{"id":31930,"date":"2015-10-12T00:00:00","date_gmt":"2015-10-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cercasi-nome-per-la-guerra-di-gerusalemme\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:43","slug":"cercasi-nome-per-la-guerra-di-gerusalemme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/10\/cercasi-nome-per-la-guerra-di-gerusalemme\/","title":{"rendered":"Cercasi nome per la Guerra di Gerusalemme"},"content":{"rendered":"<p>Un nome. Che cosa importa poi un nome? Che sia l&#8217;intifada dei coltelli. La terza o addirittura la quarta intifada, se si aggiunge al conto la grande rivolta araba del 1936-39. Una guerra civile. La resistenza all&#8217;occupazione israeliana che dura dal 1967.<\/p>\n<p>La guerra strategica dei coloni israeliani per sovvertire lo status quo dei luoghi santi e, dunque, di Gerusalemme. Un nome alle cose e agli eventi significa &#8211; quando va bene &#8211; interpretazione, capacit\u00e0 di lettura, e di conseguenza proposte di soluzione dei conflitti. La difficolt\u00e0, con questa ultima guerra per Gerusalemme, \u00e8 qui. \u00c8 nel nome da darle.<\/p>\n<p><b>Guerra preparata<\/b><br \/>Perch\u00e9 il nodo di Gerusalemme \u00e8 stato considerato troppo complesso da sciogliere per affrontarlo nelle cancellerie e sul tavolo del processo di Oslo, ed \u00e8 stato dunque lasciato nel cassetto dai decisori. Per dirla meglio, Gerusalemme \u00e8 stata riposta nei tanti cassetti, in Europa, negli Stati Uniti, nelle capitali che contano nella regione araba e nel Grande Medio Oriente.<\/p>\n<p>La ragione per rinviare sine die la si vede con nettezza ora, in questi giorni in cui la violenza e la repressione brutale hanno raggiunto (e pure con fatica) una minima copertura mediatica. I codici di lettura, i vocabolari per comprendere gli equilibri di Gerusalemme sono rari e in pochi li sanno usare.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ora, la fiammata di violenza? Perch\u00e9 proprio l\u00ec, vicino alla Porta di Damasco? Perch\u00e9 sono i liceali e gli universitari palestinesi a scendere per le strade delle cittadine ad autonomia limitata in Cisgiordania? Perch\u00e9 sono i bambini e i ragazzini di Gerusalemme est a sfidare i soldati israeliani che usano una violenza sproporzionata al lancio delle pietre e persino ai coltelli? Perch\u00e9 la visita blindata dei coloni israeliani sulla Spianata delle Moschee \u00e8 divenuta cos\u00ec frequente, dopo l&#8217;ultima vittoria elettorale di Benjamin Netanyahu?<\/p>\n<p>Gerusalemme \u00e8 sempre stata, da migliaia di anni, una citt\u00e0-laboratorio, iconica, religiosa, e nello stesso tempo cos\u00ec terrena e politica. Lo \u00e8 anche ora, lo \u00e8 stata anche in questi dieci anni in cui la seconda intifada si \u00e8 spenta per consunzione. E l&#8217;attuale Guerra per Gerusalemme \u00e8 stata preparata. Mattone dopo mattone, muro dopo muro.<\/p>\n<p><b>Bilancia demografica <\/b><br \/>Dieci anni, oltre un decennio di accelerazioni, di fatti sul terreno costruiti con costanza, senza interruzione, da parte dei governi israeliani che hanno sostenuto la strategia della destra dei coloni per Gerusalemme.<\/p>\n<p>Una strategia profondamente diversa da quella del sindaco pi\u00f9 incisivo di Gerusalemme, Teddy Kollek, che pure era stato il primo a pensare alla costruzione dei quartieri israeliani dentro la Gerusalemme est occupata.<\/p>\n<p>Per Kollek, per\u00f2, il cambiamento della bilancia demografica a favore degli israeliani andava di pari passo con l&#8217;integrazione a debita distanza tra le due comunit\u00e0. Per i coloni israeliani che sono entrati ad acquistare e occupare case nel cuore dei quartieri palestinesi pi\u00f9 prossimi alla Citt\u00e0 Vecchia, l&#8217;obiettivo chiaro \u00e8 l&#8217;espulsione. Dai quartieri e dai luoghi santi.<\/p>\n<p>La rottura dello status quo sancito dalla guerra dei Sei Giorni del 1967, e in sostanza confermato dal processo di Oslo. Una Gerusalemme senza una delle due comunit\u00e0 legate alla citt\u00e0 per appartenenza, identit\u00e0, cittadinanza.<\/p>\n<p><b>Gerusalemme nel congelatore<\/b><br \/>Gerusalemme, per i decisori, \u00e8 stata messa nel congelatore, sin dal primo minuto. Gerusalemme non si tocca, perch\u00e9 altrimenti gli equilibri saltano. Come se Gerusalemme fosse un oggetto inanimato, un vaso di cristallo da rimirare e non toccare. <\/p>\n<p>Gerusalemme, invece, \u00e8 una citt\u00e0. \u00c8 sempre e comunque l&#8217;archetipo della citt\u00e0. \u00c8 il laboratorio in cui in questi anni si \u00e8 sperimentata, per esempio, la convivenza asimmetrica tra le due comunit\u00e0, tra occupante e occupato. \u00c8 la trama urbana in cui si \u00e8 sperimentata quotidianamente la cittadinanza diversificata tra israeliani e palestinesi, i diritti a corrente alternata.<\/p>\n<p>\u00c8 la citt\u00e0 dei dettagli quotidiani, della cronaca invisibile in cui \u00e8 cresciuta una generazione: di ragazzi e tante ragazze palestinesi con i coltelli e le pietre, di fronte ai ragazzi-soldati israeliani armati di tutto punto.<\/p>\n<p>Qualcuno, i codici e i vocabolari, li conosce. Li conoscono perfettamente i consoli europei che si sono succeduti in questi anni a Gerusalemme. Ogni anno, con puntualit\u00e0, hanno redatto un rapporto dettagliatissimo che preannunciava la Guerra per Gerusalemme. Un rapporto sempre pi\u00f9 allarmato. Una richiesta di politica e di strategia sempre pi\u00f9 chiara ai decisori.<\/p>\n<p>Nei corridoi, nei <i>pourparler<\/i>, i diplomatici hanno mostrato gli occhi, talvolta smarriti, di chi sa che il vaso si sta per rompere, crinato nei punti pi\u00f9 critici.<\/p>\n<p>Fuori da Gerusalemme, dalle sue strade piene di dettagli determinanti, nessuno ha ascoltato. Soprattutto, nessuno ha letto.E se pure ha letto, non ha preso le decisioni conseguenti.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nome. Che cosa importa poi un nome? Che sia l&#8217;intifada dei coltelli. La terza o addirittura la quarta intifada, se si aggiunge al conto la grande rivolta araba del 1936-39. Una guerra civile. La resistenza all&#8217;occupazione israeliana che dura dal 1967. 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