{"id":32240,"date":"2015-11-09T00:00:00","date_gmt":"2015-11-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/brexit-nella-pancia-e-nella-testa-degli-inglesi\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:34","slug":"brexit-nella-pancia-e-nella-testa-degli-inglesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/11\/brexit-nella-pancia-e-nella-testa-degli-inglesi\/","title":{"rendered":"Brexit, nella pancia e nella testa degli inglesi"},"content":{"rendered":"<p>Crisi dei migranti, elezioni in Polonia, Turchia: sembra quasi che in Europa si verifichi una concomitanza inattesa di fattori destinati a trasformare il brexit da ipotesi lontana in prospettiva concreta, con implicazioni politiche potenzialmente devastanti. E non solo per la Gran Bretagna. <\/p>\n<p>Fra qualche giorno <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3179\" target= \"blank\"><b><u>David Cameron<\/u><\/b><\/a> render\u00e0 pubblica la sua piattaforma negoziale per la ridefinizione della partecipazione britannica all\u2019Unione europea, Ue, ma nelle sue grandi linee essa \u00e8 nota da tempo. <\/p>\n<p>Non si annunciano grandi sorprese: dalla limitazione alla libert\u00e0 di movimento e alle politiche sociali, alla rinazionalizzazione di alcune competenze comunitarie, al completamento del mercato unico con speciale attenzione ai servizi, alla ridefinizione dei rapporti fra l\u2019Eurozona e gli altri paesi all\u2019esterno di essa. <\/p>\n<p>Dal pari non nuova \u00e8 la richiesta di cancellare nei Trattati il riferimento ad una \u201csempre pi\u00f9 stretta unione fra i popoli\u201d, ribadendo una volta per tutte l\u2019avversione insuperabile della Gran Bretagna per qualsiasi ipotesi di unione politica con ambizioni federali. <\/p>\n<p>Nella loro formulazione attuale, le posizioni britanniche sembrerebbero in larga misura inaccettabili per la maggioranza dell\u2019Ue, ma si tratta evidentemente di una apertura negoziale su cui bisogner\u00e0 capire quali saranno, rispettivamente, i margini di flessibilit\u00e0 di Londra e quelli di sopportazione degli altri.<\/p>\n<p><b>Campagna sul referendum del Brexit<\/b><br \/>Non \u00e8 ancora chiaro quando Cameron decider\u00e0 di indire il referendum. Deve farlo entro il 2017; molti ritenevano che la scadenza sarebbe stata anticipata al 2016 ma questa accelerazione &#8211; che nasceva dalla convinzione di poter vincere senza troppi problemi &#8211; \u00e8 oggi tutt\u2019altro che certa: i sondaggi sembrano indicare che la forte maggioranza iniziale dei contrari all\u2019uscita dall\u2019Ue si stia sgretolando.<\/p>\n<p>Il fronte del brexit \u00e8 stato il primo a muoversi lanciandosi nella campagna con grande dispiego di mezzi; quella dei contrari \u00e8 partita con qualche incertezza e ritardo di troppo. Memore della lezione appresa in Scozia, dove essere partito in ritardo ha rischiato seriamente di compromettere l\u2019esito del referendum, il Primo Ministro sta cercando di recuperare il tempo perduto spendendosi in prima persona, insieme al suo Ministro del Tesoro George Osborne, per evitare il rischio di scivoloni pericolosi nella costruzione di una solida maggioranza di voti. <\/p>\n<p>Il compito \u00e8 tutt\u2019altro che facile: come ha scritto l\u2019<i>Economist<\/i>, se la campagna del no si rivolge alla \u201ctesta\u201d, quella del brexit cerca di parlare alla \u201cpancia\u201d di un elettorato diviso anche per linee generazionali e di posizione socio-eonomica: i giovani e quelli con elevati livelli di istruzione sulla linea del governo; gli \u201cover 50\u201d e i meno acculturati, contro. <\/p>\n<p><b>Maxi-Singapore lungo il Tamigi? <\/b><br \/>A poco vale, in un simile contesto, sottolineare come gli argomenti a favore del brexit siano spesso tracciati sull\u2019acqua: la possibilit\u00e0 che una Londra liberata dai vincoli comunitari possa diventare un protagonista di primo piano del commercio mondiale, magari creando una sorta di nuovo \u201cCommonwealth anglosassone\u201d \u00e8 smentita dai dati reali del commercio internazionale, come non si sono peritati di sottolineare tutti i principali suoi partner a partire &#8211; e stavolta in termini assai chiari &#8211; dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p>L\u2019esempio norvegese, o quello svizzero, mostrano chiaramente come l\u2019idea degli euroscettici alla Nigel Farage di negoziare un accordo con il resto dell\u2019Ue, mantenendo i vantaggi del mercato unico senza costi accessori, sia del tutto illusoria. Il negoziato sul brexit sarebbe probabilmente lungo e aspro e &#8211; checch\u00e9 ne pensino quanti sognano una \u201cmaxi-Singapore\u201d lungo il Tamigi o coltivano bizzarre nostalgie imperiali &#8211; le richieste di Londra non troverebbero molta udienza a Bruxelles.<\/p>\n<p><b>Unione sempre pi\u00f9 stretta<\/b><br \/>Gira e rigira, il pallino torna alla \u201cunione sempre pi\u00f9 stretta\u201d. Londra non \u00e8 stata parte del progetto politico originario e non ha mai condiviso l\u2019idea di una Europa federale, che continua a ritenere estranea e potenzialmente dannosa per i suoi interessi. <\/p>\n<p>Potr\u00e0 sembrare singolare o antistorico, ma una buona parte della \u201cpancia\u201d &#8211; e pi\u00f9 di quanto si immagini della \u201ctesta\u201d &#8211; resta convinta con Churchill che, dovendo scegliere fra l\u2019integrazione col Continente e la prospettiva dell\u2019oceano, la via da seguire sarebbe la seconda. <\/p>\n<p>Londra ha vissuto la partecipazione alla Comunit\u00e0 prima, e all\u2019Unione poi, come un esercizio di razionalizzazione economica basato su un calcolo attento del dare e dell\u2019avere: la mancanza della prospettiva ulteriore di una unione sovranazionale, di cui tutto il resto fosse ad un tempo strumento e premessa, non le ha permesso spesso di sfruttare i margini di mediazione che hanno costituito il vero motore dell\u2019integrazione europea. <\/p>\n<p>Ha ritenuto che l\u2019indebolimento della prospettiva politica negli ultimi anni, specie a seguito dell\u2019ingresso di paesi che, come quelli dell\u2019Europa orientale, venivano da storie e da percorsi identitari diversi, le desse una ulteriore sponda negoziale e, in qualche misura, \u00e8 stato cos\u00ec. <\/p>\n<p>Fra i nuovi membri la dimensione politica si \u00e8 per\u00f2 rivelata diversa, ma non assente: non l\u2019Europa federale ma il rapporto privilegiato con gli Usa, la garanzia nei confronti del neo-espansionismo russo, l\u2019adesione irreversibile all\u2019economia di mercato. Non sfugge loro che la spinta disgregatrice insita in alcune posizioni britanniche, potrebbe ingenerare una crisi che rischierebbe di denegare i loro stessi obiettivi.<\/p>\n<p>Gli inglesi sono pragmatici e questa qualit\u00e0 sanno mettere egregiamente in mostra quando serve. Il calcolo del dare e dell\u2019avere del brexit pende decisamente a favore della permanenza nell\u2019Ue; star\u00e0 a Cameron convincere una \u201cpancia\u201d attratta da altre sirene che \u00e8 dentro, e non fuori, che sta il vantaggio. <\/p>\n<p>Compito difficile, ma non impossibile perch\u00e9 essa in genere sa fare bene i suoi conti. Il che non vuol dire che margini di incertezza non ne rimangano: l\u2019aggravarsi di una delle tante crisi in atto o all\u2019orizzonte, potrebbe rendere irresistibile il miraggio dell\u2019oceano.<\/p>\n<p>Tutto sommato \u00e8 un\u2019ipotesi possibile, ma non probabile: quello che probabilmente uscir\u00e0 dal negoziato sar\u00e0 uno degli ennesimi pasticci grazie a cui l\u2019Europa \u00e8 riuscita sin qui a sopravvivere. Attenzione per\u00f2 a non perdere di vista quei processi di dissoluzione che qua e l\u00e0 si intravvedono in filigrana. <\/p>\n<p> . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Crisi dei migranti, elezioni in Polonia, Turchia: sembra quasi che in Europa si verifichi una concomitanza inattesa di fattori destinati a trasformare il brexit da ipotesi lontana in prospettiva concreta, con implicazioni politiche potenzialmente devastanti. E non solo per la Gran Bretagna. 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