{"id":31670,"date":"2015-09-09T00:00:00","date_gmt":"2015-09-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ue-sfide-allargamento-ai-balcani-occidentali\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:25","slug":"ue-sfide-allargamento-ai-balcani-occidentali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/09\/ue-sfide-allargamento-ai-balcani-occidentali\/","title":{"rendered":"Ue: sfide allargamento ai Balcani occidentali"},"content":{"rendered":"<p>I Balcani occidentali stanno riattirando l\u2019attenzione di decisori politici, media ed opinione pubblica europei e non. <\/p>\n<p>L\u2019inasprirsi della pressione migratoria verso l\u2019Unione europea (Ue), in particolare sulle frontiere greco-macedone e serbo-ungherese, il riesplodere delle tensioni etniche e politiche nell\u2019ex Repubblica Federativa Yugoslava di Macedonia (Fyrom), l\u2019emersione della minaccia dei <i>foreign fighters<\/i> in alcuni Paesi balcanici di confessione musulmana, gli effetti regionali della crisi internazionale e di quella greca, e l\u2019attivismo diplomatico della Russia nella regione all\u2019indomani della crisi ucraina, hanno riacceso i riflettori su un quadrante dell\u2019Europa sud-orientale sovente trascurato dall\u2019agenda di politica internazionale. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 potrebbe avere implicazioni durature anche per il processo di allargamento dell\u2019Ue alla regione, soggetto ad un progressivo e problematico \u2018affaticamento\u2019.<\/p>\n<p><b>L\u2019 \u2018affaticamento\u2019 del processo di adesione<\/b><br \/>Sebbene infatti la prospettiva di integrazione a termine di tutti i Paesi dell\u2019area, sancita ufficialmente nel 2003 dal Vertice di Salonicco, rimanga ancora la dottrina ufficiale seguita da Bruxelles, come paiono confermare la recente adesione della Croazia nel luglio 2013, l\u2019avvio dei negoziati di adesione con la Serbia nel gennaio 2014 ed il conferimento dello status di paese candidato all\u2019Albania nel giugno seguente, sono ravvisabili segnali di crescente indebolimento dello slancio europeo verso i sei Paesi della regione.<\/p>\n<p>In anni recenti, la frequenza ed il grado di intrusivit\u00e0 nella politica di allargamento dell\u2019Ue da parte dei suoi attuali Stati membri ha assunto proporzioni inedite, pur a fronte di un meccanismo decisionale da sempre intergovernativo. <\/p>\n<p>Come esempi si annoverano l\u2019aumento delle misure interne per controllare modi e tempi dell\u2019allargamento (si pensi al ruolo del Bundestag tedesco od alla nuova clausola referendaria francese) e l\u2019ulteriore rafforzamento del peso del Consiglio Affari generali e del Consiglio europeo quali motori decisionali dell\u2019allargamento, a discapito del ruolo svolto dalla Commissione europea quale istituzione-garante dell\u2019obiettivit\u00e0 e della continuit\u00e0 di tale processo, come evidenziato attualmente dal caso della Fyrom, ed in passato dell\u2019Albania, sui cui percorsi di adesione si sono registrate dissonanze di vedute tra il Berlaymont e diverse capitali europee in sede di Consiglio.<\/p>\n<p><b>L\u2019influenza crescente delle agende nazionali<\/b><br \/>A ci\u00f2 si aggiunga la crescente influenza di considerazioni derivanti dall\u2019agenda politica nazionale (ad esempio preoccupazioni sui temuti effetti dell\u2019allargamento in termini di immigrati e richiedenti asilo per paesi come Germania, Regno Unito e Danimarca, pressione sul<i> welfare state<\/i> degli Stati membri pi\u00f9 abbienti quali quelli scandinavi, dispute bilaterali come tra Fyrom, Grecia e Bulgaria, o tra Serbia e Romania, o il parallelismo tracciato tra caso kosovaro e situazioni interne in paesi come Spagna e Cipro).<\/p>\n<p>Oppure ancora di riserve di carattere pi\u00f9 generale: da una diffusa insoddisfazione delle cancellerie europee per i progressi nelle riforme politico-economiche di molti dei Paesi della regione, a un senso di crescente sfiducia verso le istituzioni Ue e verso lo stesso processo di integrazione europea, presente in numerose opinioni pubbliche nazionali.<\/p>\n<p>L\u2019attuale processo di \u2018nazionalizzazione\u2019 della politica di allargamento Ue presenta nel suo complesso alcune opportunit\u00e0, ma anche notevoli rischi, per il futuro europeo dei Balcani. <\/p>\n<p>Se infatti un ruolo pi\u00f9 profilato delle capitali nazionali potrebbe spingere i Paesi della regione a prepararsi prima e meglio alla <i>membership <\/i>dell\u2019Ue, a sua volta placando le resistenze interne a molti Stati membri verso un nuovo ciclo di allargamenti, dall\u2019altro l\u2019assenza di una chiara <i>leadership <\/i>politica in tale dossier, cos\u00ec come il moltiplicarsi delle opportunit\u00e0 di veto da parte degli Stati membri pi\u00f9 scettici, rischiano di minare alla base la credibilit\u00e0 di tale processo, compromettendone la sua funzione storica di forza trasformatrice per l\u2019intera area.<\/p>\n<p><b>Tra rischi e opportunit\u00e0, un cambio di rotta<\/b><br \/>Al fine di evitare che, a una crescente riluttanza delle capitali europee verso nuove adesioni dalla regione, segua un progressivo indebolimento, se non il latente abbandono, degli sforzi di riforma da parte dei candidati balcanici (specie quelli rimasti pi\u00f9 indietro nell\u2019adeguamento ai numerosi requisiti per l\u2019adesione all\u2019Ue, come Fyrom e Bosnia Erzegovina), \u00e8 importante un cambio di rotta nell\u2019approccio complessivo e nelle azioni concrete dei diversi attori coinvolti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 potrebbe passare, tra le altre cose, per una maggiore consultazione tra Commissione e Stati membri nel valutare e sostenere il processo di allargamento ai Balcani, per un appropriato bilanciamento da parte degli Stati membri tra una condizionalit\u00e0 pi\u00f9 severa ed adeguati incentivi economici e politici per lo sviluppo della regione, fino ad una maggior impegno dei candidati balcanici nel coniugare una credibile agenda di riforme interne a una strategia diplomatica proattiva e pragmatica di distensione e cooperazione con le capitali europee ed i vicini regionali.<\/p>\n<p>Alcuni recentissimi sviluppi politico-diplomatici nella regione, dalla conclusione di nuovi accordi sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo, essenziali per il percorso europeo di tali Paesi, allo svolgimento della Conferenza di Vienna, secondo appuntamento di un processo integovernativo (ma a crescente \u2018compatibilit\u00e0\u2019 europea) lanciato dalla Germania nell\u2019agosto 2014, costituiscono contributi incoraggianti peril progressivo allargamento dell\u2019Ue ai Balcani.<\/p>\n<p><b>L\u2019impulso, e l\u2019interesse, italiano<\/b><br \/>In ragione della sua complessa esperienza storica e dei suoi molteplici interessi politici, commerciali e di sicurezza nella regione, l\u2019Italia ha tradizionalmente esercitato una funzione di forte impulso all\u2019integrazione europea dei Balcani, proponendosi quale \u2018ponte\u2019 diplomatico tra i candidati della regione ed i suoi partner europei. \u00c8 quindi interesse primario italiano che la promessa europea di allargamento ai Balcani rimanga affidabile anche negli anni a venire.<\/p>\n<p>L\u2019adozione di una Strategia Ue per la Regione Adriatico-Ionica nell\u2019ottobre 2014, durante la presidenza di turno italiana del Consiglio dell\u2019Ue, e la partecipazione di Roma, anche in veste di futuro organizzatore, alla Conferenza di Vienna lo scorso agosto, costituiscono, tra gli altri, un\u2019opportunit\u00e0 preziosa per ridare visibilit\u00e0 ed iniziativa alla politica balcanica dell\u2019Italia, contribuendo altres\u00ec a un solido ancoraggio europeo per l\u2019intera regione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Balcani occidentali stanno riattirando l\u2019attenzione di decisori politici, media ed opinione pubblica europei e non. 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