{"id":32270,"date":"2015-11-12T00:00:00","date_gmt":"2015-11-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-iai-compie-cinquantanni-una-riflessione\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:33","slug":"lo-iai-compie-cinquantanni-una-riflessione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/11\/lo-iai-compie-cinquantanni-una-riflessione\/","title":{"rendered":"Lo IAI compie cinquant\u2019anni, una riflessione"},"content":{"rendered":"<p>In cinquant\u2019anni sono cambiate pi\u00f9 cose ancora di quante non ci aspettassimo alla met\u00e0 degli anni \u201960, quando Altiero Spinelli fond\u00f2 l\u2019Istituto Affari Internazionali.<\/p>\n<p>Allora, la politica internazionale era influenzata dall\u2019eredit\u00e0 di John F. Kennedy e la politica europea da quella di Konrad Adenauer, ambedue da poco spariti per lasciare il passo a pi\u00f9 modesti successori. <\/p>\n<p>Erano forti e presenti leader dello stampo di Charles De Gaulle in Francia, Nikita Krusciov in Unione Sovietica, Mao Zedong in Cina, Gamal Abd el-Nasser in Egitto, Josip Broz Tito in quella che era ancora la Jugoslavia.<\/p>\n<p>In Italia si tentavano le prime esperienze di centro-sinistra. Il leader socialista, Pietro Nenni, diverr\u00e0 per alcuni mesi Ministro degli Esteri nel 1968-69 (governo Rumor). Presidente della Repubblica era Giuseppe Saragat, dopo la fine anticipata del mandato di Antonio Segni.<\/p>\n<p><b>La spinta europeista di Altiero Spinelli <\/b><br \/>Molto stava cambiando. La fine degli imperi coloniali, il movimento dei paesi non allineati, i primi passi della distensione dopo la grande paura dello scontro a Cuba, la guerra del Vietnam, la crescente presenza della Cina: in quest\u2019ultimo caso fu proprio Nenni a lanciare il processo per il nostro riconoscimento diplomatico di Pechino, che avvenne nel 1970 (e un anno dopo la Cina Popolare divenne anche l\u2019unica Cina presente all\u2019Onu, espellendo i rappresentanti di Taiwan che sino ad allora sedevano nel Consiglio di Sicurezza). <\/p>\n<p>L\u2019Italia si ritrovava a dover pensare in termini di politica internazionale e in particolare in termini di politica europea, come uno dei membri fondatori delle istituzioni comunitarie.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo esplicito di Spinelli era quello di contribuire alla consapevolezza delle problematiche internazionali in Italia e allo stesso tempo di alimentare il dibattito internazionale, formando competenze italiane che accrescessero la visibilit\u00e0 e l\u2019utilit\u00e0 del nostro contributo.<\/p>\n<p>Il centro dell\u2019attenzione era evidentemente l\u2019Europa, il suo processo di integrazione e la volont\u00e0 di dare corpo a un nuovo grande interlocutore internazionale europeo comune, ma era ormai chiaro come la piena restaurazione degli stati nazionali europei dopo la II guerra mondiale, obbligasse anche i federalisti pi\u00f9 convinti a passare per un processo di europeizzazione delle identit\u00e0 e delle politiche nazionali: processo lungo, che richiedeva competenze nuove e soprattutto continuit\u00e0 di attenzione e capacit\u00e0 di affrontare i temi internazionali senza gli stretti paraocchi delle singole tradizioni nazionali.<\/p>\n<p><b>Missione IAI senza paraocchi<\/b><br \/>Questa \u00e8 stata, fra alti e bassi, ma senza significative deviazioni, la \u201cmissione\u201d dello IAI, nel corso di questi cinquant\u2019anni. Oggi ci ritroviamo in una situazione apparentemente molto diversa da quella di ieri, con nuove problematiche e nuovi attori internazionali, ma nello stesso tempo dobbiamo constatare come la problematica iniziale impostata da Spinelli non sia ancora obsoleta. <\/p>\n<p>La crisi europea \u00e8 soprattutto una crisi degli stati nazionali che compongono l\u2019Unione e della loro difficolt\u00e0 di superare le loro forti resistenze \u201csouverainistes\u201d. <\/p>\n<p>Allo stesso tempo, il moltiplicarsi delle guerre civili, degli stati falliti, delle derive totalitarie, in Europa, Africa ed Asia preannuncia la necessit\u00e0 di un nuovo ordine internazionale che, oltre a riconoscere il peso e il ruolo di nuovi importanti interlocutori, passa anche per l\u2019accettazione dei limiti della \u201csovranit\u00e0 nazionale\u201d. <\/p>\n<p><b>La sfida del futuro <\/b><br \/>Ma resta lungi da noi l\u2019illusione del Gattopardo, per cui il cambiamento ci riporta all\u2019esistente. Tutto cambia e cambiano anche gli equilibri e le soluzioni possibili o auspicabili. <\/p>\n<p>Basti pensare alla globalizzazione e alla crescente importanza di nuove realt\u00e0 tecnologiche come il cyber spazio, o alla nostra progressiva dipendenza dalle tecnologie spaziali: il governo di questi nuovi fenomeni richieder\u00e0 soluzioni inedite e un eventuale fallimento comporter\u00e0 costi e rischi del tutto nuovi. <\/p>\n<p>L\u2019Europa resta il centro delle nostre problematiche, ma deve ormai collocarsi in un contesto internazionale molto pi\u00f9 complesso. <\/p>\n<p>Lo IAI affronta oggi questi temi partendo da molti diversi punti di vista, politici, economici, tecnologici, strategici, restando in stretto collegamento con una sempre pi\u00f9 numerosa comunit\u00e0 internazionale di analisti e studiosi, anche grazie alla parallela crescita di capacit\u00e0 e consapevolezza nella societ\u00e0 italiana nel suo insieme. <\/p>\n<p>Al suo interno non rimangono pi\u00f9 molti testimoni dei suoi inizi, ma non \u00e8 cambiato lo spirito n\u00e9 la volont\u00e0 di cercare di andare oltre le convenzioni e l\u2019illusione delle certezze acquisite.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In cinquant\u2019anni sono cambiate pi\u00f9 cose ancora di quante non ci aspettassimo alla met\u00e0 degli anni \u201960, quando Altiero Spinelli fond\u00f2 l\u2019Istituto Affari Internazionali. 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