{"id":31750,"date":"2015-09-25T00:00:00","date_gmt":"2015-09-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/brexit-litalia-e-cauta-su-ipotesi\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:22","slug":"brexit-litalia-e-cauta-su-ipotesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/09\/brexit-litalia-e-cauta-su-ipotesi\/","title":{"rendered":"Brexit: l\u2019Italia \u00e8 cauta su ipotesi"},"content":{"rendered":"<p>Dopo la schiacciante vittoria dei conservatori alle elezioni politiche del 7 maggio 2015, David Cameron ha ribadito l\u2019intenzione di indire un referendum entro la fine del 2017 sull&#8217;uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea (Ue).<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di una Brexit non solo mina di per s\u00e9 il progetto europeo di un\u2019integrazione sempre pi\u00f9 stretta, come previsto dal Trattato di Lisbona, ma potrebbe anche causare un effetto a catena, destando analoghe rivendicazioni in altri Stati membri, Italia compresa.<\/p>\n<p>Il Regno Unito \u00e8 la terza economia dell\u2019Ue e, secondo un documento del tesoro inglese, nel 2014 il contributo netto del Regno Unito all&#8217;Ue \u00e8 di 9.8 miliardi di sterline che equivale a 13.5 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Il governo italiano deve quindi valutare l\u2019atteggiamento da tenere in una situazione cos\u00ec complessa. Da una parte, l\u2019uscita del Regno Unito avrebbe ripercussioni politiche ed economiche tali da indurre ad accettare alcune richieste britanniche. Dall\u2019altra, l\u2019Italia non \u00e8 favorevole a modificare i principi fondanti dei Trattati e sostiene piuttosto la necessit\u00e0 di riformare le istituzioni nel quadro di un\u2019Unione pi\u00f9 coesa.<\/p>\n<p><b>Gli interessi italiani<\/b><br \/>Dal punto di vista economico, le relazioni commerciali tra Italia e Regno Unito sono solide. Il Regno Unito \u00e8 il quinto mercato di sbocco dell&#8217;export italiano e nel 2014 ha accolto il 10% degli investimenti internazionali italiani. In caso di Brexit, al Regno Unito potrebbe essere negato libero accesso al mercato comune, causando un dirottamento delle sue relazioni economiche verso altre regioni.<\/p>\n<p>Nel febbraio 2015 l\u2019export britannico verso i Paesi extra-europei ammontava a 37,9 miliardi di sterline, in aumento del 4,2% rispetto al 2014.<\/p>\n<p>In questo caso, la reintroduzione di dazi economici potrebbe costare all&#8217;Italia la perdita di un importante partner commerciale. Inoltre, il possibile restringimento della zona di libera circolazione risultante dalla Brexit potrebbe avere ripercussioni sugli oltre 600 mila italiani che lavorano nel Regno Unito.<\/p>\n<p>Per l&#8217;Italia si stimano oltretutto perdite per 1,4 miliardi di euro in termini di maggiori contributi al budget europeo per compensare quelli perduti del Regno Unito.<\/p>\n<p>Sul fronte politico, invece, \u00e8 necessario evitare la Brexit per non fomentare le forze populiste e euroscettiche che rischiano di sgretolare l\u2019unit\u00e0 europea, posizione che Renzi condivide con la Merkel e Hollande.<\/p>\n<p>Se in Italia il Movimento 5 Stelle e Lega Nord hanno pi\u00f9 volte chiesto un referendum sull\u2019euro, in Francia e in Germania, partiti come il Front National ed Alternativa per la Germania sono fortemente scettici verso l\u2019idea di un\u2019unione politica e sostengono invece un\u2019Europa di Stati sovrani con un mercato comune. Un rinegoziato della posizione britannica all\u2019interno dell\u2019Unione potrebbe dunque suscitare richieste affini da parte di questi partiti ai proprio governi.<\/p>\n<p><b>Mano tesa a Cameron<\/b><br \/>I timori provocati dalla minaccia della Brexit spiegano l&#8217;alleanza, definita da Renzi come \u201cnon-ideologica\u201d, tra Regno Unito e Italia. Se il governo italiano ha rifiutato ogni compromesso sulla revisione dei Trattati e dei principi fondamentali dell&#8217;Ue, esso ha invece accolto alcune richieste fatte da Cameron sulla necessit\u00e0 di snellire l&#8217;apparato burocratico per rendere le istituzioni pi\u00f9 trasparenti e il mercato unico pi\u00f9 competitivo.<\/p>\n<p>A tale proposito, nel maggio 2015 il governo italiano ha inoltrato alla Commissione europea un documento sul rafforzamento e completamento dell&#8217;Unione economica e monetaria al fine di rilanciare l&#8217;innovazione e la crescita nel quadro di un interesse collettivo.<\/p>\n<p>Tuttavia le modalit\u00e0 per mettere in atto tali riforme e implementare regolamentazioni pi\u00f9 efficaci sono nettamente diverse da quelle proposte da Cameron. L\u2019Italia punta ad un assetto istituzionale pi\u00f9 integrato, mentre Londra desidera maggiore autonomia in campo normativo.<\/p>\n<p>Sebbene il nodo della rivisitazione dei Trattati rimanga tuttora irrisolto, l\u2019Italia potrebbe adattare la sua posizione in base all\u2019urgenza di evitare la Brexit, soprattutto a seguito di una possibile presa di posizione pi\u00f9 favorevole a Londra da parte di Francia e Germania. <\/p>\n<p>Nonostante prediliga la strada per una maggiore integrazione, l&#8217;Italia \u00e8 infatti indotta da importanti interessi economici e politici a far s\u00ec che il Regno Unito resti nell&#8217;Ue.<\/p>\n<p>Renzi strizza dunque l&#8217;occhio a Cameron senza darlo troppo a vedere. Si tratta di capire fino a dove le riforme invocate da entrambi i leader potranno spingersi senza colpire i principi portanti dell\u2019Unione e, soprattutto, se i compromessi raggiunti convinceranno gli elettori britannici a non dire addio al Vecchio Continente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la schiacciante vittoria dei conservatori alle elezioni politiche del 7 maggio 2015, David Cameron ha ribadito l\u2019intenzione di indire un referendum entro la fine del 2017 sull&#8217;uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea (Ue). 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