{"id":31870,"date":"2015-10-08T00:00:00","date_gmt":"2015-10-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-litalia-bombarda-il-califfo\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:45","slug":"se-litalia-bombarda-il-califfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/10\/se-litalia-bombarda-il-califfo\/","title":{"rendered":"Se l&#8217;Italia bombarda il Califfo"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che l\u2019Italia aumenti il suo impegno militare in Iraq nelle operazioni contro il cosiddetto califfato. \u00c8 molto probabile che la Nato richieda un prolungamento della presenza militare in Afghanistan. <\/p>\n<p>Le operazioni navali nel Golfo della Sirte si fanno pi\u00f9 stringenti ed \u00e8 possibile che un eventuale, difficilissimo accordo tra le varie fazioni libiche debba essere accompagnato da una presenza militare internazionale che potrebbe estendersi all\u2019Italia. <\/p>\n<p>Continuano altri impegni come la lotta alla pirateria nell\u2019Oceano indiano e nel Mar Rosso, e la missione Unifil in Libano. In questi anni l\u2019Italia era andata progressivamente riducendo il suo impegno militare oltremare, passando da un impiego complessivo di circa 10mila uomini ad uno di circa 4mila, ma il pendolo sembra nuovamente oscillare nella direzione opposta.<\/p>\n<p><b>Riaffermare il ruolo e le posizioni italiane<\/b><br \/>  Questa volta per\u00f2 l\u2019impegno \u00e8 politicamente molto pi\u00f9 complesso. In passato si trattava essenzialmente di consolidare il ruolo e il rango dell\u2019Italia negli equilibri internazionale come paese membro del G8 e del \u201cprimo cerchio\u201d dell\u2019Alleanza Atlantica e dell\u2019Unione europea. <\/p>\n<p>Il contributo militare italiano alla gestione delle crisi e alla lotta al terrorismo era compreso in un ben consolidato discorso strategico globale. Oggi la situazione \u00e8 per molti versi differente.<\/p>\n<p>Rimane naturalmente l\u2019obiettivo di riaffermare il ruolo italiano, fragilizzato dalla crisi economica e dagli sbandamenti nazionalistici di alcuni importanti alleati (nonch\u00e9 dalla posizione pi\u00f9 defilata assunta dagli Stati Uniti), ma si delinea anche l\u2019esigenza di dare maggiore credibilit\u00e0 ed udienza a posizioni italiane non sempre perfettamente in linea con quelle assunte dagli alleati.<\/p>\n<p>Il vero e proprio movimento migratorio verso l\u2019Europa scatenato dalla povert\u00e0 e dai conflitti in corso in Africa e in Asia ha visto l\u2019Italia investita in pieno, assieme ad altri paesi \u201cfragili\u201d dell\u2019Europa, a cominciare dalla Grecia. <\/p>\n<p>La ricerca della solidariet\u00e0 europea \u00e8 stata lunga e difficile e, anche se ora sembrano aprirsi consistenti spiragli, grazie al cambiamento di posizione del governo tedesco, si delinea l\u2019esigenza di intervenire in modo pi\u00f9 efficace nei paesi d\u2019origine dei profughi e nei confronti dei criminali che speculano su queste tragedie: tutte cose che richiedono una strategia comune ancora ben lungi dall\u2019essere delineata.<\/p>\n<p>A questo si somma la <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3185\" target= \"blank\"><b><u>crisi libica<\/u><\/b><\/a>, resa pi\u00f9 difficile dalle \u201c<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2975\" target= \"blank\"><b><u>sponsorizzazioni<\/u><\/b><\/a>\u201d esterne delle diverse fazioni in lotta nel paese. <\/p>\n<p>\u00c8 essenziale chiudere questo conflitto per evitare che esso si espanda al resto dell\u2019Africa settentrionale (come \u00e8 gi\u00e0 accaduto in Mali), ma anche questo obiettivo richiede una linea comune europea. <\/p>\n<p>Il governo italiano sembra finora aver puntato da un lato sulla mediazione delle Nazioni Unite e dall\u2019altro sui buoni rapporti stabiliti con l\u2019Egitto (e con Israele) e aver mantenuto aperto un dialogo con la Turchia. Essenziale per\u00f2 trovare un accordo in sede europea.<\/p>\n<p><b>Ritorno della Russia in Medio Oriente<\/b><br \/>La crisi siriana &#8211; irachena ha visto l\u2019entrata in campo della Russia, con modalit\u00e0 e fini almeno per ora poco conciliabili con quelli del resto della coalizione, ma l\u2019Italia ha sempre sostenuto l\u2019esigenza di mantenere aperto un dialogo serio con la Russia che in qualche modo ne riconosca ed accetti almeno parte degli interessi sostenuti dal Presidente Vladimir Putin. <\/p>\n<p>Su questo punto l\u2019accordo tra gli alleati \u00e8 ancora lontano, ed \u00e8 certamente reso pi\u00f9 difficile dalle iniziative offensive della Russia, dall\u2019Ucraina al Medio Oriente. Persino l\u2019idea, che sembrava delinearsi, della costituzione di un \u201cgruppo di contatto\u201d, simile a quello che aveva operato nel corso delle guerre balcaniche, sembra oggi allontanarsi. <\/p>\n<p><b>Italia, pochi margini di iniziativa<\/b><br \/>In questa situazione l\u2019Italia ha pochissimi margini di iniziativa e, se si limitasse a manifestare il suo dissenso dalle posizioni assunte dagli alleati resterebbe esclusa dalle loro decisioni e subirebbe l\u2019iniziativa altrui. <\/p>\n<p>\u00c8 quindi importante recuperare spazi di dialogo e di credibilit\u00e0. Questa potrebbe essere la logica dietro l\u2019eventuale decisione di partecipare alle operazioni in Iraq e di confermare l\u2019impegno italiano nella gestione delle crisi assieme con gli alleati.<\/p>\n<p>Naturalmente per\u00f2 non basta. <\/p>\n<p>\u00c8 necessario anche riprendere le fila dell\u2019iniziativa politica, innanzitutto in Europa e nell\u2019Alleanza Atlantica, alla ricerca di una strategia pi\u00f9 efficace e pi\u00f9 rispettosa dei nostri oltre che degli altrui interessi e valutazioni. <\/p>\n<p>Da questo punto di vista sarebbe errato mettersi a polemizzare con chi dirige le istituzioni comuni europee, a cominciare dall\u2019Alto Rappresentante, Federica Mogherini. \u00c8 inevitabile che la sua funzione la porti a prendere posizioni e iniziative non sempre in linea con quelle dell\u2019Italia, ma \u00e8 anche innegabile che un rafforzamento del suo ruolo comporterebbe un beneficio strategico per l\u2019Italia, diminuendone l\u2019isolamento.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che l\u2019Italia aumenti il suo impegno militare in Iraq nelle operazioni contro il cosiddetto califfato. \u00c8 molto probabile che la Nato richieda un prolungamento della presenza militare in Afghanistan. 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