{"id":32330,"date":"2015-11-18T00:00:00","date_gmt":"2015-11-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/investimenti-europei-a-sostegno-della-crescita\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:31","slug":"investimenti-europei-a-sostegno-della-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/11\/investimenti-europei-a-sostegno-della-crescita\/","title":{"rendered":"Investimenti europei a sostegno della crescita"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019eurozona sta uscendo dalla recessione, ma a un ritmo ancora debole e incapace di generare l\u2019aumento dei posti di lavoro necessario per ridurre il livello di disoccupazione.<\/p>\n<p>Questo almeno quello che ci dicono i dati del Fondo Monetario Internazionale, Fmi, che prevedono per il 2015 e il 2016 un tasso di sviluppo nell\u2019eurozona rispettivamente dell\u20191,5% e dell\u20191,6%. Un tasso che \u00e8 ancora largamente inferiore a quello di crescita dell\u2019economia statunitense, che viene stimato pari al 3,1% e al 3,6% nei due anni considerati.<\/p>\n<p><b>Gli investimenti della Bei<\/b><br \/>In verit\u00e0, la Commissione europea si \u00e8 resa conto che occorre stimolare la domanda per accompagnare la manovra di espansione monetaria promossa da Mario Draghi. Ha quindi elaborato un piano per promuovere un flusso di 315 miliardi di investimenti in tre anni grazie all\u2019intervento della Banca Europea degli Investimenti, Bei, garantiti da 16 miliardi messi a disposizione dal bilancio europeo e da 5 miliardi concessi dalla Bei.<\/p>\n<p>Si tratta di una svolta importante, soprattutto in relazione al riconoscimento del fatto che, in presenza di un processo di sdebitamento generalizzato nel settore pubblico e privato (<i>deleveraging<\/i>), un sostegno della domanda aggregata \u00e8 indispensabile, anche per sostenere gli effetti espansivi del <i>Quantitative Easing<\/i>. Un passo in avanti, ma ancora insufficiente.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 l\u2019Europa si trova di fronte a una serie di problemi, che si intrecciano e che richiedono misure incisive per essere affrontati e risolti. In primo luogo c\u2019\u00e8 un problema di debolezza della domanda effettiva, a seguito delle manovre di consolidamento fiscale; ma c\u2019\u00e8 anche, al contempo, un accentuarsi del divario fra i paesi della <i>core Europe <\/i>e i paesi periferici.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 infine un problema strutturale legato da un lato alla globalizzazione che ha favorito la delocalizzazione dei processi produttivi nei settori pi\u00f9 maturi e, d\u2019altro lato, agli sviluppi tecnologici che rendono pi\u00f9 concreta la prospettiva di una ripresa economica non accompagnata da una crescita dell\u2019occupazione (<i>jobless recovery<\/i>).<\/p>\n<p>A fronte di queste difficolt\u00e0 il piano Juncker, rivolgendosi a tutti i paesi dell\u2019Unione e al fine di essere avviato in tempi brevi per sostenere l\u2019uscita dalla crisi, non prevede un aumento delle dimensioni del bilancio europeo, ma si limita a fornire una garanzia affinch\u00e9 la Bei possa finanziare anche investimenti caratterizzati da un maggior grado di rischio.<\/p>\n<p><b>Rischio jobless recovery <\/b><br \/>Tutto questo non basta pi\u00f9. Occorre puntare su una dose massiccia di investimenti, non soltanto per completare le reti infrastrutturali (energia, trasporti, banda larga), ma anche per promuovere l\u2019innovazione, la ricerca e sviluppo, l\u2019istruzione superiore al fine di aumentare la produttivit\u00e0 e, quindi, la competitivit\u00e0 delle imprese europee.<\/p>\n<p>E si tratta al contempo di fare in modo che vengano superate le asimmetrie fra i paesi del nord e del sud, determinate dal fatto che la Germania, dopo il varo della moneta unica, \u00e8 entrata in un circolo virtuoso di investimenti.<\/p>\n<p>Se da una parte questi hanno favorito la produttivit\u00e0 e, quindi, la crescita delle esportazioni; dall\u2019altra la crescita del costo del lavoro per unit\u00e0 di prodotto ha subito una frenata. Tutto questo ha impedito un riequilibrio a medio termine della bilancia commerciale dei paesi del sud, obbligati di conseguenza a pesanti manovre deflative, che hanno reso sempre pi\u00f9 ampio il divario all\u2019interno dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, anche il rischio di una <i>jobless recovery <\/i>deve essere affrontato attraverso misure di sviluppo sostenibile destinate a promuovere non soltanto la tutela dell\u2019ambiente, ma anche la soluzione dei problemi sociali connessi alla crescita della disoccupazione, determinata non soltanto dalla crisi, ma anche dallo sviluppo tecnologico.<\/p>\n<p><b>Cambiamento strutturale dell\u2019economia europea <\/b><br \/>Tutto questo richiede che, al di l\u00e0 del piano Juncker, nuove risorse vengano destinate al bilancio europeo per sostenere gli investimenti e la produzione di beni pubblici necessari per affrontare la sfida di una crescita sostenibile, garantendo il finanziamento di un fondo all\u2019interno del bilancio dell\u2019Unione che sia in grado di promuovere un cambiamento strutturale dell\u2019economia europea.<\/p>\n<p>Per raggiungere questo obiettivo \u00e8 necessario che un gruppo di paesi all\u2019interno dell\u2019Unione, a partire dai Paesi che fanno gi\u00e0 parte dell\u2019eurozona o intendano aderirvi in futuro, si doti, oltre che di una moneta comune, di un bilancio alimentato da vere e proprie entrate fiscali, in primo luogo un\u2019imposta sulle transazioni finanziarie e una <i>carbon tax<\/i>.<\/p>\n<p>L\u2019attribuzione di nuove risorse proprie a un bilancio destinato ai paesi dell\u2019eurozona all\u2019interno del bilancio dell\u2019Unione rappresenta una sfida rilevante dal punto di vista politico e allarga notevolmente il quadro rispetto agli obiettivi limitati del piano Juncker. Questo piano \u00e8 importante per ridare fiato all\u2019economia europea e ricostituire la fiducia dei cittadini nel processo di unificazione europea, e non soltanto nell\u2019euro.<\/p>\n<p>Una volta ricostituita la fiducia occorre che la parte pi\u00f9 sensibile delle forze politiche e sociali si mobiliti per indurre gli Stati, a partire dai paesi dell\u2019eurozona, ma includendo gli Stati che pensano di aderirvi in futuro, dopo la cessione della sovranit\u00e0 monetaria, a rinunciare parzialmente anche alla sovranit\u00e0 fiscale, procedendo cos\u00ec, dopo l\u2019Unione monetaria e l\u2019Unione bancaria, verso un\u2019Unione fiscale che a sua volta dovr\u00e0 sfociare necessariamente in un\u2019Unione politica.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019eurozona sta uscendo dalla recessione, ma a un ritmo ancora debole e incapace di generare l\u2019aumento dei posti di lavoro necessario per ridurre il livello di disoccupazione. Questo almeno quello che ci dicono i dati del Fondo Monetario Internazionale, Fmi, che prevedono per il 2015 e il 2016 un tasso di sviluppo nell\u2019eurozona rispettivamente dell\u20191,5% [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[151,139,122,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32330"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32330"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62176,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32330\/revisions\/62176"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}