{"id":32220,"date":"2015-11-08T00:00:00","date_gmt":"2015-11-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/politica-monetaria-quel-bazooka-da-usare-con-prudenza\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:34","slug":"politica-monetaria-quel-bazooka-da-usare-con-prudenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/11\/politica-monetaria-quel-bazooka-da-usare-con-prudenza\/","title":{"rendered":"Politica monetaria: quel bazooka da usare con prudenza"},"content":{"rendered":"<p>Ancora una volta. La Federal Open Market Committee della Fed ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse e la possibilit\u00e0 di un rialzo il 15-16 dicembre \u00e8 consistente. <\/p>\n<p>Tuttavia, le incertezze mostrate dalla Banca Centrale americana negli ultimi mesi sulla tempistica dell\u2019inevitabile stretta monetaria hanno suscitato critiche e divisioni, anche all\u2019interno della Fed. Le dichiarazioni pubbliche di alcuni membri del Board devono aver procurato a Janet Yellen un certo disagio. Il mestiere del banchiere centrale non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta. <\/p>\n<p>Sono finiti i tempi in cui attivando poche leve s\u2019indirizzavano le economie nazionali. Le relazioni causa-effetto erano abbastanza prevedibili e l\u2019impatto sul resto del mondo relativamente limitato. <\/p>\n<p>Oggi la maggiore complessit\u00e0 e l\u2019elevata interdipendenza delle economie mondiali rendono tutto pi\u00f9 difficile, anche in politica monetaria. Le decisioni prese dalla Fed a Washington sono attese con pi\u00f9 ansia a Pechino, Rio de Janeiro e Mosca, di quanto non lo siano a Detroit o a Minneapolis. <\/p>\n<p>Le iniziative della Banca centrale europea, Bce, a Francoforte possono cambiare gli equilibri, economici ma anche politici, di Atene, Roma e Madrid.<\/p>\n<p><b>Politica monetaria sempre meno \u201cconvenzionale\u201d: dalle frecce al bazooka<\/b><br \/>Le difficolt\u00e0 iniziano dagli strumenti. La complessit\u00e0 dell\u2019economia odierna rende quelli tradizionali &#8211; tasso di sconto, coefficiente di riserva obbligatorio e operazioni sul mercato aperto &#8211; meno efficaci e la trasmissione di stimoli all\u2019economia reale pi\u00f9 difficile da prevedere. <\/p>\n<p>Basti pensare alla dimensione raggiunta dal <i>shadow banking<\/i> &#8211; l\u2019intermediazione al di fuori del sistema bancario tradizionale &#8211; che rende arduo conoscere la quantit\u00e0 di moneta in circolazione e meno efficace l\u2019uso di strumenti convenzionali.<\/p>\n<p>Inoltre, in una situazione di tassi d\u2019interesse prossimi allo zero (<i>zero lower bound<\/i>) alcune delle frecce nella faretra delle Banche Centrali si rivelano spuntate. Perci\u00f2 si \u00e8 fatto ricorso al bazooka del <i>Quantitative Easing<\/i>, Qe, una misura non convenzionale con il duplice obiettivo di aumentare l\u2019offerta di moneta e stabilizzare il mercato del credito. Da fine 2008, in sei anni di Qe la Fed ha iniettato nell\u2019economia statunitense 4,5 trilioni di dollari, circa il 25% del Pil.<\/p>\n<p><b>Obiettivi nazionali, conseguenze internazionali<\/b><br \/>Gli esempi delle conseguenze derivanti dalla forte connessione fra politiche monetarie  non mancano. E per la Fed il fenomeno \u00e8 accentuato, essendo il dollaro la valuta di riserva mondiale. <\/p>\n<p>La riduzione dei tassi della Bce nel 2003-05 \u00e8 stata in parte influenzata dalla precedente politica monetaria espansiva della Fed nel 2002-04, a sua volta reazione alla recessione Usa del 2001. Il denaro facile nell\u2019eurozona ha contribuito alle successive bolle immobiliari in Grecia, Irlanda e Spagna, le cui conseguenze economiche, sociali e politiche non sono ancora esaurite.<\/p>\n<p>La politica monetaria espansiva iniziata dalla Fed a fine 2008 \u00e8 stata imitata da vari paesi emergenti per evitare perdite di competitivit\u00e0. John Taylor di Stanford stima che dopo il Qe Usa 18 Banche Centrali &#8211; tra cui Brasile, Cina, India, Messico, Turchia &#8211; hanno mantenuto in media i tassi d\u2019interesse 5 punti percentuali al di sotto di quanto vari benchmark di politica monetaria suggerivano.<\/p>\n<p><b>L\u2019effetto del cambiamento climatico sulla stabilit\u00e0 finanziaria <\/b><br \/>La speculazione riguarda anche le materie prime, i cui prezzi sono raddoppiati nel periodo 2009-11. La perdita di valore del dollaro, conseguenza del Qe di Ben Bernanke, ha contribuito all\u2019aumento dei prezzi di prodotti agricoli. <\/p>\n<p>La FAO ne ha denunciato il picco storico a fine 2010. L\u2019impatto \u00e8 stato particolarmente duro nei paesi in via di sviluppo, dove la quota di reddito pro-capite destinata al cibo \u00e8 elevata. <\/p>\n<p>Senza arrivare ad imputare eccessive responsabilit\u00e0 alle decisioni della Fed, \u00e8 un dato di fatto che la \u201cprimavera araba\u201d inizia in Tunisia ed Egitto nel 2011 con manifestazioni di protesta per l\u2019aumento dei prezzi di prodotti alimentari, che in questi paesi assorbono il 50-60% del reddito medio contro il 2-3% nei paesi europei. <\/p>\n<p>Le recenti parole del governatore della Bank of England, Mark Carney, sull\u2019impatto del cambiamento climatico sulla stabilit\u00e0 finanziaria, dimostrano che anche fenomeni apparentemente estranei alla politica monetaria quali l\u2019ambiente sono oggetto di attenzione da parte dei banchieri centrali.<\/p>\n<p><b>Stretta monetaria e fragilit\u00e0 dei Brics<\/b><br \/>Con l\u2019economia Usa tornata a crescere, la Fed si appresta ad aumentare il costo del denaro. Le ripercussioni saranno diffuse e forse non solo economiche. Il rialzo dei tassi riporter\u00e0 capitali negli Stati Uniti, sottraendo investimenti alle economie emergenti e svalutando le loro valute rispetto al dollaro. Il rafforzamento della valuta Usa render\u00e0 pi\u00f9 pesanti e onerosi i debiti denominati in dollari di paesi e multinazionali straniere.<\/p>\n<p>Oltre il 70% del debito pubblico in valuta in Asia e America Latina \u00e8 in dollari. Tra i paesi pi\u00f9 esposti anche Russia, Ucraina, Turchia, Brasile, Sud Africa, gi\u00e0 segnati da rallentamenti dell\u2019economia e tensioni politiche. Le conseguenze, anche in termini di stabilit\u00e0 interna e di equilibri internazionali, sono difficili da prevedere. <\/p>\n<p>Il rischio si estende al settore privato. Multinazionali come la russa Gazprom, la cinese Cnooc, le brasiliane Petrobras e Vale, l\u2019indiana Tata hanno oltre il 50% del debito in dollari. La Banca dei regolamenti internazionali stima i debiti in dollari di societ\u00e0 non finanziarie di paesi emergenti in 9.000 miliardi (+50% in 5 anni).<\/p>\n<p>Anche se non si pu\u00f2 imputare alle Banche Centrali la responsabilit\u00e0 di crisi economiche, instabilit\u00e0 politiche e cambi di regime, la maggiore complessit\u00e0 e interdipendenza delle economie mondiali rende difficile stimare l\u2019impatto e prevedere gli effetti collaterali della politica monetaria. <\/p>\n<p>Le decisioni delle Banche Centrali non sono pi\u00f9 frecce scoccate con precisione verso un bersaglio economico definito, ma sempre pi\u00f9 spesso potenti colpi di bazooka. Da maneggiare con prudenza!<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora una volta. La Federal Open Market Committee della Fed ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse e la possibilit\u00e0 di un rialzo il 15-16 dicembre \u00e8 consistente. 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