{"id":30620,"date":"2015-05-11T00:00:00","date_gmt":"2015-05-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dio-salvi-la-regina-e-i-tories-leconomia\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:53","slug":"dio-salvi-la-regina-e-i-tories-leconomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/dio-salvi-la-regina-e-i-tories-leconomia\/","title":{"rendered":"Dio salvi la Regina, e i Tories l\u2019economia"},"content":{"rendered":"<p>I 48 milioni di cittadini che hanno partecipato alle ultime elezioni politiche in Gran Bretagna hanno decretato la vittoria del partito di David Cameron. Con 331 parlamentari eletti e la \u2018benedizione\u2019 della regina, i conservatori, i Tories, hanno infatti ottenuto pi\u00f9 dei 326 seggi elettorali necessari per salire al governo senza bisogno di coalizioni.<\/p>\n<p>Ci sono varie ragioni politiche che spiegano questa vittoria. I laburisti hanno senza dubbio risentito del maggior consenso elettorale ottenuto dall\u2019Snp, il partito nazionalista ed indipendentista scozzese che gi\u00e0 l\u2019anno scorso aveva minacciato l\u2019unit\u00e0 britannica con un referendum sull\u2019indipendenza.<\/p>\n<p>L\u2019Snp ha infatti ottenuto 56 seggi, 50 in pi\u00f9 rispetto alle precedenti elezioni, mentre i laburisti ne hanno totalizzato 232.<\/p>\n<p><b>I fattori Scozia ed Europa<\/b><br \/>A facilitare la vittoria dei conservatori \u00e8 stata anche la campagna per il referendum sull\u2019uscita dall\u2019Unione europea sostenuta da Cameron, che ha raccolto un forte consenso da parte dei cittadini. Tuttavia, la ragione che giustifica la perdita dei laburisti va probabilmente ricercata nella svolta economica che la comunicazione elettorale ha preso negli ultimi mesi.<\/p>\n<p> Tale svolta \u00e8 stata determinata dai dati pubblicati dall\u2019Office for National Statistics (Ons), l\u2019equivalente britannico all\u2019italiano Istat, relativi al primo trimestre 2015, da cui si evinceva che la ripresa economica della Gran Bretagna aveva registrato forti rallentamenti.<\/p>\n<p>Contrariamente alle aspettative di crescita dello 0,5 %, condivise da numerosi economisti, il tasso di crescita \u00e8 stato solo del 0,3% tra gennaio e marzo 2015, la met\u00e0 rispetto ai livelli registrati nel trimestre precedente.<\/p>\n<p>Poche settimane prima delle elezioni, l\u2019economia britannica \u00e8 stata quindi scossa da uno dei tassi di crescita pi\u00f9 bassi dal 2012, anno in cui si temeva che il Paese sarebbe potuto entrare in recessione.<\/p>\n<p>A parte le questioni legate alla mancata crescita, i dati dell\u2019Ons segnalano che il settore dei servizi \u00e8 stato l&#8217;unico a essere cresciuto nel primo trimestre 2015 (0,5%), mentre le attivit\u00e0 di costruzione e di produzione industriale ed agricola sono scese rispettivamente del 1,6%, dello 0,1%, e dello 0,2%.<\/p>\n<p> <b>\u2026 e il fattore economia<\/b><br \/>L\u2019apparente fallimento delle politiche neoliberali conservatrici avrebbe dovuto giovare al partito laburista, che ha da sempre criticato le scelte di politica economica del governo Cameron, disapprovando la mancanza di riforme sociali effettive e denunciando l\u2019impoverimento delle classi medie britanniche.<\/p>\n<p>Eppure, \u00e8 stata proprio la piega economica che la campagna elettorale ha preso a dare una spinta al partito conservatore, che dai tempi della Thatcher \u00e8 sempre stato considerato forte sui temi economici.<\/p>\n<p>In questo frangente, il fatto che l\u2019ormai dimesso Ed Miliband, leader del partito laburista, fosse figlio del noto accademico marxista Ralph Miliband non ha probabilmente giovato ai Labour.<\/p>\n<p> Inoltre, nonostante i risultati poco incoraggianti del primo trimestre, le politiche economiche di stampo neoliberale messe in atto da Cameron, anche attraverso manovre dolorose come il taglio dei finanziamenti alle universit\u00e0, avevano giovato alle casse pubbliche e nel corso del 2014 avevano contribuito ad una crescita del 2,6% del Pil britannico, due volte quella tedesca (1,5%) e tre volte quella dell\u2019 Eurozona (0,8 %). A questo si deve affiancare una crescita occupazionale che \u00e8 ormai a livelli record (73%).<\/p>\n<p><b>Il crinale tra crescita e Brexit<\/b><br \/>Ora che i conservatori sono di nuovo insediati al governo e visti gli scoraggianti primi risultati economici, sar\u00e0 necessario implementare strategie orientate verso la crescita.<\/p>\n<p> Se ulteriori tagli dei benefit sociali, gi\u00e0 ridotti consistentemente, permettessero di risparmiare circa 5 miliardi di sterline, tali scelte avrebbero un impatto diretto sulla diminuzione dei consumi. Inoltre, l\u2019occupazione non baster\u00e0 a fare aumentare la crescita se i livelli di produttivit\u00e0 non miglioreranno.<\/p>\n<p>La produttivit\u00e0, che nell\u2019ultimo trimestre del 2014 \u00e8 scesa dello 0,2% ed \u00e8 in costante diminuzione dal periodo pre-crisi, pu\u00f2 essere migliorata attraverso investimenti diretti sulle infrastrutture e sulla formazione dei lavoratori. Strategie, queste ultime, che mal si conciliano con le direttive liberiste del governo, che vuole ridurre il debito inglese entro il 2018.<\/p>\n<p> Una mancata crescita economica, potrebbe d\u2019altro canto spingere il governo verso posizioni pi\u00f9 moderate nei confronti della Brexit. L\u2019uscita della Gran Bretagna dall\u2019Unione europea \u00e8 gi\u00e0 contrastata da molti rappresentanti del mondo economico e finanziario britannico che temono perdite sugli investimenti nel Regno Unito, con una riduzione del Pil del 14% e la fine di Londra come centro globale dell\u2019alta finanza.<\/p>\n<p>In questo frangente, la sconfitta elettorale dell\u2019 euroscettico Ukip con un solo seggio, la vittoria relativa del partito pro-europeo Snp e la necessit\u00e0 di rilanciare l\u2019economia britannica sembrano portare verso un approccio meno radicale nei confronti dell\u2019Ue, qualora la partecipazione potesse garantire vantaggi economici.<\/p>\n<p> Bisogner\u00e0 per\u00f2 vedere il risultato del referendum sull\u2019uscita dall\u2019Unione europea, previsto per il 2017. Dopo anni di campagna mediatica anti-europea, e un\u2019opinione pubblica fortemente euroscettica, la Gran Bretagna rischia di dire addio al vecchio continente.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I 48 milioni di cittadini che hanno partecipato alle ultime elezioni politiche in Gran Bretagna hanno decretato la vittoria del partito di David Cameron. Con 331 parlamentari eletti e la \u2018benedizione\u2019 della regina, i conservatori, i Tories, hanno infatti ottenuto pi\u00f9 dei 326 seggi elettorali necessari per salire al governo senza bisogno di coalizioni. 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