{"id":30640,"date":"2015-05-13T00:00:00","date_gmt":"2015-05-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nebbia-sulla-manica\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:53","slug":"nebbia-sulla-manica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/nebbia-sulla-manica\/","title":{"rendered":"Nebbia sulla Manica \u2026"},"content":{"rendered":"<p>Come dice il gergo politico britannico, il paese ha parlato e David Cameron \u00e8 di nuovo Primo Ministro: con una vittoria pi\u00f9 ampia del previsto, ma con una maggioranza parlamentare risicata.<\/p>\n<p>Le borse e molti europei, preoccupati che la complicata alchimia del sistema elettorale potesse portare al potere un partito laburista pericolosamente sbandato a sinistra, hanno tirato un sospiro di sollievo. Ripreso il fiato, sono per\u00f2 alle prese con un problema che li riguarda da vicino: l\u2019impegno di Cameron di rinegoziare alcune condizioni dell\u2019appartenenza del paese all\u2019Unione europea e poi di sottoporre il risultato a un referendum.<\/p>\n<p>Come tutte le questioni importanti, un\u2019analisi per quanto possibile oggettiva deve tenere conto di elementi molteplici e non necessariamente convergenti. In primo luogo, il contesto interno britannico. L\u2019economia va benino e Cameron pu\u00f2 giustamente pensare di avere ricevuto un mandato per proseguire l\u2019opera di risanamento gi\u00e0 iniziata. Tuttavia le buone notizie finiscono qui.<\/p>\n<p><b>La questione europea e la questione scozzese<\/b><br \/>Una maggioranza parlamentare molto ridotta aumenta in genere il potere di ricatto del premier rispetto alla minoranza del partito. Gli euroscettici nelle file degli eletti conservatori sono per\u00f2 ancora pi\u00f9 numerosi che nel precedente Parlamento; e se l\u2019Ukip ha subito una disfatta in termini di seggi, la sua affermazione elettorale \u00e8 stata buona. Questi due fattori potrebbero ridurre di molto il margine negoziale di Cameron.<\/p>\n<p>Inoltre, le elezioni hanno prodotto una novit\u00e0 che per il futuro del Paese potrebbe essere pi\u00f9 importante anche della questione europea; il terremoto scozzese \u00e8 stato di un\u2019ampiezza tale che \u00e8 impensabile credere che possa restare senza conseguenze anche sul piano costituzionale.<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile oggi, e del resto non sarebbe qui la sede, per speculare su quanto radicale sar\u00e0 la risposta e che tipo di Regno \u2018Unito\u2019 apparir\u00e0 alla fine del processo. \u00c8 tuttavia certo che la questione scozzese, destinata a trasformarsi nell\u2019ancora pi\u00f9 intrattabile questione inglese, avr\u00e0 un notevole impatto sul negoziato europeo: molti osservatori pensano che se il processo dovesse concludersi con il Brexit (l\u2019uscita dall\u2019Ue), la Scozia chiederebbe un nuovo referendum che questa volta sancirebbe la scissione.<\/p>\n<p><b>Richieste impossibili e richieste \u2018potabili\u2019<\/b><br \/>Cameron \u00e8 stato finora volutamente ambiguo sulla piattaforma negoziale che vuole proporre all\u2019Europa. C\u2019\u00e8 da un lato ci\u00f2 che la Gran Bretagna chieder\u00e0, dall\u2019altro ci\u00f2 che gli altri sono ragionevolmente disposti a concedere. Se la distanza fra le due posizioni sar\u00e0 troppo grande, la dinamica del dibattito interno britannico render\u00e0 il Brexit quasi inevitabile.<\/p>\n<p>Quali sono le richieste che farebbero sicuramente fallire il negoziato? Certamente le pi\u00f9 radicali, come un diritto di veto del Parlamento britannico sulle decisioni comuni, o la possibilit\u00e0 di sottrarsi alle decisioni della Corte di Giustizia. Al massimo potr\u00e0 ottenere un rafforzamento delle disposizioni del trattato di Lisbona che gi\u00e0 prevedono un ruolo maggiore per i Parlamenti nazionali.<\/p>\n<p>Quando, pi\u00f9 di un anno fa, Cameron annunci\u00f2 di voler aprire il fronte europeo, i punti salienti erano due: la volont\u00e0 di rimpatriare alcune competenze gi\u00e0 trasferite all\u2019Ue e la richiesta che il risultato del negoziato sia consacrato in un nuovo trattato.<\/p>\n<p>Nel frattempo, con la consueta competenza, tutti i ministeri hanno proceduto a un\u2019analisi accurata delle competenze gi\u00e0 trasferite. La conclusione, consegnata in un rapporto ora reso pubblico, anche se il governo aveva tentato di sopprimerlo, \u00e8 che nessuna delle competenze trasferite \u00e8 in s\u00e9 contraria agli interessi del Paese.<\/p>\n<p>Il buon senso dovrebbe quindi spingere Cameron a concentrarsi su modifiche di politiche esistenti. In alcuni casi potrebbe raccogliere il consenso di molti altri Paesi: per esempio,su norme destinate a ridurre gli abusi del welfare da parte di cittadini dell\u2019Unione. Il buon senso non \u00e8 tuttavia la dote principale degli euroscettici britannici ed \u00e8 possibile che una parte del suo partito lo costringa a richieste pi\u00f9 radicali.<\/p>\n<p><b>Premier in trappola cerca garanzie<\/b><br \/>Il problema di Cameron \u00e8 che si trova in una trappola. Da un alto deve rispondere ai suoi euroscettici; dall\u2019altro sa che deve essere favorevole al rafforzamento della governance dell\u2019eurozona perch\u00e9 un crollo dell\u2019euro sarebbe una catastrofe per tutti. La Gran Bretagna gi\u00e0 gode di deroghe molto estese (l\u2019euro, Schengen) e non \u00e8 facile chiederne altre senza colpire anche interessi vitali degli altri Stati membri.<\/p>\n<p>Potrebbe invece ottenere garanzie, come del resto \u00e8 stato fatto finora, che le misure prese per rafforzare l\u2019eurozona non ledano gli interessi britannici. Posto su queste basi, il negoziato non sarebbe molto diverso da quello sollecitato nel 1975 da Harold Wilson sotto la spinta dell\u2019ala euroscettica del partito laburista e che gli permise di vincere il referendum sull\u2019appartenenza all\u2019allora Comunit\u00e0.<\/p>\n<p>I tempi e il contesto sono tuttavia molto diversi, i margini sono pi\u00f9 stretti e Cameron non ha una frazione del talento politico del suo lontano predecessore. \u00c8 quindi probabile che il negoziato includer\u00e0 alcune questioni puramente simboliche, come l\u2019odiato riferimento nel trattato a \u201cun\u2019Unione sempre pi\u00f9 stretta\u201d. I simboli sono tuttavia brutte bestie perch\u00e9 capaci di suscitare emozioni incontrollabili.<\/p>\n<p><b>I tempi del negoziato e i protagonisti<\/b><br \/>Il secondo problema da affrontare \u00e8 quello dei tempi. Cameron sembra orientato a un negoziato rapido, seguito da un referendum nel 2017 o addirittura prima. L\u2019obiettivo \u00e8 forse irrealistico, ma potrebbe essere condiviso dagli altri europei per ragioni che spiegher\u00f2 in seguito. Il terzo problema \u00e8 con chi negozier\u00e0. Dal lato britannico la risposta sembra semplice: sar\u00e0 il tandem Cameron\/Osborne, coadiuvato da una schiera di abili funzionari.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 complessa \u00e8 la risposta per quanto riguarda l\u2019Ue. La logica vorrebbe che fosse Tusk, il presidente del Consiglio europeo, assistito dalla Commissione nella persona almeno di un vice-presidente. \u00c8 anche evidente che i membri pi\u00f9 importanti dell\u2019Unione, in primo luogo la Germania, saranno attivamente coinvolti, anche se non in prima linea. Le modalit\u00e0 del negoziato saranno comunque cruciali, anche perch\u00e9 per insipienza o arroganza Cameron si \u00e8 gi\u00e0 alienato la simpatia di molti attori importanti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine la questione di un nuovo Trattato. Tutti sanno che si tratta di una richiesta impossibile, soprattutto se si vuole procedere rapidamente. Nessuno dubita che se il processo di rafforzamento dell\u2019eurozona dovesse proseguire e se l\u2019Europa vorr\u00e0 essere meglio preparata ad affrontare le sfide mondiali, un nuovo Trattato sar\u00e0 necessario.<\/p>\n<p>Tuttavia i tempi e i modi del processo saranno dettati dagli imperativi del continente e non da quelli della Gran Bretagna. Idee come unione fiscale e persino unione politica sono per il momento scatole vuote: \u00e8 utile discuterne. Ma proposte concrete potranno emergere solo quando i principali paesi concorderanno almeno sulle grandi linee del progetto.<\/p>\n<p><b>Pro \u2013 pochi &#8211; e contro \u2013 tanti &#8211; un nuovo Trattato<\/b><br \/>In tutti i casi, la saggezza incita ad attendere l\u2019uscita definitiva dalla crisi e concreti cenni di declino dei partiti populisti. Ci\u00f2 dovrebbe tra l\u2019altro calmare gli ardori cartesiani di chi vorrebbe gi\u00e0 oggi disegnare architetture destinate a gestire in maniera permanente un\u2019Europa a pi\u00f9 velocit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 tuttavia difficile che Cameron possa abbandonare completamente la richiesta di consacrare in un Trattato le concessioni ottenute. Un\u2019idea che circola \u00e8 quella di usare la \u201cformula danese\u201d, a suo tempo utilizzata dopo il referendum che rigett\u00f2 il Trattato di Maastricht: in sostanza si tratterebbe di una promessa \u201ca babbo morto\u201d, un protocollo con l\u2019impegno di includerlo in un futuro Trattato. Pu\u00f2 essere una via d\u2019uscita, anche se l\u2019Europa attuale \u00e8 un bersaglio mobile e quanto negoziato oggi potrebbe non avere pi\u00f9 senso nel momento in cui sar\u00e0 scritto il nuovo Trattato.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni Cameron, per negligenza o insipienza, ha fortemente indebolito anche un\u2019altra carta di cui la Gran Bretagna disponeva per ottenere la buona volont\u00e0 degli europei (e anche degli Stati Uniti): quella di essere un Paese capace di pesare sullo scacchiere internazionale.<\/p>\n<p>Molti europei, compresi i francesi normalmente poco propensi a simpatie verso in cugini d\u2019oltre Manica, hanno sempre considerato indispensabile l\u2019apporto di Londra per lo sviluppo di una politica estera e di difesa. L\u2019attuale governo si \u00e8 invece marginalizzato nella definizione di una politica europea sulla crisi ucraina e sta procedendo a tagli massicci nelle spese militari.<\/p>\n<p>Nonostante i limiti che ho descritto in precedenza, Cameron potr\u00e0 comunque contare su una notevole dose di buona volont\u00e0 da parte dei suoi interlocutori. I veri nemici, gli avvoltoi che lo aspettano al varco, li trover\u00e0 invece all\u2019interno.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come dice il gergo politico britannico, il paese ha parlato e David Cameron \u00e8 di nuovo Primo Ministro: con una vittoria pi\u00f9 ampia del previsto, ma con una maggioranza parlamentare risicata. 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