{"id":30960,"date":"2015-06-12T00:00:00","date_gmt":"2015-06-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-lillusione-di-un-piano-b\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:45","slug":"libia-lillusione-di-un-piano-b","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/06\/libia-lillusione-di-un-piano-b\/","title":{"rendered":"Libia: l\u2019illusione di un piano \u201cB\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa \u00e8 ripresa in Marocco la mediazione dell\u2019Onu, guidata dall\u2019ambasciatore L\u00e9on, per trovare un accordo fra le parti libiche stabilendo un governo di \u201cconcordia nazionale\u201d.<\/p>\n<p>La terza proposta avanzata da L\u00e9on fu respinta un paio di settimane or sono dalla coalizione che fa capo a Tripoli, quella dei rivoluzionari di Misurata e degli islamisti. In realt\u00e0, la coalizione di Tripoli \u00e8 divisa e una buona parte di essa \u00e8 pronta ad accettare la proposta di L\u00e9on. <\/p>\n<p>\u00c8 vero che la terza versione di accordo nazionale oggettivamente privilegia il governo Tobruk in quanto riconosciuto internazionalmente a seguito delle elezioni del giugno 2014. <\/p>\n<p>Il \u201cbias\u201d, cio\u00e8 l\u2019atteggiamento a favore di Tobruk, si radica nelle alleanze regionali dell\u2019Occidente, che sono anche quelle del governo riconosciuto internazionalmente, e nelle sue preoccupazioni per gli sviluppi dell\u2019estremismo nella regione, le stesse preoccupazioni che sono alla base della coalizione anti-Isis. <\/p>\n<p>Tuttavia, la proposta \u00e8 migliorabile e quelli di Misurata che l\u2019appoggiano si rendono realisticamente conto che sarebbe difficile ottenere nel contesto internazionale di pi\u00f9 di quello che L\u00e9on propone.<\/p>\n<p><b>Leon \u00e8 alla quarta stesura<\/b><br \/>In Marocco \u00e8 stata ora presentata una quarta versione dell\u2019accordo. Non si conoscono ancora i particolari, ma a questo punto sono quelli della coalizione di Tripoli a insorgere contro le Nazioni Unite. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche stata una riunione di rappresentanti parlamentari di entrambe le coalizioni a Berlino, dalla quale \u00e8 apparso con chiarezza che le posizioni sono diversificate in entrambi gi schieramenti e che l\u2019opposizione pi\u00f9 seria alla mediazione proposta dall\u2019Onu viene dalla cerchia del generale Hiftar, e forse anche dal primo ministro Al Thani, che nel tempo si \u00e8 sempre pi\u00f9 avvicinato a Hiftar. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 comprensibile, perch\u00e9 quelli di Tobruk sanno che gli occidentali sono molto preoccupati ma al tempo stesso hanno paura di mettere le dita nell\u2019ingranaggio libico. Non a torto quindi pensano che, se fallisce la mediazione, gli occidentali non hanno altre alternative che contare sul governo di Tobruk e i suoi alleati regionali per combattere Isis e clandestini.<\/p>\n<p>Ma un accordo politico nazionale resta di gran lunga la soluzione migliore e pi\u00f9 stabile, anche sotto il profilo della sicurezza occidentale. Tale accordo sarebbe in definitiva fra i moderati delle due parti e costituirebbe una svolta fondamentale nella crisi libica, consentendo di mettere ai margini, senza escluderli, gli islamisti moderati (come i Fratelli musulmani), che sono comunque una minoranza, ed escludere invece i gruppi estremisti (che stanno confluendo nell\u2019Isis). <\/p>\n<p>Se in Libia si arrivasse a delineare questo tipo di arena politica, i conflitti non sarebbero finiti, ma il Paese riuscirebbe ad avere un governo solido abbastanza da confrontarli e l\u2019Occidente a fornire l\u2019aiuto necessario senza il rischio di aggravare e perpetuare la crisi com\u2019\u00e8 oggi.<\/p>\n<p><b>L\u2019Occidente e il Paese delle tre crisi<\/b><br \/>Non sappiamo se L\u00e9on ci riuscir\u00e0. Lui ha fatto una buona proposta di accordo. I governi occidentali devono per\u00f2 convenientemente aiutarlo, una cosa che finora non hanno fatto. Essi devono modificare le politiche regionali in modo da sgravare la mediazione dallo squilibrio pro-Tobruk che sin dall\u2019inizio l\u2019opprime e, forse ancora di pi\u00f9, stabilire con chiarezza l\u2019ordine di priorit\u00e0 fra le varie crisi che fanno capo alla Libia.<\/p>\n<p>Ci sono in Libia tre crisi: una \u00e8 quella che s\u2019incarna nella guerra civile. Questa crisi ha portato a un vuoto di governo sul territorio che ha a sua volta facilitato le altre due crisi: quella della penetrazione dell\u2019Isis dalla Mezzaluna Fertile al Nord Africa e quella dell\u2019immigrazione clandestina, un business organizzato, non meno forte di quello della droga in America Latina, che sta assumendo proporzioni insopportabili.<\/p>\n<p>Il rapporto che c\u2019\u00e8 fra queste crisi non \u00e8 biunivoco. Se si risolve la crisi politica libica si pongono senza dubbio le basi per poter risolvere le altre due, con azioni sia militari, sia di controterrorismo, sia economiche, in cui l\u2019appoggio occidentale risulterebbe efficace (avendo un governo di controparte); se si comincia invece dall\u2019affrontare le altre due con azioni militari o di polizia, i governi occidentali risponderebbero, s\u00ec, alle forti pressioni e preoccupazioni interne in atto, ma aggraverebbero la crisi politica libica e, ci\u00f2 facendo, indebolirebbero i loro stessi interventi (come del resto sta accadendo in Iraq e Siria). <\/p>\n<p>Il 16 giugno prossimo si riuniscono a Roma i funzionari dei Ministeri degli Esteri del gruppo dei D-10 (Australia, Canada, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Ue, Usa, con La Polonia e la Spagna come osservatori) con l\u2019obiettivo di discutere sul da farsi. \u00c8 un momento giusto per farlo, a patto che essi ribadiscano la priorit\u00e0 della soluzione politica e diano i segnali necessari alla sua attuazione, affrontando le questioni che ostacolano il compromesso e sulle quali ci siamo soffermati pi\u00f9 sopra.<\/p>\n<p><b>La riunione a Roma del D10<\/b><br \/>Per ora il Piano B per una mediazione che in effetti tanto stenta ad affermarsi deve essere il miglioramento del Piano A. Non deve assolutamente essere il varo di missioni per affrontare le emigrazioni clandestine o l\u2019Isis, perch\u00e9 queste missioni non si connettono alla risoluzione della crisi politica libica e potrebbero solo aggravarla. Questo non significa che dette crisi non debbano essere affrontate: il punto \u00e8 che debbono essere affrontate nel loro merito e non, erroneamente, come soluzioni alla crisi libica. <\/p>\n<p>Il Piano B inteso come intervento militare (il secondo, dopo il disastro politico combinato dal primo) \u00e8 diventato un fantasma che gira per l\u2019Europa. Tuttavia, \u00e8 necessario guardarsene per non incorrere nel rischio di vanificare gli sforzi finora ben diretti per procurare il necessario successo alla mediazione.<\/p>\n<p>Se il Piano A fallir\u00e0 l\u2019Occidente avr\u00e0 a sua disposizione nient\u2019altro che un Piano B, che \u00e8 un copione gi\u00e0 scritto: un\u2019alleanza con l\u2019Egitto e Tobruk perch\u00e9 facciano essi il lavoro con qualche aiuto occidentale sul terreno del controterrorismo. <\/p>\n<p>Questo Piano B \u00e8 illusorio (e non ha un Piano C come sua alternativa). A giudicare da quello che si vede nella Mezzaluna Fertile e nello Yemen non sar\u00e0 una grande soluzione, anzi sar\u00e0 senza dubbio cattiva. <\/p>\n<p>Non resta quindi che rimboccarsi le maniche, sostenere strenuamente il Piano A, e mettere in opera le modifiche necessarie all\u2019accordo fra i libici e alle politiche occidentali nella regione, politiche che certo non aiutano la mediazione di L\u00e9on. Al di l\u00e0 c\u2019\u00e8 un <i>d\u00e9j\u00e0 vu <\/i>davvero poco promettente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa \u00e8 ripresa in Marocco la mediazione dell\u2019Onu, guidata dall\u2019ambasciatore L\u00e9on, per trovare un accordo fra le parti libiche stabilendo un governo di \u201cconcordia nazionale\u201d. 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