{"id":31880,"date":"2015-10-08T00:00:00","date_gmt":"2015-10-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-grande-potenza-oppure-no\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:45","slug":"italia-grande-potenza-oppure-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/10\/italia-grande-potenza-oppure-no\/","title":{"rendered":"Italia grande potenza oppure no"},"content":{"rendered":"<p>Stimare le capacit\u00e0 militari di un determinato Stato \u00e8 uno degli esercizi pi\u00f9 complessi e difficili con cui gli Stati Maggiori dei maggiori Paesi si misurano continuamente, investendovi significative risorse umane (a livello di analisti e di \u201cintelligence\u201d) e finanziarie.<\/p>\n<p>Le capacit\u00e0 militari sono il prodotto di numerosi e diversi fattori, fra cui: la qualit\u00e0 e l\u2019et\u00e0 media degli uomini impiegati, l\u2019organizzazione e la struttura delle Forze Armate, la catena di comando, l\u2019esperienza e l\u2019addestramento, le modalit\u00e0 di reclutamento e di formazione, gli equipaggiamenti di cui \u00e8 dotato lo strumento militare in tutti i campi (sorveglianza, acquisizione informazioni, comunicazione, elaborazione, sistemi di difesa e di attacco, capacit\u00e0 di trasporto e di supporto logistico, ecc.).<\/p>\n<p>Anche limitandosi agli equipaggiamenti, incidono molteplici fattori, fra cui: et\u00e0 e modernit\u00e0, standardizzazione e omogeneit\u00e0, stato di usura, manutenzione, oltre che numero reale (cio\u00e8 quanti sono effettivamente operativi e non quanti sono stati acquistati e magari sono ormai inutilizzabili o richiedono tempo per tornare disponibili).<\/p>\n<p>La maggior parte di queste informazioni sono gelosamente custodite perch\u00e9 coinvolgono la sicurezza nazionale (anche sul piano della deterrenza) o semplicemente per ragioni di immagine. In ogni caso richiedono una grande competenza per poter essere tenute aggiornate e analizzate, fornendo valutazioni credibili sulle effettive capacit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Si potrebbero, quindi, semplificare queste riflessioni sostenendo che queste capacit\u00e0 non si \u201ccontano\u201d ma si \u201cpesano\u201d. La storia offre innumerevoli esempi contrari. Con gli \u201cotto milioni di baionette\u201d il Duce pensava di poter sfondare facilmente il confine italo-francese, \u201cspezzare le reni alla Grecia\u201d, occupare Malta, difendere le colonie: si sa come \u00e8 finita. Nelle guerre arabo-israeliane, i Paesi arabi contavano sulla loro assoluta superiorit\u00e0 in termini di uomini e mezzi: non \u00e8 servita a niente.<\/p>\n<p><b>Il rapporto dell\u2019Istituto di Ricerca del Credit Suisse<\/b><br \/>Stupiscono, quindi, solo in parte i dati riportati dal quotidiano <i>Italia Oggi <\/i>del 1&#778; ottobre e attribuiti ad un rapporto dell\u2019Istituto di Ricerca del Credit Suisse: sulla base di un discutibile paniere, che per di pi\u00f9 si riferisce alle quantit\u00e0 di mezzi acquistati, \u00e8 stata stilata una classifica della \u201cpotenza militare\u201d dei vari Paesi, in cui l\u2019Italia \u00e8 collocata all\u2019ottavo posto nel mondo e al secondo in Europa, davanti a Regno Unito e Germania.<\/p>\n<p>Il paniere fa riferimento al personale e al numero di carri armati, aerei, elicotteri d\u2019attacco, portaerei e sottomarini. Gi\u00e0 questa scelta appare opinabile, ma, soprattutto, \u201cdatata\u201d: con lo sviluppo tecnologico e le guerre asimmetriche, forse contano di pi\u00f9 le capacit\u00e0 di sorveglianza (anche satellitare), di comunicazione, di guerra elettronica, di trasporto.<\/p>\n<p>Ma resta sullo sfondo soprattutto una domanda: se il risultato di una determinata analisi \u00e8 palesemente ai limiti del ridicolo, per lo meno per l\u2019Italia, non dovrebbe sorgere il dubbio che la metodologia sia sbagliata? <\/p>\n<p>Sulla base delle informazioni pubblicate, questo dubbio avrebbe dovuto sicuramente consigliare maggiore prudenza: se questa \u00e8 la capacit\u00e0 di analisi dell\u2019Istituto di Ricerca del Credit Suisse, sono ben felice di non avere mai affidato loro i miei risparmi.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 l\u2019Italia \u00e8, fra i Paesi Nato e dell\u2019Unione Europea, fra quelli che spendono di meno per la difesa. Siamo da anni sotto l\u20191% contro l\u20191,5% considerato soglia minima nell\u2019Alleanza Atlantica e riferimento internazionale. Poich\u00e9 la moltiplicazione dei pani e dei pesci \u00e8 di un altro mondo, non si capisce come con questi investimenti l\u2019Italia potrebbe avere sviluppato la potenza militare che nel rapporto le sarebbe stata attribuita.<\/p>\n<p>Forse anche per questo, la notizia non sembra aver destato grande curiosit\u00e0. Ma magari, con questa scusa, qualcuno potrebbe pensare che in tempi di <i>spending review <\/i>permanente, il Bancomat della Difesa possa ancora essere utilizzato.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stimare le capacit\u00e0 militari di un determinato Stato \u00e8 uno degli esercizi pi\u00f9 complessi e difficili con cui gli Stati Maggiori dei maggiori Paesi si misurano continuamente, investendovi significative risorse umane (a livello di analisti e di \u201cintelligence\u201d) e finanziarie. 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