{"id":31510,"date":"2015-08-26T00:00:00","date_gmt":"2015-08-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/usa-2016-e-lestate-di-trump-ma-conta-poco\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:30","slug":"usa-2016-e-lestate-di-trump-ma-conta-poco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/08\/usa-2016-e-lestate-di-trump-ma-conta-poco\/","title":{"rendered":"Usa 2016: \u00e8 l\u2019estate di Trump, ma conta poco"},"content":{"rendered":"<p>Ha un\u2019estate di vantaggio sui rivali, ma \u00e8 l\u2019estate sbagliata: questa serve solo a riempire i giornali, la prossima riempir\u00e0 di voti le urne. Spendendo a dismisura e sparandole grosse, Donald Trump, magnate dell\u2019edilizia e showman, balla l\u2019agosto 2015 in testa ai sondaggi fra la pletora di candidati alla nomination repubblicana, anche se nessuno gli presta chances di ottenerla.<\/p>\n<p>Lui ci sta dando dentro a fondo; gli altri misurano le forze, e i denari, perch\u00e9 la gara \u00e8 lunga, di qui all\u2019Election Day dell\u20198 novembre 2016: mancano 150 giorni all\u2019inizio delle primarie. Una corsa cos\u00ec faticosa che rischi di finire in apnea. Ma Donald il rosso (per via dei suoi improbabili capelli) non se ne cura: a corto di soldi, lui non rischia di restare; e deve invece acquisire politicamente notoriet\u00e0 e credibilit\u00e0.<\/p>\n<p> La popolarit\u00e0 di Trump trae vantaggio dall\u2019appannamento dei due favoriti per Usa 2016: Jeb Bush, repubblicano, rispettivamente figlio e fratello del 41\u00b0 e 43\u00b0 presidente degli Stati Uniti, e Hillary Rodham Clinton, democratica, gi\u00e0 first lady, senatore dello Stato di New York e segretariodi Stato.<\/p>\n<p>Jeb patisce la prestazione scolorita nel dibattito coi rivali repubblicani del 6 agosto, che gli ha fatto perdere punti. Hillary subisce un\u2019erosione di popolarit\u00e0 per lo scandalo Emailgate \u2013 quand\u2019era segretario di Stato, usava un account privato, anzich\u00e9 quello ufficiale.<\/p>\n<p>Inoltre, essendo, di fatto, l\u2019unico serio candidato democratico, gli attacchi dei repubblicani si concentrano tutti su di lei. Senza contare che l\u2019ex first lady comincia a fare i conti con l\u2019antipatia che buona parte dell\u2019opinione pubblica degli Stati Uniti nutre per lei.<\/p>\n<p>Al punto che l\u2019ipotesi, sempre pi\u00f9 probabile, di una discesa in campo del vice-presidente Joe Biden, un politico esperto e rispettato, ma non certo un trascinatore, viene letta in modi opposti. C\u2019\u00e8 chi vede in Biden una ruota di scorta democratica, su cui puntare se la Clinton non decolla e\/o inciampa; e c\u2019\u00e8 chi lo considera, invece, una sorta di frangiflutti, che, attirando su di s\u00e9 parte degli strali dei repubblicani, lascerebbe Hillary meno esposta alle critiche.<\/p>\n<p>Il puzzle degli aspiranti alla nomination repubblicana alla Casa Bianca non perde per ora i pezzi, ma si sfilaccia, dopo il dibattito televisivo in prima serata su Fox News. <\/p>\n<p>Il confronto a Cleveland nell\u2019Ohio, uno degli Stati chiave per la Casa Bianca, \u00e8 stato il primo di sei, con regole di selezione dei candidati ciascuno diverse: il prossimo andr\u00e0 in onda sulla Cnn il 16 settembre da SimiValley, in California, dove c\u2019\u00e8 la biblioteca presidenziale di Ronald Reagan. Gli altri saranno il 28 ottobre sulla Cnbc e, poi, uno al mese a novembre, dicembre, gennaio, tutti prima dell\u2019inizio delle primarie, il 1\u00b0 febbraio nello Iowa e il 9 febbraio nel New Hampshire.<\/p>\n<p>Sui rivali di partito, Trump fa pure valere il fattore soldi, senza peritarsi di aprire fronti di polemica a raffica, alcuni dei quali alla fine gli si ritorceranno contro: gli immigrati, le donne, gli avversari. Esprime posizioni controverse, come l\u2019abolizione dello \u2018ius soli\u2019 e l\u2019erezione di un muro al confine tra il Messico e il Texas; usa un linguaggio volutamente \u201cscorretto\u201d; insulta \u2018latinos\u2019 e giornaliste; colleziona gaffes: conquista elettori, ma molti se ne aliena. <\/p>\n<p>Pare Gastone, di questi tempi: i contrattempi diventano colpi di fortuna. Una corte di New York l\u2019aveva convocato come potenziale giurato: un fastidio per tutti, figuriamoci per lui, che, a marzo, aveva gi\u00e0 avuto un\u2019ammenda di 250 dollari per non avere risposto a cinque convocazioni dal 2006 &#8211; inviate all\u2019indirizzo sbagliato, \u00e8 la tesi difensiva. <\/p>\n<p>Stavolta, Trump \u00e8 andato e, davanti a una selva di telecamere, s\u2019\u00e8 detto pronto a fare il suo dovere di cittadino. Ne \u00e8 uscito uno spot; e manco l\u2019hanno preso.<\/p>\n<p>Gli fanno pure gioco le \u2018rivelazioni\u2019, poco suffragate dai fatti, in verit\u00e0, del Sunday Times, secondo cui Trump sarebbe stato tra i corteggiatori della principessa Diana: dopo il divorzio con Carlo, l\u2019avrebbe \u2018bombardata\u2019 di mazzi di fiori da centinaia di sterline l\u2019uno. Un portavoce del magnate, interpellato dal <i>Sunday Times<\/i>, ha detto che &#8220;i due si piacevano molto\u201d, ma che \u201ctra loro non c&#8217;\u00e8 stato mai nulla&#8221;.<\/p>\n<p>Trump \u00e8 pronto a spendere, se necessario, anche un miliardo di dollari della sua fortuna personale: lui, a differenza degli altri, non ha bisogno di finanziamenti e non \u00e8 condizionabile dai lobbisti. <\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 chi giudica apriori la spesa uno spreco, perch\u00e9, tanto, non gli varr\u00e0 la nomination. E l\u2019esibizione della ricchezza pu\u00f2 pure essere un handicap: l\u2019imprenditore, che dispone di una flotta aerea, preferisce muoversi in auto nello Iowa, per non urtare la parsimonia degli abitanti.<\/p>\n<p>Fra i suoi rivali, invece, c\u2019\u00e8 chi non ha pi\u00f9 un dollaro in tasca o quasi: l\u2019ex governatore del Texas Rick Perry non paga pi\u00f9 lo staff della sua campagna, che continua a lavorare per lui per volontariato. Fino a quando?<\/p>\n<p>Le possibilit\u00e0 che Trump possa diventare presidente e attuare il suo programma sono infime: ha contro l\u2019establishment del partito e ha l\u2019handicap di polarizzare l\u2019opinione pubblica. Se un conservatore su quattro \u00e8 con lui, tre su quattro non lo vogliono proprio. E, se dovesse presentarsi da indipendente, come ha gi\u00e0 ipotizzato, non avrebbe la forza di vincere &#8211; ma condannerebbe alla sconfitta il candidato repubblicano.<\/p>\n<p>L&#8217;elettorato qualunquista e anti-politica apprezza le dichiarazioni senza peli sulla lingua &#8211; ormai il suo marchio di fabbrica &#8211; di \u2018Donald il rosso\u2019, uscito dal dibattito di Cleveland sempre pi\u00f9 in testa al gruppo, con quasi un quarto delle preferenze della platea repubblicana(23%). <\/p>\n<p>Invece, il dibattito non ha giovato a Bush e neppure al governatore del Wisconsin Scotto Walker. Bene i senatori del Texas Ted Cruz e della Florida Marco Rubio, il neurochirurgo Ben Carson, l\u2019unico nero, e la manager Carly Fiorina (ex ceo di Hp), l\u2019unica donna.<\/p>\n<p>Fra i democratici, Hillary Rodham Clinton continua a contare su oltre il 50% dei consensi, davanti al senatore indipendente Bernie Sanders (17%) e all&#8217;attuale vice-presidente JoeBiden (13%), che non \u00e8 ancora sceso in lizza. In un ipotetico match con Trump, l&#8217;ex segretario di Stato \u00e8 nettamente in vantaggio in tutti i rilevamenti, ma lo showman ha ridotto il distacco a meno di 10 punti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><b>Usa 2016: nomination, in corsa 17 repubblicani e 3 democratici \/ SCHEDA<\/b><br \/>\u00c8 ridotta all\u2019osso la lista dei concorrenti alla nomination democratica per Usa 2016, finora solo tre, forse perch\u00e9 Hillary Rodham Clinton toglie ossigeno ai rivali. \u00c8 numerosa come non mai, invece, quella dei repubblicani, 17, perch\u00e9 nessuno la fa da padrone nei pronostici.<\/p>\n<p>Fra i repubblicani, hanno gi\u00e0 ufficialmente annunciato la loro candidatura, quattro senatori e un ex senatore, quattro governatori e cinque ex governatori, una manager &#8211; Carly Fiorina, che \u00e8 stata amministratore delegato della Hewlett\/Packard ed \u00e8 l\u2019unica donna -, un famoso neuro-chirurgo &#8211; Ben Carson, iper-conservatore e l\u2019unico di colore in corsa nei due schieramenti -, e l\u2019eccentrico notissimo miliardario Donald Trump.<\/p>\n<p>I senatori, tutti esordienti nella competizione, sono, in ordine di candidatura, Ted Cruz, del Texas, vicino al Tea Party; Rand Paul, del Kentucky, libertario; Marco Rubio, della Florida, cubano d\u2019origine; e Lindsey Graham, della South Carolina, esperto di sicurezza e difesa. L\u2019ex senatore \u00e8 Rick Santorum della Pennsylvania, un reduce della corsa, cattolico integralista.<\/p>\n<p>Gli ex governatori sono, sempre in ordine di candidatura, Mike Huckabee, Arkansas, il veterano per antonomasia delle primarie, che frequenta dal 2008, oggi ben piazzato nei sondaggi; George Pataki, Stato di New York, sceso in lizza in punta di piedi; Rick Perry, Texas, che ci riprova dopo il flop del 2012, ricordando d\u2019avere guidato per tre mandati la 12\u00b0 economia mondiale; Jeb Bush, Florida, figlio e fratello rispettivamente del 41\u00b0 e 43\u00b0 presidente degli Stati Uniti; e Jim Gilmore, Virginia, l\u2019ultimo a scendere in lizza in assoluto.<\/p>\n<p>I governatori, tutti esordienti, si sono tutti svegliati tra giugno e luglio: quello del New Jersey, Chris Christie, la cui popolarit\u00e0 s\u2019\u00e8 un po\u2019 appannata, causa scandali e chiacchiere, \u00e8 un \u2018pezzo grosso\u2019, non solo per la stazza, dello schieramento repubblicano meno conservatore; quello della Louisiana, Bobby Jindal, di origine indiana, la cui popolarit\u00e0 \u00e8 alta solo nel suo Stato; quello del Wisconsin Scott Walker, uno che la ce la pu\u00f2 fare; e quello dell&#8217;Ohio John Kasich, che nessuno attendeva.<\/p>\n<p>A fronte di questa legione, i tre democratici: Hillary Rodham Clinton, ex first lady, ex senatore dello Stato di New York, ex segretario di Stato, candidata alla nomination nel 2008, quando fu battuta da Barack Obama, e gli outsiders Bernie Sanders, senatore del Vermont che si autodefinisce \u2018socialista\u2019 e l\u2019ex governatore del Maryland Martin O\u2019Malley. A loro starebbe per aggiungersi l\u2019attuale vice-presidente Joe Biden, politico di lungo corso, a pi\u00f9 riprese senatore del Delaware.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha un\u2019estate di vantaggio sui rivali, ma \u00e8 l\u2019estate sbagliata: questa serve solo a riempire i giornali, la prossima riempir\u00e0 di voti le urne. 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