{"id":30680,"date":"2015-05-17T00:00:00","date_gmt":"2015-05-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dilemma-iraniano-tra-stati-uniti-e-golfo\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:51","slug":"il-dilemma-iraniano-tra-stati-uniti-e-golfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/il-dilemma-iraniano-tra-stati-uniti-e-golfo\/","title":{"rendered":"Il dilemma iraniano tra Stati Uniti e Golfo"},"content":{"rendered":"<p>Fra un anno si celebra il centenario degli accordi Sykes-Picot: quando inglesi e francesi si spartirono l\u2019eredit\u00e0 territoriale dell\u2019Impero Ottomano, disegnando a loro piacimento la mappa di un nuovo Levante.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 di certo l\u2019occasione per un grande sfoggio di retorica. Sentiremo dire e leggeremo dei danni provocati al mondo arabo da quelle decisioni, del colonialismo occidentale causa di tutte le destabilizzazioni della regione, soprattutto quelle di oggi.<\/p>\n<p>\u00c8 innegabile che quell\u2019accordo del 1916 sia il peccato originale del Grande Fallimento mediorientale: rafforzato fra la prima e seconda guerra mondiale, cementato poi dalla Guerra Fredda, dagli interessi petroliferi occidentali, fino ad arrivare all\u2019atto finale e devastante dell\u2019invasione statunitense dell\u2019Iraq, nel 2003.<\/p>\n<p>Tuttavia colonialismo, imperialismo e interessi delle multinazionali hanno saccheggiato anche l\u2019America Latina, l\u2019Asia, l\u2019Africa. Eppure laggi\u00f9, in tutto questo tempo, \u00e8 cresciuto il Brasile come Paese guida di un rinnovamento regionale; la Corea del Sud \u00e8 diventata prima una potenza economica poi una democrazia, insieme ad altri Paesi.<\/p>\n<p>Anche l\u2019Africa da\u2019 segni importanti di crescita, per quanto ancora fragili e disuguali. Governi responsabili, societ\u00e0 civili, crescita economica: c\u2019\u00e8 qualche segno di tutto questo in Medio Oriente?<\/p>\n<p><b>Vertice di Camp David<\/b><br \/>Nel maggio del 2015, a XXI secolo iniziato da tre lustri, nell\u2019incontro a Camp David fra Barack Obama e i regnanti del Golfo si \u00e8 celebrato l\u2019ultimo episodio di un Medio Oriente che non sa uscire dalla sua dimensione tribal-religiosa.<\/p>\n<p>Da una parte il presidente degli Stati Uniti, dall\u2019altra re, emiri e sceicchi sunniti che chiedono al primo di essere rassicurati nella loro millenaria lotta scismatica contro gli sciiti: in questo caso impersonati dalla potenza iraniana. Il vertice aveva molte altre sfumature geopolitiche e militari importanti, ma nell\u2019essenza a Camp David si \u00e8 sentito parlare per l\u2019ennesima volta della lotta tra Islam sunnita e sciita.<\/p>\n<p><b>Passo indietro di Obama in Medio Oriente<\/b><br \/>Il presidente Usa sta facendo finalmente il suo mestiere: quello che terzomondisti, anticolonialisti e democratici di tutto il mondo nell\u2019ultimo mezzo secolo hanno sognato facesse la superpotenza americana.<\/p>\n<p>Ha fatto un passo indietro, soprattutto militare, dalle vicende mediorientali; ha trattato con l\u2019ultimo grande nemico ideologico della regione, l\u2019Iran, perch\u00e9 non costruisca un arsenale nucleare che destabilizzerebbe il Golfo e il Levante infinitamente pi\u00f9 di quanto non siano gi\u00e0 instabili oggi; ha cercato di convincere principi ed emiri, con atti politici concreti, che gli Stati Uniti non stanno passando da un\u2019alleanza col mondo sunnita a una con quello scita.<\/p>\n<p>Negoziando sul nucleare non scelgono l\u2019Iran contro l\u2019Arabia Saudita. Perch\u00e9 \u00e8 questa la tradizionale percezione culturale, prima che politica, dei regimi arabi: sei con me o contro di me, in sistemi di governo nei quali \u00e8 prevista l\u2019esclusivit\u00e0 del potere, non l\u2019inclusivit\u00e0.<\/p>\n<p>Guardate che cosa \u00e8 accaduto in questi ultimi tre anni in Egitto: prima governava Mubarak, poi i Fratelli musulmani, infine i militari, nessuno con l\u2019intenzione di spartire gli oneri ed eventualmente gli onori del governare una crisi senza precedenti. Perfino i giovani di piazza Tahrir, quando ancora venivano ascoltati, avevano mostrato un\u2019arroganza infantile.<\/p>\n<p><b>Accordo sul nucleare e sicurezza collettiva<\/b><br \/>Nell\u2019affrontare un negoziato difficile sul nucleare iraniano e nel rassicurare contemporaneamente i governanti arabi del Golfo, Obama sta tentando un\u2019operazione mai compiuta prima nella regione: costruire un sistema di sicurezza collettiva.<\/p>\n<p>Camp David per lui &#8211; ma non necessariamente per i suoi ricchi ed egoisti interlocutori arabi &#8211; \u00e8 il tentativo di mettere sauditi e presto iraniani, sciti e sunniti, arabi e persiani, attorno a un tavolo in un\u2019equivalente mediorientale di Helsinki 1975, la conferenza che sanc\u00ec i parametri della stabilit\u00e0 e della sicurezza europee giusto in mezzo alla Guerra Fredda.<\/p>\n<p>La domanda che l\u2019Arabia Saudita e i suoi satelliti guidati in gran parte da ottuagenari devono porsi \u00e8 strategicamente semplice, se la risposta non fosse gravata dallo scontro sciiti\/sunniti: \u00e8 meglio avere un Iran riabilitato nella comunit\u00e0 diplomatica ma senza un arsenale atomico o un Iran isolato e con l\u2019arsenale?<\/p>\n<p>Un accordo sul nucleare di Teheran, per il Medio Oriente sarebbe di un\u2019importanza storica. Se Obama riuscisse a costruire quel sistema di sicurezza collettiva fra le due sponde del Golfo Arabico\/Persico, gli effetti avrebbero un riverbero immediato.<\/p>\n<p>L\u2019Iraq, la tragedia siriana, la lotta allo stato islamico, l\u2019instabilit\u00e0 libanese, la debolezza giordana, le ambizioni di tutte le minoranze, perfino la questione palestinese, potrebbero essere affrontati in modo pi\u00f9 chiaro ed efficace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra un anno si celebra il centenario degli accordi Sykes-Picot: quando inglesi e francesi si spartirono l\u2019eredit\u00e0 territoriale dell\u2019Impero Ottomano, disegnando a loro piacimento la mappa di un nuovo Levante. Sar\u00e0 di certo l\u2019occasione per un grande sfoggio di retorica. 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