{"id":30690,"date":"2015-05-17T00:00:00","date_gmt":"2015-05-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/uomini-e-robotica-autonomi-entrambi\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:51","slug":"uomini-e-robotica-autonomi-entrambi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/uomini-e-robotica-autonomi-entrambi\/","title":{"rendered":"Uomini e robotica: autonomi entrambi?"},"content":{"rendered":"<p>Dal 13 al 17 aprile Ginevra ha ospitato la seconda riunione di esperti su uno degli argomenti pi\u00f9 discussi del momento: le armi autonome, ovvero i <i>Lethal Autonomous Weapon Systems<\/i> (Laws). L\u2019evento, organizzato nell\u2019ambito della <i>Convention on Certain Conventional Weapons <\/i>(Ccw), ha registrato una forte partecipazione diplomatica, di Ong e istituti di ricerca.<\/p>\n<p>Questi quattro giorni, suddivisi per tema, sono stati dedicati alla ricerca di una definizione pi\u00f9 chiara dei concetti cardine di un\u2019arma che, a parere degli esperti di taluni Stati, \u00e8 attualmente allo stadio embrionale. Quattro grandi filoni tematici sono stati messi in luce da diverse prospettive: quella tecnica, giuridica, etica e, infine, le implicazioni per la sicurezza internazionale e regionale.<\/p>\n<p><b>Gradi di automatizzazione<\/b><br \/>Da un punto di vista tecnico, il dibattito sulle armi autonome ha cercato di evidenziare la differenza fra \u201cautomaticit\u00e0\u201d e \u201cautonomia\u201d. I termini <i>automation<\/i> e <i>autonomy <\/i>sono stati analizzati e distinti: il primo \u00e8 relativo a un sistema d\u2019arma munito di alcuni componenti operanti in autonomia, ossia un sistema parzialmente autonomo quale il drone; il secondo esaspera tali caratteristiche con un sistema totalmente autonomo, in cui il controllo umano \u00e8 concettualmente assente e la macchina stessa svolgerebbe funzioni di auto-apprendimento, ri-programmandosi secondo l\u2019ambiente in cui opera.<\/p>\n<p>Il dibattito tra le delegazioni ha cercato di esaminare progressivamente il grado di coinvolgimento umano auspicato nei sistemi autonomi. In relazione ai diversi gradi di <i>autonomy <\/i>sono stati approfonditi tre concetti chiave.<\/p>\n<p>Il primo concetto, <i>human-in-the-loop<\/i>, differenzia i droni dalle armi autonome; gli altri due, <i>human-on-the-loope human-out-of-the-loop<\/i>, propri delle armi \u201cautonome\u201d, differenziano il grado di supervisione umana nello svolgimento delle funzioni del sistema robotico.<\/p>\n<p><i>On-the-loop <\/i>permetterebbe l\u2019intervento umano in tempo reale, sostituendosi alle funzioni automatiche del robot qualora fosse necessario, pur consentendo a quest\u2019ultimo di conservare alcune funzioni indipendenti. <i>Out-of-the-loop<\/i>, invece, leverebbe all\u2019uomo qualsiasi capacit\u00e0 d\u2019intervento sulla programmazione del robot.<\/p>\n<p>Come \u00e8 intuibile, conservare o meno un certo potere d\u2019intervento da parte dell\u2019uomo su questi sistemi costituisce oggetto di approfondite e controverse discussioni che coinvolgono il concetto stesso e la misura del controllo umano.<\/p>\n<p><b>Ius in bello ed etica: il dibattito continua<\/b><br \/>L\u2019introduzione di un\u2019arma dalle caratteristiche cos\u00ec definite pone diverse sfide allo scenario esistente, sia sotto il profilo etico sia sotto quello giuridico. Ad esempio: \u00e8 giusto affidare decisioni di vita o di morte a una macchina?, e in caso di errore, su chi ricadrebbe la responsabilit\u00e0? L\u2019attribuzione della responsabilit\u00e0 all\u2019interno della cosiddetta catena di comando risulterebbe pi\u00f9 difficoltosa.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di una consapevole valutazione dell\u2019uomo solleva perplessit\u00e0 sull\u2019effettiva applicazione dei principi di distinzione, proporzionalit\u00e0 e precauzione &#8211; requisiti base dello <i>ius in bello<\/i> -, incertezze alle quali una verifica di compatibilit\u00e0 con le norme del diritto internazionale potrebbe dare le necessarie risposte.<\/p>\n<p>Se le delegazioni pi\u00f9 propense allo sviluppo di questi sistemi d\u2019arma hanno sostenuto che vi sarebbe compatibilit\u00e0, quelle pi\u00f9 critiche, al contrario, hanno invocato che la tutela predisposta dalle regole dei conflitti non potrebbe essere rispettata.<\/p>\n<p>La presunta inidoneit\u00e0 di una macchina ad applicare criteri di tipo etico, quale l\u2019esercizio della forza su un uomo nel rispetto della sua dignit\u00e0, ha determinato l\u2019assunzione di una diversa gamma di posizioni contrarie allo sviluppo dei Laws.<\/p>\n<p><b>Tecnologia destabilizzante o deterrente?<\/b><br \/>Adottando un approccio prettamente \u2018realista\u2019 alle relazioni internazionali, la prima implicazione di sicurezza internazionale indica che, non appena uno Stato sviluppa una nuova arma, altri Stati cercano di compensare questo squilibrio strategico, eguagliando o superando il vantaggio acquisito dal primo Stato. Seguendo questa logica, una corsa agli armamenti, una proliferazione orizzontale e verticale, sarebbero conseguenze inevitabili.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le considerazioni di sicurezza regionale potrebbero ravvisarsi due scenari. Nel primo, le armi autonome potrebbero esacerbare i conflitti esistenti perch\u00e9 in fase di sviluppo e progettazione da parte dei paesi del \u201cNord del Mondo\u201d. Siffatta asimmetria tra i \u201cDue Mondi\u201d potrebbe creare un \u2018dilemma della sicurezza\u2019 ed un pi\u00f9 facile ricorso ad armi di classe superiore, quali le armi di distruzioni di massa.<\/p>\n<p>Nel secondo caso, viceversa, potrebbe prevalere la teoria della deterrenza: il timore di entrare in conflitto con un avversario tanto pi\u00f9 potente, che non rischierebbe di perdere uomini al fronte, aumenterebbe l\u2019incentivo a ricorrere ad altri mezzi di negoziato, relegando la guerra ad ultima risorsa.<\/p>\n<p>Inoltre, al di l\u00e0 dei possibili scenari fra gli Stati finora analizzati, una delle problematiche maggiormente discusse ha riguardato l\u2019impatto di tale arma sugli attori non-statali in caso di appropriazione di tale tecnologia da parte loro e sulle loro capacit\u00e0 di modificare i dati di programmazione altrui, con le immaginabili catastrofiche conseguenze.<\/p>\n<p>Tra le ripercussioni secondarie di un eventuale schieramento dei Laws sul campo di battaglia, vi \u00e8 il rischio di prolungare i conflitti armati oltre i tempi necessari a neutralizzare il nemico. Sostituire i soldati al fronte con le macchine renderebbe la decisione politica di entrare in guerra, e la sua eventuale estensione nel tempo, meno onerosa.<\/p>\n<p>Le conclusioni raggiunte a Ginevra sulla definizione delle caratteristiche essenziali dei Laws non hanno prodotto consenso tra le delegazioni.<\/p>\n<p>Tuttavia, si \u00e8 trovata un\u2019intesa riguardo l\u2019importanza di proseguire l\u2019anno prossimo il dibattito sul tema e, nonostante le divergenze sulla tipologia dei prossimi incontri, alcune delegazioni hanno proposto l\u2019adozione di una prassi formale (attraverso il <i>Group of Governmental Experts<\/i>), mentre altre hanno promosso una continuazione informale, analoga alla suddetta. Il verdetto sulla modalit\u00e0 del prossimo incontro sar\u00e0 emesso a novembre, al meeting degli Stati contraenti la Ccw.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 13 al 17 aprile Ginevra ha ospitato la seconda riunione di esperti su uno degli argomenti pi\u00f9 discussi del momento: le armi autonome, ovvero i Lethal Autonomous Weapon Systems (Laws). L\u2019evento, organizzato nell\u2019ambito della Convention on Certain Conventional Weapons (Ccw), ha registrato una forte partecipazione diplomatica, di Ong e istituti di ricerca. 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