{"id":30610,"date":"2015-05-10T00:00:00","date_gmt":"2015-05-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-atto-rifondatore-della-difesa\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:54","slug":"un-atto-rifondatore-della-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/un-atto-rifondatore-della-difesa\/","title":{"rendered":"Un atto rifondatore della Difesa"},"content":{"rendered":"<p>Il documento presentato dal ministro della Difesa al Consiglio Supremo del 21 aprile scorso, pi\u00f9 che un Libro Bianco potrebbe essere definito un atto rifondatore della Difesa, per l\u2019ampiezza e la profondit\u00e0 dell\u2019analisi e per l\u2019incisivit\u00e0 delle misure riformatrici che vi sono evocate.<\/p>\n<p>Come in tutti i Libri Bianchi, si prende l\u2019avvio da un esame della situazione strategica internazionale e della sua possibile evoluzione, per poi accostarla a una disamina degli interessi nazionali in gioco, parametro questo che, unitamente a quello finanziario, pone chiari limiti al livello di ambizione dello strumento militare nazionale.<\/p>\n<p><b>Limiti all\u2019ambizione dello strumento militare nazionale<\/b><br \/>Si tratta di un livello che conferma quanto gi\u00e0 definito in passato: un ambito geografico euro-atlantico e mediterraneo ampliato a Corno d\u2019Africa e Golfo Persico, in un quadro di partecipazione alle istituzioni della Nato e dell\u2019Unione Europea. <\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 potrebbe apparire una banalit\u00e0, se non considerassimo che da tempo si osservano deviazioni anche importanti da parte di qualche componente di tale strumento, come se il nostro Paese potesse permettersi ambizioni se non di tipo globale, certo ampliate a tutto l\u2019Atlantico e a tutto l\u2019Oceano Indiano, come ampiamente dimostrato dalla recentissima approvazione di un imponente programma navale, avvenuta inopinatamente proprio durante la stesura del Libro Bianco, e non dopo la sua formalizzazione, come sarebbe stato giusto.<\/p>\n<p>Da queste premesse segue poi un\u2019analisi limpida di come occorre modificare norme, strutture, procedure al fine di soddisfare il requisito in un\u2019ottica di sostenibilit\u00e0 finanziaria. <\/p>\n<p>E qui emerge la natura radicale del documento, che si propone di avviare una riforma della governance che costituisca una piena concretizzazione della riforma del 1997, la riforma Andreatta, sostanzialmente tradita poi dal suo regolamento attuativo: un drastico ridimensionamento quindi degli spazi delle singole componenti, nel pieno rispetto della loro specificit\u00e0, che nessuno vuol mettere in discussione, a favore di un rafforzamento dei poteri del capo di Stato Maggiore della Difesa, in un\u2019ottica di un\u2019indispensabile integrazione interforze che permetta grandi risparmi rimaneggiando inutili sovrastrutture a favore di un necessario efficientamento della spesa. <\/p>\n<p>Da qui la visione di una logistica integrata (folle sarebbe mantenere due catene logistiche per gli NH90 di Esercito e Marina, cos\u00ec come folle sarebbe mantenere un assetto analogo per gli F35) e di una messa in comune delle attivit\u00e0 di formazione e addestrative gi\u00e0 oggi sovrapponibili e mantenute separate solo da miopi interessi campanilistici.<\/p>\n<p><b>Il rischio della concentrazione dei poteri<\/b><br \/>Alcuni fanno notare il rischio di un eccessiva concentrazione di poteri nella figura del capo di Stato Maggiore della Difesa: al riguardo non dubito che un qualsiasi buon ministro della Difesa sappia tenere a bada anche il pi\u00f9 ambizioso generale, solo che lo voglia, mentre ben pi\u00f9 concreto sarebbe il rischio, purtroppo gi\u00e0 pi\u00f9 volte concretizzatosi, di una divergenza tra i comportamenti dei singoli capi di Forza Armata e le direttive ricevute dal capo di Stato Maggiore della Difesa nel quadro di un corretto rapporto gerarchico. <\/p>\n<p>Sar\u00e0 altres\u00ec importante che, pur nella subordinazione al Csmd, in quanto titolare della funzione logistica, il direttore nazionale degli Armamenti riceva direttive stringenti dal ministro per la corretta gestione delle attivit\u00e0 di approvvigionamento, in un sano rapporto funzionale.<\/p>\n<p>Si prepara una rivoluzione per quel che riguarda il personale. Su questo tema sar\u00e0 opportuno fare analisi specifiche, ma a una prima osservazione appare chiaro che finalmente il tema \u00e8 stato affrontato con chiarezza di idee: nessun Paese al mondo si permette di avere forze armate di mezza et\u00e0, perch\u00e9 la specifica missione del militare richiede in generale forza fisica ed energie che ahim\u00e8 dopo una certa et\u00e0 vengono meno. <\/p>\n<p>Da qui un progetto che richiede una piena integrazione di intenti tra Difesa e mondo civile, pubblico e privato, in modo che le forze armate possano davvero essere considerate come una sorta di vivaio in cui, accanto alle specifiche competenze militari, vengano sistematicamente sviluppate competenze appetibili all\u2019esterno, in modo che un giovane o una giovane, dopo un congruo periodo in armi, si veda offrire concrete opportunit\u00e0 di inserimento in altre realt\u00e0 occupazionali.<\/p>\n<p><b>Si prepara una rivoluzione per il personale<\/b><br \/>Ancora, vedo con favore l\u2019idea di un ritorno al passato, in cui la funzione e il grado di maresciallo si conseguivano dopo un congruo periodo nei gradi inferiori: so che mi sto facendo molti nemici e che ricever\u00f2 degli improperi e riconosco di aver toccato con mano le capacit\u00e0 e l\u2019entusiasmo di molti giovani marescialli, ma credo che in generale l\u2019esperienza che viene maturata nelle posizioni gerarchiche subordinate sia non solo preziosa, ma insostituibile e che una riforma di questo tipo avrebbe anche l\u2019effetto di dare maggiore prestigio al grado.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima osservazione infine sulla proposta di una legge di pianificazione per i maggiori programmi di investimento su base sessennale, con una revisione a met\u00e0 percorso: da alcuni questa idea \u00e8 vista come un modo surrettizio di eludere lo stretto controllo parlamentare sui programmi previsto dalla legge 244.<\/p>\n<p>Ebbene, credo sia proprio il contrario: il Parlamento avrebbe finalmente una visione chiara e coerente della pianificazione militare, non sarebbe \u2018assalito\u2019, come purtroppo gi\u00e0 accaduto, da una frammentazione inintelligibile, terreno ideale per l\u2019azione delle diverse lobby, e sarebbe nelle condizioni di esercitare un pieno e consapevole controllo dell\u2019equilibrata evoluzione della spesa e dell\u2019adeguamento tecnologico, indispensabile per consentire al nostro strumento militare di mantenere un gradino di vantaggio su qualsiasi ipotetico avversario.<\/p>\n<p>Qui mi fermo con le mie osservazioni iniziali, non senza doverosamente sottolineare che il Libro Bianco \u00e8 un documento di indirizzo politico, la cui concretizzazione avverr\u00e0 solo con l\u2019approvazione di un corposo insieme di norme di diversa dignit\u00e0 giuridica, leggi, decreti legislativi, regolamenti e quant\u2019altro, il che richieder\u00e0 tempo, ma soprattutto un coerente sostegno politico che si dovr\u00e0 misurare in anni.<\/p>\n<p>\u00c8 certamente apprezzabile la rigorosa e stretta tempistica imposta agli organi di staff negli ultimi paragrafi del testo, ma questo sar\u00e0 solo l\u2019avvio di un iter complesso, lungo il quale non ci si potranno permettere passi falsi.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il documento presentato dal ministro della Difesa al Consiglio Supremo del 21 aprile scorso, pi\u00f9 che un Libro Bianco potrebbe essere definito un atto rifondatore della Difesa, per l\u2019ampiezza e la profondit\u00e0 dell\u2019analisi e per l\u2019incisivit\u00e0 delle misure riformatrici che vi sono evocate. 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