{"id":31350,"date":"2015-07-30T00:00:00","date_gmt":"2015-07-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/energia-usa-verso-lautosufficienza-e-leuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:34","slug":"energia-usa-verso-lautosufficienza-e-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/07\/energia-usa-verso-lautosufficienza-e-leuropa\/","title":{"rendered":"Energia: Usa verso l\u2019autosufficienza; e l\u2019Europa?"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni la massiccia estrazione di gas e petrolio di scisto negli Stati Uniti ha decisamente modificato il profilo energetico del Paese. La produzione di petrolio \u00e8 cresciuta del 54% fra il 2010 e il 2014, mentre quella di gas naturale del 21%, rendendo gli Usa il primo produttore mondiale di idrocarburi.<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea (Ue) e i suoi Stati membri vedono tale rivoluzione come un\u2019opportunit\u00e0 di diversificare i loro approvvigionamenti di gas, ancora dipendenti da pochi produttori e in diversi casi soggetti al monopolio del gigante russo Gazprom.<\/p>\n<p>Urgenza quanto pi\u00f9 sentita nel momento in cui le tensioni in Ucraina hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza energetica nell\u2019Ue. Il presente articolo intende analizzare la dimensione strategica della <i>shale revolution<\/i> americana per l\u2019Europa, suggerendo che pi\u00f9 che un\u2019opportunit\u00e0 di diversificazione, il boom degli idrocarburi di scisto nordamericani rappresenta per l\u2019Europa una sfida strategica di ampia portata.<\/p>\n<p><b>Gas americano per l\u2019Europa?<\/b><br \/>Finora, l\u2019espansione della produzione americana si \u00e8 tradotta pi\u00f9 in una riduzione dei prezzi interni e in una crescita della competitivit\u00e0 che in opportunit\u00e0 di esportazione. Canada e Messico sono i principali sbocchi commerciali, mentre lo sviluppo di capacit\u00e0 di liquefazione per l\u2019esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) \u00e8 ancora in fase embrionale. <\/p>\n<p>A giugno il Dipartimento Usa per l\u2019Energia ha autorizzato l\u2019esportazione di 35 miliardi di metricubi (bcm) all\u2019anno per 20 anni verso Paesi che non hanno trattati commerciali con gli Stati Uniti, rendendo l\u2019Europa &#8211; con la sua ampia capacit\u00e0 di rigassificazione, attualmente in espansione in Europa orientale \u2013 una possibile destinazione nel momento in cui il terminale di liquefazione di Sabine Pass (autorizzato ad esportare circa 22 bcm all\u2019anno) sar\u00e0 ultimato all\u2019inizio del 2016.<\/p>\n<p>Tuttavia, le dinamiche del mercato europeo presentano incognite significative di natura principalmente commerciale. Nonostante il calo degli alti prezzi in Asia orientale rendano l\u2019Europa potenzialmente attraente per ulteriori importazioni di Gnl, i prezzi in Europa potrebbero andare incontro ad una dinamica negativa per l\u2019effetto congiunto dell\u2019incertezza della domanda e una politica di aumento della capacit\u00e0 di esportazione da parte di Gazprom, dimostrata dai piani di espansione del gasdotto Nord Stream fra Russia e Germania e di costruzione del gasdotto Turkish Stream. <\/p>\n<p>La compagnia russa sta cercando di adattare le proprie infrastrutture a una sovrapproduzione che ha ormai raggiunto i 150 bcm, il che metterebbe Mosca nella posizione di poter deprimere i prezzi europei rendendo la regione meno attraente per la concorrenza.<\/p>\n<p>Da parte americana, le intenzioni sembrano ambivalenti. Per lungo tempo gli Usa hanno incoraggiato l\u2019Europa a diversificare gli approvvigionamenti di gas. Tuttavia, tale politica era motivata dall\u2019ambizione di fornire uno sbocco europeo per gli idrocarburi caspici, al fine di sottrarre i Paesi post-sovietici dall\u2019influenza russa garantita dal controllo di Gazprom sul panorama infrastrutturale post-sovietico, e non dall\u2019intenzione di provvedere alla sicurezza energetica europea attraverso un coinvolgimento diretto degli idrocarburi americani. <\/p>\n<p>Risulta comunque ben chiaro che tali opportunit\u00e0 di diversificazione difficilmente renderanno l\u2019Europa autonoma dal gas russo. Il maggiore beneficio per l\u2019Europa risiede semmai nella possibilit\u00e0 di sottoporre Gazprom ad ulteriori pressioni concorrenziali.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, il futuro delle relazioni energetiche Usa-Ue sar\u00e0 dominato dalle dinamiche del mercato. La dimensione strategica risiede altrove.<\/p>\n<p><b>Il significato dell\u2019autosufficienza<\/b><br \/>Il cammino americano verso l\u2019autosufficienza energetica impone il ripensamento di un accordo al cuore dell\u2019assetto della seconda met\u00e0 del \u2018900: il patto della <i>USS Quincy<\/i> del 1945 con cui il presidente americano Roosevelt garantiva al re saudita Abdul Aziz sicurezza in cambio dell\u2019accesso al petrolio del Golfo Persico.<\/p>\n<p>In una situazione di autosufficienza, gli Stati Uniti rafforzano in modo marcato la loro posizione e le opzioni di politica estera nel Golfo. Tale rafforzamento si \u00e8 ad esempio tradotto nella possibilit\u00e0 di perseguire una politica verso l\u2019Iran meno vincolata dalle pressioni delle monarchie arabe nella regione, sospettose nei confronti di un allentamento delle sanzioni contro Teheran che potrebbe evolvere \u2013 ai loro occhi \u2013 in un rilancio delle ambizioni egemoniche della Repubblica islamica. <\/p>\n<p>Allo stesso modo, la possibile espansione della produzione di idrocarburi in Usa garantisce a Washington un potente strumento di <i>enforcement<\/i> dell\u2019accordo sul nucleare iraniano, vista la sensibilit\u00e0 dell\u2019economia iraniana alle fluttuazioni dei prezzi del greggio.<\/p>\n<p>Ma oltre agli evidenti effetti benefici che l\u2019autosufficienza garantisce agli Stati Uniti nella loro politica nella regione, la <i>shale revolution<\/i> impone riflessioni strategiche ai Paesi importatori \u2013 in primo luogo Europa e Cina \u2013 che finora hanno tratto benefici dalla sicurezza garantita dagli Usa ai flussi commerciali di idrocarburi nel Golfo Persico senza pagarne i costi.<\/p>\n<p>L\u2019autosufficienza americana non si traduce necessariamente in un disimpegno dal quadrante del Golfo \u2013 Obama stesso nel 2013 ha annunciato all\u2019Onu che gli Usa continueranno a impegnarsi nella sicurezza delle rotte energetiche nonostante il declino del loro fabbisogno esterno, concetto ribadito l\u2019anno successivo dal segretario alla Difesa Hagel. Tuttavia, pone gli altri importatori in una situazione di vulnerabilit\u00e0 strategica rispetto agli Usa, che potrebbe aprire la strada a una divergenza di interessi, soprattutto nel medio termine \u2013 ad esempio, nel caso in cui emergano negli Usa tendenze isolazioniste o dispute domestiche sul bilancio tali da compromettere obblighi internazionali. <\/p>\n<p>Indubbiamente, i contorni che vanno delineandosi nel nuovo panorama energetico globale dovrebbero preoccupare pi\u00f9 gli asiatici \u2013 in primo luogo la Cina, che dipende dagli idrocarburi del Golfo in misura molto maggiore rispetto all\u2019Europa. Ma al di l\u00e0 dei flussi fisici, l\u2019Europa rimane estremamente sensibile alle fluttuazioni dei prezzi ancora fortemente influenzati dalle dinamiche politiche del Golfo, per il quale transita ancora un terzo del commercio globale di petrolio.<\/p>\n<p>Per questa ragione, per l\u2019Europa diventa improrogabile una valutazione realistica dell\u2019evoluzione degli interessi americani e degli elementi di vulnerabilit\u00e0 che tale evoluzione potrebbe scoprire nel vecchio continente. <\/p>\n<p>In questo, come in altri ambiti, il <i>free riding<\/i> sul ruolo Usa di garante di sicurezza di ultima istanza potrebbe non essere sostenibile in futuro. \u00c8 urgente per l\u2019Europa assumersi ulteriori responsabilit\u00e0 internazionali nella sicurezza dei flussi commerciali di idrocarburi finch\u00e9 questo potr\u00e0 essere fatto in un quadro di cooperazione con gli altri attori del sistema.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni la massiccia estrazione di gas e petrolio di scisto negli Stati Uniti ha decisamente modificato il profilo energetico del Paese. 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