{"id":31280,"date":"2015-07-22T00:00:00","date_gmt":"2015-07-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/in-europa-litalia-canta-fuori-dal-coro\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:36","slug":"in-europa-litalia-canta-fuori-dal-coro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/07\/in-europa-litalia-canta-fuori-dal-coro\/","title":{"rendered":"In Europa l\u2019Italia canta fuori dal coro"},"content":{"rendered":"<p>Il 2015 fa registrare trend in crescita per i bilanci della difesa dei principali Paesi europei, che hanno annunciato incrementi, anche consistenti, della loro spesa militare.<\/p>\n<p>La Germania programma un aumento del 6,2% nei prossimi cinque anni, con un bilancio della difesa che dovrebbe arrivare a 35 miliardi nel 2017. Anche Parigi ha annunciato ad aprile 2015 un aumento consistente, di circa 3,9 miliardi, rispetto alle risorse precedentemente previste per il triennio 2016-2019. La Gran Bretagna infine ha recentemente disposto per un incremento annuo dello 0.5% in termini reali del bilancio della difesa fino al biennio 2020-2021.<\/p>\n<p>Queste misure, che puntano a garantire adeguate capacit\u00e0 per affrontare le nuove sfide poste dalla crescente instabilit\u00e0 internazionale, rispondono positivamente all\u2019impegno preso in ambito Nato di incrementare le spese per la difesa al livello di 2% del Pil entro il 2024.<\/p>\n<p><b>Tendenza al ribasso per le spese militari italiane<\/b><br \/>\nL\u2019Italia, invece, continua a tagliare la propria spesa per la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2757\" target=\"blank\"><b><u>Funzione Difesa<\/u><\/b><\/a>, dai 14 miliardi del 2014 ai 13,2 miliardi del 2015 e poi, in base ai tagli previsti, a 12,7 miliardi nel 2017.<\/p>\n<p>Inoltre, il <a href=\"http:\/\/www.difesa.it\/Approfondimenti\/Bilancino2010\/Documents\/DPP%202015-2017.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Documento programmatico pluriennale 2015-2017<\/u><\/b><\/a> conferma un altro trend negativo: il persistere di una deleteria ed inefficiente ripartizione della spesa.<\/p>\n<p>Infatti, se nel 2014 il 67,6% delle risorse \u00e8 stato destinato al Personale, il 22,9% all\u2019Investimento ed il 9,5% alla voce Esercizio, il taglio alla Funzione Difesa di circa 900 milioni di euro tra il 2014 e il 2015 va a pesare soprattutto sull\u2019Investimento, con una riduzione di questa voce di circa un quarto.<\/p>\n<p>Similmente, nel 2015 anche il budget destinato all\u2019Esercizio subisce una decurtazione di circa il 14% rispetto all\u2019anno precedente, mentre le risorse per il Personale non solo non subiscono tagli, ma registrano un incremento dell\u20191,6%.<\/p>\n<p>Ben lontane dall\u2019avvicinarsi all\u2019ideale ripartizione 50-25-25 delle spese per la Funzione Difesa tra Personale-Esercizio-Investimento, le previsioni per il triennio 2015-2017 ne confermano lo squilibrio.<\/p>\n<p>Mentre rimangono sostanzialmente invariate le spese per Personale ed Esercizio, gran parte &#8211; circa 400 milioni &#8211; della riduzione programmata per la Funzione Difesa va a gravare sugli Investimenti, che nel 2017 dovrebbero scendere, per la prima volta dal 2006, sotto i due miliardi, con una riduzione di oltre il 17% rispetto al 2016.<\/p>\n<p>Le ripercussioni negative per lo strumento militare derivano, dunque, non solo dalla generale ristrettezza delle risorse, ma anche e soprattutto dalla loro distribuzione quanto mai sbilanciata, che rischia di avere serie ripercussioni in termini di capacit\u00e0 operative.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Stanzia-2015-2017.jpg\" border=\"0\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/><\/p>\n<p><b>Rimbalzo positivo delle esportazioni dell\u2019industria della difesa<\/b><br \/>\nUna nota positiva si registra, invece, per quanto riguarda l\u2019industria italiana dell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa, relativamente alle autorizzazioni governative alle esportazioni italianenel 2014, in crescita rispetto all\u2019anno precedente. Come riporta lo studio IAI <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/tabelle-grafici-it.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Bilanci e industria della difesa: tabelle e grafici<\/u><\/b><\/a> 2015, questo valore \u00e8 salito a 2.313 milioni di euro, rispetto ai 1.522 del 2013 che ha rappresentato il dato peggiore dal 2005.<\/p>\n<p>Nello specifico, i settori trainanti in questo senso sono stati aeronautica, elicotteristica, elettronica per la difesa e sistemi d\u2019arma, con Agusta Westland, Alenia Aermacchi e Selex ES quali principali aziende destinatarie delle autorizzazioni.<\/p>\n<p>Con riferimento all\u2019area geopolitica di suddivisione delle esportazioni autorizzate, i principali acquirenti sono stati i Paesi Ue\/Nato, per il 55,7% del totale, tra i quali la Gran Bretagna al primo posto con l\u201911,5%, seguita da Polonia (11,3%), Germania (7,6%) e Stati Uniti (7,2%).<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Esporta-italiane.jpg\" border=\"0\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/><\/p>\n<p>Va evidenziato tuttavia che, nonostante questo rimbalzo dopo la caduta dell\u2019export registrata nel 2013, nel 2014 i valori relativi alle autorizzazioni continuano ad assestarsi su livelli inferiori rispetto ai dati dei precedenti sette anni: tra il 2006 ed il 2012 la media delle autorizzazioni \u00e8 stata infatti superiore ai 2.313 milioni di euro raggiunti di nuovo l\u2019anno scorso.<\/p>\n<p>In questo contesto, la continua contrazione delle spese per la Funzione Difesa potrebbe avere ricadute negative anche sull\u2019industria nazionale dell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa, oltre che ovviamente sulla capacit\u00e0 operativa delle forze armate italiane e sulla posizione internazionale dell\u2019Italia rispetto ad alleati europei che invece hanno ripreso a investire nella difesa.<\/p>\n<p>Infatti, i recenti e prossimi tagli alla voce Investimento del bilancio della difesa determinano una contrazione della domanda interna per il rinnovamento degli equipaggiamenti e sistemi d\u2019arma, mettendo a rischio i programmi industriali per lo sviluppo di prodotti e tecnologie.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha inevitabili conseguenze anche sulle capacit\u00e0 di esportazione delle imprese nazionali, poich\u00e9 la domanda interna rappresenta un impulso importante per lo sviluppo di prodotti innovativi e\/o l\u2019ammodernamento di quelli gi\u00e0 commercializzati, mettendo quindi le imprese italiane in grado di competere sul mercato internazionale dove la competizione da parte di Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti si fa sempre pi\u00f9 agguerrita.<\/p>\n<p>Alla luce di questi dati, \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente la necessit\u00e0 di un investimento nella difesa da un lato coerente con le necessit\u00e0 delle forze armate e gli obiettivi internazionali dell\u2019Italia, dall\u2019altro efficiente nell\u2019allocazione delle risorse aumentando le spese per Esercizio e Investimento grazie ai risparmi possibili e necessari sul Personale.<\/p>\n<p>Per l\u2019efficienza e la qualit\u00e0 della spesa nella Funzione Difesa &#8211; come per molti altri aspetti dello strumento militare nazionale -, l\u2019attuazione delle riforme previste dal <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/il-libro-bianco-una-strategia-la-politica-di-difesa-dellitalia\" target=\"blank\"><b><u>Libro Bianco<\/u><\/b><\/a> per la sicurezza internazionale e la difesa sar\u00e0 a dir poco cruciale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2015 fa registrare trend in crescita per i bilanci della difesa dei principali Paesi europei, che hanno annunciato incrementi, anche consistenti, della loro spesa militare. 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