{"id":32290,"date":"2015-11-16T00:00:00","date_gmt":"2015-11-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dopo-parigi-parlare-di-guerra-puo-indurre-in-errore\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:32","slug":"dopo-parigi-parlare-di-guerra-puo-indurre-in-errore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/11\/dopo-parigi-parlare-di-guerra-puo-indurre-in-errore\/","title":{"rendered":"Dopo Parigi, parlare di guerra pu\u00f2 indurre in errore"},"content":{"rendered":"<p>La parola pi\u00f9 usata \u00e8 \u201cguerra\u201d. Ma siamo sicuri che si tratti della parola giusta? E comunque, cosa vogliamo dire, in realt\u00e0?<\/p>\n<p>Di \u201cguerra\u201d, al terrore, parlammo anche dopo l\u2019attacco di Al-Qaida, l\u201911 settembre 2001, tanto che gli alleati offrirono agli Stati Uniti la solidariet\u00e0 dell\u2019art.5 del Trattato di Washington, la mobilitazione della Nato. <\/p>\n<p>Allora gli statunitensi preferirono seguire altre strade per condurre il loro attacco ad Al-Qaida e al governo dei talebani, in Afghanistan, che offriva ai terroristi rifugio ed aiuto. La Nato intervenne in quel paese solo pi\u00f9 tardi, per condurre un processo di stabilizzazione e state-building che \u00e8 ancora oggi in forse.<\/p>\n<p>La Turchia ha chiesto la solidariet\u00e0 della Nato, sulla base dell\u2019art.5, contro gli attacchi terroristici, non solo dell\u2019Isis e di Al-Qaida, ma anche, secondo Ankara, dei curdi del Pkk e, indirettamente, del governo di Bashar el Assad, in Siria. Gli alleati hanno espresso solidariet\u00e0, ma non hanno avviato una mobilitazione collettiva.<\/p>\n<p>Nessuno ha ancora parlato ufficialmente dell\u2019art.5 e della Nato per rispondere agli attacchi terroristici di Parigi, ma molte voci si sono levate per sostenere che la guerra all\u2019Isis dovrebbe diventare compito della Nato. Non \u00e8 chiaro se questa responsabilit\u00e0 della Alleanza dovrebbe estendersi solo all\u2019Iraq, anche alla Siria e infine a tutti o ad alcuni degli altri territori controllati da affiliazioni dell\u2019Isis come ad esempio in Libia, nel Sinai, in Yemen, in Nigeria o altrove.<\/p>\n<p><b>Le due facce del terrorismo<\/b><br \/>Il problema ha due facce, una interna e una internazionale. Esse sono collegate, ma restano tra loro molto diverse ed autonome. Da un lato ci sono i terroristi che hanno colpito la Francia e che potranno domani colpire altri paesi, europei e non. Questi terroristi pongono un grosso problema di sicurezza interna, ma non una minaccia di tipo militare.<\/p>\n<p>Essi sono ispirati dall\u2019Isis, ma sono anche autonomi, e il loro reclutamento \u00e8 in genere opera di predicatori e \u201ccattivi maestri\u201d insediati in Europa, anche se si nutrono dei proclami e degli slogan che circolano su Internet e che sono elaborati e diffusi dalla centrale propagandistica dell\u2019Isis.<\/p>\n<p>Con qualche forzatura, volendo restare nella logica della \u201cguerra\u201d, potremmo definirli una \u201cquinta colonna\u201d. La lotta contro di loro richiede un\u2019intensa azione investigativa e di intelligence oltre ad una forte opera di contro-propaganda e di mobilitazione sociale, soprattutto all\u2019interno delle comunit\u00e0 etniche e religiose d\u2019origine.<\/p>\n<p><b>Quadro delle alleanze adatte ai nostri fini <\/b><br \/>Dall\u2019altro lato ci sono l\u2019Isis e i territori controllati dalle sue bande e da quelle ad esso affiliate. In questi casi \u00e8 necessario un intervento militare, per spezzarne l\u2019iniziativa e per negare loro il controllo del territorio. Questo potrebbe anche divenire compito della Nato, ma solo a condizione che l\u2019arrivo dell\u2019Alleanza non complichi la condotta politico-strategica delle operazioni, invece di semplificarla (come certamente avverrebbe sul piano meramente operativo e tattico).<\/p>\n<p>In altri termini, bisogna valutare qual \u00e8 il quadro delle alleanze che riteniamo pi\u00f9 adatto ai nostri fini e, su questa base, decidere anche del ruolo e delle responsabilit\u00e0 della Nato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ad esempio, quali saranno i nostri alleati regionali? Ce ne sono molti, forse troppi, dalla Turchia all\u2019Iran, dall\u2019Arabia Saudita ad Israele, dall\u2019Egitto alla Russia, oltre ai curdi (di varia estrazione e fede politica), al governo di Baghdad e alle tante fazioni siriane. Molti di essi sono tra loro incompatibili ed ognuno ha le sue priorit\u00e0 e i suoi obiettivi, diversi l\u2019uno dall\u2019altro, e spesso dai nostri.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro come sia necessario esercitare una dura pressione militare sull\u2019Isis annullando la sua attuale immagine \u201cvincente\u201d &#8211; che alimenta il suo reclutamento internazionale &#8211; e distruggendo quanto pi\u00f9 possibile delle sue capacit\u00e0 militari, finanziarie e propagandistiche.<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 chiaro che questo potr\u00e0 avere successo solo assicurando un realistico e stabile controllo dei territori che verranno man mano \u201cliberati\u201d: cacciarlo da quei territori \u00e8 il primo passo necessario, impedirgli di ritornare \u00e8 il secondo, ed \u00e8 qui che diventa determinante la scelta degli alleati, visto che nessuno pensa di rimettere in piedi un sistema coloniale.<\/p>\n<p>Parlare di \u201cguerra\u201d pu\u00f2 dare idee semplicistiche e sbagliate. Cos\u00ec, ad esempio, c\u2019\u00e8 chi pensa che un eventuale intervento alleato in Siria ed Iraq potrebbe essere analogo all\u2019intervento alleato in Germania durante la II Guerra Mondiale, terminato con la suddivisione della Germania in territori affidati alla responsabilit\u00e0 primaria di una delle potenze vincitrici, che ha rapidamente portato alla creazione delle due Germanie, quella democratica occidentale e quella comunista orientale e, dopo il crollo del muro di Berlino e del blocco comunista, alla loro finale riunificazione.<\/p>\n<p><b>Lotta al brigantaggio, non guerra<\/b><br \/>In questa ipotesi si procederebbe (un po\u2019 come \u00e8 avvenuto per l\u2019ex-federazione jugoslava) ad affidare porzioni di territorio all\u2019autogoverno delle fazioni o delle etnie dominanti in quell\u2019area al termine delle operazioni militari, magari sotto il controllo tutelare delle Nazioni Unite o degli alleati.<\/p>\n<p>Questa situazione \u00e8 per\u00f2 molto diversa da quelle, e stiamo vedendo anche in Europa i problemi che la crescente frammentazione di stati nazionali, dal Regno Unito alla Spagna, rischia di porre. Moltiplichiamoli per cento e vediamo che cosa potrebbe accadere in tutto il Medio Oriente ed in Africa. Chi pensa di poter governare un simile processo?<\/p>\n<p>Ed infine, veramente vogliamo regalare a questi terroristi e a queste bande di assassini sanguinari, che non rispettano n\u00e9 le leggi di guerra n\u00e9 gli stessi precetti umanitari della loro religione, la dignit\u00e0 di definirli come un nemico legittimo? <\/p>\n<p>Dobbiamo forse inviare una formale dichiarazione di guerra all\u2019Isis, o non dobbiamo piuttosto condurre una muscolosa e decisa operazione di polizia internazionale per mettere fine al controllo su estesi territori da parte di bande di briganti? <\/p>\n<p>Questa \u00e8 lotta al brigantaggio, non guerra.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parola pi\u00f9 usata \u00e8 \u201cguerra\u201d. Ma siamo sicuri che si tratti della parola giusta? E comunque, cosa vogliamo dire, in realt\u00e0? 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