{"id":31030,"date":"2015-06-23T00:00:00","date_gmt":"2015-06-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-fazioni-litigano-gli-jihadisti-avanzano\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:43","slug":"le-fazioni-litigano-gli-jihadisti-avanzano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/06\/le-fazioni-litigano-gli-jihadisti-avanzano\/","title":{"rendered":"Le fazioni litigano, gli jihadisti avanzano"},"content":{"rendered":"<p>Nessuna tregua umanitaria. Dopo cinque giorni di negoziati separati a Ginevra, il governo yemenita (prima riparato ad Aden, poi in Arabia Saudita) e i miliziani sciiti (gli huthi del movimento Ansarullah pi\u00f9 il General People&#8217;s Congress, Gpc, dell&#8217;ex presidente Saleh), che controllano la capitale Sana&#8217;a, non hanno raggiunto alcun accordo. <\/p>\n<p>Oman e Stati Uniti avevano convinto le parti a incontrarsi in Svizzera, sotto la regia del nuovo inviato dell&#8217;Onu, il mauritano Ismail Ahmed: il Sultanato aveva giocato il tradizionale, discreto ruolo di facilitatore, ospitando incontri informali tra gli attori yemeniti, cui avevano partecipato anche diplomatici di Washington. <\/p>\n<p>Il presidente ad interim Abdu Rabu Mansur Hadi aveva dichiarato che l\u2019obiettivo dei colloqui di Ginevra non sarebbe stata la \u201criconciliazione\u201d, ma l\u2019attuazione della risoluzione 2216 dell\u2019Onu (ritiro dei miliziani sciiti dai territori occupati e consegna delle armi); Ansarullah e Gpc, invece, chiedevano, come precondizione per la tregua, lo stop dei bombardamenti della coalizione a guida saudita.<\/p>\n<p><b>Il logoramento saudita<\/b><br \/>Prima dell&#8217;appuntamento svizzero, come prevedibile, i bombardamenti e i combattimenti fra milizie si sono intensificati. Infatti, sia l\u2019alleanza huthi-Saleh che i filo-governativi volevano sedersi al tavolo negoziale da una posizione di maggior forza possibile, anche perch\u00e9 gli equilibri sul campo non sono stati alterati dall\u2019intervento militare. <\/p>\n<p>Per Riad, dopo tre mesi di raid, il bilancio \u00e8 davvero preoccupante: persino l&#8217;annuncio della distruzione dell&#8217;arsenale balistico in mano agli insorti si \u00e8 rivelato perlomeno inesatto, dal momento che due Patriot sauditi hanno dovuto intercettare un missile Scud partito dallo Yemen (probabilmente da militari vicini a Saleh) e diretto contro la base saudita di Khamis Mushait (Jizan).<\/p>\n<p>I fronti del conflitto sono ora principalmente tre: il confine saudita &#8211; con la regione di Najran sotto crescente pressione huthi -, la capitale Sana\u2019a e il triangolo centromeridionale Aden-Taiz-Bayda, dove prosegue la guerriglia tra le fazioni.<\/p>\n<p><b>La debolezza di Hadi<\/b><br \/>Nessun attore partitico e\/o tribale sembra disporre della forza politica necessaria per far rispettare, sul campo, qualsiasi accordo di tregua possa essere raggiunto in futuro: cresce lo scollamento fra le leadership politico-tribali e le milizie sul territorio. <\/p>\n<p>E la frantumazione dell&#8217;esercito amplifica la privatizzazione della violenza. Le forze che osteggiano le milizie sciite non sostengono necessariamente il presidente Hadi, riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale ma sempre pi\u00f9 debole, specie agli occhi di chi combatte sul campo.<\/p>\n<p>Per esempio, il partito Islah (Fratelli musulmani e parte dei salafiti), ora appoggiato anche dall&#8217;Arabia Saudita, parteggia &#8211; insieme a molti comitati popolari di uomini in armi &#8211; per il ritorno in patria del presidente e del governo, cos\u00ec come il partito salafita Rashad (guidato dal controverso Abd al-Wahhab al-Humayqani, presente a Ginevra nonostante compaia nella lista nera del terrorismo Usa). Il Movimento Meridionale (Al-Hirak), anch&#8217;esso in lotta contro gli huthi, ha invece come fine ultimo l&#8217;autonomia\/indipendenza del sud dal resto dello Yemen.<\/p>\n<p><b>Al-Qaeda e \u2018Stato islamico\u2019<\/b><br \/>Una cellula yemenita del sedicente Stato islamico (Is) ha rivendicato due nuovi attentati con autobombe a Sana&#8217;a (17 e 20 giugno), dopo quello che a marzo cost\u00f2 la vita ad almeno 140 fedeli in preghiera: il bilancio \u00e8 di oltre trenta vittime, colpite fra moschee e uffici di Ansarullah.<\/p>\n<p>Approfittando del vuoto di sicurezza, al-Qaeda nella Penisola arabica (Aqap) e l\u2019affiliata Ansar al-Sharia stanno guadagnando terreno e consenso popolare nel sud del Paese combinando la lotta alle milizie sciite con la fornitura di servizi primari in zone da tempo inaccessibili per le istituzioni centrali.<\/p>\n<p>Non sono per\u00f2 da escludere tensioni fra jihadisti e trib\u00f9 sunnite locali: nella citt\u00e0 di Mukalla, capoluogo dell\u2019Hadramout, i qaidisti hanno vietato la produzione e il consumo della foglia euforizzante del qat, tradizionale fenomeno di costume nonch\u00e9 fonte primaria di sostentamento finanziario per i clan dell\u2019area. <\/p>\n<p>Dopo che un drone Usa ha ucciso il leader di Aqap Nasser al-Wahishi, sar\u00e0 interessante osservare la dialettica fra la nuova guida di Aqap e il \u2018califfato\u2019 di al-Baghdadi, da cui la branca yemenita di al-Qaeda si \u00e8 finora tenuta distante.<\/p>\n<p><b>Crisi umanitaria<\/b><br \/>Tre mesi di blocco aereo e navale hanno aggravato la gi\u00e0 seria condizione umanitaria: lo Yemen, dipendente per il 90% dalle importazioni alimentari, vive una cronica crisi idrica. E i flussi migratori stanno mutando: chi riesce a scappare dalla repubblica arabica raggiunge Gibuti (ultimo rifugio del Corno d\u2019Africa) o addirittura la Somalia, ovvero il Paese da cui si fuggiva &#8211; fino a poco tempo fa &#8211; per raggiungere Sana\u2019a. <\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita ha dispiegato almeno 2100 soldati senegalesi in patria, con l\u2019obiettivo di liberare nuove truppe per il confine. Il conflitto politico-territoriale dello Yemen, tra fasi di alta e bassa intensit\u00e0, durer\u00e0 ancora a lungo, soprattutto se Arabia Saudita e Iran, ormai coinvolti nella contesa, proseguiranno il loro \u201cgioco a somma zero\u201d regionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuna tregua umanitaria. 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