{"id":31370,"date":"2015-08-01T00:00:00","date_gmt":"2015-07-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sicurezza-e-ricchezza-ridurre-lo-spread\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:34","slug":"sicurezza-e-ricchezza-ridurre-lo-spread","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/08\/sicurezza-e-ricchezza-ridurre-lo-spread\/","title":{"rendered":"Sicurezza e ricchezza: ridurre lo spread"},"content":{"rendered":"<p>Alle prese con la crisi greca, le complicanze geopolitiche di quella ucraina, l\u2019avanzata dell\u2019Isis in Medio Oriente, in Nord Africa, in Africa, le contaminazioni jihadiste nei nostri Paesi e il terrorismo di ritorno, impegnati a scrutarne cause e motivazioni, a individuarne strategie di risposta, ci siamo dimenticati di Zuccotti Park, di quel movimento \u201c99%\u201d animato solo ieri dai giovani americani, e rapidamente diffusosi per contagio altrove, che pare essersi eclissato scivolando nei sotterranei delle nostre coscienze. <\/p>\n<p>Eppure, si potrebbe individuare un filo conduttore tra fenomeni epocali, pur cos\u00ec diversi. Ricordiamo l\u2019episodio del giovane tunisino che scaten\u00f2 i sovvertimenti arabi? E possiamo escludere questo perverso fenomeno nel valutare le masse di migranti che approdano sulle nostre coste? <\/p>\n<p><b>L\u2019America minacciata dai plutocrati<\/b><br \/>Forse i ragazzi di Zuccotti Park, che volevano occupare Wall Street, hanno trovato lavoro, ora che la disoccupazione negli Usa \u00e8 scesa a minimi storici, forse sperano nell\u2019aumento dei salari per la classe media di cui parla Obama, forse ha prevalso il ripiegamento dalla dimensione collettiva a quella personale o sono stati intimoriti dagli sgomberi di polizia, forse sono semplicemente pronti a riorganizzarsi alla prossima crisi. <\/p>\n<p>Nel frattempo, in un\u2019America che non cessa di rivelarsi un fertile terreno di pensiero, \u00e8 da quell\u20191% incriminato, da quella che \u00e8 stata definita la \u2018banda dei miliardari\u2019, che emergono voci di allarme. Il sistema non \u00e8 sostenibile, si dichiara, non durer\u00e0. Se non vogliamo che il problema venga risolto con i metodi tradizionali &#8211; guerre o rivolte &#8211; occorre restaurare un\u2019economia inclusiva. <\/p>\n<p>E se la parlamentare canadese Christa Freeland scrive, gi\u00e0 nel 2012, il plateale \u201cPlutocrats: the Rise of the new global super-rich and the Fall of everyoneelse\u201d, oggi pi\u00f9 discretamente si organizzano simposi sul capitalismo inclusivo, discutendo su come riorientare i capitali dalla rendita finanziaria a breve termine ad investimenti produttivi di lungo termine a beneficio dei ceti sfavoriti, e su come ridistribuire la ricchezza, ivi incluso aumentando salari minimie donazioni umanitarie.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di questi simposi \u00e8 ampliare la platea dei consumatori per aumentare vendite e profitti oppure prevenire disordini sociali? O semplicemente procedere a limitati e imprescindibili correttivi per evitare riforme pi\u00f9 profonde del sistema economico e di quello finanziario ?<\/p>\n<p><b>Per la sicurezza, salvare i ceti medi e allargarli<\/b><br \/>In ogni caso, parrebbe farsi strada in America la consapevolezza che, ove non si ponga rimedio all\u2019allargarsi delle diseguaglianze, la tenuta sociale rischierebbe di diventare problematica. <\/p>\n<p>Che uno scenario in cui il 10% della popolazione controlla 3\/4 della ricchezza nazionale non solo \u00e8 iniquo ma non \u00e8 funzionale al sistema stesso e comporta alti rischi sociali. <\/p>\n<p>Impietose statistiche federali dimostrano l\u2019ovvio, e cio\u00e8 che la povert\u00e0 finisce per produrre criminalit\u00e0, il 60% dei detenuti sono ispanici o neri, e 2\/3 degli afro-americani nati negli anni \u201970 hanno un qualche passato criminale. \u201cThe insecure American\u201d titola un recente editoriale di Paul Krugman con riferimento ai poveri, vecchi e nuovi, e alle falle del sistema di sicurezza sociale americano.<\/p>\n<p>Incentivare gli investimenti, accrescere il potere d\u2019acquisto dei ceti medi, e non ultimo il sostegno sociale ai  meno abbienti parrebbero risposte ampiamente condivise. Anche se sono in molti a pensare, specie tra le fila repubblicane, che la povert\u00e0 sia solo frutto di pigrizia e di estraneit\u00e0 al lavoro, che una politica di sostegno sociale non farebbe che alimentarle, e che occorrerebbe invece restringere le maglie riducendo al contempo le tasse ai cosiddetti  \u2018job creators\u2019. Tutti argomenti destinati a farsi strada, man mano che si entrer\u00e0 nel vivo della campagna elettorale.<\/p>\n<p>Ma non sono solo partiti e settori imprenditoriali a parlarne. E non solo in America. In Italia, una recente Relazione dell\u2019Inps sottolinea che la crisi del 2008-2014 ha colpito soprattutto le fasce sociali pi\u00f9 deboli e che il 10% pi\u00f9 povero della popolazione ha visto ridursi il proprio reddito di oltre 25% mentre quelle pi\u00f9 ricche hanno subito un calo massimo del 5%. Le diseguaglianze, anche da noi, si sono allargate, scaricandosi, tra l\u2019altro, in un\u2019inedita \u201cdifesa dei confini\u201d dalle masse di immigrati.<\/p>\n<p><b>E l\u2019Fmi scopre le \u201cbarchette\u201d<\/b><br \/>Il tema delle diseguaglianze sociali \u00e8 approdato sui tavoli internazionali, in particolare nel contesto dei tre appuntamenti di Addis Abeba (luglio)-New York (settembre)-Parigi (dicembre) dedicati allo sviluppo e ai cambiamenti climatici. <\/p>\n<p>Scontando la retorica che accompagna di norma queste occasioni, nonch\u00e9 il linguaggio sfumato che distingue le sedi multilaterali che lavorano per consenso, ci si attende che ad una diagnosi condivisa facciano seguito raccomandazioni chiare in termini di assunzione di responsabilit\u00e0 e attuazione delle deliberazioni.<\/p>\n<p>L\u2019argomento ha del resto un\u2019autorevole portavoce nell\u2019Fmi di Christine Lagarde. Pur riconoscendo che lo scarto tra economie avanzate ed economie emergenti\/in via di sviluppo si \u00e8 notevolmente ridimensionato e che le seconde hanno conseguito un miglior grado di integrazione nell\u2019economia globale, Lagarde registra che le diseguaglianze sono enormi sia tra singoli Paesi sia all\u2019interno di essi, e tendono a crescere, in assenza di correttivi.<\/p>\n<p>Nei Paesi avanzati l\u20191% della popolazione detiene il 10% della ricchezza, e a livello mondiale la ricchezza dell\u20191% superer\u00e0 nel 2016 quella del restante 99%. \u201cLifting the small boats\u201d, osserva Lagarde, non \u00e8 solo un imperativo morale, fa bene all\u2019economia mondiale. <\/p>\n<p>Seguono le ricette che contribuirebbero ad economie pi\u00f9 solide e a un mondo pi\u00f9 sicuro: in larga sintesi, sostegno ai ceti medi e a quelli pi\u00f9 disagiati, maggiore equit\u00e0 dei sistemi fiscali, efficienza ed efficacia della spesa pubblica, maggiore partecipazione delle donne al sistema produttivo, educazione dei giovani e meno giovani che assicuri loro accesso alle nuove tecnologie e al lavoro, e urgente considerazione all\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Se anche dai vertici di uno dei pilastri del sistema di sicurezza del dopo-guerra, certo lontano da logiche che non siano di buon funzionamento del sistema, emergono tali raccomandazioni, significa che gli squilibri prodottisi in questi anni hanno raggiunto livelli inquietanti per il sistema stesso.<\/p>\n<p>L\u2019economia delle diseguaglianze e dell\u2019esclusione \u00e8 al centro dell\u2019Enciclica di Papa Francesco. Un testo mirabile per credenti e non credenti, che parlando dei cambiamenti climatici ne riconduce le responsabilit\u00e0 alle storture di un impianto che crea spreco e ingiustizia, votato alla ricchezza dei pochi anzich\u00e9 alla dignit\u00e0 umana di tutti, basato sul trionfo cieco di tecnologia e finanza, e che \u201ccolpisce non solo gli individui ma Paesi interi\u201d. <\/p>\n<p>Un modello distributivo in cui \u201cuna minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare\u201d: si impone una ridefinizione del progresso, un cambiamento del modello di sviluppo globale. <\/p>\n<p>Parole inequivocabili. Sulle quali i ragazzi di Zuccotti Park non potrebbero non convenire. E che, se ascoltate, risveglierebbero le coscienze e contribuirebbero a una migliore sicurezza nel pianeta, anche creando condizioni pi\u00f9 favorevoli alla distensione nelle aree devastate da crisi regionali. E del resto, rileggiamo la Dichiarazione universale dei Diritti umani del lontano 1948.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle prese con la crisi greca, le complicanze geopolitiche di quella ucraina, l\u2019avanzata dell\u2019Isis in Medio Oriente, in Nord Africa, in Africa, le contaminazioni jihadiste nei nostri Paesi e il terrorismo di ritorno, impegnati a scrutarne cause e motivazioni, a individuarne strategie di risposta, ci siamo dimenticati di Zuccotti Park, di quel movimento \u201c99%\u201d animato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80,140,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31370"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31370"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31370\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62016,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31370\/revisions\/62016"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31370"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31370"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31370"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}