{"id":30900,"date":"2015-06-06T00:00:00","date_gmt":"2015-06-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/isole-spratly-sabbia-scogli-e-super-potenze\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:47","slug":"isole-spratly-sabbia-scogli-e-super-potenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/06\/isole-spratly-sabbia-scogli-e-super-potenze\/","title":{"rendered":"Isole Spratly: sabbia, scogli e Super-Potenze"},"content":{"rendered":"<p>Un po\u2019 di sabbia e scogli, quattro chilometri quadrati di terra suddivisi in oltre 750 atolli in un\u2019area di 425 kmq nel mar Cinese Meridionale, stanno facendo tornare climi da guerra fredda tra gli Stati Uniti da una parte e la Cina dall\u2019altra.<\/p>\n<p>Oggetto delle dichiarazioni di fuoco sull\u2019asse Washington-Pechino, \u00e8 l\u2019incessante opera dei cinesi che continuano a costruire basi, piste e infrastrutture sulle isole Spratly, scogli tra il Vietnam, il Brunei, le Filippine e la Malaysia, che la Cina considera sue, come le altre isole dell\u2019area, Paracelse e Scarborough.<\/p>\n<p><b>Cantieri aperti sulle isole Spratly<\/b><br \/>A differenza di queste ultime, le Spratly sono per\u00f2 ben lontane dal territorio cinese e sono gi\u00e0 in parte occupate dagli altri Paesi limitrofi sia militarmente che civilmente.<\/p>\n<p>Ma Pechino non vuole sapere ragioni: come mostrano immagini satellitari diffuse dalla stampa americana, l\u2019Esercito del Popolo ha compiuto ulteriori progressi nella costruzione di una pista di atterraggio sulle Spratly. Le immagini mostrano lavori di costruzione su una porzione di terra emersa sul Fiery Cross Reef, in grado di ospitare una pista per velivoli lunga oltre 3mila metri. Non si esclude che essa possa avere finalit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Una prospettiva che preoccupa i governi dell\u2019Asia-Pacifico e, in particolare, Filippine e Vietnam. Ma i lavori di Pechino interessano non solo il Fiery Cross Reef: altre opere sono in fase di progettazione e altri cantieri sono gi\u00e0 avviati.<\/p>\n<p>Sono in corso anche opere di dragaggio a sud della barriera corallina, per potenziare le strutture portuali gi\u00e0 esistenti. Secondo altre informazioni di intelligence americana, la Cina potrebbe costruire una seconda striscia di terra sulla Subi Reef, anch\u2019essa nelle Spratly, distante soli 25 km da un\u2019isola parte dell\u2019arcipelago filippino e abitata da civili.<\/p>\n<p><b>I timori di Usa e loro alleati<\/b><br \/>Quello che inquieta di pi\u00f9 i paesi dell\u2019area (e che ha indotto Washington a un\u2019aspra reazione tramite il segretario alla difesa Ash Carter) sono le immagini satellitari che mostrano veicoli militari cinesi con artiglieria dispiegati sulle isole. La preoccupazione ha spinto Carter a chiedere alla Cina di fermare subito la costruzione di basi e di terre, dichiarando Washigton \u201cprofondamente turbata dal ritmo dei lavori e dalla bonifica di terre nel Mar Cinese meridionale\u201d, da parte di Pechino.<\/p>\n<p>E ve n\u2019\u00e8 ben donde: in poco pi\u00f9 di un anno, la Cina ha realizzato terre per oltre 8 chilometri quadrati, in tempi tipicamente cinesi. Le preoccupazioni americane non sono altro che il megafono degli amici\/alleati dell\u2019area: Vietnam, Filippine, Malaysia, Taiwan e, seppur alla lontana, Giappone.<\/p>\n<p>Pechino ovviamente respinge le accuse e continua nella sua opera, giustificando il tutto con la protezione dei propri confini e dei propri interessi interni civili e militari e richiamando la propria sovranit\u00e0 nell\u2019area come fatto storico.<\/p>\n<p>In zona, negli ultimi tempi, c\u2019\u00e8 stato un assembramento di navi militari piccole e grandi, di aerei militari, droni e sommergibili. Ma la guerra non \u00e8 presa in considerazione: \u00e8 solo una dimostrazione di forza, ognuno vuole mostrare i muscoli all\u2019altro.<\/p>\n<p><b>Guerra esclusa, ma prove di forza<\/b><br \/>La Cina da sola e, contro, tutti gli altri. Washington non ha propri interessi manifesti nell\u2019area, ma intende appoggiare gli altri paesi per conservare il suo ruolo di pivot, di gestore dell\u2019area ricavato dalla seconda guerra mondiale e, soprattutto, limitare l\u2019ascesa di Pechino.<\/p>\n<p>Che nell\u2019ultimo anno ha assestato non pochi colpi al potere americano nell\u2019area, soprattutto in termini economici, con la creazione della propria banca di investimenti e il lancio del progetto della Ftaap (Free trade area of the Asia-Pacific), l&#8217;accordo di libero scambio per integrare le 21 economie dell&#8217;Asia-Pacific EconomicCooperation (Apec), ufficialmente (ma solo tale) non in contrasto con il simile progetto americano del Partenariato trans-pacifico (Trans-Pacific Partnership, Tpp).<\/p>\n<p>Ma in campo c\u2019\u00e8 altro. Non solo il controllo militare di un\u2019area strategica, che permetterebbe a Pechino di avere avamposti l\u00ec dove gli Usa hanno sempre scorrazzato senza problemi, ma anche risorse economiche e controlli commerciali non indifferenti. La zona, infatti, \u00e8 un ottimo bacino ancora non del tutto esplorato di risorse naturali, in particolare gas e petrolio.<\/p>\n<p><b>Non solo prestigio, anche risorse<\/b><br \/>La crescente richiesta energetica cinese spinge ovviamente Pechino a mettere una bandierina su qualsiasi possibile giacimento per raggiungere un\u2019indipendenza energetica necessaria ma lontana.<\/p>\n<p>La zona \u00e8 anche un trafficatissimo canale commerciale non solo attraverso i paesi dell\u2019area, ma soprattutto verso la Cina, con un traffico merci di gran lunga superiore a quello di Suez e Panama. Pechino non vuole perdere l\u2019occasione di allargare il suo controllo in Asia, soprattutto rosicchiando terreno agli Usa.<\/p>\n<p>A Washington infuria la battaglia politica, perch\u00e9 l\u2019atteggiamento del presidente Obama viene giudicato dai falchi troppo accondiscendente nei confronti di Pechino. Ecco perch\u00e9 l\u2019uscita di Carter \u00e8 stata salutata positivamente.<\/p>\n<p>Ma a Pechino si fanno orecchie da mercante. Neanche le minacce degli altri Paesi, le basi militari di questi gi\u00e0 presenti e i ricorsi presentati all\u2019Onu riescono a fermare Pechino dai suoi intenti espansionistici. Se non \u00e8 guerra fredda con Washington, ci siamo molto vicini.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un po\u2019 di sabbia e scogli, quattro chilometri quadrati di terra suddivisi in oltre 750 atolli in un\u2019area di 425 kmq nel mar Cinese Meridionale, stanno facendo tornare climi da guerra fredda tra gli Stati Uniti da una parte e la Cina dall\u2019altra. 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