{"id":31310,"date":"2015-07-26T00:00:00","date_gmt":"2015-07-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-un-arduo-percorso-dopo-skhirat\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:35","slug":"libia-un-arduo-percorso-dopo-skhirat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/07\/libia-un-arduo-percorso-dopo-skhirat\/","title":{"rendered":"Libia: un arduo percorso dopo Skhirat"},"content":{"rendered":"<p>L\u201911 luglio, le delegazioni libiche presenti a Skhirat (Marocco) hanno siglato la quinta versione di L\u00e9on per un accordo di concordia nazionale. L\u2019accordo non \u00e8 stato accettato dagli irriducibili della coalizione \u201cAlba della Libia\u201d, la coalizione che siede a Tripoli. <\/p>\n<p>Nel corso dei primi sei mesi di quest\u2019anno, \u201cAlba\u201d si \u00e8 frantumata. Via via che gli ultimi round del negoziato lasciavano emergere l\u2019accordo, i duri e gli irriducibili hanno costituito al posto di \u201cAlba\u201d un \u201cFronte della Fermezza\u201d di milizie con un buon seguito nel Congresso Nazionale Generale (Cng) &#8211; la delegazione che non \u00e8 andata a Skhirat e non ha firmato l\u2019accordo.<\/p>\n<p>Le istituzioni internazionalmente riconosciute di Tobruk hanno firmato, in particolare la Camera dei Rappresentanti (CdR). Tuttavia, dietro la firma appare in piena evidenza la spaccatura in merito alla presenza e al ruolo del generale Hiftar: circa la met\u00e0 dei Rappresentanti non lo ha mai voluto e non lo vuole come capo supremo dell\u2019Esercito Nazionale Libico. <\/p>\n<p>Questi rappresentanti e altre forze, anche in seno allo stesso Esercito, aspettano che l\u2019accordo di Skhirat entri in vigore per fare fuori il generale.<\/p>\n<p><b>Il percorso che l\u2019accordo prefigura<\/b><br \/>L\u2019accordo &#8211; in sostanza una \u201croad map\u201d &#8211; prevede ora l\u2019inizio di una seconda fase negoziale nel cui ambito dovranno essere regolati dettagli cruciali: la nomina del presidente e la formazione del Consiglio di Presidenza (che decider\u00e0 all\u2019unanimit\u00e0); la nomina dei membri del nuovo Alto Consiglio di Stato (una sorta di Senato con poteri consultivi &#8211; e forse alcuni poteri decisionali negli adempimenti politici maggiori &#8211; destinato a cooptare nelle istituzioni i membri del Cng di \u201cAlba\u201d fermo restando il legittimo ruolo di legislatoredella CdR); il governatore della banca centrale; il presidente della compagnia petrolifera di stato (Noc). <\/p>\n<p>Infine, il Consiglio di Presidenza dovr\u00e0 procedere allo scioglimento delle milizie e alla ricostituzione della catena di comando: \u00e8 in questa prospettiva che i nemici trasversali di Hiftar prefigurano l\u2019estromissione di Hiftar e dei suoi accoliti.<\/p>\n<p>Dunque, la mediazione dell\u2019Onu ha raggiunto il risultato di enucleare e poi aggregare al centro le forze moderate del paese, interessate e pronte al compromesso, ma &#8211; ci\u00f2 facendo &#8211; ha altres\u00ec messo ai margini i loro bracci armati e consegnato la guida della transizione a delle forze politiche inermi, esposte alle prevedibili reazioni dei duri di destra e di sinistra. N\u00e9 Hiftar n\u00e9 i comandanti delusi di \u201cAlba\u201d sono dei Cincinnati.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente l\u2019estrema fragilit\u00e0 di quello che in s\u00e9 e per s\u00e9 \u00e8 un grande successo negoziale. Come oggi ovunque nella regione, i militari prevaricano ogni sviluppo civile e democratico, riproponendo un deplorevole corso storico nel Medio Oriente contemporaneo. <\/p>\n<p>Come consolidare questo successo della diplomazia e proteggerlo dai rischi di violenze e colpi di mano che stanno appena dietro l\u2019angolo, sia nelle vesti dei militari di Tobruk sia in quelle dei vari comandanti di Tripoli e dei loro patroni politici interni ed esterni?<\/p>\n<p><b>Estrema fragilit\u00e0 del processo negoziale<\/b><br \/>Innanzitutto, il negoziato continua, sempre sotto la guida di Bernardino L\u00e9on (e della diplomazia americana ed europea che fin qui lo ha sostenuto con forza e competenza). <\/p>\n<p>L\u00e9on molto saggiamente ha lasciato la porta aperta a tutti coloro che non hanno firmato a Skhirat, senza porre preclusioni di sorta ad islamisti e comandanti. Si ha ragione di credere che non pochi odierni oppositori finiranno per saltare sul carro di Skhirat: ovunque nel paese i sostenitori della guerra sono sempre pi\u00f9 isolati. La previsione, perci\u00f2, \u00e8 che l\u2019accordo vada a consolidarsi.<\/p>\n<p>In questa fase ulteriore del negoziato sar\u00e0 molto importante il ruolo che sapranno svolgere i membri della comunit\u00e0 internazionale. Essi dovranno saper mettere bene in chiaro sia la loro volont\u00e0 di aiutare la Libia a ricostruirsi come comunit\u00e0 democratica sia la loro intenzione di astenersi da ogni interferenza politica nei loro interventi a favore di questa ricostruzione.<\/p>\n<p>L\u2019opinione pubblica e le elite della Libia sono estremamente sensibili sul punto dell\u2019interferenza ed il rischio \u00e8 che qualunque benintenzionata azione dall\u2019esterno sia subito affondata da qualsiasi gratuita accusa di asservimento ad interessi e cospirazioni di potenze straniere.<\/p>\n<p><b>Il ruolo della Comunit\u00e0 internazionale<\/b><br \/>Ci\u00f2 pone un grave problema per quanto riguarda l\u2019aiuto di cui hanno invece estremo bisogno le inermi forze centriste destinate a governare la Libia sulla base degli accordi in corso. <\/p>\n<p>L\u2019emergente governo libico ha bisogno come minimo di forze internazionali destinate a sorvegliare i cessate-il-fuoco e le intese di sicurezza che il Consiglio di Presidenza \u00e8 chiamato dagli accordi di Skhirat a mettere in pratica. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale ha bisogno di forze internazionali destinate a proteggere le istituzioni, le grandi infrastrutture e le missioni diplomatiche (una forza di cui \u00e8 difficile per ora sapere se deve essere di semplice \u201cpeace keeping\u201d o di \u201cenforcement\u201d). <\/p>\n<p>\u00c8 difficile dire quali Paesi potrebbero inviare queste forze: ci sono ovvii inconvenienti per quanto riguarda i Paesi occidentali, ma ce ne sono anche per quanto riguarda i paesi arabi e quelli africani. Tutti sono destinati a confrontarsi con una situazione estremamente volatile sul piano della sicurezza e impervia su quello politico.<\/p>\n<p>Difficile da organizzare, l\u2019intervento dell\u2019Onu pu\u00f2 essere facilmente complicato dalle interferenze in atto. La diplomazia occidentale &#8211; a prescindere dall\u2019invio di forze di pace &#8211; dovrebbe premere sui suoi alleati arabi e africani &#8211; soprattutto sui primi &#8211; affinch\u00e9 non interferiscano. <\/p>\n<p>Il Qatar alla fine di giugno ha emesso una chiara dichiarazione con la quale si \u00e8 tirato fuori dal patrocinio che ha esercitato negli ultimi anni a favore delle forze di \u201cAlba\u201de degli islamisti. <\/p>\n<p>Nelle ultime battute del negoziato, la Turchia sembra essersi ugualmente tenuta da parte. L\u2019Egitto continua invece a perseguire la sua forte interferenza a favore di Tobruk e soprattutto di Hiftar. \u00c8 giunto il momento di riportare il Cairo alla ragione.<\/p>\n<p><b>\u2018Astensioni\u2019 e sanzioni<\/b><br \/>Infine, \u00e8 anche giunto il momento di erogare le dovute sanzioni personali ai \u201ccattivi\u201d leader che si oppongono all\u2019accordo e gi\u00e0 agiscono come suoi \u201cspoilers\u201d. <\/p>\n<p>La Reuters riportava il 20 luglio che l\u2019Ue sta considerando una lista alla cui testa si trovano Abdulrahman Suweihli, un irriducibile di Misurata (in netta controtendenza con la sua stessa citt\u00e0), e Salah Badi, un noto \u201ccomandante\u201d islamista. Sulla lista ci sarebbero anche Hiftar e il suo capo dell\u2019aviazione, Jaroushi.<\/p>\n<p>Sembrano mancare invece altri nomi di indomiti guerrafondai ed estremisti, come Nuri Bu Sahmein, il leader del Blocco dei Martiri e presidente del Cng. Avr\u00e0 l\u2019Ue il coraggio di farlo? Non \u00e8 la prima volta che considera delle liste, ma finora nessuna decisione \u00e8 stata presa. Una lista, convergente con quella Ue circola anche a livello del Consiglio di Sicurezza. Anche qui \u00e8 arrivato il momento di agire.<\/p>\n<p>Le misure che la crisi libica richiede per essere condotta a buon fine mostrano non poche volte l\u2019esistenza di contraddizioni rispetto agli interessi di sicurezza dei Paesi della comunit\u00e0 internazionale chiamati a metterle in atto.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 evocato il caso dell\u2019Egitto, ma anche la coalizione anti-Is, gli Usa, la Francia e l\u2019Italia hanno degli interessi e delle urgenze che potrebbero portarli a forzature o strumentalizzazioni nell\u2019interpretazione e nell\u2019esecuzione di dette misure. <\/p>\n<p>La pressione della lotta al sedicente Stato islamico, la necessit\u00e0 di proteggere gli interessi italiani e francesi in Egitto e nel Sahel, l\u2019urgenza posta dall\u2019emigrazione clandestina potrebbero indurre questi paesi e l\u2019Ue a interventi in Libia &#8211; come il piano di lotta militare ai trafficanti &#8211; che a conti fatti si rivelerebbero dannosi alla nuova transizione democratica libica e, perci\u00f2, nel medio-lungo periodo, anche agli interessi nazionali che s\u2019intende proteggere o promuovere. <\/p>\n<p>Francia, Usa, Egitto e Italia hanno mezzi e motivazioni per intervenire e sostenere la societ\u00e0 libica a uscire dalla sua crisi: ci si aspetta che lo facciano ma con la pazienza e la lungimiranza necessarie a non essere troppo influenzati dalle loro urgenze nazionali.<\/p>\n<p>.   <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u201911 luglio, le delegazioni libiche presenti a Skhirat (Marocco) hanno siglato la quinta versione di L\u00e9on per un accordo di concordia nazionale. 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