{"id":31270,"date":"2015-07-21T00:00:00","date_gmt":"2015-07-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-nodo-e-politico-anzi-di-politica-istituzionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:37","slug":"il-nodo-e-politico-anzi-di-politica-istituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/07\/il-nodo-e-politico-anzi-di-politica-istituzionale\/","title":{"rendered":"Il nodo \u00e8 politico, anzi di politica istituzionale"},"content":{"rendered":"<p>A sentir molti anche altolocati, i guai dell\u2019Unione europea (Ue) risalgono alla crisi economica mondiale e alle risposte sbagliate che i governi e le istituzioni europee hanno dato. <\/p>\n<p>Sar\u00e0 vero. Ma, domandiamoci, poteva andare diversamente? Temo di no e concordo di pi\u00f9 con quelli che dicono che la crisi dell\u2019Unione, pi\u00f9 che economica e finanziaria, \u00e8 politica. Anzi, preciso, \u00e8 politica perch\u00e9 col trattato di Lisbona i governi hanno commesso un errore di politica istituzionale madornale: hanno fatto del Consiglio europeo un\u2019istituzione dell\u2019Unione e gli hanno attribuito la posizione apicale.<\/p>\n<p><b>Errori madornali e cambi di strada<\/b><br \/>Intendiamoci, non era prevedibile. A Lisbona \u00e8 giunto a compimento un processo iniziato quasi 50 anni fa con il compromesso di Lussemburgo. I governi dell\u2019allora Comunit\u00e0 economica europea concordarono una revisione dell\u2019impianto istituzionale per spostare il vertice del sistema dalla Commissione ai governi. <\/p>\n<p>Ci hanno messo tanto tempo per portare a termine il loro progetto perch\u00e9 qualcuno ha remato contro. Primo fra tutti, Jacques Delors che negli ultimi anni Ottanta ha guidato la strategia del mercato unico e avviato quel processo di riforma politica ed istituzionale che ha consentito di passare dalla Comunit\u00e0 all\u2019Unione e di firmare i trattati di Maastricht e di Amsterdam che hanno iniziato a ridurre quello che chiamavamo deficit democratico ed era un sistema istituzionale di governo scorretto.<\/p>\n<p>Dopo Maastricht e Amsterdam, per\u00f2, l\u2019Ue ha cambiato strada. Dicono alcuni perch\u00e9 il processo di integrazione non teneva e non tiene conto degli Stati nazionali. Forse \u00e8 vero ma \u00e8 anche vero che gli stati nazionali e i loro leader devono tener conto di condizioni che impongono cambiamenti. Se non lo fanno, mal gliene incoglie! <\/p>\n<p>Di questo erano e sono consapevoli coloro che la pensano come la pensava Jacques Delors. Fatto \u00e8 che le scelte istituzionali operate dai trattati di Nizza e specialmente di Lisbona, esagerando il significato del no alla Costituzione europea, hanno aperto quel processo di perdita di legittimit\u00e0 e di efficacia politica dell\u2019Unione di fronte al quale oggi ci troviamo.<\/p>\n<p>Quelle scelte, infatti, hanno spento il dualismo Commissione-Consiglio, hanno manipolato la parlamentarizzazione dell\u2019Unione svuotando, fra l\u2019altro, del suo significato strategico la designazione parlamentare del presidente della Commissione e, ecco l\u2019errore madornale, hanno messo tutto il potere di produzione politica dell\u2019Unione nel Consiglio europeo. <\/p>\n<p>In questo modo, l\u2019Ue \u00e8 diventata un\u2019organizzazione internazionale molto avanzata, certo, ma subordinata alla diplomazia e soprattutto agli interessi elettorali dei governi.<\/p>\n<p><b>Tutto il potere al Consiglio europeo<\/b><br \/>Da quando il Consiglio europeo \u00e8 diventato istituzione apicale, le decisioni fondamentali sui problemi di oggi e sui programmi futuri sono fatte nei negoziati dei capi di governo. I margini di decisionalit\u00e0 della Commissione e del Parlamento esistono ma sono poca cosa. <\/p>\n<p>La Commissione esegue ci\u00f2 che le conclusioni di ogni riunione del Consiglio indicano. Poco importa che la Commissione sia libera di elaborare studi e progetti, a quelle conclusioni deve attenersi. <\/p>\n<p>Il Parlamento segue in buon ordine salvo qualche sprazzo pi\u00f9 correttivo che antagonista delle decisioni del Consiglio: la dinamica tra Parlamento rappresentante del popolo e Consiglio (dei Ministri, ma la differenza dal Consiglio europeo \u00e8 solo di nome) rappresentante degli Stati \u00e8 scomparsa o quasi.<\/p>\n<p>In sostanza, questa Ue ha un sistema politico-istituzionale fatto apposta per l\u2019onda populista dei nostri tempi e, a sua volta, la alimenta. Basta sentire i discorsi di Cameron, Renzi, Merkel, Hollande ed altri capi di governo. Sono diversi l\u2019uno dall\u2019altro quanto ad approccio verso l\u2019Ue, eppure dicono tutti la stessa cosa: \u201cIl mio popolo ha meriti; questa Unione deve riconoscere i meriti del mio popolo; io non posso accettare politiche europee che sacrificano gli interessi del mio popolo meritevole\u201d.<\/p>\n<p>Che ci sia la crisi economica o altro non conta poi tanto. Conta il fatto istituzionale che \u00e8 stato messo in piedi indipendentemente dalla crisi economica. La ragione \u00e8 semplice. Se i governi decidono insieme le politiche europee, come si pu\u00f2 trascurare che ogni governo in Consiglio guarda al suo interesse di vincere le prossime elezioni nazionali? Come meravigliarsi, insomma, che la produzione politica del Consiglio sia vincolata da questa aspettativa che accomuna tutti i suoi membri? <\/p>\n<p>Un esempio recente: l\u2019Unione deve dare risposta al problema di migranti in fuga da guerre, persecuzioni e povert\u00e0; \u00e8 un problema che interessa tutti; la Commissione redige un piano di quote per distribuire almeno i richiedenti asilo; sa di poter contare sul sostegno di qualche governo, ma dimentica che la rielezione dei governi in Consiglio \u00e8 a rischio se quella proposta passa; il Consiglio non produce alcuna politica. <\/p>\n<p>Il minimo comun denominatore consiste nel confermare l\u2019esistente, cio\u00e8 il controllo delle frontiere, il respingimento dei migranti illegali, il vigente e contestato trattamento di Dublino per i richiedenti asilo.<\/p>\n<p><b>Da un sistema evirato al balzo in avanti<\/b><br \/>C\u2019\u00e8 chi continua a dire che l\u2019Ue \u00e8 un sistema intergovernativo controbilanciato da Commissione e Parlamento. Ma col sistema istituzionale di Lisbona la Commissione \u00e8 stata evirata e non possiamo trascurare che ormai l\u2019aspettativa di rielezione della maggioranza dei deputati europei si lega a quella del proprio governo.<\/p>\n<p>La maggioranza dei parlamentari europei non pu\u00f2 che stare \u2018in cordata\u2019 con il premier del suo Stato in Consiglio: anch\u2019essi saranno rieletti se gli elettori riconoscono di essere restati protetti a Bruxelles. Il luogo comune che davanti agli elettori i politici si salvano scaricando le colpe su Bruxelles non tiene pi\u00f9 nel sistema istituzionale di Lisbona.<\/p>\n<p>La via d\u2019uscita sarebbe, come si suole dire, un balzo in avanti. Non nascondiamocelo, la via d\u2019uscita \u00e8 federale: \u00e8 un esecutivo europeo, con piena competenza su alcune politiche, la cui elezione e rielezione dipendono da un unico corpo elettorale europeo. Questo succede in tutte le democrazie. <\/p>\n<p>Chi vuole il potere esecutivo fa un programma per vincere le elezioni e, se le vince, attua un insieme di politiche che tiene conto degli interessi e delle attese di tutti i suoi possibili elettori. Un esecutivo come il Consiglio europeo che governa in funzione della rielezione dei suoi 28 membri da parte di 28 elettorati diversi non pu\u00f2 avere la stessa performance del precedente. La sua ricerca del minimo comune denominatore tra le 28 posizioni dar\u00e0 una scarsa produzione politica. I fatti lo dimostrano.<\/p>\n<p>Per fare il balzo in avanti e cominciare a uscire dal madornale errore istituzionale, allora, bisogna fare un passo indietro, cancellare Lisbona e riaprire il cambiamento istituzionale disegnato a Maastricht e Amsterdam. <\/p>\n<p>Non scommetterei sulla fattibilit\u00e0 di questo cambiamento nel breve termine. C\u2019\u00e8 un serio problema: le elezioni le fanno i partiti e i partiti europei ancora non ci sono. Pressioni ambientali interne ed internazionali, tuttavia, potrebbero renderlo possibile. <\/p>\n<p>L\u2019integrazione europea, comunque, non \u00e8 in pericolo. Tutti si rendono conto che in Europa c\u2019\u00e8 bisogno di coordinare le politiche degli Stati ma l\u2019efficacia politica dell\u2019Unione non pu\u00f2 tornare a crescere se non si rimette mano alle riforme istituzionali senza fare errori.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A sentir molti anche altolocati, i guai dell\u2019Unione europea (Ue) risalgono alla crisi economica mondiale e alle risposte sbagliate che i governi e le istituzioni europee hanno dato. Sar\u00e0 vero. Ma, domandiamoci, poteva andare diversamente? 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