{"id":30950,"date":"2015-06-11T00:00:00","date_gmt":"2015-06-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-ricadute-geopolitiche-della-crisi-alimentare\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:46","slug":"le-ricadute-geopolitiche-della-crisi-alimentare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/06\/le-ricadute-geopolitiche-della-crisi-alimentare\/","title":{"rendered":"Le ricadute geopolitiche della crisi alimentare"},"content":{"rendered":"<p>La crisi alimentare del 2008 e del 2011 ha ridato centralit\u00e0 al tema dell\u2019alimentazione, ma soprattutto ne ha svelato l\u2019importante dimensione geopolitica, mostrando come il cibo possa rappresentare un\u2019arma di ricatto e di pressione in grado di influenzare gli equilibri politici interni dei paesi, diventando al contempo un fattore di superiorit\u00e0 strategica nelle relazioni internazionali.<\/p>\n<p><b>Gli aiuti internazionali<\/b><br \/>La sicurezza alimentare \u00e8 stata per alcuni decenni considerata un obiettivo raggiungibile dalla comunit\u00e0 internazionale, grazie agli effetti della rivoluzione verde che avevano condotto a un enorme aumento delle rese agricole.<\/p>\n<p>Inoltre, le politiche di sussidi all\u2019agricoltura da parte di alcuni grandi produttori come l\u2019Europa e gli Stati Uniti avevano determinato tra il 1976 e il 2001 un crollo di circa il 53 per cento del prezzo dei prodotti agricoli di base, favorendo la loro importazione da parte di quei paesi le cui rese agricole non erano sufficienti a rispondere alla domanda interna.<\/p>\n<p>Il caso dei paesi Mena \u00e8 emblematico di come il mercato internazionale abbia consentito per alcuni decenni ai paesi afflitti da carenza strutturale di terra e di acqua di superare tali vincoli ambientali attraverso l\u2019importazione di quella che Toni Allan ha definito \u201cacqua virtuale\u201d, ovvero la quantit\u00e0 di acqua utilizzata nella produzione e nella commercializzazione di alimenti e beni di consumo.<\/p>\n<p>I primi segnali della precariet\u00e0 di questo equilibrio si manifestano con le \u00abrivolte del pane\u00bb scoppiate alla fine degli anni \u201980 in molti paesi arabi. Le misure di rigore economico previste dai Programmi di Aggiustamento Strutturale costringono i governi a ridurre i sussidi sui beni di prima necessit\u00e0 in un momento in cui un lungo periodo di siccit\u00e0 porta al crollo delle rese agricole.<\/p>\n<p><b>Crisi alimentare e instabilit\u00e0 politica <\/b><br \/>La contemporanea rottura degli equilibri economici e di quelli ambientali evidenzia il legame stringente che si va creando tra cambiamento climatico, crisi alimentare e instabilit\u00e0 politica all\u2019interno dell\u2019area. Tale legame appare ancora pi\u00f9 evidente con la crisi alimentare del 2008 e del 2011 che mostra la vulnerabilit\u00e0 dei paesi arabi nei confronti della crescente instabilit\u00e0 che interessa il mercato globale delle derrate alimentari di base.<\/p>\n<p>Definite &#8220;democrazie del pane&#8221;, i paesi arabi hanno basato per anni il proprio equilibrio politico interno su un modello definito &#8220;di accordo autoritario&#8221;: un patto sociale tra governanti e governati che prevede la fornitura da parte dei regimi al potere di derrate alimentari di base a prezzi sussidiati agli strati pi\u00f9 poveri della popolazione, in cambio della rinuncia da parte dei cittadini al pieno godimento dei diritti politici e civili.<\/p>\n<p>Nonostante le Primavere arabe non possano essere ricondotte a una matrice unica, \u00e8 innegabile che l\u2019aumento del prezzo del pane abbia contribuito a mettere in crisi questo patto sociale e rafforzato il malcontento popolare, diventando in parte il detonatore delle rivolte.<\/p>\n<p><b>Le primavere arabe<\/b><br \/>Senza cadere nel determinismo ambientale, anche la crisi siriana vede nel nesso acqua-cibo un fattore di aggravamento dell\u2019instabilit\u00e0 politica. Infatti, nonostante le interferenze internazionali e il cambiamento degli equilibri di potere tra le diverse componenti etniche e religiose abbiano rappresentato la determinante primaria della rivolta siriana del 2011, il deterioramento del quadro ambientale ha creato le condizioni per lo scoppio di una crisi agricola e umanitaria che ha aumentato la vulnerabilit\u00e0 del paese alle forze centrifughe interne ed esterne.<\/p>\n<p>Il caso della Siria conferma, dunque, come un evento climatico possa condizionare la stabilit\u00e0 politica di un paese, se associato a fenomeni di degrado delle risorse naturali provocati da forte pressione umana sulle risorse e da deboli politiche di adattamento e contrasto del rischio ambientale.<\/p>\n<p>Di fronte a questi evidenti elementi di incertezza riguardanti la continuit\u00e0 e la sicurezza dell\u2019approvvigionamento di derrate alimentari di base, alcuni paesi Mena hanno provveduto a esternalizzare la produzione agricola attraverso l\u2019acquisto di terra coltivabile all\u2019estero.<\/p>\n<p><b>Le acquisizioni di terra all\u2019estero<\/b><br \/>Gli investimenti in terra (<i>land deals<\/i>) hanno subito un\u2019impennata subito dopo la crisi alimentare del 2008 e del 2011. L\u2019aumento delle acquisizioni di terra all\u2019estero da parte di attori pubblici e privati \u00e8 da mettere in relazione con le tre crisi sistemiche che hanno colpito l\u2019economia globale: la crisi alimentare innescata dal forte incremento dei prezzi dei prodotti agricoli di base; la crisi energetica legata all\u2019aumento del prezzo del petrolio; la crisi finanziaria determinata dal crollo dei principali mercati finanziari.<\/p>\n<p>Paesi come l\u2019Arabia Saudita e l\u2019Egitto sono stati spinti all\u2019acquisizione di terreni agricoli all\u2019estero anche in seguito al fallimento dei grandi progetti idrici lanciati nei decenni precedenti per incrementare le superfici irrigue e aumentare l\u2019autosufficienza alimentare.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, <i>gli investimenti in terra <\/i>sono stati considerati da alcuni paesi un\u2019opportunit\u00e0 per ridurre la pressione sulle riserve idriche nazionali attraverso la realizzazione d\u2019investimenti in aree che presentano minori vincoli ambientali, nonostante il manifestarsi nel corso del tempo di problematiche come l\u2019aumento dei costi di pompaggio legati all\u2019abbassamento del livello delle falde fossili sfruttate, incognite legate alla durata di queste fonti idriche non rinnovabili, deterioramento qualitativo dell\u2019acqua prelevata.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile valutare gli effetti che queste dinamiche geopolitiche legate al controllo della terra e dell\u2019acqua produrranno in termini di pressione sull\u2019ambiente e di raggiungimento della sicurezza alimentare da parte dei paesi Mena.<\/p>\n<p>Vincoli ambientali e pressione demografica aumentano la competizione sulla terra e sull\u2019acqua, ma le strategie per raggiungere la sicurezza alimentare dipendono non solo dall\u2019aumento delle rese, dunque dagli aspetti che attengono alla produzione, quanto piuttosto dalla distribuzione e dall\u2019accesso al cibo, dunque, dal funzionamento dei mercati e dal rafforzamento della cooperazione internazionale.<\/p>\n<p>In assenza di politiche volte a stabilizzare i prezzi e garantire lo stoccaggio di derrate alimentari per fronteggiare il rischio climatico e impedire le speculazioni che penalizzano i paesi pi\u00f9 dipendenti dal mercato globale delle derrate alimentari, l\u2019acqua e il cibo sono destinati a rimanere al centro dei problemi di sicurezza nei prossimi anni.<\/p>\n<p>.   <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi alimentare del 2008 e del 2011 ha ridato centralit\u00e0 al tema dell\u2019alimentazione, ma soprattutto ne ha svelato l\u2019importante dimensione geopolitica, mostrando come il cibo possa rappresentare un\u2019arma di ricatto e di pressione in grado di influenzare gli equilibri politici interni dei paesi, diventando al contempo un fattore di superiorit\u00e0 strategica nelle relazioni internazionali. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[99,135,114,140,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30950"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30950"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30950\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62440,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30950\/revisions\/62440"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}