{"id":30700,"date":"2015-05-19T00:00:00","date_gmt":"2015-05-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ue-le-nuove-sfide-del-partenariato-orientale\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:51","slug":"ue-le-nuove-sfide-del-partenariato-orientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/ue-le-nuove-sfide-del-partenariato-orientale\/","title":{"rendered":"Ue: le nuove sfide del Partenariato orientale"},"content":{"rendered":"<p>Il 21 e 22 maggio si terr\u00e0 a Riga il quarto Vertice dei capi di Stato e di governo dei Paesi inclusi nel Partenariato orientale. Per i sei Paesi non-Ue che fanno parte di questa iniziativa (ovvero Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Armenia, Georgia e Azerbaijan) \u00e8 l\u2019occasione per riallacciare un dialogo che da pi\u00f9 parti \u00e8 stato messo in discussione.<\/p>\n<p>Lanciato sei anni fa nel quadro della Politica europea di vicinato, il Partenariato rappresenta il volto \u201corientale\u201d delle relazioni bilaterali, multilaterali e transregionali che caratterizzano questa importante politica dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Quali sfide attendono i ventotto capi di Stato e di governo Ue, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il commissario europeo per la Politica di vicinato e i negoziati di allargamento Johannes Hahn? <\/p>\n<p>Il lancio dell\u2019Unione economica eurasiatica (Uee) a gennaio 2015, la situazione nel Donbass, la costante incertezza politica in Moldavia, i conflitti \u201ccongelati\u201d della regione mostrano come l\u2019Ue abbia assoluto bisogno di nuove strategie.<\/p>\n<p><b>La via trans caucasica<\/b><br \/>Per quanto riguarda il versante caucasico, dei tre Paesi che fanno parte del Partenariato soltanto la Georgia sembra aver raggiunto un soddisfacente livello di integrazione con l\u2019Ue.<\/p>\n<p>L\u2019Armenia invece, che il 2 gennaio \u00e8 entrata a far parte della neonata Uee, diretta erede della Unione doganale eurasiatica, sembra aver gi\u00e0 fatto una scelta di campo. Tornando in Europa, il sentiero armeno \u00e8 stato seguito dalla Bielorussia, anch\u2019essa parte della Uee.<\/p>\n<p>La \u201ccompetizione\u201d con questa nuova iniziativa di integrazione regionale russa non va sottovalutata. L\u2019Ue non potr\u00e0 pi\u00f9 parlare solo con la pubblica amministrazione dei singoli Paesi per trattare di barriere doganali, dazi e altre questioni legate al commercio, ma dovr\u00e0 vedersela con l\u2019intero blocco dell\u2019Uee, che \u00e8 ora in grado di fissare tariffe comuni a tutti i Paesi.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi scontata quindi l\u2019egemonia che la Russia avr\u00e0 nella regione, come dimostra la presidenza della Commissione economica eurasiatica conferita all\u2019ex-ministro dell\u2019Industria del governo russo, Viktor Borisovich.<\/p>\n<p><b>La campana delle riforme suona a Est<\/b><br \/>Nel quadrante est-europeo, invece, la situazione \u00e8 pi\u00f9 favorevole all\u2019Unione: le bandiere blu a dodici stelle gialle apparse a Maidan Nezalezhnosti durante le proteste di piazza a Kiev sono l\u2019esempio di un (ancora abbozzato) desiderio \u201ceuropeo\u201d. Inoltre, Ucraina e Moldavia hanno stipulato con l\u2019Ue un Dcfta (<i>Deep and Comprehensive Free Trade Agreement<\/i>) che ora attende solo di essere messo in pratica.<\/p>\n<p>Ci sono molti ostacoli sul cammino: la Russia <a href= \"http:\/\/www.euractiv.com\/sections\/europes-east\/eu-postpone-ukraine-free-trade-pact-2016-314326\" target= \"blank\"><b><u>ha gi\u00e0 fatto sapere<\/u><\/b><\/a> che si oppone all\u2019applicazione del Dcfta con l\u2019Ucraina almeno fino a fine 2016, ma il rischio \u00e8 che continui a rilanciare per ritardare il processo.<\/p>\n<p>Inoltre, per avere la \u201ccarota\u201d, ovvero i cospicui finanziamenti europei, \u00e8 richiesta a ciascun partner l\u2019accettazione di certi valori e standard democratici, oltre che la costosa messa in regola di determinati settori dell\u2019economia secondo le direttive europee. Il cosiddetto \u201cbastone\u201d della condizionalit\u00e0 \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo, quindi.<\/p>\n<p>Infine, il coinvolgimento della societ\u00e0 civile non pu\u00f2 essere trascurato: l\u2019<i>Eastern Partnership Civil Society Forum<\/i> (EaP-Csf) \u00e8 il forum principe per le discussioni della societ\u00e0 civile tra Paesi del Partenariato e Unione europea. Le proteste in Ucraina hanno dimostrato quanto una societ\u00e0 civile consapevole possa ottenere se agisce con un obiettivo comune. Progetti che aiutino la societ\u00e0 civile e il settore privato (attraverso il Business Forum del Partenariato orientale) ad assumere maggiore consapevolezza politica possono essere sicuramente una leva importante per l\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Quale Partenariato dopo Riga?<\/b><br \/>Il ministro degli Esteri lettone Edgars Rinkevics, che in quanto presidente di turno del Consiglio dell\u2019Unione europea ospita il Vertice nella sua capitale, <a href= \"http:\/\/www.euractiv.com\/sections\/europes-east\/riga-host-eastern-partnership-survival-summit-312466\" target= \"blank\"><b><u>ha usato<\/u><\/b><\/a> toni garibaldini: qui o si realizza veramente una cooperazione, o il Partenariato morir\u00e0. Il momento sarebbe propizio per affrontare almeno due questioni fino ad ora eluse.<\/p>\n<p>Innanzitutto, dare una vera prospettiva europea a Moldavia e Ucraina. Sono Paesi che certo devono ancora lavorare molto sulla strada delle riforme, ma che hanno bisogno di stimoli pi\u00f9 forti e non soltanto di promesse per arrivare in fondo. Sembra quasi che l\u2019attaccamento a Bruxelles sia direttamente proporzionale al livello di avanzamento degli ideali democratici dei Paesi: questo pu\u00f2 essere uno sprone forte per l\u2019Ue a continuare nel solco gi\u00e0 tracciato.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019ultima questione da affrontare riguarda la fornitura di energia: l\u2019Azerbaijan, il partner regionale con maggiori interessi in questo settore, \u00e8 sganciato da una logica europea, ma rimane interessato a proseguire la cooperazione nel quadro del Partenariato strategico per l\u2019Energia con l\u2019Ue.<\/p>\n<p>Il colore del futuro per il Partenariato orientale \u00e8 grigio. Da una parte, molti fattori giocano a favore di relazioni pi\u00f9 strette con l\u2019Ue, soprattutto per alcuni Paesi. In questo caso, bisogna essere attenti a non trasformare la \u201cdifferenziazione\u201d in base al livello di integrazione con l\u2019Ue in vera e propria \u201cdiscriminazione\u201d contro i Paesi che mostrano maggiori difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra, il guanto di sfida lanciato da Mosca non pu\u00f2 che essere un segnale di allarme per un\u2019Unione che ha ancora mezzi troppo limitati per lanciarsi in un gioco di potenza su scala regionale. Il summit di Riga dir\u00e0 se l\u2019Ue \u00e8 pronta (almeno a parole) a giocare la partita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 21 e 22 maggio si terr\u00e0 a Riga il quarto Vertice dei capi di Stato e di governo dei Paesi inclusi nel Partenariato orientale. 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