{"id":30660,"date":"2015-05-14T00:00:00","date_gmt":"2015-05-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-continente-e-isolato\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:52","slug":"il-continente-e-isolato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/il-continente-e-isolato\/","title":{"rendered":"\u2026 il Continente \u00e8 isolato"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un parallelo fra Brexit e Grexit. I due fenomeni hanno parecchi punti in comune. Nessuno desidera che avvengano; e tutti concordano che gli effetti sarebbero negativi per tutte le parti in causa, ma peggiori per chi esce che per chi resta.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche un altro punto in comune, di cui si parla molto nel caso greco ma poco per quello britannico: il pericolo di contagio ed \u00e8 questo che, come nel caso greco, influenzer\u00e0 la posizione negoziale degli altri stati membri.<\/p>\n<p><b>Brexit e Grexit, le analogie fino al contagio<\/b><br \/>Anche se le ragioni non sono le stesse, molti paesi del Continente sono sottoposti a un\u2019ondata di populismo antieuropeo che si nutre di un diffuso rigetto dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Certo, le motivazioni dei vari populismi sono molto diverse e nella disaffezione popolare si mescola irritazione sia per ci\u00f2 che l\u2019Europa fa, sia per ci\u00f2 che dovrebbe fare e non fa. Tuttavia il fenomeno \u00e8 diffuso e in alcuni casi costituisce una seria minaccia per i partiti moderati di destra e di sinistra.<\/p>\n<p>Quali sono i paesi pi\u00f9 vulnerabili? In primo luogo l\u2019Olanda, tradizionalmente molto vicina a Londra e da qualche anno passata da essere alfiere del federalismo a un europeismo molto tiepido; membro fondatore dell\u2019Unione, quello olandese non \u00e8 un caso che si pu\u00f2 trattare con leggerezza.<\/p>\n<p>Poi i paesi scandinavi, tradizionalmente reticenti a impegnarsi per pi\u00f9 integrazione, ma abituati a un comportamento pragmatico verso l\u2019Europa: saranno utili mediatori, ma non seguiranno le sirene britanniche. Inoltre i paesi dell\u2019est. Molti di loro sono sensibili a sirene populiste e nazionaliste; il caso dell\u2019Ungheria \u00e8 emblematico e le recenti elezioni polacche hanno dato un segnale negativo.<\/p>\n<p>Tuttavia molti motivi dell\u2019euroscetticismo post comunista sono incompatibili con quelli di Cameron che ha fatto del controllo dell\u2019immigrazione, anche europea, uno dei suoi cavalli di battaglia.<\/p>\n<p><b>Chi gioca con (o contro) Cameron<\/b><br \/>Restano i paesi pi\u00f9 importanti: Spagna, Italia, Francia e Germania. Con l\u2019incognita delle elezioni previste per fine anno, la situazione spagnola dovrebbe essere sotto controllo. A maggior ragione ci\u00f2 vale per l\u2019Italia, dove Renzi non ha per il momento rivali. Diversa \u00e8 la situazione francese.<\/p>\n<p>Anche se per ora improbabile, lo spettro di una vittoria di Marine Le Pen non pu\u00f2 essere del tutto escluso; ancora pi\u00f9 preoccupante \u00e8 una contaminazione della destra, probabile vincitrice alle prossime elezioni.<\/p>\n<p>Il pericolo non \u00e8 tanto che altri Paesi si accodino alle richieste britanniche, ma piuttosto che ne traggano pretesto per chiedere di smantellare altri pezzi d\u2019integrazione aprendo cos\u00ec un vaso di Pandora impossibile da richiudere. Su questa strada farebbero per\u00f2 il gioco dei populisti che ne trarrebbero pretesto per giocare al rialzo.<\/p>\n<p>Al centro di tutto questo c\u2019\u00e8 la Germania, con le sue rigidit\u00e0, la sua Corte Costituzionale e i suoi ancora contenuti fermenti euroscettici. Ad essa spetter\u00e0 il compito di definire la portata e i limiti del negoziato con la Gran Bretagna.<\/p>\n<p>La sua politica europea \u00e8 attualmente ancorata ai tre obiettivi della continuit\u00e0, del rafforzamento dell\u2019eurozona e del mantenimento della coesione europea verso la Russia. \u00c8 quindi probabile che Cameron trover\u00e0 a Berlino quella sorridente intransigenza che sembra essere la principale qualit\u00e0 di Angela Merkel: la Cancelliera dovr\u00e0 tenere conto di tutto il contesto, ma con un occhio particolare per la Francia, il suo insopportabile ma indispensabile alleato con cui tutto cominci\u00f2 e con cui tutto potrebbe finire.<\/p>\n<p><b>Il fattore calendario<\/b><br \/>Ci\u00f2 avr\u00e0 un\u2019influenza importante sul calendario. Fra il 2017 e il 2018 ci saranno elezioni in Italia, Francia e Germania. Nessuno vorr\u00e0 affrontare quelle scadenze con l\u2019incombente minaccia di un referendum britannico; la richiesta di accelerazione sar\u00e0 quindi accolta con favore.<\/p>\n<p>\u00c8 comunque poco probabile che il problema britannico diventi il detonatore della dissoluzione dell\u2019Ue: se vorremo arrivare a quel risultato, lo faremo per ragioni nostre e non per stimoli esterni.<\/p>\n<p>Cameron, come Tzipras, scoprir\u00e0 quindi che proprio la fragilit\u00e0 politica di molti governi europei trasformer\u00e0 i potenziali alleati in difensori dell\u2019esistente. Come in tutte le vicende umane, \u00e8 sempre possibile che stupidit\u00e0 ed errori di calcolo conducano alla catastrofe, ma \u00e8 pi\u00f9 probabile che si trovi un compromesso ragionevole.<\/p>\n<p>Secondo i piani, alla fine ci sar\u00e0 un referendum. Gli europei chiederanno sicuramente a Cameron di impegnarsi a difendere il risultato del negoziato di fronte al popolo britannico. Se cos\u00ec sar\u00e0, sulla carta il successo dovrebbe essere garantito.<\/p>\n<p>Tuttavia i referendum sono animali feroci: presentati come scelte strategiche, sono in realt\u00e0 condizionati da emozioni e situazioni contingenti come la popolarit\u00e0 del governo e, nel caso britannico, dall\u2019evoluzione della situazione scozzese. Cameron non potr\u00e0 garantire l\u2019unit\u00e0 del suo partito nella campagna.<\/p>\n<p>Non mancano precedenti di referendum che hanno prodotto risultati opposti alle intenzioni dei loro promotori. Emblematici i due esempi francesi; i partiti erano in teoria uniti ma divisi nella realt\u00e0; Mitterrand vinse per un soffio il referendum su Maastricht e Chirac perse rovinosamente quello sulla Costituzione.<\/p>\n<p>Nel caso britannico, il confronto fra i due schieramenti \u00e8 asimmetrico. Gli euroscettici sanno esattamente cosa vogliono e lo teorizzano. I cosiddetti europeisti si limitano a sostenere che restare \u00e8 meno costoso che uscire, ma non hanno alcuna visione dell\u2019Europa che vorrebbero; in realt\u00e0 si accontentano di restare ai margini.<\/p>\n<p>Sorprende l\u2019affermazione di alcuni filo-europei secondo cui il referendum sar\u00e0 utile per decidere la questione \u201cuna volta per tutte\u201d. Sar\u00e0 certamente cos\u00ec se prevarranno i no. Una vittoria dei s\u00ec sar\u00e0 invece solo un altro episodio nella interminabile saga dell\u2019appartenenza del paese all\u2019Europa.<\/p>\n<p>\u00c8 questa una ragione per auspicare la vittoria del no? La risposta deve essere negativa. In quarant\u2019anni la Gran Bretagna ha largamente dissipato l\u2019immenso capitale di simpatia che aveva accompagnato la sua adesione. Tuttavia, come nel caso della Grecia, auspicheremo il male minore: il trauma della separazione sarebbe superiore al costo di un\u2019eterna ambiguit\u00e0. Abbiamo grane pi\u00f9 urgenti di cui occuparci.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un parallelo fra Brexit e Grexit. I due fenomeni hanno parecchi punti in comune. Nessuno desidera che avvengano; e tutti concordano che gli effetti sarebbero negativi per tutte le parti in causa, ma peggiori per chi esce che per chi resta. 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