{"id":31170,"date":"2015-07-11T00:00:00","date_gmt":"2015-07-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/salvare-leuropa-restringendola\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:39","slug":"salvare-leuropa-restringendola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/07\/salvare-leuropa-restringendola\/","title":{"rendered":"Salvare l\u2019Europa restringendola?"},"content":{"rendered":"<p>La questione principale che si pone all\u2019Europa dopo il referendum di Atene non \u00e8 se la Grecia rimarr\u00e0 o meno nell\u2019euro: quale che sia la conclusione della partita in corso, la Grecia rester\u00e0 infatti a lungo un problema che, volente o nolente, l\u2019Europa si dovr\u00e0 accollare.<\/p>\n<p>Un grave errore di analisi compiuto per comprensibili ragioni demagogiche dal governo greco, ma che ha sedotto molta gente anche altrove, \u00e8 di credere che il problema greco sia un paradigma per giudicare l\u2019intero sistema dell\u2019euro. In realt\u00e0 la Grecia \u00e8 sempre stata un caso del tutto anomalo: dirlo \u00e8 politicamente scorretto, ma se lo si fosse trattato dall\u2019inizio come tale forse avremmo evitato molti guai.<\/p>\n<p>La domanda che assilla invece tutte le cancellerie \u00e8 cosa bisogna fare dell\u2019eurozona (e anche dell\u2019Ue) per consolidare un sistema che palesemente funziona male e che \u00e8 rigettato o mal compreso (in termini politici \u00e8 la stessa cosa) dall\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Sul tavolo c\u2019\u00e8 il cosiddetto rapporto \u201cdei 5 Presidenti\u201d che costituir\u00e0, arricchito da altre idee fra cui un documento del governo italiano, la base per le discussioni dei prossimi mesi.<\/p>\n<p>Il testo contiene molte proposte utili e si muove nella linea tradizionale del gradualismo e del pragmatismo delle istituzioni: fare proposte ambiziose, ma non troppo da essere giudicate irrealiste e velleitarie. In Italia e altrove \u00e8 considerato del tutto insufficiente, addirittura \u201cirritante\u201d.<\/p>\n<p>All\u2019Europa non servono nuove proposte tecniche, si dice, ma la volont\u00e0 di correggere finalmente il vizio d\u2019origine del trattato di Maastricht: la mancanza di unit\u00e0 politica. Giusto; talmente giusto da essere semplicistico. C\u2019\u00e8 da chiedersi se chi lo dice abbia riflettuto fino in fondo alle conseguenze.<\/p>\n<p><b>I malintesi dell\u2019Unione politica<\/b><br \/>Quando in Italia si parla di unione politica, si pensa in genere a istituzioni di tipo federale che abbiano una sufficiente legittimit\u00e0 democratica da essere considerate \u201ccosa loro\u201d dai cittadini; istituzioni che dovrebbero anche avere una capacit\u00e0 finanziaria propria per poter giocare il ruolo stabilizzatore che in America appartiene al governo federale.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 \u00e8 giusto e convincente, ma a cosa assomiglierebbero queste istituzioni? Ci sono molte riflessioni dell\u2019accademia e dei think tanks, ma nulla che faccia supporre che i principali governi abbiano maturato idee concrete.<\/p>\n<p>Non deve sorprendere. Per prima cosa l\u2019Europa unita non potr\u00e0 assomigliare agli Stati Uniti, nel senso che l\u2019assoluta separazione dei poteri alla base della Costituzione americana \u00e8 estranea alla nostra cultura politica fondata su governi parlamentari.<\/p>\n<p>Inoltre, poich\u00e9 \u00e8 inconcepibile che si riparta da zero, si dovr\u00e0 necessariamente costruire sull\u2019esistente. Quale ruolo assegnare alle istituzioni che abbiamo: Commissione, Consiglio europeo, Consiglio, Parlamento europeo, Parlamenti nazionali?<\/p>\n<p>Su tutto aleggia una divaricazione nel pensiero politico europeo, che possiamo identificare in Francia e Germania: da un alto la preferenza per un esecutivo forte anche se legittimato dalla volont\u00e0 popolare, dall\u2019altro la diffidenza verso l\u2019esperienza del II e del III Reich che spinge verso un esecutivo con poteri discrezionali molto limitati, espressione di un Parlamento fortissimo.<\/p>\n<p>Non sar\u00e0 facile trovare un equilibrio, anche perch\u00e9 le difficolt\u00e0 che incontra il Parlamento europeo dimostrano quanto sia arduo avere un dibattito democratico a livello dell\u2019Unione. Il pericolo \u00e8 che si finisca con un aumento massiccio dei poteri dei Parlamenti (europeo e nazionali), ma privi di un esecutivo degno di questo nome.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine l\u2019ostacolo di sempre: la riluttanza della Francia e di altri ad accettare vere cessioni di sovranit\u00e0. Quanto sopra basterebbe a illustrare la difficolt\u00e0 del percorso. Tuttavia, le istituzioni non sono tutto. L\u2019Europa ha anche (o crede di avere) una Costituzione economica. Per capirci, un po\u2019 di storia.<\/p>\n<p><b>La Costituzione economia europea<\/b><br \/>Quando, alla fine degli Anni \u201960 si cominci\u00f2 a rompere la stabilit\u00e0 monetaria che aveva sostenuto le economie occidentali durante i \u201c30 gloriosi\u201d, in Europa assistemmo a un duro confronto fra due filosofie i cui poli erano rappresentati (ancora una volta!) dai francesi, definiti \u201cmonetaristi\u201d e dai tedeschi, definiti \u201ceconomisti\u201d.<\/p>\n<p>Gli addetti ai lavori ancora sopravvissuti ricorderanno i duri scontri fra Giscard D\u2019Estaing, allora ministro delle Finanze, e il suo collega tedesco Schiller. Lo scontro prendeva le mosse dalle misure da prendere per far fronte a un\u2019incipiente instabilit\u00e0 monetaria, ma fu particolarmente aspro perch\u00e9 rifletteva due opposte visioni di politica economica. I francesi, privilegiavano strumenti per assicurare la stabilit\u00e0 monetaria; i tedeschi, sostenevano che nulla aveva senso senza convergenza delle politiche economiche.<\/p>\n<p>Dietro il confronto c\u2019era il problema dell\u2019accettazione dei principi fondamentali dell\u2019economia sociale di mercato, vero fondamento costituzionale e filosofico della Germania nata dalle macerie della guerra: rigore dei conti pubblici, gestione della moneta indipendente dalla politica, mercato aperto ma regolato, scarso intervento statale.<\/p>\n<p>La disputa continu\u00f2 con alterne vicende per tutti gli Anni \u201970, sembr\u00f2 sopirsi con l\u2019accordo fra Giscard e Schmidt per la creazione dello Sme, ma riesplose con il primo governo Mitterrand. Gli altri paesi membri non assistevano inerti, ma si riconoscevano pi\u00f9 o meno nell\u2019una o nell\u2019altra posizione. Il secondo governo Mitterrand segn\u00f2 una svolta che permise pi\u00f9 tardi di condurre al trattato di Maastricht.<\/p>\n<p>I tedeschi avevano ceduto il controllo della moneta, ma ottenevano su tutto il resto vittoria completa. Con buona pace dei neo keynesiani cos\u00ec popolari in Italia, l\u2019economia sociale di mercato nella sua versione tedesca (termine poi addirittura consacrato nel trattato di Lisbona) diventava la costituzione materiale dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><b>Compromessi ed eccezioni<\/b><br \/>Partita chiusa? Le condizioni per poter accedere all\u2019euro furono in alcuni casi \u201cmassaggiate\u201d per motivi politici: marginalmente per l\u2019Italia, in modo massiccio e addirittura fraudolento per la Grecia. Poi venne l\u2019incidente del 2003 quando Francia e Germania, con la complicit\u00e0 della presidenza italiana, sforarono i parametri: episodio grave a causa dell\u2019importanza dei due colpevoli.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la Germania peccava per finanziare le riforme che l\u2019avrebbero ricondotta sulla retta via. La Francia, per poter continuare a spendere senza riforme. L\u2019Italia fu complice per ottenere lo stesso salvacondotto della Francia.<\/p>\n<p>Il vulnus fu grave e mai dimenticato; comunque, il fatto che il debole apparato istituzionale creato da Maastricht si rivelasse incapace di assicurare la convergenza delle politiche non sembrava preoccupare pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<p>La crisi ha fatto esplodere tutto: i meccanismi di funzionamento del sistema, ma soprattutto l\u2019illusione di un consenso europeo sui principi della politica economica comune.<\/p>\n<p>Il conseguente crollo della fiducia reciproca non poteva che condurre a una gestione sempre pi\u00f9 intergovernativa accentrata nel Consiglio europeo. Alla retorica di una solidariet\u00e0 rispettosa della sovranit\u00e0 nazionale, si \u00e8 contrapposta una retorica della responsabilit\u00e0 e del rispetto delle regole.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il sistema \u00e8 stato via via profondamente modificato ed \u00e8 diventato allo stesso tempo pi\u00f9 stringente, pi\u00f9 flessibile e pi\u00f9 solidale. L\u2019accento sul rispetto dei saldi contabili \u00e8 ora accompagnato, ed \u00e8 una grande novit\u00e0, da un\u2019attenzione prioritaria alle riforme strutturali. Quanto s\u00ec \u00e8 fatto negli ultimi anni ha prodotto indubbi risultati in paesi come la Spagna, il Portogallo, l\u2019Irlanda, ma anche l\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Risultati concreti e retoriche populiste<\/b><br \/>Tuttavia la guerra le opinioni pubbliche percepiscono solo un insieme farraginoso di procedure prive di coerenza politica. La retorica dell\u2019egoismo dei creditori contro l\u2019irresponsabilit\u00e0 delle cicale ha ovunque alimentato un populismo che si nutre spesso anche, e soprattutto, di altri temi come l\u2019immigrazione incontrollata e il disprezzo delle classi dirigenti. Una delle letture pi\u00f9 fallaci del dramma greco \u00e8 che si tratti di un confronto fra una democrazia e una tecnocrazia.<\/p>\n<p>Al netto degli errori commessi dall\u2019eurogruppo durante i negoziati, le istituzioni hanno agito con un mandato politico fortissimo, altrettanto democratico di quello del governo greco; mandato politico non solo da parte della Germania e dei paesi a lei affini, ma anche di chi avendo ottemperato alle regole pagando un prezzo politico elevato, comincia a vedere la luce in fondo al tunnel.<\/p>\n<p>Ricostituire un triangolo funzionante fra le tre parole chiave di responsabilit\u00e0, solidariet\u00e0 e fiducia sar\u00e0 possibile solo se si ricreer\u00e0 un consenso credibile e senza riserve intorno ai principi. Una delle pi\u00f9 pericolose illusioni dei federalisti ostili al corso attuale \u00e8 credere che in una federazione la maggioranza degli europei si esprimerebbe per una politica radicalmente diversa.<\/p>\n<p>I principi consacrati nei trattati attuali non sono frutto di un\u2019imposizione tedesca, ma rappresentano la convinzione della maggioranza dei paesi membri anche dell\u2019attuale Parlamento europeo.<\/p>\n<p><b>Trasparenza e legittimazione democratica<\/b><br \/>Tuttavia questo rinnovato consenso non resisterebbe ai fatti e non sarebbe compreso dall\u2019opinione pubblica se non fosse accompagnato da una maggiore trasparenza e legittimazione democratica delle istituzioni.<\/p>\n<p>Il ritorno della fiducia e la creazione di istituzioni pi\u00f9 forti non annullerebbe la responsabilit\u00e0 dei singoli Paesi, ma scaricherebbe la Germania del suo imbarazzante fardello di \u201cegemone riluttante\u201d che sta ovunque inquinando il dibattito e renderebbe possibili ipotesi oggi irrealistiche come gli eurobonds o una capacit\u00e0 fiscale dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p>I due problemi costituzionali dell\u2019Europa quindi s\u2019incontrano. Su questa strada ci sono tre scogli da affrontare: il consenso sulla politica economica, la definizione di un nuovo assetto istituzionale e l\u2019accettazione di nuove importanti cessioni di sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Non bisogna del resto dimenticare che c\u2019\u00e8 necessariamente una terza gamba di ogni Unione politica. La debolezza dell\u2019Europa nel contesto mondiale (politica estera, difesa, gestione dell\u2019immigrazione) \u00e8 percepita sempre pi\u00f9 dai cittadini come un\u2019inaccettabile carenza dell\u2019Unione. Tutto ci\u00f2, sapendo che il risultato dovr\u00e0 necessariamente essere ratificato da numerosi referendum, compreso (se si prende sul serio la posizione espressa da Bvg) in Germania.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 agevole vedere, si tratta di un compito immane. L\u2019errore pi\u00f9 grave sarebbe di convocare al buio una nuova conferenza intergovernativa senza che sia sul tavolo un\u2019ipotesi coerente. L\u2019esempio da seguire \u00e8 quello della proposta di Robert Schumann, formulata dopo essersi assicurato il consenso tedesco e con la certezza dell\u2019accordo del Benelux.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019iniziativa dovrebbe necessariamente essere tedesca, il consenso francese resterebbe indispensabile, ma sarebbe necessario anche il concorso di altri paesi del nord, del centro e del sud dell\u2019Europa; senza massa critica, nulla avrebbe senso.<\/p>\n<p><b>A costo di perdere per strada pezzi<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 in tutto questo un prezzo che dovremmo essere pronti a pagare: perdere per strada alcuni pezzi dell\u2019Ue e forse anche dell\u2019eurozona. In un\u2019Europa che affrontasse seriamente la sintesi fra responsabilit\u00e0, solidariet\u00e0 e sovranit\u00e0 si porrebbe con pi\u00f9 acutezza un problema di compatibilit\u00e0 politica oltre che economica: \u00e8 difficile che il primo Mitterrand, Orban o Tsipras (per non parlare di Lepen, Grillo o Salvini) possano trovarvi posto.<\/p>\n<p>Il problema di come organizzare la transizione non sarebbe giuridico; i trattati offrono molti strumenti idonei. Il problema sarebbe per\u00f2 politico poich\u00e9 ci\u00f2 che si creerebbe al centro del sistema sarebbe tanto forte da rendere obsoleti tutti i principi di differenziazione e di velocit\u00e0 multiple finora sperimentati.<\/p>\n<p>L\u2019Italia sarebbe particolarmente esposta. Sempre accompagnati da diffusa diffidenza, entrammo nella Ceca e nella Cee per la buona volont\u00e0 di De Gasperi e dei suoi eredi, nell\u2019euro per l\u2019ostinata determinazione di Ciampi e in Schengen per il paziente lavoro di Giorgio Napolitano.<\/p>\n<p>Malgrado le mai risolte debolezze politiche e strutturali, abbiamo comunque operato all\u2019interno del sistema contribuendo spesso in modo determinante al suo progresso.<\/p>\n<p>Tuttavia la mancanza di fiducia ci investe ancora in pieno. Il compito degli europeisti italiani \u00e8 reso oggi pi\u00f9 arduo perch\u00e9 in passato i governi operavano con il consenso distratto ma largamente maggioritario dell\u2019opinione pubblica e delle forze politiche. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, anche se \u00e8 ragionevole pensare che il diffuso euroscetticismo sia un fenomeno effimero che non reggerebbe di fronte a un progetto convincente.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che la realt\u00e0 o la carenza di leadershipci conduca alla conclusione che nell\u2019attuale situazione economica e con la persistente fragilit\u00e0 di molti governi, un balzo in avanti non sia possibile. Allora dovremo continuare a cercare di evitare Grexit e Brexit e a navigare nel quadro attuale, cercando gradualmente di migliorarlo come abbiamo fatto finora e affrontando pragmaticamente le crisi future. Dovremo per\u00f2 farlo senza mugugni e assumendo anche il gravoso compito di educare un\u2019opinione pubblica sempre pi\u00f9 disorientata.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La questione principale che si pone all\u2019Europa dopo il referendum di Atene non \u00e8 se la Grecia rimarr\u00e0 o meno nell\u2019euro: quale che sia la conclusione della partita in corso, la Grecia rester\u00e0 infatti a lungo un problema che, volente o nolente, l\u2019Europa si dovr\u00e0 accollare. Un grave errore di analisi compiuto per comprensibili ragioni [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[113,161,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31170"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31170"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31170\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62238,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31170\/revisions\/62238"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31170"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31170"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31170"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}