{"id":30790,"date":"2015-05-26T00:00:00","date_gmt":"2015-05-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lesercito-inesistente-di-un-iraq-in-disfacimento\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:50","slug":"lesercito-inesistente-di-un-iraq-in-disfacimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/lesercito-inesistente-di-un-iraq-in-disfacimento\/","title":{"rendered":"L\u2019esercito inesistente di un Iraq in disfacimento"},"content":{"rendered":"<p>Che la sconfitta del sedicente \u2018stato islamico\u2019 sia sempre pi\u00f9 lontana appare ormai evidente. Se all\u2019inizio di aprile la liberazione di Tikrit aveva suscitato speranze, la recente caduta di Ramadi, in Iraq, e quella di Palmira, in Siria, lasciano pochi dubbi sull\u2019amara realt\u00e0.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle conquiste delle milizie dell\u2019autoproclamatosi califfo, ancora pi\u00f9 allarmante \u00e8 l\u2019ennesima disfatta delle forze armate irachene, nuovamente ritiratesi in maniera precipitosa di fronte alle tattiche \u201cnon convenzionali\u201d adottate dagli jihadisti che hanno distrutto interi isolati di Ramadi.<\/p>\n<p>Male armate, non pagate da mesi, scarsamente coordinate con il comando centrale di Baghdad e con i raid aerei statunitensi, le <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2703\" target= \"blank\"><b><u>truppe irachene<\/u><\/b><\/a> si sono dimostrate ancora una volta inconsistenti. <\/p>\n<p><b>Le radici di un problema antico<\/b><br \/>Le origini di tale debolezza risalgono alla fatale decisione statunitense, dopo l\u2019invasione del 2003, di smantellare l\u2019esercito di Saddam Hussein e ricostruire da zero le forze armate del paese. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti hanno investito almeno 25 miliardi di dollari in quest\u2019impresa fino alla fine del 2011, data del loro ritiro dall\u2019Iraq. Questi soldi vennero spesi in addestramento, strutture logistiche, costruzione di nuove basi militari, fornitura di armamenti.<\/p>\n<p>Tuttavia, la ridefinizione dello stato iracheno su basi settarie e l\u2019esigenza dell\u2019allora premier (e comandante in capo dell\u2019esercito) Nuri al-Maliki di proteggersi da eventuali tentativi di golpe posero i germi dell\u2019attuale fallimento.<\/p>\n<p>Gli ufficiali sunniti vennero estromessi, quelli sciiti pi\u00f9 competenti furono emarginati a vantaggio di esponenti leali a Maliki. L\u2019esercito divenne una struttura clientelare e corrotta, percepita come un corpo estraneo dalle province sunnite del paese. <\/p>\n<p>Nel giugno 2014, ben quattro divisioni si sono sciolte come neve al sole di fronte all\u2019avanzata di poche migliaia di miliziani dello \u2018stato islamico\u2019. Anche grazie all\u2019acquiescenza delle trib\u00f9 sunnite, si sono impadroniti di Mosul &#8211; citt\u00e0 di circa due milioni di abitanti &#8211; quasi senza colpo ferire.<\/p>\n<p>Se tanti soldati sciiti nelle file dell\u2019esercito non avevano interesse a morire per difendere terre sunnite, quelli sunniti preferirono non combattere per evitare possibili rappresaglie nei confronti delle loro famiglie.Del resto, molti di loro si erano arruolati semplicemente per percepire uno stipendio.<\/p>\n<p><b>Mosul \u00e8 sempre pi\u00f9 lontana<\/b><br \/>Ancora oggi si stima che vi siano circa 23 mila \u2018soldati fantasma\u2019 a libro paga del governo nella sola provincia di Al-Anbar, un dato significativo dei livelli di corruzione nelle istituzioni irachene.<\/p>\n<p>Il nuovo premier Haider al-Abadi ha avviato provvedimenti per smantellare questo sistema clientelare. Nel frattempo, per\u00f2, la guerra contro il Califfo e l\u2019inconsistenza dell\u2019esercito hanno costretto il premier a fare crescente affidamento sulle milizie sciite, molte delle quali dipendono, pi\u00f9 o meno direttamente, dall\u2019Iran.<\/p>\n<p>Secondo recenti stime di Washington, le forze armate irachene (in passato uno degli eserciti pi\u00f9 numerosi al mondo) contano da un minimo di quattro a un massimo di sette divisioni in piena efficienza, per un totale di non pi\u00f9 di 50 mila soldati.<\/p>\n<p>Lo scorso febbraio, responsabili militari statunitensi avevano valutato che sarebbe stata necessaria una forza di 20-25 mila uomini solo per riprendere Mosul. Praticamente per\u00f2 non esistono divisioni a maggioranza sunnita nel paese e non \u00e8 pensabile che forze sciite liberino la citt\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019offensiva su Mosul, inizialmente prevista in primavera, era gi\u00e0 stata rinviata all\u2019autunno. Ora la caduta di Ramadi e la necessit\u00e0 di dare la precedenza alla riconquista di questa citt\u00e0 a ridosso di Baghdad rendono ancora pi\u00f9 remota una simile offensiva.<\/p>\n<p><b>Disimpegno statunitense<\/b><br \/>A partire dallo scorso agosto, l\u2019amministrazione Obama ha puntato su un coinvolgimento bellico limitato, incentrato su raid aerei e sull\u2019invio di consulenti militari non direttamente impegnati sui fronti del conflitto.<\/p>\n<p>Questa scelta \u00e8 in accordo con una strategia generale di progressivo disimpegno statunitense dal Medio Oriente, all\u2019insegna del \u201cleading from behind\u201d. L\u2019iniziativa militare sul terreno viene pertanto lasciata ad attori locali &#8211; i peshmerga curdi, l\u2019esercito iracheno e le milizie sciite.<\/p>\n<p>La Casa Bianca sembra aver anche rinunciato a spingere per una riconciliazione nazionale. L\u2019assenza di progressi in questo senso, insieme allo stallo militare, non fanno altro che inasprire le diffidenze esistenti fra le trib\u00f9 sunnite e il governo.<\/p>\n<p>Il disegno di legge per la creazione di una Guardia Nazionale che permetterebbe ai sunniti di difendere in autonomia i propri territori \u00e8 tuttora bloccato in parlamento. <\/p>\n<p>La caduta di Ramadi sta poi aggravando una spaccatura all\u2019interno della stessa comunit\u00e0 sunnita, fra coloro che rifiutano l\u2019intervento delle milizie sciite sul proprio territorio e quanti invece lo invocano.<\/p>\n<p>Il disimpegno americano ha anche l\u2019effetto di rendere il premier al-Abadi sempre pi\u00f9 ostaggio delle milizie sciite e dell\u2019Iran. L\u2019intervento iraniano \u00e8 per\u00f2 destinato a esacerbare le tensioni settarie, poich\u00e9 fomenta le paure dei sunniti. Tali timori determinano a loro volta un aumento del sostegno nei confronti dello \u201cstato islamico\u201d, visto come baluardo contro l\u2019avanzata sciita e iraniana.<\/p>\n<p>Se non sar\u00e0 spezzato questo circolo vizioso, l\u2019Iraq sprofonder\u00e0 sempre pi\u00f9 nel caos. In ballo non c\u2019\u00e8 solo il persistere della minaccia rappresentata dal Califfo, ma il rischio sempre pi\u00f9 concreto del disfacimento dello stato iracheno.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che la sconfitta del sedicente \u2018stato islamico\u2019 sia sempre pi\u00f9 lontana appare ormai evidente. Se all\u2019inizio di aprile la liberazione di Tikrit aveva suscitato speranze, la recente caduta di Ramadi, in Iraq, e quella di Palmira, in Siria, lasciano pochi dubbi sull\u2019amara realt\u00e0. 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