{"id":30450,"date":"2015-04-28T00:00:00","date_gmt":"2015-04-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-consiglio-europeo-di-straordinario-nulla\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:59","slug":"il-consiglio-europeo-di-straordinario-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/il-consiglio-europeo-di-straordinario-nulla\/","title":{"rendered":"Il Consiglio europeo, di straordinario nulla"},"content":{"rendered":"<p>Neanche l\u2019orrore degli 850 migranti annegati nel naufragio avvenuto nella notte il 18 aprile nel Canale di Sicilia \u00e8 bastato a far cambiare passo all\u2019Europa. Per l\u2019ennesima volta, a dispetto delle dichiarazioni e delle attese, la montagna ha partorito un topolino.<\/p>\n<p>Il Consiglio europeo straordinario convocato il 23 aprile su richiesta del Governo italiano, per lanciare un piano coordinato per fronteggiare l\u2019intensificazione degli arrivi di migranti dal Sud del Mediterraneo, ha concordato misure limitate, non risolutive e soprattutto gi\u00e0 vecchie. Altro che <i>game-changing<\/i>. La dichiarazione rilasciata dopo ore di confronto tra i capi di governo \u00e8 tra i risultati pi\u00f9 ordinari e prevedibili raggiunti in anni di dibattiti comunitari sull\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>\u201cRafforzare la presenza europea in mare. Lottare contro i trafficanti nel rispetto del diritto internazionale. Prevenire i flussi migratori illegali. Rafforzare la solidariet\u00e0 e la responsabilit\u00e0 interne\u201d. Un piano striminzito che ricalca senza fantasia quelli varati ciclicamente a partire dal 2005, anno in cui Frontex, l\u2019agenzia per il controllo delle Frontiere esterne dell\u2019Unione \u00e8 diventata operativa. Che allora l\u2019allerta fosse indirizzata ai flussi irregolari in partenza dall\u2019Africa occidentale e diretti in Spagna conta poco. La sostanza resta la stessa.<\/p>\n<p><b>Rafforzare il controllo delle frontiere esterne<\/b><br \/>Oggi come allora, il vertice europeo straordinario dedicato all&#8217;emergenza immigrazione non \u00e8 riuscito ad immaginare altro intervento che quello legato al rafforzamento dei mezzi per potenziare il controllo delle frontiere esterne dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Tuttavia, se risorse aggiuntive per pattugliare le acque del Mediterraneo sono stati gi\u00e0 assicurati da Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio, Croazia, Slovenia e Norvegia, manca, tra i 28, una visione comune sulle implicazioni umanitarie del rafforzamento delle operazioni Frontex, il cui mandato, ad oggi, resta invariato: non \u2018ricerca e salvataggio\u2019, ma mero pattugliamento delle frontiere esterne dell&#8217;Ue entro 30 miglia dalle coste.<\/p>\n<p>Che la questione dei limiti territoriali del mandato continui a dividere l\u2019Europa l\u2019ha confermato anche la cancelliera tedesca Angela Merkel. \u201cSono stata io a sollevare la questione della portata di Triton e dell&#8217;area di intervento e ho notato che c\u2019\u00e8 una comprensione molto diversa di quello che Triton pu\u00f2 fare tra i vari Stati membri. Saranno gli esperti e i legali a valutare\u201d.<\/p>\n<p>Dichiarazione che la dice lunga sia sulle tempistiche necessarie ad un eventuale cambio di mandato, sia sulla paura di molte cancellerie ad avviare un\u2019operazione di <i>search and rescue <\/i>europea che potrebbe trasformarsi in un fattore di attrazione per nuovi flussi irregolari. <\/p>\n<p>Punto chiave, quest\u2019ultimo, visto che gran parte degli stati membri non ha alcuna intenzione di accogliere nuovi migranti. Cameron, il premier britannico ha chiarito che l\u2019intervento britannico ci sar\u00e0, a patto \u201cche le persone salvate siano portate nel Paese sicuro pi\u00f9 vicino, probabilmente in Italia, e che non chiedano asilo nel Regno Unito\u201d.<\/p>\n<p>Posizione condivisa da un manipolo crescente di governi, sempre pi\u00f9 orientati a gestire la questione flussi irregolari fuori da casa propria, agendo l\u00ec dove migranti irregolari partono e transitano. Misura che prevede, come gi\u00e0 prospettato dal processo di Khartoum, il sostegno a paesi di transito come Tunisia, Egitto, Sudan, Mali e Niger per il monitoraggio e il controllo delle frontiere e delle rotte, e il dispiegamento di ufficiali di collegamento europei nei paesi chiave per raccogliere informazioni sui flussi migratori, garantendo un coordinamento con le autorit\u00e0 nazionali e locali.<\/p>\n<p><b>Nessun riferimento a vie alternative e sicure<\/b><br \/>Voci critiche ritengono che sarebbe questa la ragione dietro l\u2019assenza di riferimenti al potenziamento delle vie alternative e sicure di accesso all\u2019Europa. Misure esistenti e realizzabili, ha ribadito Christopher Hein del Consiglio Italiano Rifugiati, e che comprendono canali e visti umanitari, domande d\u2019asilo da paesi terzi, un massivo programma di ricollocamento e re-insediamento.<\/p>\n<p>Azioni, che ad oggi, restano bloccate dal malfunzionamento del sistema Dublino, rispetto alla cui ridefinizione anche il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker avrebbe voluto \u201cun risultato pi\u00f9 ambizioso\u201d. Delusione comprensibile, considerato che le proposte del Consiglio per \u201crafforzare la solidariet\u00e0 e la responsabilit\u00e0 interne\u201d hanno soltanto evidenziato la necessit\u00e0 di \u201caumentare gli aiuti d&#8217;urgenza agli Stati membri in prima linea, considerando opzioni per l&#8217;organizzazione di una ricollocazione di emergenza fra tutti gli Stati membri su base volontaria\u201d. Ossia a discrezione degli stati membri. <\/p>\n<p>Su questo fronte, la stessa proposta di istituire un primo progetto pilota volontario in materia di re-insediamento in tutta l\u2019Ue, rappresenta un risultato magro e sottodimensionato: sarebbero soltanto 5.000 i posti disponibili per le persone ammissibili alla protezione. Un\u2019offerta visibilmente sproporzionata rispetto al numero di migranti forzati che cercano salvezza in Europa: 2.800 quelli soccorsi soltanto in quest\u2019ultimo fine settimana al largo delle coste italiane. Cifra, che secondo IOM, porta a15.000 le persone arrivate via mare in Italia nel 2015.<\/p>\n<p><b>La priorit\u00e0 assoluta \u201csalvare vite umane\u201d e la sua negazione<\/b><br \/>Se la priorit\u00e0 assoluta per l\u2019avvio del Consiglio straordinario &#8211; per il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, &#8211; era evitare altre morti in mare, le conclusioni raggiunte rischiano di produrre il risultato inverso anche rispetto alla pi\u00f9 mediatizzata delle proposte in tavola: la lotta senza se e senza ma ai trafficanti di esseri umani. Una guerra dichiarata chiudendo gli occhi sull\u2019aspetto sostanziale del fenomeno, ossia la scelta volontaria del migrante nell\u2019affidarsi ai trafficanti per potere schivare le restrizioni frontaliere e cercare riparo in Europa.<\/p>\n<p>Diversamente dalla tratta di esseri umani che esclude la consensualit\u00e0 tra trafficato e trafficante, lo <i>smuggling<\/i>, il favoreggiamento dell\u2019immigrazione irregolare, rappresenta l\u2019effetto collaterale pi\u00f9 evidente delle politiche migratorie restrittive varate nell\u2019ultimo decennio. Per Zeid Ra\u2019ad Al Hussein, commissario Onu per i Diritti umani, proprio \u201cla mancanza di canali regolari, e il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell\u2019Unione, ha costretto i migranti a rivolgersi ai gruppi criminali di trafficanti che operano lungo le frontiere meridionali d\u2019Europa\u201d. <\/p>\n<p>Temi che si intrecciano con i piani concreti che verranno varati per debellare la rete criminale dei trafficanti e che sollevano questioni anche sul secondo effetto collaterale del contrasto all\u2019immigrazione irregolare: lo spostamento delle rotte irregolari in aree frontaliere meno presidiate come quella che dalla Grecia transita attraverso i Balcani, regione, per ora fuori dai radar di intervento dell\u2019Unione, e che secondo Frontex, tra gennaio e marzo 2015 ha gi\u00e0 registrato 32.421 ingressi irregolari a fronte dei 10.237 registrati nel Mediterraneo centrale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che sar\u00e0 lo si vedr\u00e0 in due appuntamenti decisivi. Quello del 13 maggio quando Dimitris Avramopolous, il commissario Ue all\u2019Immigrazione, presenter\u00e0 il nuovo piano quinquennale per l\u2019immigrazione. E quello del 25 Giugno, quando, in un Consiglio che si annuncia rovente, i 28 dovranno mettere nero su bianco la <i>road-map<\/i> per trasformare le chiacchiere in azione. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Neanche l\u2019orrore degli 850 migranti annegati nel naufragio avvenuto nella notte il 18 aprile nel Canale di Sicilia \u00e8 bastato a far cambiare passo all\u2019Europa. Per l\u2019ennesima volta, a dispetto delle dichiarazioni e delle attese, la montagna ha partorito un topolino. 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