{"id":31400,"date":"2015-08-04T00:00:00","date_gmt":"2015-08-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/usa-turchia-in-siria-nulla-di-strategico\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:33","slug":"usa-turchia-in-siria-nulla-di-strategico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/08\/usa-turchia-in-siria-nulla-di-strategico\/","title":{"rendered":"Usa-Turchia in Siria: nulla di strategico"},"content":{"rendered":"<p>Nello scorcio di luglio Stati Uniti e Turchia si sono accordati per la costituzione di un\u2019area di esclusione del sedicente Stato islamico (Is o Isis) alla frontiera turco-siriana.<\/p>\n<p>L\u2019area in questione \u00e8 quella a strisce grigie e verdi nella cartina dell\u2019Institute for the Study of War. Sar\u00e0 lunga circa 68 miglia lungo la frontiera. Non pare ancora definita la sua profondit\u00e0: si parla di circa 20 miglia. La cartina dello Isw fa l\u2019ipotesi che arrivi a comprendere al-Bab e al- Manbij, attualmente due piazzeforti dell\u2019Is &#8211; dalle quali perci\u00f2 quest\u2019ultimo dovr\u00e0 essere sloggiato. <\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Turkey-ISIS-s.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>L\u2019accordo \u00e8 stato presentato dai due governi in un\u2019ottica anti-Stato islamico. La Turchia e gli Usa assicureranno una forte copertura aerea alle forze siriane non radicali o moderate che combatteranno l\u2019Isis sul terreno onde respingerlo e strappargli territorio.<\/p>\n<p><b>Un accordo dalle motivazioni in chiaroscuro<\/b><br \/>Perch\u00e9 questo accordo? Gli Stati Uniti ottengono dalla Turchia l\u2019accesso alla base aerea di Incirlik. Ci\u00f2 indubbiamente allarga dalla Siria occidentale e centrale a quella nord-orientale il raggio d\u2019azione dell\u2019aviazione americana e della coalizione anti-Isis e quindi rafforza la lotta all\u2019Isis. <\/p>\n<p>Meno chiare sono le motivazioni del governo turco, che notoriamente ha come nemico numero uno Assad, non gli jihadisti, e ha sin dall\u2019inizio guardato ai qaedisti e poi all\u2019Isis come a un contributo oggettivamente utile alla lotta contro il regime di Damasco.<\/p>\n<p>Ovviamente il grave attentato di Suru\u00e7 attribuito all\u2019Isis ha toccato la sicurezza interna turca, ha sollevato critiche al governo per la sua cattiva prassi filo-jihadista e ha reso necessaria una risposta. Ma dalle prime operazioni turche nella costituenda zona di sicurezza si \u00e8 subito capito che l\u2019obiettivo reale e primario dei turchi sono i curdi.<\/p>\n<p><b>Per Erdo&#287;an, l\u2019obiettivo sono i curdi<\/b><br \/>Da una parte, il governo Erdo&#287;an \u00e8 preoccupato dai successi militari dei curdi siriani, proprio alla frontiera con la Turchia, sotto la guida del Partito di Unione Democratica (Pyd), cugino primo del Pkk.<\/p>\n<p>Se si guarda la cartina dello Isw, si nota che la zona di sicurezza non a caso si incunea fra le due zone curde (nell\u2019estrema punta nord-occidentale della Siria e a nord di Aleppo), onde impedire qualsiasi possibile congiungimento.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra, il successo del partito curdo Chp alle recenti elezioni costringe Erdo&#287;an a un governo di coalizione che egli non vuole: la minaccia alla sicurezza che si \u00e8 manifestata a Suru\u00e7 e quella che viene dalla prodezza militare curda possono essere utilmente unite per convincere la nazione di un sovrastante pericolo curdo e della necessit\u00e0 di una leadership nazionale forte, per rifiutare quindi ogni coalizione di governo e rifare le elezioni in un\u2019atmosfera favorevole ai disegni di solitaria grandezza del leader turco. <\/p>\n<p><b>L\u2019incognita dell\u2019opposizione siriana moderata<\/b><br \/>A tutto questo si deve aggiungere che non \u00e8 affatto chiaro quali sarebbero le forze siriane moderate o non radicali che attuerebbero sul terreno la zona di sicurezza. Queste forze praticamente non esistono: sono state ripetutamente battute e annientate da quelle radicali nei mesi passati. <\/p>\n<p>Solo nella zona di Deraa si \u00e8 radicata una costellazione di forze con sembianze moderate. Nel resto della Siria tali forze non ci sono o sono irrilevanti. \u00c8 noto che i ribelli addestrati dall\u2019apposito programma americano in Giordania dovevano costituire una forza di 5400 uomini che si \u00e8 ridotta a 54 elementi. Proprio qualche giorno fa, infine, alcuni ufficiali di questa forza minimale sembra che siano stati catturati, un po\u2019 ignominiosamente, da Jabath al-Nusra. <\/p>\n<p>In considerazione di queste diverse circostanze, la maggior parte dei commenti degli analisti e della stampa ritiene l\u2019iniziativa della zone di sicurezza in alleanza con la Turchia sbagliata e dannosa dal punto di vista degli Usa. <\/p>\n<p>L\u2019alleanza sembra servire gli obiettivi anti-curdi, anti-Assad e di politica interna di Erdo&#287;an e dell\u2019Akp, obiettivi che restano diversi da quelli di Washington e che potrebbero danneggiarli.<\/p>\n<p><b>Un\u2019iniziativa contro gli interessi degli Usa?<\/b><br \/>Gli Usa hanno come nemico l\u2019Isis e non Assad. Hanno infatti escluso che la zona di sicurezza sia anche una \u201cno-fly zone\u201d &#8211; come i turchi hanno sempre desiderato che debba essere &#8211; lasciando cos\u00ec aperta la porta ad interventi aerei di Damasco. <\/p>\n<p>Inoltre, e forse soprattutto, non \u00e8 chiaro come gli Usa possano essere da un lato alleati dei curdi contro l\u2019Isis e, dall\u2019altro, alleati della Turchia che invece colpisce i curdi. Queste circostanze invece di aiutare la coalizione anti-Isis infliggerebbe un duro colpo alla coalizione e agli Usa.<\/p>\n<p>Nel teatro siriano l\u2019ambiguit\u00e0 \u00e8 la regola. Tuttavia, alcuni cambiamenti recenti nella regione possono dare della politica americana una prospettiva diversa e giustificarla.<\/p>\n<p>In primo luogo, la politica Usa \u00e8 sempre pi\u00f9 concentrata sulla missione contro il terrorismo e subordina sempre pi\u00f9 spietatamente a questo ogni altro obiettivo. La politica siriana degli Usa punta all\u2019uscita personale di Assad dalla scena ma non al collasso del regime, perch\u00e9, essendo assente ogni significativa forza moderata di opposizione, questo collasso metterebbe semplicemente la Siria nelle mani dei jihadisti.<\/p>\n<p>La posizione americana si \u00e8 avvicinata a quella russa ed \u00e8 possibile che l\u2019amministrazione veda questo avvicinamento come un\u2019utile carta sul piano pi\u00f9 generale dei rapporti fra l\u2019Occidente e la Russia. <\/p>\n<p>Dunque, i turchi agiranno nella convinzione di strumentalizzare gli americani contro Assad. Ma gli americani resteranno certamente fermi nel valutare l\u2019importanza del regime per la stabilit\u00e0 della Siria e, diversamente dall\u2019Akp, hanno in questo forti alleati che sosterranno in Siria il loro pragmatismo piuttosto che gli obiettivi di Ankara.<\/p>\n<p><b>La vicinanza di Washington ai curdi<\/b><br \/>Metteranno a repentaglio gli interessi Usa anche nei riguardi dei curdi? Gli Usa sono vicini ai curdi sin dalle vicende immediatamente successive alla guerra del 1990-91. Nelle vicende in corso, la stampa e l\u2019opinione pubblica occidentale hanno fortemente simpatizzato con i curdi che sono del restro emersi come il pi\u00f9 efficace alleato degli Usa nella lotta all\u2019Isis. <\/p>\n<p>Masoud Barzani nella sua recente visita a Washington ha fatto trasparire l\u2019indipendenza di un nuovo stato in Medio Oriente e i vantaggi che ne deriverebbero all\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Ma a Washington non ne possono certo sapere sui curdi meno dell\u2019ultimo rapporto dell\u2019International Crisis Group, che mette crudamente in rilievo le loro profonde divisioni e come tutto questo abbia aperto la porta all\u2019influenza dell\u2019Iran attraverso il contatto con il partito rivale di Barzani, il Puk (l\u2019Unione patriottica curda).<\/p>\n<p>Nella disunione e nelle rivalit\u00e0 interne la confusa e scoordinata politica europea di fornitura degli armamenti ai curdi ha giocato un ruolo importante. Gli Usa hanno cercato di incanalare gli approvvigionamenti attraverso il governo centrale di Baghdad, ma questo governo di fatto non fa arrivare ai curdi pressoch\u00e9 nulla e molti fornitori l\u2019hanno alla fine aggirato. <\/p>\n<p>In una prospettiva strategica di pi\u00f9 lunga durata, la carta curda ha perci\u00f2 dei forti limiti ed \u00e8 forse per questo che l\u2019amministrazione americana non se ne preoccupa quanto l\u2019opinione pubblica si aspetterebbe.<\/p>\n<p><b>Uno sviluppo irrilevante<\/b><br \/>Infine, gli Usa seguono una strategia regionale che non collima con quella turca. L\u2019idea americana che la soluzione in Siria debba includere un contrappeso, se non una diga, contro lo jihadismo e, di conseguenza, l\u2019attenzione sempre maggiore verso il regime, converge con l\u2019Iran, non con la Turchia, non con l\u2019Arabia Saudita. <\/p>\n<p>In questo quadro, \u00e8 facile che gli Usa abbiano fatto l\u2019accordo sulla zona di sicurezza turco-siriana con la consapevolezza delle sue contraddizioni ma anche con la convinzione che a termine, in un contesto regionale cambiato, porter\u00e0 inevitabilmente l\u2019acqua al suo mulino.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 difficile dire se si stanno confrontando delle strategie o dei giochi tattici a breve termine. Nel complesso la zona di sicurezza al confine turco-siriano fa scorrere molto inchiostro ma in s\u00e9 e per s\u00e9 non ha l\u2019aria di essere uno sviluppo rilevante per il futuro dei conflitti in Medio Oriente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nello scorcio di luglio Stati Uniti e Turchia si sono accordati per la costituzione di un\u2019area di esclusione del sedicente Stato islamico (Is o Isis) alla frontiera turco-siriana. L\u2019area in questione \u00e8 quella a strisce grigie e verdi nella cartina dell\u2019Institute for the Study of War. Sar\u00e0 lunga circa 68 miglia lungo la frontiera. 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