia solo inefficienza, ma deliberato cinismo perch\u00e9 abbandoniamo coscientemente a loro stessi masse di poveracci nella giustificata speranza cos\u00ec si accelerer\u00e0 lo loro fuga verso il nord dell\u2019Europa. Paradossalmente, a causa di inefficienze italiane e della volont\u00e0 degli interessati, il regolamento di Dublino \u00e8 comunque superato nei fatti.<\/p>\n<p><b>Il problema pi\u00f9 difficile: limitare i flussi<\/b><br \/>Infine il problema che si \u00e8 rivelato pi\u00f9 intrattabile. Legalmente, chi non ha diritto all\u2019asilo, dovrebbe poter essere espulso a meno che il paese interessato decida di accoglierlo. La realt\u00e0 \u00e8 che, contrariamente agli Stati Uniti, nessun paese europeo e tanto meno l\u2019Italia ha avuto successo nella politica di espulsione anche quando era legalmente giustificata.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile fare meglio con buona pace degli <i>angelici<\/i>?Come si vede, una sana politica di accoglienza e di gestione degli arrivi \u00e8 una sfida immane che comporterebbe la messa in opera d\u2019ingenti risorse finanziarie, organizzative e culturali. Possiamo farlo per alcuni, ma certamente non per tutti. Quindi, bisogna assolutamente riuscire a limitare i flussi.<\/p>\n<p>Se facciamo la guerra agli scafisti e alle organizzazioni cui appartengono, non \u00e8 solo per combattere un crimine orrendo. Pensare che l\u2019Europa sia in grado di assorbire ogni anno centinaia di migliaia di persone, forse molte di pi\u00f9, che vogliono attraversare il Mediterraneo \u00e8 pura ipocrisia. Colpisce che siano proprio le associazioni di volontariato, che si prodigano con abnegazione nell\u2019assistenza, a essere spesso in prima linea a chiedere ingressi illimitati e indiscriminati. Nessun governo europeo riuscirebbe a farsi eleggere su un simile programma.<\/p>\n<p>Chi credesse che quello dell\u2019accoglienza e della ripartizione dei rifugiati sia un problema insolubile, non ha ancora fatto i conti con la questione dei flussi e di come controllarli.<\/p>\n<p>Il problema comincia in Libia. Le difficolt\u00e0 logistiche e tecniche sono evidenti, ma i militari dovrebbero trovare le modalit\u00e0 pi\u00f9 opportune; se non lo fanno, \u00e8 perch\u00e9 ritengono a ragione di non avere la necessaria copertura politica.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che le analogie sono spesso fuorvianti, ma ci\u00f2 che avuto successo in Albania e nell\u2019oceano indiano dovrebbe almeno fornire qualche indicazione. Poi ci sono ovviamente le difficolt\u00e0 giuridiche. Se la Libia riuscir\u00e0 ad avere un governo legittimo, riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale e capace di esercitare un minimo di controllo sul territorio, una delle prime cose su cui si dovrebbe impegnare sarebbe di permetterci di fare quanto necessario per neutralizzare gli imbarchi.<\/p>\n<p>Se invece la Libia \u00e8 condannata a restare a lungo un <i>failed state<\/i>, le Nazioni Unite non potranno negarci la possibilit\u00e0 di difendere un interesse prioritario e legittimo. La conclusione del Consiglio europeo parla anche della necessit\u00e0 di accordi con i paesi di origine degli emigranti. \u00c8 probabilmente la parte pi\u00f9 velleitaria.<\/p>\n<p>Le rotte di transito, in prevalenza attraverso il Sahara, non erano controllabili nemmeno quando c\u2019erano le potenze coloniali; sono fin dall\u2019antichit\u00e0 terreno d\u2019elezione di bande di predoni dediti a ogni genere di traffico, compreso quello degli schiavi. L\u2019idea di organizzare canali umanitari attraverso accordi con i paesi d\u2019origine \u00e8 particolarmente velleitaria.<\/p>\n<p>Forse qualche accordo limitato si pu\u00f2 concludere, per esempio per i rifugiati siriani in Turchia; per il resto, si tratta nella maggior parte dei casi di paesi in guerra, spesso corrotti, comunque inaffidabili; ci sono fondati sospetti che in alcuni casi siano i governi stessi a organizzare il traffico. <\/p>\n<p>Del resto anche se alcuni corridoi umanitari potessero funzionare, le masse degli esclusi s\u2019indirizzerebbero comunque verso i canali illegali. C\u2019\u00e8 anche l\u2019ipocrisia suprema che dovrebbe mettere d\u2019accordo <i>angelici <\/i>e <i>spietati<\/i>: un piano Marshall per l\u2019Africa per far s\u00ec che lo sviluppo economico fermi la spinta alla fuga. Ottima idea, ma perch\u00e9 abbia effetto serve almeno una generazione. Inoltre proprio l\u2019esperienza africana ci dice che la stabilit\u00e0 \u00e8 un prerequisito per lo sviluppo; con paesi strutturalmente instabili e corrotti sarebbe come gettare soldi in un pozzo senza fondo.<\/p>\n<p>Con buona pace degli <i>angelici<\/i>, degli spietati e della loro demagogia a buon mercato, l\u2019opinione pubblica dovrebbe essere educata a una doppia dura realt\u00e0. Da un lato siamo destinati ad assorbire un numero importante di disperati e che quindi bisogna accettare di mobilitare le risorse necessarie per un\u2019accoglienza umana e per la loro integrazione. Dall\u2019altro, una politica basata unicamente su principi umanitari e di solidariet\u00e0 non reggerebbe a lungo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un limite alla capacit\u00e0 di assorbimento di una societ\u00e0 europea che sta faticosamente uscendo da una grande crisi, le cui finanze pubbliche sono esangui ed \u00e8 attraversata da crescenti fenomeni di razzismo e xenofobia. \u00c8 utile ricordare che nazioni come l\u2019Olanda e i paesi scandinavi, bastioni della tolleranza, sono anche fra i pi\u00f9 vulnerabili al successo elettorale di partiti populisti e xenofobi. Il fenomeno \u00e8 per\u00f2 generale; parafrasando Fran\u00e7ois Mitterrand, l\u2019Europa non pu\u00f2 essere la soluzione di tutta la miseria del mondo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come aveva chiesto l\u2019Italia, si \u00e8 finalmente riunito un Consiglio europeo straordinario sull\u2019emergenza immigrati nel Mediterraneo. 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