{"id":30840,"date":"2015-05-29T00:00:00","date_gmt":"2015-05-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-profezie-di-bandung-e-la-sibilla-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:49","slug":"le-profezie-di-bandung-e-la-sibilla-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/05\/le-profezie-di-bandung-e-la-sibilla-cinese\/","title":{"rendered":"Le profezie di Bandung e la sibilla cinese"},"content":{"rendered":"<p>La Primavera del 1955 vide germogliare un nuovo modello di rapporti internazionali che presero forma durante la conferenza di Bandung, un evento, il primo dopo secoli, in cui l\u2019Occidente non catalizzava le attenzioni e non fungeva da arbitro, incrinando la suddivisione in sfere d\u2019influenza che stava caratterizzando il secondo dopoguerra.<\/p>\n<p>La Conferenza, presieduta dall\u2019indonesiano Sukarno, riun\u00ec 29 stati dell\u2019Asia e dell\u2019Africa e permise ai pi\u00f9 importanti leader dell\u2019epoca, tra i quali il cinese Zhou Enlai, l\u2019indiano Nehru e l\u2019egiziano Nass\u00e8r, di confrontarsi per proclamare a gran voce la necessit\u00e0 di combattere ogni forma di colonialismo sia occidentale che sovietico, di avviare piani strategici di cooperazione economica e culturale, di sostenere i diritti fondamentali e l\u2019autodeterminazione dei popoli, affinch\u00e9 milioni di persone passassero indenni dal colonialismo all\u2019indipendenza e si potesse pensare alla realizzazione di una pace sostanziale e duratura.<\/p>\n<p>Durante la Conferenza di Bandung la presa di coscienza della diversit\u00e0 delle priorit\u00e0 delle popolazioni di Africa e Asia e della necessit\u00e0 della cooperazione tra i paesi in via di sviluppo non solo acceler\u00f2 il processo di decolonizzazione, ma permise di seminare un vero spirito internazionalistico capace di superare i meri traguardi razziali o regionali, fino a coniugare l\u2019indipendenza e il rispetto delle identit\u00e0 nazionali con l\u2019uguaglianza ed i diritti umani.<\/p>\n<p><b>Le Profezie di Bandung<\/b><br \/>\nInizia a Bandung la crisi del modello politico europeo che, nel terzo millennio, sta coinvolgendo i sistemi politici ed economici di tutto l\u2019Occidente, determinando la frantumazione di molti valori che la crisi economica degli ultimi anni ha spazzato via, insieme a una fetta di benessere e di ricchezza, scolorendo con il pensiero debole le idee che avevano sostenuto la civilt\u00e0 europea, gi\u00e0 tradite dal colonialismo e dall\u2019imperialismo.<\/p>\n<p>Risale a Bandung il lento ma ineluttabile allontanamento dalle strutture costituzionali veicolate dai vecchi colonizzatori e lentamente deterioratesi a causa dell\u2019adozione di schemi autoritari, sovraordinati a masse frammentate che, non avendo partecipato n\u00e9 all\u2019evoluzione politica n\u00e9, tanto meno, ai progressi sociali ed economici, hanno maturato una crescente disaffezione agli ideali importati.<\/p>\n<p>Tale disillusione, tanto pi\u00f9 radicata quanto maggiore \u00e8 stato lo sfruttamento e la mancata realizzazione degli obiettivi, conduce interi popoli di larghe fasce dell\u2019Asia e dell\u2019Africa al tragico bivio che porta verso i barconi dei profughi o verso le milizie islamiche.<\/p>\n<p>Comincia ad offuscarsi a Bandung il sogno di cambiamento della Rivoluzione d\u2019Ottobre e a delinearsi una \u201cterza via\u201d che, alla Conferenza del Cairo del 1961, prese forma nel \u201cmovimento dei non allineati\u201d in cui si prefiguravano altri modelli di comunismo, quello di Tito e quello di Mao, in un terzo mondo che comprendeva l\u2019India, l\u2019Africa nera, i Paesi Arabi, l\u2019America del Sud, fino ai ghetti neri degli Stati Uniti e alle baraccopoli delle grandi metropoli, il cui sviluppo, avrebbe potuto cambiare il destino di tutto il mondo.<\/p>\n<p><b>La Bandung del 2015<\/b><br \/>\nPochi giorni fa i delegati di 109 paesi dell\u2019<i>Asian African Summit<\/i>, insieme a quelli di 16 stati osservatori e di 25 organizzazioni internazionali, si sono dati nuovamente appuntamento a Bandung, per celebrare il 60\u00ba anniversario della storica conferenza ed hanno riacceso i riflettori sul sud del mondo che, pur impantanato in nuove forme di colonialismo ed imperialismo, aspira ancora ad un reale sviluppo.<\/p>\n<p>Il tentativo \u00e8 quello di rivedere la tradizionale cooperazione, abbandonando la logica degli aiuti per implementare quella del trasferimento tecnologico, e di elaborare strategie di raffreddamento dei contrasti interetnici, interculturali ed interreligiosi, coniugando crescita economica e sviluppo sostenibile nel rispetto dei diritti umani.<\/p>\n<p>La Cina, che, dalla fondazione della Rpc, si affacci\u00f2 per la prima volta nel cortile di casa proprio a Bandung, dove inizi\u00f2 a tessere una tela di relazioni internazionali, paese povero tra i poveri, si trova oggi ad assurgere ad arbitro dei destini del mondo.<\/p>\n<p>Il seme gettato a Bandung ha fruttato per i cinesi un rigoglioso progresso che rischia di riproporre nuovi colonialismi ed imperialismi pur veicolando, nella nuova Bandung, il dogma della <i>global politics<\/i> che vuole sia tolto il timone della guida del mondo all\u2019economia e sia dato alla politica.<\/p>\n<p><b>La sibilla cinese<\/b><br \/>\nLa seconda Bandung ha suggellato la fine del colonialismo, chiuso definitivamente nel 1999 con il ritorno alla Cina di Macao, dopo che, nel 1997, c\u2019era stato il passaggio alla Cina dei territori di Hong Kong, cui il Regno Unito aveva concesso troppo tardivamente istituzioni democratiche.<\/p>\n<p>Le interazioni che si stanno sperimentando nelle Regioni Amministrative Speciali, ampiamente seminate da ideali occidentali, e le modalit\u00e0 con cui le diversit\u00e0 si armonizzeranno e integreranno sul substrato del sistema economico che sta trainando il mondo, costituiscono la vera sfida del terzo millennio, prima per lo Stato di mezzo e poi per tutto il pianeta globalizzato.<\/p>\n<p>Il Dragone dovr\u00e0 scegliere se attuare concretamente la coesistenza del sistema capitalistico e del sistema socialista, costruendo uno stato di diritto compiuto, da Hong Kong, a Macao, a tutta la Cina, oppure affrontare la rivoluzione sottotraccia che sta colorando di giallo le rive di Hong Kong, con altre modalit\u00e0.<\/p>\n<p>Non sappiamo se il mondo Occidentale, col suo patrimonio, \u201cibis redibis, non morieris in pugna\u201d, cio\u00e8 sopravvivr\u00e0 a se stesso nel terzo millennio. Ma se il centro del mondo non torner\u00e0 pi\u00f9 in Occidente ma \u201cibis redibis non, morieris in pugna\u201d, cio\u00e8 finir\u00e0 per sempre sul campo di battaglia di una guerra ideologica iniziata a Bandung, lo dir\u00e0 solo la sibilla cinese che potr\u00e0 rammentare la storia di Al\u00ec dagli Occhi Azzurri, che Jean Paul Sartre raccont\u00f2 a Pasolini e che l\u2019artista cant\u00f2 in una sua poesia, Profezia.<\/p>\n<p>Una profezia che, come quella di Bandung, forse ci narrer\u00e0 una nuova storia, quella di un altro Al\u00ec, ma dagli occhi a mandorla.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Primavera del 1955 vide germogliare un nuovo modello di rapporti internazionali che presero forma durante la conferenza di Bandung, un evento, il primo dopo secoli, in cui l\u2019Occidente non catalizzava le attenzioni e non fungeva da arbitro, incrinando la suddivisione in sfere d\u2019influenza che stava caratterizzando il secondo dopoguerra. 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