{"id":32350,"date":"2015-11-20T00:00:00","date_gmt":"2015-11-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/minsk-e-ue-alla-ricerca-di-un-reset\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:31","slug":"minsk-e-ue-alla-ricerca-di-un-reset","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/11\/minsk-e-ue-alla-ricerca-di-un-reset\/","title":{"rendered":"Minsk e Ue alla ricerca di un reset"},"content":{"rendered":"<p>Ufficialmente sospese per quattro mesi. \u00c8 questa la sorte che tocca alle sanzioni che l\u2019Unione europea, Ue, aveva imposto nel 2011 alla Bielorussia, dopo l\u2019ondata di arresti seguita alle proteste di piazza contro il presidente Aleksandr Luka\u0161&#279;nko. <\/p>\n<p>Dal 7 novembre \u00e8 entrata infatti in vigore la decisione presa da Bruxelles all\u2019indomani delle <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3196\" target= \"blank\"><b><u>elezioni presidenziali di ottobre<\/u><\/b><\/a> \u201cin risposta alla liberazione di tutti i prigionieri politici avvenuta lo scorso 22 agosto e nel contesto del rafforzamento delle relazioni Ue-Bielorussia\u201d. <\/p>\n<p><b>Rafforzamento delle relazioni Ue-Bielorussia <\/b><br \/>Qualcosa \u00e8 cambiato? Forse s\u00ec, forse no. L\u2019embargo verso Luka\u0161&#279;nko, a cui in questi anni \u00e8 stato anche impedito l\u2019ingresso in Europa con il poco lusinghiero status di \u201cpersona non grata\u201d, sarebbe dovuto servire a indebolire il Batka (il \u201cpiccolo padre\u201d, come viene definito in patria il presidente) ed agevolare un collasso del regime. <\/p>\n<p>Tali aspettative sono andate deluse: Luka\u0161&#279;nko \u00e8 ancora l\u00e0, sopravvissuto ad una terribile crisi valutaria nel 2010 e rafforzato nel 2014 dall\u2019<i>endorsement <\/i>comunitario di \u201cpaciere\u201d tra Russia e Ucraina, conferitogli nientemeno che da quella stessa Catherine Ashton che da Alto Rappresentante per la Politica Estera dell\u2019Ue aveva fatto varare le sanzioni nei suoi confronti. <\/p>\n<p>Da allora il barometro dei rapporti Minsk-Bruxelles si \u00e8 mantenuto costantemente sul sereno: il fatto stesso che l\u2019Ue, diversamente da quanto avvenuto nel 2010, stavolta non abbia sostenuto apertamente alcun movimento d\u2019opposizione nella corsa presidenziale denota che, almeno per il momento, un cambio di leadership in Bielorussia non sia pi\u00f9 prioritario nell\u2019agenda europea. <\/p>\n<p>Una scelta obbligata, dettata dal nuovo corso in politica estera avviato dalla Russia nel 2014: dopo molti anni, Mosca si \u00e8 ripresa in Ucraina orientale e in Siria quel ruolo di potenza che le mancava dai tempi dell\u2019Urss e con esso anche la capacit\u00e0 di influenzare con il suo peso le scelte dei <i>decision makers <\/i>nei paesi allineati e nelle nazioni alleate, come appunto \u00e8 la Bielorussia. <\/p>\n<p><b>Tra Russia e Bielorussia un rapporto logoro<\/b><br \/>Ma da mesi i rapporti tra il Cremlino e Minsk sono molto pi\u00f9 tesi di quel che si pensi. A maggio aveva fatto scalpore la vistosa assenza di Luka\u0161&#279;nko alle celebrazioni sulla Piazza Rossa per il 70\u00b0 anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. <\/p>\n<p>In ottobre l\u2019ultimo capitolo di questo controverso rapporto di amore-odio ha avuto le fattezze di un <i>nyet <\/i>del presidente bielorusso alla costruzione di una base aerea russa, oggetto di trattativa tra i due governi da pi\u00f9 di un anno, segu\u00ecto a una manifestazione di regime nella capitale proprio contro la realizzazione dell\u2019infrastruttura militare russa.<\/p>\n<p>Vicende che possono essere interpretate come un tentativo di sfuggire al guinzaglio che Vladimir Putin (a quanto pare, irritatissimo da questa mossa inattesa) vorrebbe ad agganciare al collo della Bielorussia. <\/p>\n<p>Luka\u0161&#279;nko teme di ritrovarsi alla guida di un Paese \u201csatellite\u201d della Russia, com\u2019erano fino al 1989 la Polonia o l\u2019Ungheria: se il Cremlino decidesse di rispolverare la \u201cdottrina della sovranit\u00e0 limitata\u201d di brezneviana memoria, la Bielorussia potrebbe esserne uno dei principali campi di applicazione.<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 innegabile che l\u2019ex repubblica sovietica sia gi\u00e0 oggetto dell\u2019influenza culturale e politica di Mosca. La maggior parte della popolazione bielorussa parla il russo e guarda emittenti televisive russe, quindi viene informata da fonti d\u2019informazione russe, il pi\u00f9 delle volte governative e critiche verso l\u2019Ue per le note ragioni legate alla crisi ucraina. <\/p>\n<p>Anche se non gradisce affatto questa ingerenza, Luka\u0161&#279;nko sa bene di non poter arginarla, almeno per ora: un eventuale strappo con il Cremlino in questo momento gli porterebbe solo guai.<\/p>\n<p><b>Amicizie interessate<\/b><br \/>Il leader bielorusso \u00e8 ben conscio di non essere considerato a Mosca un alleato di fiducia. Sa che basterebbe mettere un piede in fallo per finire bersaglio dei media russi (mai molto teneri nei suoi confronti) con il rischio di perdere il consenso popolare e quindi il potere. <\/p>\n<p>A spingere Luka\u0161&#279;nko a rimanere sotto l\u2019ombrello russo \u00e8 probabilmente questo timore, come pure la stretta dipendenza di Minsk dall\u2019economia del potente vicino, che di fatto rende la Bielorussia facilmente controllabile. <\/p>\n<p>Batka sa benissimo che il principale partner strategico della Bielorussia \u00e8, e rimarr\u00e0, la Russia, come pure sa bene che i russi &#8211; dopo la vicenda ucraina &#8211; sono disposti a tutto pur di tenere in piedi quello \u201cStato cuscinetto\u201d utile ad evitare che l\u2019Occidente si avvicini alle porte del Cremlino.<\/p>\n<p>Quando l\u2019Ue nel 2011 var\u00f2 le sanzioni volte a isolare Luka\u0161&#279;nko, non consider\u00f2 l\u2019eventualit\u00e0, poi materializzatasi, che una Bielorussia isolata dalla comunit\u00e0 internazionale finisse, seppur di malavoglia, sempre pi\u00f9 sotto l\u2019ingerenza di Putin. Adesso la moratoria dei prossimi quattro mesi potrebbe dare avvio a un nuovo corso delle relazioni tra Bruxelles e Minsk, meno ideologico e pi\u00f9 pratico. <\/p>\n<p>Se la sfida \u00e8 contro l\u2019influenza culturale russa sui cittadini bielorussi, l\u2019<i>incipit <\/i>pu\u00f2 essere quello di agevolare la mobilit\u00e0 di questi ultimi verso i 28 paesi dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Diversamente da quanto accadeva ai tempi dell\u2019Urss, oggi non \u00e8 il governo di Minsk a bloccare chi parte, ma l\u2019Ue stessa a creare problemi a chi arriva dalla Bielorussia, con procedure di ottenimento visti lunghe, complicate e costose: un vero e proprio disincentivo ai viaggi, anche in nazioni confinanti come Polonia, Lituania e Lettonia.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ufficialmente sospese per quattro mesi. \u00c8 questa la sorte che tocca alle sanzioni che l\u2019Unione europea, Ue, aveva imposto nel 2011 alla Bielorussia, dopo l\u2019ondata di arresti seguita alle proteste di piazza contro il presidente Aleksandr Luka\u0161&#279;nko. 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