{"id":30490,"date":"2015-05-01T00:00:00","date_gmt":"2015-04-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-carta-di-milano-e-il-diritto-al-cibo\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:57","slug":"la-carta-di-milano-e-il-diritto-al-cibo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/la-carta-di-milano-e-il-diritto-al-cibo\/","title":{"rendered":"La Carta di Milano e il diritto al cibo"},"content":{"rendered":"<p>Il 1\u00b0 maggio 2015, con l&#8217;inaugurazione di Expo Milano 2015, \u00e8 aperta alla firma la <a href= \"http:\/\/www.carta.milano.it\" target= \"blank\"><b><u> Carta di Milano<\/u><\/b><\/a>, che dovrebbe costituire l&#8217;eredit\u00e0 immateriale dell&#8217;esposizione universale. <\/p>\n<p>Gli obiettivi sono ambiziosi: promuovere la realizzazione del diritto al cibo, combattere la denutrizione e garantire l\u2019equo accesso al cibo per tutti. Ma qual \u00e8 la natura della Carta? Si tratta davvero di un documento innovativo nel panorama globale, in particolare per quanto riguarda il suo punto centrale, il diritto al cibo? <\/p>\n<p><b>Un testo non vincolante, ma essenzialmente morale<\/b><br \/>La Carta di Milano, come affermato dal Ministro dell\u2019Agricoltura Martina, non si pone come &#8220;documento intergovernativo, ma come strumento di cittadinanza globale&#8221;.<\/p>\n<p>Non si tratta cio\u00e8 di un trattato internazionale, soggetto alla ratifica degli Stati. La Carta sar\u00e0 sottoscritta da individui, i quali assumono il personale impegno (di cittadini, membri della societ\u00e0 civile, imprese) a contribuire alla realizzazione degli obiettivi indicati, anche sollecitando le istituzioni politiche nazionali e internazionali.<\/p>\n<p>Ne consegue che la Carta non ha alcun valore vincolante e costituisce un testo di significato essenzialmente morale e politico.<\/p>\n<p>Quindi, molto rumore per nulla? Sarebbe una conclusione affrettata (e forse ingenerosa). La scelta fatta appare dettata dalla consapevolezza che l&#8217;adozione di un trattato internazionale, ma anche di un documento intergovernativo non vincolante, avrebbe incontrato elevate difficolt\u00e0, quanto al negoziato dei contenuti e alla partecipazione degli Stati.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di proporre la Carta di Milano come strumento aperto alla firma degli individui (visitatori di Expo o via internet) va dunque salutata con favore. La scelta si pone in linea con una delle tendenze del diritto internazionale contemporaneo, che vede un ruolo sempre pi\u00f9 incisivo della societ\u00e0 civile internazionale nel promuovere lo sviluppo di norme o comportamenti virtuosi degli Stati.<\/p>\n<p>Una qualche confusione pu\u00f2 derivare dal fatto che il progetto della Carta di Milano si \u00e8 venuto ad affiancare a quello per l&#8217;adozione di un \u201cProtocollo di Milano\u201d, promosso dal 2013 dalla Fondazione Barilla Cfn.<\/p>\n<p>La Carta trae largamente ispirazione dal Protocollo, che figura tra i documenti di riferimento. Non \u00e8 ben chiaro se il progetto di adozione del Protocollo di Milano,sempre nel quadro di Expo 2015, rimanga in piedi. Il risultato finale in questo caso parrebbe essere un vero e proprio trattato internazionale, come si evince dall&#8217;art. 8 (\u201centrata in vigore\u201d) del <a href= \"http:\/\/www.protocollodimilano.it\" target= \"blank\"><b><u> documento<\/u><\/b><\/a> del 3 aprile 2015.<\/p>\n<p>In ogni caso, non si pu\u00f2 fare a meno di rilevare che il testo del Protocollo attualmente disponibile &#8211; pur evidenziando aspetti di notevole interesse dal punto di vista sociologico, economico e politico &#8211; richiederebbe sul piano giuridico-formale un\u2019accurata revisione.<\/p>\n<p><b>Carta di Milano e Protocollo di Milano<\/b><br \/>Sul piano dei contenuti, la Carta di Milano prevede un\u2019articolata serie di impegni volti  all\u2019obiettivo di un equo accesso al cibo, in materia di lotta agli sprechi alimentari,  difesa del suolo e della biodiversit\u00e0, educazione alimentare, sostegno degli agricoltori e delle piccole imprese.<\/p>\n<p>Questo sulla base del riconoscimento del diritto al cibo come diritto umano fondamentale. La portata innovativa della Carta risiede naturalmente pi\u00f9 nella declinazione di alcuni degli impegni per il conseguimento dell\u2019obiettivo che non nella riaffermazione del diritto al cibo.<\/p>\n<p>Anzi, a questo riguardo sarebbe stato preferibile un linguaggio pi\u00f9 incisivo (\u201criteniamo debba -\u201cshould\u201d nella versione inglese &#8211; essere considerato un diritto umano fondamentale\u201d).<\/p>\n<p>Sorprende poi la mancata citazione degli atti internazionali fondamentali in materia, in un testo fitto di riferimenti. Il diritto al cibo \u00e8 riconosciuto a livello internazionale gi\u00e0 a partire dalla Dichiarazione universale del 1948 (art. 25) e ha trovato piena espressione nell\u2019art. 11 del Patto Onu sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.<\/p>\n<p>Le 164 parti di tale trattato riconoscono il diritto di ogni individuo ad un tenore di vita adeguato, che includa cibo sufficiente, e il diritto fondamentale alla libert\u00e0 dalla fame.<\/p>\n<p>Queste disposizioni sono rimaste per lungo tempo in una sorta di letargo. Da alcuni decenni, tuttavia, il diritto al cibo \u00e8 stato posto al centro del dibattito internazionale riguardo alla lotta alla fame. Importanti in tal senso il Vertice mondiale sull\u2019alimentazione della Fao del 1996 (e i relativi seguiti) e soprattutto, dal 2000, i lavori dei relatori speciali Onu sul diritto al cibo, che hanno contribuito a dare concretezza al diritto, rivolgendo osservazioni agli Stati riguardo a concrete violazioni.<\/p>\n<p>Il diritto al cibo \u00e8 poi affermato nelle costituzioni di un numero crescente di Stati e applicato in decisioni di corti nazionali (ad es. in India e Sudafrica). Dunque \u00e8 da ritenere che si tratti di un diritto gi\u00e0 pienamente vigente sul piano internazionale.<\/p>\n<p>Questo nonostante la posizione degli Usa, che continuano ad affermare che, per gli Stati che non abbiamo concluso trattati in materia, esso costituirebbe una mera aspirazione etico-politica.<\/p>\n<p>Fino al 2009, gli Usa hanno addirittura votato contro le annuali risoluzioni dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu sul diritto al cibo. Negli ultimi anni, l&#8217;amministrazione Obama ha deciso di non opporsi all&#8217;adozione delle risoluzioni, ma il rappresentante Usa non perde l&#8217;occasione di ripetere che al diritto al cibo non corrisponde alcun obbligo internazionale. <\/p>\n<p>  . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 1\u00b0 maggio 2015, con l&#8217;inaugurazione di Expo Milano 2015, \u00e8 aperta alla firma la Carta di Milano, che dovrebbe costituire l&#8217;eredit\u00e0 immateriale dell&#8217;esposizione universale. Gli obiettivi sono ambiziosi: promuovere la realizzazione del diritto al cibo, combattere la denutrizione e garantire l\u2019equo accesso al cibo per tutti. Ma qual \u00e8 la natura della Carta? 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