{"id":31430,"date":"2015-08-10T00:00:00","date_gmt":"2015-08-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ebola-una-minaccia-per-la-pace\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:32","slug":"ebola-una-minaccia-per-la-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/08\/ebola-una-minaccia-per-la-pace\/","title":{"rendered":"Ebola, una minaccia per la pace"},"content":{"rendered":"<p>Quando nel dicembre 2013 una bambina di M\u00e8liandou, un piccolo villaggio della Guinea, \u00e8 morta dopo una lunga agonia, per una malattia ignota, nessuno poteva immaginare che stava iniziando una delle pi\u00f9 catastrofiche epidemie della storia umana. La bambina si chiamava Emile Ouamouno ed \u00e8 stata il \u201cpaziente zero\u201c di Ebola.<\/p>\n<p>Dal 2013, in meno di due anni, l\u2019epidemia si \u00e8 diffusa senza sosta in quasi tutta l\u2019Africa occidentale, colpendo maggiormente Liberia, Guinea e Sierra Leone, Stati dall\u2019economia fragile e con servizi ospedalieri non idonei a fronteggiare un\u2019emergenza di tale portata.<\/p>\n<p>Per questo, ed in generale per rendere universalmente nota la causa di questi Paesi stremati dalla lotta ad Ebola, il 18 settembre del 2014 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con una decisione storica, ha approvato all\u2019unanimit\u00e0 la risoluzione n.2177 con cui ha definito l\u2019epidemia una minaccia per la pace.<\/p>\n<p>\u201cMinaccia alla pace\u201d \u00e8 una definizione solitamente riservata, per prassi Onu, principalmente alle violazioni dei diritti umani e alle aggressioni armate, ma questa volta \u00e8 stata utilizzata per una malattia infettiva le cui conseguenze non si limitano, come se non bastasse, a migliaia di vittime ma che anzi determinano l\u2019isolamento economico e politico dei Paesi colpiti e il conseguente indebolimento di economie gi\u00e0 fragili.<\/p>\n<p>Come la storia insegna, infatti, situazioni d\u2019incertezza e povert\u00e0 come questa spesso incrementano il rischio di rivolte da parte delle popolazioni vessate da contesti complessi, di guerre di confine e di danni alla gi\u00e0 precaria architettura istituzionale dei singoli Stati, che in Africa determinano, spesso, conflitti sociali e politici che sfociano nel caos.<\/p>\n<p><b>Le critiche all\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 <\/b><br \/>Un ruolo di primo piano, sia pur tra tanti distinguo, \u00e8 riconosciuto all\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 (Oms) che, in ritardo e tra innumerevoli difficolt\u00e0, ha provato a coordinare le operazioni di soccorso nei Paesi colpiti, stimolando la ricerca di un vaccino e pressando i governi dei suoi 192 Stati membri a collaborare fattivamente.<\/p>\n<p>L\u2019Organizzazione, con sede a Ginevra, fin dalla sua fondazione avvenuta nel luglio 1948, si pone come obiettivo primario il raggiungimento da parte di tutte le popolazioni del livello pi\u00f9 alto possibile di salute inteso come stato di completo benessere. Questo scopo, in questa occasione, non pare sia stato perseguito al meglio.<\/p>\n<p>Un recente rapporto redatto da un Comitato indipendente di sei esperti guidati da Barbara Stocking dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford, istituito proprio per valutare il comportamento dell\u2019Agenzia specializzata Onu rispetto a Ebola, ha contestato all\u2019Oms ritardi significativi ed errori avvertendo che se non si provveder\u00e0 al pi\u00f9 presto ad una radicale riforma del sistema internazionale di prevenzione, inclusa l\u2019intera Organizzazione, la prossima epidemia trover\u00e0 la Comunit\u00e0 internazionale impreparata, esattamente com\u2019\u00e8 stato per Ebola.<\/p>\n<p>Il documento rammenta che se le raccomandazioni della Commissione di valutazione che seguirono l\u2019altrettanto mal gestista pandemia di H1N1 fossero state recepite nel corso degli ultimi anni, \u201cil mondo avrebbe potuto affrontare Ebola da una posizione migliore\u201d.<\/p>\n<p>Tra le prime misure consigliate dal rapporto c\u2019\u00e8 l\u2019adozione di un fondo da 100 milioni di dollari dedicato esclusivamente alla risposta alle emergenze, in aggiunta ad un necessario, quanto da tempo rinviato, aumento delle quote di partecipazione dei singoli Paesi membri al bilancio, ristretto, dell\u2019Oms.<\/p>\n<p><b>Una situazione in costante mutazione <\/b><br \/>Con un bilancio di oltre 27 mila persone infette e pi\u00f9 di 11 mila decessi, Ebola continua a spaventare l\u2019Africa. Mentre l\u2019Unicef lancia l\u2019allarme per gli oltre 70 mila neonati non registrati in Liberia durante l\u2019emergenza a causa del caos sociale ed organizzativo, la Comunit\u00e0 internazionale, Italia in testa, prosegue la propria opera di sostegno diretto ed indiretto ai Paesi colpiti, mediante finanziamenti e invio di ospedali da campo, attrezzature e personale qualificato.<\/p>\n<p>In questa cornice s\u2019inserisce la notizia, diffusa in questi giorni, della scoperta di un vaccino, prodotto in Canada, testato in Guinea e primo a risultare efficace al 100% in seguito a sperimentazione su oltre 4000 malati. Ma il vaccino, per quanto fondamentale per debellare la malattia, da solo non basta.<\/p>\n<p>A tal proposito, infatti, Medici senza frontiere e gli altri protagonisti della lotta all\u2019epidemia ricordano che fino a quando dalla media attuale di 30 infettati al giorno non si passer\u00e0 a zero, la crisi Ebola rester\u00e0 un\u2019emergenza da non sottovalutare.<\/p>\n<p>A tale proposito, in un documento ufficiale rilasciato dal professor Ippolito, direttore dell\u2019Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma, si rammenta a tutti i protagonisti del contrasto all\u2019epidemia che \u201c\u00e8 tempo di unire le forze coinvolgendo anche le istituzioni africane, al fine di unire le diverse competenze scientifiche, evitando duplicazioni, condividendo aspetti metodologici, etici e partecipativi al fine di salvaguardare la sicurezza sanitaria internazionale\u201d.<\/p>\n<p>Appare evidente che solo collaborando, quindi, la Comunit\u00e0 internazionale potr\u00e0 rispondere a questa moderna, quanto inaspettata, nuova minaccia alla pace e provare a prevenire futuri colpi alla missione di \u201ccompleto benessere\u201d per l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nel dicembre 2013 una bambina di M\u00e8liandou, un piccolo villaggio della Guinea, \u00e8 morta dopo una lunga agonia, per una malattia ignota, nessuno poteva immaginare che stava iniziando una delle pi\u00f9 catastrofiche epidemie della storia umana. 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