{"id":31020,"date":"2015-06-22T00:00:00","date_gmt":"2015-06-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dissidio-su-una-riforma\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:44","slug":"dissidio-su-una-riforma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/06\/dissidio-su-una-riforma\/","title":{"rendered":"Dissidio su una riforma"},"content":{"rendered":"<p>Piccoli democratici crescono ad Hong Kong e ne \u00e8 chiaro segnale il voto con il quale il parlamentino dell\u2019ex colonia britannica ha respinto la controversa riforma elettorale voluta da Pechino.<\/p>\n<p>Nei piani della dirigenza cinese, la cui longa manus negli ultimi anni si \u00e8 sempre pi\u00f9 stretta intorno a Hong Kong tanto da fare nascere e rinvigorire movimenti anti Pechino (in particolare composti da giovani e giovanissimi), le prossime elezioni del 2017 sarebbero state le prime nelle quali la Cina avrebbe concesso il suffragio universale per la scelta del capo del governo locale (<i>chief executive<\/i>), come stipulato nella Legge Fondamentale, la mini-costituzione di Hong Kong.<\/p>\n<p>L\u2019ex colonia dal 1997 \u00e8 una Speciale Regione Amministrativa (Sar) della Cina con una forte autonomia (nel solco della politica de \u201cun paese due sistemi\u201d), molto orgogliosa della sua tradizione e della sua diversit\u00e0 da Pechino che comunque esercita una grande influenza anche politica.<\/p>\n<p>Non a caso, l\u2019attuale <i>chief executive<\/i> di Hong Kong, Leung Chun-ying, \u00e8 considerato pienamente allineato con Pechino, tanto da aver effettuato in mandarino e non, come da tradizione, in cantonese (lingua parlata a Hong Kong) il suo discorso di insediamento nel luglio del 2012.<\/p>\n<p><b>Respinto il suffragio universale \u201calla cinese\u201d<\/b><br \/>Il progetto di riforma di Pechino prevedeva un suffragio universale \u201calla cinese\u201d: i cittadini di Hong Kong avrebbero s\u00ec potuto eleggere il loro candidato preferito alla carica di capo dell\u2019esecutivo locale, ma tra una rosa di due o tre nomi, scelti da un gruppo di 1200 persone per la quasi totalit\u00e0 vicine a Pechino.<\/p>\n<p>L\u2019annuncio, lo scorso agosto, di questa riforma, scaten\u00f2 le proteste di larga parte dell\u2019opinione pubblica hongkonghina, che sfociarono nell\u2019autunno in settimane di manifestazioni, una Occupy Hong Kong che catapult\u00f2 l\u2019ex colonia britannica sui media internazionali per il grande numero di partecipanti, soprattutto giovani universitari, che si battevano contro il potere di Pechino. Ci furono scontri con la polizia, si parl\u00f2 anche della possibilit\u00e0 che Pechino potesse inviare carri armati.<\/p>\n<p>L\u2019occupazione pacifica delle piazze di Admiral e di altri quartieri di Hong Kong da parte degli universitari, durata oltre 10 settimane, appoggiati da professionisti e da tanta gente comune, preoccup\u00f2 non poco Pechino che decise di mantenere il silenzio di fronte ai manifestanti dall\u2019\u201dombrello giallo\u201d (il simbolo della protesta), confidando poi in un voto favorevole del Parlamento.<\/p>\n<p><b>Il no del Parlamento dopo quello dei giovani<\/b><br \/>Voto che gioved\u00ec 18 non c\u2019\u00e8 stato: la proposta di riforma \u00e8 stata respinta con 8 voti a favore e 28 contro. Trentaquattro parlamentari pro Pechino hanno lasciato l\u2019aula prima del voto; ma comunque non sarebbero riusciti a fare nulla, dal momento cheil governo aveva bisogno di almeno 47 dei 70 voti per l&#8217;approvazione.<\/p>\n<p>Mentre a Hong Kong all\u2019esterno del parlamentino e in altre zone della citt\u00e0 si festeggiava, a Pechino non si rideva. Anzi. La stampa cinese pro partito comunista ha fortemente attaccato i deputati usciti dall\u2019aula.<\/p>\n<p>Si \u00e8 parlato di problema di comunicazione, di d\u00e9b\u00e2cle politica. Il voto ha rafforzato il movimento democratico di Hong Kong che, nato sulle proteste, sta ora cercando di assumere sempre pi\u00f9 potere e consenso. Sul piatto non ci sono pi\u00f9 solo le elezioni del 2017 del capo dell\u2019esecutivo, ma le elezioni locali del prossimo novembre quando saranno eletti i membri dei 18 consigli distrettuali.<\/p>\n<p><b>Elezioni locali dal sapore politico<\/b><br \/>Elezioni locali, ma dal forte carattere politico, perch\u00e9 l\u2019anno successivo, ci saranno le elezioni del Legco (Legislative Council), il parlamentino di Hong Kong influenzato comunque dalla politica locale. Non solo: i consiglieri hanno voti importanti sia nella commissione di nomina del <i>chief executive<\/i>, sia esprimono due seggi nel Legco e scelgono i candidati per altri tre posti.<\/p>\n<p>Il movimento democratico, che aveva organizzato proteste solidali (con raccolta di spazzatura, distribuzione di viveri e vestiti e altro) sta cercando ora di organizzarsi per combattere contro l\u2019emanazione a Hong Kong del partito comunista cinese, galvanizzato dal risultato del voto sulla riforma, per ribadire la propria autonomia, sperando poi nell\u2019approvazione di una vera riforma elettorale a suffragio universale che, il <i>chief executive<\/i> vicino a Pechino, ha annunciato comunque che metter\u00e0 da parte nei due ani restanti di suo governatorato.<\/p>\n<p>Ci sar\u00e0 a breve una sorta di campo organizzativo nel quale si getteranno le basi per l\u2019organizzazione strutturale di questo movimento, con l\u2019intenzione soprattutto di svecchiare la politica di Hong Kong e sfruttare l\u2019energia messa su strada dai manifestanti nei 79 giorni di protesta.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piccoli democratici crescono ad Hong Kong e ne \u00e8 chiaro segnale il voto con il quale il parlamentino dell\u2019ex colonia britannica ha respinto la controversa riforma elettorale voluta da Pechino. 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