{"id":31330,"date":"2015-07-28T00:00:00","date_gmt":"2015-07-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-mediterraneo-senza-potenza-egemone\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:34","slug":"il-mediterraneo-senza-potenza-egemone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/07\/il-mediterraneo-senza-potenza-egemone\/","title":{"rendered":"Il Mediterraneo senza potenza egemone"},"content":{"rendered":"<p>Il Mare Nostrum ha un passato di feroci conflitti per il predominio, sin dalle lotte triangolari tra Greci, Fenici ed Etruschi. Questi ultimi vennero eliminati dai Siracusani con la battaglia navale di Cuma, nel 474 a.C., un po\u2019 come sei anni prima, a Salamina, la lega panellenica aveva liquidato il tentativo di penetrazione persiano. <\/p>\n<p>Furono poi i romani che misero fine all\u2019egemonia marittima fenicia, distruggendo Cartagine, conquistarono la Grecia e portarono ad unit\u00e0 strategica il bacino, con un monopolio che, tra Roma e Bisanzio, durer\u00e0 circa ottocento anni.<\/p>\n<p><b>Un passato tra unit\u00e0 e divisione<\/b><br \/>Lo rompe, nel VII-VIII secolo, l\u2019impetuosa avanzata dell&#8217;Islam. Per Henri Pirenne \u00e8 una divisione, destinata a durare pi\u00f9 di mille anni, che spiega il regresso economico dell\u2019alto medioevo. Per Fernand Braudel invece, pur nel suo frazionamento fra due civilt\u00e0 contrapposte, il Mediterraneo mantiene la sua prevalente funzione di ponte, di collegamento, attraverso cui le parti si scambiano uomini, merci, contatti e soprattutto idee.<\/p>\n<p>Finita l\u2019era dei grandi imperi mediterranei, a vantaggio di quelli oceanici, sin dalle guerre napoleoniche diviene assoluto il predominio nel bacino della Royal Navy, che trasforma in pratica il Mediterraneo in un mare inglese, che assicura, da Gibilterra a Suez, la continuit\u00e0 delle comunicazioni imperiali.<\/p>\n<p>Provarono un paio di volte, prima Napoleone e poi (<i>si parva licet componere magna<\/i>) Erwin Rommel a interrompere quel collegamento in Egitto, senza riuscirci. Naturalmente molte altre marine operavano nel Mediterraneo, ma il dominio strategico restava saldamente britannico, almeno sino alla spedizione anglo-francese a Suez, nel 1956, quando si prende ufficialmente atto che il bacino ha un nuovo egemone, gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Questi ultimi sono pi\u00f9 elastici e sfumati, anche perch\u00e9 il loro avversario \u00e8 la grande potenza continentale sovietica, e operano quindi essenzialmente sotto la bandiera dell&#8217;Alleanza Atlantica, riuscendo comunque a mantenere fuori dal bacino le forze di Mosca.<\/p>\n<p><b>Il dilemma attuale<\/b><br \/>Ma cosa \u00e8 oggi il Mediterraneo? E cosa dobbiamo attenderci da un futuro che appare cos\u00ec pregno di radicali cambiamenti da rischiare di configurare i prossimi anni a venire pi\u00f9 come una fase rivoluzionaria della storia della umanit\u00e0 che come un periodo di rapida evoluzione, certo rischiosa ma tutto sommato controllabile? <\/p>\n<p>Ci stiamo avviando verso un periodo di rinnovata separazione delle sponde del Mare Nostrum che ricorder\u00e0, almeno per analogia, la contrapposizione fra Maometto e Carlomagno descritta da Pirenne? Oppure il Mediterraneo ritorner\u00e0 a quella prevalente funzione di ponte fra culture diverse su cui Braudel concentrava la propria attenzione? E chi controller\u00e0 il bacino? Una sola potenza o superpotenza? Un oligopolio di protagonisti? Un condominio in cui agiscano di comune accordo tutti gli Stati rivieraschi?<\/p>\n<p>Nel tentare di definire questo ancora incerto futuro tre punti sembrano per\u00f2 gi\u00e0 acquisiti sin da ora.<\/p>\n<p><b>Gli Stati Uniti si defilano un poco<\/b><br \/>Il primo \u00e8 il deciso calo d&#8217;interesse per il bacino da parte di Stati Uniti che appaiono intenzionati a concentrare verso altre aree del mondo la loro potenza residua. Il disimpegno di Washington \u00e8 stato fino ad ora molto limitato, considerato come una flotta Usa sia ancora ancorata a Gaeta e come nell&#8217;Italia, che domina geograficamente entrambi i bacini del Mare Nostrum, la presenza militare americana sia cresciuta e non calata &#8211; caso unico in Europa &#8211; dopo la fine della guerra fredda. <\/p>\n<p>Il Presidente Obama ha per\u00f2 gi\u00e0 abbondantemente chiarito come la sua nuova linea strategica non preveda pi\u00f9 un impegno in prima fila degli Stati Uniti nell&#8217;area, ma lasci invece agli alleati il compito di operare da gendarmi regionali. <\/p>\n<p>Si trattava forse di una buona intenzione, ma la via dell&#8217;inferno \u00e8 spesso lastricata di buone intenzioni. Il primo frutto della nuova strategia statunitense \u00e8 stata quell&#8217;immediata rinascita delle ambizioni neo colonialiste francesi e britanniche che ha rapidamente condotto al disastro libico.<\/p>\n<p><b>Arrivano altre potenze<\/b><br \/>Il secondo punto, diretta conseguenza del disimpegno statunitense, \u00e8 il progressivo affacciarsi nel bacino di altre potenze che un tempo gli erano estranee. La prima \u00e8 la Russia che con il recupero della Crimea ha consolidato la sua presenza navale in Mar Nero e che ora tende, come si diceva un tempo, &#8220;a sfociare nelle acque calde&#8221;. Mosca ha gi\u00e0 una sua base navale a Tartous, in Siria, ed accordi particolari con Cipro. La difficile situazione della Grecia nell\u2019Ue potrebbe offrire a Mosca altre opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>In pari tempo anche la Cina si sta scoprendo potenza navale e, almeno parzialmente, potenza navale mediterranea, se non altro per la necessit\u00e0 di proteggere gli investimenti fatti nella cosiddetta area del &#8220;Mediterraneo allargato&#8221;. <\/p>\n<p>Non dimentichiamoci di come, all&#8217;inizio della crisi libica, Pechino abbia dovuto evacuare per via navale dal paese a rischio ben 26.500 suoi concittadini, e lo abbia fatto brillantemente. Cos\u00ec adesso la Cina ha pi\u00f9 o meno acquistato il porto del Pireo, tratta per insediarsi in quello di Taranto, partecipa alle azioni anti pirateria che si svolgono in Oceano Indiano, partecipa con la Russia a manovre navali congiunte nel Mediterraneo Orientale e semina propri reparti militari nelle azioni di pace dell&#8217;Onu che si svolgono intorno al bacino. Una politica che potrebbe ricordare quella del <i>pre-deployment <\/i>delle unit\u00e0 americane di un tempo.<\/p>\n<p>Il grande progetto della &#8220;Silk road, Silk belt&#8221; che dovrebbe condurre a migliorare sostanzialmente i collegamenti commerciali, terrestri e navali, fra l&#8217;Asia e l&#8217;Europa nei prossimi dieci, venti anni, comporter\u00e0 una presenza cinese nel Mediterraneo notevolmente accresciuta rispetto a quella attuale. <\/p>\n<p>\u00c8 previsto infatti che la Silk road navale, partita dalla Cina, entri nel Mare Nostrum da un Canale di Suez di cui l&#8217;Egitto sta gi\u00e0 raddoppiando la portata e termini nei porti dell&#8217;Adriatico, rinnovando in maniera simbolica lo storico collegamento fra Xi\u2019An e Venezia.<\/p>\n<p><b>Gli arabi sono in mezzo al guado<\/b><br \/>Il terzo punto da seguire con estrema attenzione \u00e8 il fermento della sponde arabe del nostro bacino, travagliate dalla affannosa ricerca di un nuovo equilibrio interno delle differenti componenti dell&#8217;ecumene islamico nonch\u00e9 dall&#8217;insorgere di tentazioni estremistiche cos\u00ec forti che al momento attuale appaiono estremamente difficili non solo da sopprimere ma addirittura da contenere. <\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 poi che tutti coloro che si candidano ad esercitare ruoli di leadership locale non appaiono, almeno sino a questo momento, disponibili a pagare il prezzo in oro ed in sangue indispensabile per imporre la propria leadership.<\/p>\n<p><b>Pirenne o Braudel?<\/b><br \/>In definitiva si va dunque verso un oligopolio navale destinato a controllare sempre di pi\u00f9 le acque del bacino mediterraneo, sullo sfondo del progressivo attenuarsi di una presenza americana che tender\u00e0 a farsi pi\u00f9 debole, a meno di inversioni di tendenza che per il momento appaiono molto improbabili. <\/p>\n<p>Permarr\u00e0 inoltre anche una condizione di forte instabilit\u00e0 delle sponde arabe destinata a durare ancora per parecchi anni , e quindi a lasciare sostanzialmente ancora aperto ad entrambe le possibili soluzioni il quesito di Braudel e di Pirenne.<\/p>\n<p>Da chiedersi poi, in conclusione, se vi sar\u00e0 un ruolo anche per l&#8217;Unione Europea in questo scenario e di quale ruolo si tratter\u00e0. Ma prima \u00e8 forse meglio chiedersi di che Unione Europea si tratta!<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Mare Nostrum ha un passato di feroci conflitti per il predominio, sin dalle lotte triangolari tra Greci, Fenici ed Etruschi. Questi ultimi vennero eliminati dai Siracusani con la battaglia navale di Cuma, nel 474 a.C., un po\u2019 come sei anni prima, a Salamina, la lega panellenica aveva liquidato il tentativo di penetrazione persiano. 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