{"id":31210,"date":"2015-07-15T00:00:00","date_gmt":"2015-07-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/berlino-con-mosca-contro-bruxelles\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:39","slug":"berlino-con-mosca-contro-bruxelles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/07\/berlino-con-mosca-contro-bruxelles\/","title":{"rendered":"Berlino con Mosca contro Bruxelles"},"content":{"rendered":"<p>In questi giorni difficili e gravi per la tenuta dell\u2019Unione europea (Ue), la fiducia tra i Paesi membri \u00e8 cruciale per rimarginare le ferite, ricostruire un sentiero di coesione e avviare nuove tappe politiche nella crescita dell\u2019Unione, senza le quali il progetto europeo rischia di implodere sotto la spinta di una frammentazione corrosiva. <\/p>\n<p>La responsabilit\u00e0 maggiore cade sui governanti dei Paesi pi\u00f9 forti, ai quali la storia chiederebbe oggi visione di lungo periodo e capacit\u00e0 di leadership.<\/p>\n<p>Stride dunque particolarmente, insieme alle tragiche vicende greche, l\u2019accordo bilaterale tra Germania e Russia, siglato giorni fa per la costruzione di un gasdotto che porti il gas russo direttamente in Germania, nonostante la rigida posizione tedesca sulle sanzioni nei confronti della Russia.<\/p>\n<p>Raddoppier\u00e0 la capacit\u00e0 di trasporto di Nord Stream a 110 bm3, a fronte del totale di esportazioni di gas russo in Europa di circa 150 bm3.<\/p>\n<p>L\u2019accordo elude le regole europee del Terzo Pacchetto Energia che avevano fatto cadere South Stream a inizio 2015. Allora aveva vinto il principio che in Europa il \u201cdivide et impera\u201d non passa e South Stream era stato bloccato, secondo molti a detrimento economico di entrambe le parti, dopo i tentativi di Putin di negoziare bilateralmente con Bulgaria, Romania, Slovacchia, Ungheria per saltare l\u2019Ucraina, indebolendo la Commissione e il Regolatore europeo.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questo il problema che l\u2019accordo russo-tedesco elude oggi, con una furbizia politica da <i>free rider<\/i>, poich\u00e9 prevede il collegamento diretto tra un Paese produttore esterno e un consumatore europeo, senza transiti.<\/p>\n<p><b>Conseguenze negative<\/b><br \/>Di esso si percepiscono subito almeno tre conseguenze negative per l\u2019Unione.<\/p>\n<p>1) A pochi giorni dall\u2019incontro trilaterale con Russia e Ucraina per mediare sulla vicenda energetica, l\u2019accordo ha svuotato di contenuto negoziale la posizione della Commissione. In questa tela di Penelope della costruzione politica europea non sorprende, dunque, che l\u2019incontro sia fallito al suo esordio.<\/p>\n<p>2) L\u2019accordo russo-tedesco mostra appieno che a fronte dell\u2019armonizzazione delle regole, quasi completata, si pone una drammatica criticit\u00e0: \u00e8 difficile dare credito al decollo politico dell\u2019Unione dell\u2019Energia (Energy Union) se i capi di governo non si impegneranno sul tema, lasciando prevalere gli interessi nazionali del Paese pi\u00f9 forte. <\/p>\n<p>3) Infine una conseguenza politica ed economica seria per il lungo periodo, gravemente divisiva per le relazioni tra Paesi membri: torna al Nord, intorno al rapporto diretto tra Germania e Russia, il fulcro dell\u2019approvvigionamento energetico dell\u2019Unione, dopo che per mesi Commissione e Consiglio hanno propagandato un impegno convinto nei confronti del Mediterraneo e della diversificazione delle fonti, anche con gli alleati americani.<\/p>\n<p>In un\u2019ottica micro-economica si noti poi in un inciso che le imprese tedesche con le alleate nordiche sostituiranno l\u2019assetto composito degli azionisti di South Stream e le imprese di costruzione del gasdotto. <\/p>\n<p>Le imprese italiane ne soffrono, come altre, estromesse dal fronte coordinato dal governo tedesco con quello russo. I gasdotti meridionali, tra i quali l\u2019allargamento di Tap e Tanap dall\u2019Asia centrale, Itgi e altri progetti del Mediterraneo rischiano di diventare esuberanti. <\/p>\n<p><b>Il senso dell\u2019Unione dell\u2019Energia<\/b><br \/>L\u2019energia, come la finanza, \u00e8 un settore chiave in Europa: pu\u00f2 contribuire a invertire il ciclo economico e promuovere strategie politiche comuni. <\/p>\n<p>Le Istituzioni europee si stanno faticosamente muovendo in questa direzione. Dopo l\u2019Unione bancaria, l\u2019Unione dell\u2019Energia \u00e8 stata lanciata dalla Commissione Juncker a inizio anno, come \u201cuna svolta nelle strategie di lungo periodo dell\u2019Ue\u201d.<\/p>\n<p>Anche le condizioni esterne sono favorevoli a una politica comune che rafforzi i primi barlumi di crescita &#8211; il crollo del prezzo del petrolio, i risultati delle politiche per la decarbonizzazione, ma soprattutto la rivoluzione tecnologica in corso con le nuove fonti rinnovabili e l\u2019integrazione dell\u2019Ict nella costruzione di reti e consumi elettrici \u201cintelligenti\u201d &#8211; concorrono a una svolta del settore che si pu\u00f2 ben definire epocale, nella quale l\u2019Europa primeggia, per innovazione, tra le regioni del globo.<\/p>\n<p><b>Il momento giusto per negoziare con la Russia<\/b><br \/>Da ultimo, si noti, sarebbe il momento ideale per negoziare in modo coeso con la Russia, primo fornitore dalla quale l\u2019Ue dipende per il 30% delle importazioni di gas e per il 35% di quelle di petrolio, poich\u00e9 il crollo del prezzo del petrolio da 110$ a 59$ il barile insieme alle sanzioni nel settore finanziario ed energetico pesano; per di pi\u00f9 la Russia stenta a trovare altri mercati di sbocco, dopo i tentativi avviati con la Cina per un orizzonte lontano.<\/p>\n<p>Ma soprattutto nuove strade per l\u2019offerta di gas all\u2019Europa si stanno aprendo nei sommovimenti geopolitici in corso. Dal Mediterraneo <i>in primis<\/i>: l\u2019Algeria ha ripreso a produrre, l\u2019Egitto ha siglato i primi accordi con Israele e Giordania per il gas del Mediterraneo orientale, dove nuove enormi riserve sono disponibili intorno al Leviatano per una graduale esportazione attraverso Grecia, Italia e Spagna.<\/p>\n<p>Dall\u2019Asia centrale, Iraq e Iran, a fine embargo, hanno forniture che si aggiungeranno al gas azero gi\u00e0 programmato per affluire al Tap, recentemente approvato, attraverso Albania, Grecia e Italia, mentre la Turchia si candida come paese di transito e di consumo e i Balcani sono coinvolti in progetti che gli Stati Uniti sostengono da anni per rafforzare l\u2019autonomia energetica della regione. <\/p>\n<p>Infine, l\u2019America. Contro le aspettative dei pi\u00f9, le prime forniture di gas liquefatto arriveranno a breve con contratti di lungo periodo dopo la semi-indipendenza raggiunta dagli Usa con il gas di scisto e il livellamento dei prezzi relativi globali, che rende l\u2019Europa un mercato competitivo con l\u2019Asia Orientale.<\/p>\n<p><b>Strategia politica comune<\/b><br \/>Come non trarne vantaggio con una strategia politica comune?<\/p>\n<p>Al riguardo si nota tuttavia che i progetti menzionati implicano investimenti e infrastrutture nei Paesi meridionali dell\u2019Unione. Richiedono sforzi condivisi dei Paesi membri, coordinati dalla Commissione nei <i>Projects of Common Interest<\/i> (Pci), a beneficio economico di tutti i Paesi membri e a sostegno del ruolo politico che l\u2019Unione europea pu\u00f2 e deve svolgere per raggiungere nuovi equilibri multipolari nel Mediterraneo. <\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questa visione europea che l\u2019accordo russo tedesco mina gravemente, contrapponendo la resistenza della via del nord e dando prova di una furbizia politica di cortissimo respiro. L\u2019Unione dell\u2019Energia diventa cos\u00ec un progetto importante, ma solo sulla carta. E l\u2019Ue rischia di perdere un\u2019occasione irripetibile.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni difficili e gravi per la tenuta dell\u2019Unione europea (Ue), la fiducia tra i Paesi membri \u00e8 cruciale per rimarginare le ferite, ricostruire un sentiero di coesione e avviare nuove tappe politiche nella crescita dell\u2019Unione, senza le quali il progetto europeo rischia di implodere sotto la spinta di una frammentazione corrosiva. 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