{"id":30890,"date":"2015-06-04T00:00:00","date_gmt":"2015-06-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-califfo-e-le-paure-di-mosca\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:47","slug":"il-califfo-e-le-paure-di-mosca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/06\/il-califfo-e-le-paure-di-mosca\/","title":{"rendered":"Il Califfo e le paure di Mosca"},"content":{"rendered":"<p>Il sedicente Stato Islamico avanza e fa paura, ma a preoccupare non sono solo i successi sul territorio. Il reclutamento dei <i>foreign fighters<\/i> rende l\u2019Is un nemico dai contorni sempre pi\u00f9 sfumati che arriva a lambire anche i confini di alcune aree delicate sotto il profilo politico e strategico.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso di Cecenia e Tagikistan che hanno chiesto aiuto a Mosca trovando un interlocutore reattivo. Le preoccupazioni del Cremlino si riferiscono all\u2019unit\u00e0 della Russia e alla sua proiezione nello spazio post-sovietico. Dopo l\u2019Ucraina, evidentemente, Mosca non vuole perdere altri pezzi.<\/p>\n<p><b>L\u2019Islam in Russia<\/b><br \/>La storia dell\u2019Islam in Russia \u00e8 plurisecolare. Da Caterina la Grande ai bolscevichi, gli scontri avevano soltanto affievolito la resistenza. Difatti, all\u2019indomani del crollo dell\u2019Urss le tradizioni islamiche della periferia sud dell\u2019impero sovietico sono tornate a farsi sentire.<\/p>\n<p>Si stima che i musulmani rappresentino circa il 14% della popolazione russa attuale, una minoranza la cui presenza si avverte. Se solo una quindicina di anni fa sembrava impossibile, oggi alla Duma si \u00e8 riaperto il dibattito sulla poligamia, probabilmente fomentato dalla notizia di cronaca del matrimonio di una ragazzina di 17 anni con un ufficiale ceceno di trent\u2019anni pi\u00f9 vecchio.<\/p>\n<p>L\u2019atteggiamento di Mosca verso l\u2019Islam \u00e8 sempre stato piuttosto tollerante, almeno a parole. L\u2019unit\u00e0 del Paese, cos\u00ec come impostata dal presidente Vladimir Putin, non si basa sulla confessione religiosa, ma su fattori di coesione quali l\u2019uso della lingua russa e l\u2019interesse nazionale. Per questo motivo Mosca ha spesso chiuso gli occhi in Cecenia e in Dagestan sulla poligamia o sul divieto di vendere alcolici. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 indebolire l\u2019opposizione che accusa Mosca di reprimere la cultura islamica.<\/p>\n<p><b>Cecenia, un esperimento non riuscito<\/b><br \/>Il tema della convivenza delle diverse confessioni islamiche \u00e8 particolarmente sentito in Cecenia. Attraverso la persona di Ramzan Kadyrov, l\u2019uomo del presidente Putin in Cecenia, Mosca ha lottato contro le correnti pi\u00f9 radicalmente indipendentiste, fautrici dell\u2019introduzione della sharia. I fatti, per\u00f2, non permettono di definirlo un esperimento riuscito.<\/p>\n<p>Kadyrov \u00e8 un personaggio particolare, di recente finito sotto la lente dei media: prende parte a ben due film, un thriller di Hollywood e un documentario che lo riguarda.<\/p>\n<p>Curiosamente, pochi giorni fa, l\u2019ideatore del documentario, l\u2019attivista di Open Russia Vladimir Kara-Murza, ha avuto un malore e ci sono buone probabilit\u00e0 che sia stato avvelenato. Il reportage di Murza racconta la corruzione dell\u2019\u00e9lite cecena e descrive Kadyrov come un leader irrazionale, incurante dello spreco dei fondi pubblici, oltre a indicare un presunto coinvolgimento di combattenti ceceni nel Donbas ucraino.<\/p>\n<p>Le paure di Kadyrov sulla possibilit\u00e0 che giovani ceceni si uniscano all\u2019Is non sembra infondata. Egli doveva essere il catalizzatore di un bilanciamento tra la lealt\u00e0 a Mosca e le tradizioni islamiche. Tuttavia, proprio per il legame con Mosca non \u00e8 riuscito a rappresentare che una parte della popolazione, allontanando brutalmente gli oppositori.<\/p>\n<p><b>Tagikistan , nel mirino di talebani e jihadisti<\/b><br \/>Ex repubblica socialista sovietica, il Tagikistan \u00e8 ora una repubblica semipresidenziale indipendente che confina con l\u2019Afghanistan. Secondo alcune fonti d\u2019intelligence, i talebani afghani di concerto con i militanti dell\u2019Is, ne avrebbero preso di mira il confine. Il presidente tagiko Emomali Rahmon ha chiesto aiuto a Putin.<\/p>\n<p>Per l\u2019occasione, Mosca ha rispolverato il Csto (Collective Security Treaty Organization), organizzazione nata come apparato militare di sei nazioni della Comunit\u00e0 di Stati indipendenti (tra cui il Tagikistan). Sotto l\u2019egida del Csto sono state condotte esercitazioni militari congiunte e testata la sua forza di reazione rapida.<\/p>\n<p>Tuttavia molti esperti non concordano sull\u2019esistenza di una reale minaccia per il Tagikistan. Al contrario sostengono che gli incidenti di frontiera siano stati sporadici e che, cavalcando il timore dell\u2019Is, il governo tagiko si assicuri un flusso ininterrotto di armi da Mosca (oltre al trasferimento gi\u00e0 avvenuto di 1,2 miliardi di dollari).<\/p>\n<p>In cambio, Mosca accresce la sua influenza sul Tagikistan, dove si riverseranno 9000 soldati entro il 2020 e che gi\u00e0 oggi \u00e8 lo Stato che ospita la pi\u00f9 grande divisione armata russa al di fuori dei confini della federazione.<\/p>\n<p><b>Gli interessi di Mosca<\/b><br \/>Dopo l\u2019Ucraina, il Cremlino non pu\u00f2 permettersi altri arretramenti in quello che storicamente considera l\u2019estero vicino. L\u2019avanzata dell\u2019Is non costituisce tanto una minaccia d\u2019attacco diretto, quanto piuttosto di erosione delle gi\u00e0 contestate basi della presenza russa nel Caucaso e in Tagikistan.<\/p>\n<p>Contenere gli effetti della propaganda jihadista ha notevole importanza, non solo in vista dell\u2019unit\u00e0 del Paese. Per Mosca \u00e8 fondamentale mantenere e incrementare le proprie posizioni strategiche in aree sensibili, nell\u2019ottica di costituire uno dei centri del tanto agognato ordine multipolare post guerra fredda, corretto e riveduto dalla lente del Cremlino.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sedicente Stato Islamico avanza e fa paura, ma a preoccupare non sono solo i successi sul territorio. 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