{"id":32430,"date":"2015-11-28T00:00:00","date_gmt":"2015-11-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/schengen-tra-morte-e-risurrezione\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:28","slug":"schengen-tra-morte-e-risurrezione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/11\/schengen-tra-morte-e-risurrezione\/","title":{"rendered":"Schengen tra morte e risurrezione"},"content":{"rendered":"<p>Ogni giorno i giornali raccontano della fine dell\u2019Europa senza frontiere e molti sembrano pensare che sia un bene.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non solo Schengen comporta indubbi vantaggi politici ed economici, ma sarebbe anche molto pi\u00f9 efficace, meno costoso e pi\u00f9 utile alla sicurezza di ciascuno controllare insieme le frontiere esterne e unire gli sforzi all\u2019interno per combattere il terrorismo.<\/p>\n<p>Ma Schengen non \u201cfunziona\u201d. La percezione, infondata, \u00e8 che la sicurezza sarebbe meglio assicurata all\u2019interno di frontiere nazionali. \u00c8 utile fare un po\u2019 di storia.<\/p>\n<p><b>Nascita e crescita di Schengen<\/b><br \/>Schengen nacque come un accordo, non ancora un trattato, fra 5 paesi (Benelux, Francia e Germania) con l\u2019obiettivo di eliminare tutti i controlli su merci e persone alle proprie frontiere interne. La motivazione era doppia. Politica, perch\u00e9 il passo avrebbe avuto un alto valore simbolico e un evidente vantaggio economico. Pratica, perch\u00e9 i 5 paesi condividono un lungo sistema di frontiere comuni, porose e difficili da controllare.<\/p>\n<p>Molto prima che Schengen entrasse in vigore, affittavo una casa sulla costa belga vicino alla frontiera francese: ogni mattina andavo in bicicletta a fare la spesa, per sentieri di campagna, in Francia, fino al vicino villaggio, e non mi \u00e8 mai capitato di incontrare un doganiere. Di fatto, le frontiere quasi non esistevano tranne che sulle strade pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che i 5 paesi volevano fare interferiva per molti versi con disposizioni dell\u2019allora Comunit\u00e0 Europea. La Commissione ottenne quindi uno strapuntino al tavolo delle discussioni; occupai quello scomodo sedile per alcuni anni.<\/p>\n<p>Fin dalle prime riunioni fu posto un problema esistenziale. Il Benelux considerava Schengen un accordo \u201cchiuso\u201d, valido solo per i firmatari. La Commissione, appoggiata da Francia e Germania, riteneva invece che un accordo chiuso sarebbe stato, oltre che incompatibile con il trattato, politicamente impresentabile. Questa tesi prevalse e si decise che altri stati avrebbero potuto aderire, a patto di soddisfare condizioni molto stringenti.<\/p>\n<p>Essenzialmente si trattava di un controllo rafforzato alle frontiere esterne e di una collaborazione molto pi\u00f9 stretta fra le forze di polizia. All\u2019epoca il terrorismo era considerato una minaccia secondaria e l\u2019attenzione si concentrava sulla lotta alla criminalit\u00e0 organizzata e al traffico di droga.<\/p>\n<p>Intorno al tavolo sedevano, accanto ai diplomatici, esclusivamente poliziotti ed erano questi ultimi a condurre la discussione. Del resto la loro volont\u00e0 di collaborare era sostenuta dalla convinzione unanime, valida ancora oggi, che i criminali e i trafficanti erano spesso arrestati alla frontiera solo perch\u00e9 era un posto comodo per farlo, ma non grazie ai controlli; la maggior parte degli arresti avviene in seguito a segnalazioni di qualche tipo.<\/p>\n<p>Il problema dei profughi era presente, ma in maniera molto meno drammatica di oggi; il risultato, che all\u2019epoca sembr\u00f2 soddisfare tutti, fu l\u2019accordo di Dublino che affida allo stato di primo ingresso la responsabilit\u00e0 di gestire il richiedente asilo.<\/p>\n<p>All\u2019inizio le condizioni per ammettere nuovi membri furono prese molto sul serio e le candidature esaminate con diffidenza. Il principale problema, evidente anche se non reso esplicito, era l\u2019Italia; in seguito, Giorgio Napolitano all\u2019epoca ministro dell\u2019interno dovette impegnare tutta la sua personale credibilit\u00e0 per perfezionare la nostra adesione.<\/p>\n<p>Schengen fu progressivamente allargato a un gran numero di paesi a sud, nord ed est; oggi ha cessato di essere un accordo separato, \u00e8 incluso nel quadro dell\u2019Unione e comprende quasi tutti i paesi membri.<\/p>\n<p><b>Schengen \u00e8 gravemente malato<\/b><br \/>Le modalit\u00e0 di funzionamento del sistema rispecchiano la struttura dell\u2019Ue. Le regole sono comuni, ma l\u2019applicazione \u00e8 interamente lasciata agli stati sotto il controllo della Commissione. Per un certo periodo tutto sembrava procedere bene e i cittadini europei si sono abituati a considerare l\u2019Europa senza frontiere un diritto acquisito. Era tuttavia una navigazione in acque relativamente calme.<\/p>\n<p>Come spesso succede, le risorse di cui dispone la Commissione per i controlli sono limitate e comunque la loro efficacia richiede anche attenzione da parte degli stati; \u00e8 noto che essi diventano esigenti solo quando scoppia una crisi o quando i loro interessi sono direttamente colpiti dal comportamento anomalo di un altro membro. \u00c8 connaturato al modo di funzionamento dell\u2019Ue di essere troppo compiacente in condizioni normali e di scatenare l\u2019isteria in circostanze eccezionali.<\/p>\n<p>La situazione attuale \u00e8 eccezionale. Una crisi migratoria senza precedenti e la minaccia terrorista hanno completamente cambiato i presupposti su cui Schengen era fondato. C\u2019erano avvisaglie gi\u00e0 da tempo; con l\u2019inizio delle grandi ondate migratorie crebbe l\u2019acrimonia dei paesi del nord per l\u2019eccessivo lassismo dell\u2019Italia (e poi della Grecia) nel proteggere le proprie frontiere e applicare l\u2019accordo di Dublino e crebbe parallelamente il risentimento italiano verso la scarsa solidariet\u00e0 e il mancato riconoscimento che Dublino era superato dai fatti.<\/p>\n<p>L\u2019estate scorsa, l\u2019esplosione del problema dei rifugiati siriani ha fatto saltare la marmitta; un certo numero di paesi, prima all\u2019est e poi anche a ovest ha cominciato a ristabilire controlli alle frontiere interne. Gli attentati di Parigi hanno fatto il resto. Contrariamente alla vulgata masochista secondo cui ci\u00f2 rappresenta gi\u00e0 ora la morte di Schengen, tutto ci\u00f2 \u00e8 in molti casi previsto dalle regole esistenti.<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 sbagliato nascondersi dietro le interpretazioni legali. Esse prevedono che i controlli possano essere ristabiliti in circostanze eccezionali ma per un periodo limitato; \u00e8 evidente che le circostanze eccezionali sono destinate a durare a lungo. Se Schengen non \u00e8 morto, molti lo considerano un malato terminale e i populisti hanno buon gioco a reclamarne la fine definitiva.<\/p>\n<p><b>Medici a consulto: morte o risurrezione?<\/b><br \/>In molti paesi, comprese Francia e Germania, \u00e8 in corso un dibattito fra chi crede in una soluzione europea e chi vuole il ritorno alle frontiere nazionali. L\u2019onere della prova ricade sui primi e il tempo a disposizione non \u00e8 molto.<\/p>\n<p>In tutto questo bisogna evitare di commettere tre errori. Il primo \u00e8 di opporre i diritti e le libert\u00e0 difesi dall\u2019Europa, alla sicurezza che invece sarebbe difesa dagli stati; nella situazione attuale il bisogno di sicurezza \u00e8 destinato a prevalere. Il secondo \u00e8 fare un amalgama demagogico fra rifugiati e terroristi. Il terzo \u00e8 di adottare una posizione irenica e sostenere che i due fenomeni non hanno alcun legame.<\/p>\n<p>Contrariamente alla vulgata, le proposte della Commissione e le discussioni fra i governi si stanno muovendo nella direzione giusta: controllo rafforzato alle frontiere esterne, collaborazione pi\u00f9 intensa e sistematica dei servizi preposti alla sicurezza, revisione di Dublino, ripartizione dei rifugiati, migliore controllo del territorio, meccanismo di rimpatrio dei non aventi diritto.<\/p>\n<p>Ci sono parecchi problemi politici; tuttavia la difficolt\u00e0 principale non \u00e8 nella definizione di principi e delle regole, ma nella loro applicazione. In un sistema come quello attuale dell\u2019Europa, l\u2019efficacia del sistema \u00e8 pari a quella del suo anello pi\u00f9 debole; la minaccia \u00e8 troppo grave per correre un simile rischio e questo \u00e8 un argomento potente nelle mani dei populisti.<\/p>\n<p>Sapere che alcuni terroristi, sia pure di nazionalit\u00e0 francese, sono entrati indisturbati dalla Grecia e forse dall\u2019Italia ha prodotto un danno immenso. In un mondo ideale la risposta sarebbe semplice: una Fbi europea e il controllo delle frontiere affidato a una polizia europea. Sappiamo che non esistono le condizioni per questo passo e che, anche se esistessero l\u2019emergenza attuale richiede risposte immediate.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 possibile rafforzare alcuni strumenti che gi\u00e0 abbiamo (Frontex, Europol, Eurojust), ma l\u2019essenziale dell\u2019esecuzione e della responsabilit\u00e0 rester\u00e0 nelle mani degli stati. In tutti i casi bisogna sapere che un sistema efficace comporterebbe nuove importanti limitazioni della sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche a prescindere dalla mancanza di volont\u00e0 politica da parte di alcuni paesi, sar\u00e0 comunque difficile che tutti siano in grado di soddisfare alle condizioni richieste per ristabilire un livello di sicurezza accettabile. Certo, sar\u00e0 necessario mettere in opera anche misure di aiuto e solidariet\u00e0. Tuttavia, se in campo economico in certe condizioni pu\u00f2 essere saggio mostrare flessibilit\u00e0 nel rispetto delle regole sulla finanza pubblica, lo stesso grado di tolleranza non \u00e8 possibile se si tratta di controlli alle frontiere.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 pratica oltre che politica di mettere in opera un sistema comune rischia quindi di far apparire il ritorno permanente a sistemi nazionali come l\u2019unica soluzione possibile, anche se sappiamo che sarebbe illusoria. Schengen non morirebbe per decisione cosciente ma, come si dice, <i>by default<\/i>.<\/p>\n<p>Mi chiedo se la soluzione non risieda in qualche modo in un ritorno al metodo delle origini. Il nuovo sistema e le nuove regole partirebbero con i paesi che vogliono e possono non solo accettarle ma anche applicarle. Gli altri seguiranno, se vorranno e dopo essere stati assistiti nel percorso. \u00c8 una soluzione, che si potrebbe definire Schengen \u201c\u00e0 la carte\u201d; aleggia gi\u00e0 nei corridoi, per il momento viene scartata con sdegno dai guardiani dell\u2019ortodossia, ma sarebbe un errore respingerla a priori.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni giorno i giornali raccontano della fine dell\u2019Europa senza frontiere e molti sembrano pensare che sia un bene. 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