{"id":31760,"date":"2015-09-26T00:00:00","date_gmt":"2015-09-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-stivali-russi-per-assad\/"},"modified":"2017-11-03T15:20:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:20:22","slug":"siria-stivali-russi-per-assad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/09\/siria-stivali-russi-per-assad\/","title":{"rendered":"Siria: stivali russi per Assad"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei classici colpi di scena <i>\u00e0 la<\/i> Vladimir Putin. Questa volta in Siria, dove Mosca \u00e8 impegnata da anni, ma con le sue operazioni a Latakia e al porto di Tartus sta diventano un attore sempre pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p>L\u2019acquisizione della base navale di Tartus risale al 1971. Fino a pochi anni fa era piuttosto malridotta. In seguito agli eventi della Primavera araba (o Rivolta araba, come la definisce Mosca), l\u2019importanza di quest\u2019unico porto russo sui mari caldi si \u00e8 rivelata particolarmente strategica per la proiezione russa in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Proprio mentre dalla comunit\u00e0 internazionale piovevano sanzioni contro il regime di Bashar al-Assad, in questo porto arrivavano le portaerei russe cariche di YAK-30 e armi sofisticate.<\/p>\n<p><b>Interessi russi in Siria<\/b><br \/>Del resto la Siria \u00e8 uno dei primi cinque acquirenti stranieri di armamenti russi. La sinergia tra Mosca e Damasco riguarda anche il settore estrattivo, dove le compagnie russe hanno investito circa 20 miliardi di dollari. Dettaglio che spiega non solo il veto russo alla risoluzione Onu che imponeva ad Assad di farsi da parte, ma anche l\u2019aiuto delle banche russe nell\u2019aggirare le restrizioni finanziarie imposte a Damasco.<\/p>\n<p>Dietro l\u2019ultimo sforzo militare di Mosca in Siria si nascondono anche altri tipi di considerazioni. Putin teme l\u2019uscita di scena di Assad perch\u00e9 questa significherebbe perdere l\u2019ultimo alleato russo nel mondo arabo e la maggiore fonte di influenza nella regione.<\/p>\n<p>Per quanto possa sembrare riduttivo, in Siria come in Ucraina le ragioni russe sono da ricercare nella malcelata insoddisfazione nei confronti dell\u2019ordine mondiale del post Guerra Fredda. Mosca non vuole essere un <i>junior partner <\/i>degli Stati Uniti e pretende di recitare il suo ruolo in uno scenario il pi\u00f9 possibile multipolare. Per farlo, si inserisce in queste zone grigie, dove non c\u2019\u00e8 n\u00e9 guerra n\u00e9 pace, destreggiandosi abilmente negli spazi lasciati liberi dal diritto e dalla comunit\u00e0 internazionali.<\/p>\n<p><b>Mosca vuole guida fronte anti-Califfo<\/b><br \/>Escludendo la troppo rischiosa ipotesi di un intervento unilaterale, attraverso la mossa siriana la Russia sembra volersi proporre come leader credibile e in grado di guidare una coalizione internazionale contro il sedicente \u201cStato islamico\u201d (Is), insieme all\u2019Iran e ovviamente ad Assad.<\/p>\n<p>Su quest\u2019ultimo punto Mosca appare irremovibile, ma non mancano spiragli di compromesso come traspare dalle pagine del <i>Valdaj Club<\/i>: un cambio di regime in Siria \u00e8 possibile solo se la Russia potr\u00e0 giocare un ruolo attivo nella definizione dei nuovi equilibri mediorientali e sar\u00e0 inserita nel sistema di sicurezza della regione. Fino a questo momento, per\u00f2, la presenza di Assad rappresenta un imprescindibile strumento contro il dilagare della minaccia dello \u201cStato islamico\u201d.<\/p>\n<p>Anche se non ci sono dati certi circa il coinvolgimento di combattenti del Caucaso tra le fila dell\u2019Is, il Cremlino tiene alta la guardia perch\u00e9 teme il riaccendersi del fuoco del separatismo in Cecenia e Inguscezia.<\/p>\n<p>Per questo motivo, stando a quanto riporta il giornale <i>Argumenty i Fakty<\/i>, Mosca avrebbe affidato l\u2019addestramento di alcune unit\u00e0 cecene alla guida di ex gruppi delle forze speciali russe con l\u2019obiettivo di impegnarle a sostegno di Assad e a copertura delle truppe russe. Sembrerebbe una triste ripetizione del copione ucraino, in cui i ceceni si sono ritrovati a combattere al fianco sia degli ucraini che dei separatisti filo-russi.<\/p>\n<p><b>Dal Donbass a Tartus<\/b><br \/>Dietro l\u2019aiuto garantito a Damasco c\u2019\u00e8 anche un altro obiettivo: virare l\u2019attenzione internazionale e interna sul fronte siriano per allontanarla da quello ucraino. In questo modo Mosca cerca non solo di uscire dall\u2019isolamento internazionale e riallacciare i rapporti con l\u2019Occidente, ma anche di alleggerirsi dal peso dei partiti nazionalisti che premono per un intervento pi\u00f9 deciso in Ucraina.<\/p>\n<p>Sui giornali nazionalisti come <i>Zavtra<\/i>, gli appelli all\u2019indipendenza del Donbass hanno temporaneamente lasciato il posto a quelli per la lotta al terrorismo islamico e alla protezione dei Circassi in Siria.<\/p>\n<p>Su questo punto, per\u00f2, il governo non si sbilancia anche perch\u00e9 conosce bene gli effetti collaterali di invocare una responsabilit\u00e0 di proteggere, come accaduto in Ucraina, in cui i promotori della <i>Novorossya <\/i>sembrano sfuggire al controllo di Mosca.<\/p>\n<p>La posta in gioco \u00e8 molto alta e Putin ha fatto la sua mossa. Che la logica alla base sia condivisibile o meno, sta all\u2019Occidente vedere ed eventualmente rilanciare tenendo ben presente che, stante la vulnerabilit\u00e0 alle minacce magmatiche dello \u201cStato islamico\u201d, scegliere di avere Mosca dalla propria parte potrebbe rivelarsi vincente.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei classici colpi di scena \u00e0 la Vladimir Putin. Questa volta in Siria, dove Mosca \u00e8 impegnata da anni, ma con le sue operazioni a Latakia e al porto di Tartus sta diventano un attore sempre pi\u00f9 importante. L\u2019acquisizione della base navale di Tartus risale al 1971. 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