{"id":32440,"date":"2015-11-30T00:00:00","date_gmt":"2015-11-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-global-warming-che-gela-il-mondo-finanziario\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:28","slug":"il-global-warming-che-gela-il-mondo-finanziario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/11\/il-global-warming-che-gela-il-mondo-finanziario\/","title":{"rendered":"Il global warming che gela il mondo finanziario"},"content":{"rendered":"<p>Jackson Hole, Francoforte, Washington, New York sono le citt\u00e0 pi\u00f9 frequentate dai banchieri centrali. Kyoto, Montreal, Copenaghen, Doha le sedi di alcune tra le pi\u00f9 importanti conferenze sull\u2019ambiente negli ultimi 20 anni. Circuiti diversi, storicamente lontani. Parigi potrebbe essere il punto d\u2019incontro e porre il <i>climate change <\/i>sull\u2019agenda delle Banche Centrali.<\/p>\n<p><b>Parigi pu\u00f2 superare i limiti di Kyoto<\/b><br \/>\nLa capitale francese accoglie infatti in questi giorni i rappresentanti di 196 paesi per la COP21, il summit dell\u2019Onu sul cambiamento climatico. Le aspettative sono elevate, nonostante i precedenti. La prima <i>Conference of Parties<\/i>, a Berlino nel 1995, fu un fallimento; l\u2019ultima, lo scorso anno a Lima, si concluse con un nulla di fatto.<\/p>\n<p>La conferenza pi\u00f9 nota rimane Kyoto, grazie al protocollo firmato nel dicembre 1997 da oltre 180 paesi ed entrato in vigore nel 2005 con la ratifica di firmatari che superavano in aggregato il 55% delle emissioni mondiali di gas serra.<\/p>\n<p>Molti, tuttavia, i limiti di quell\u2019accordo. Cina e India furono esonerate dagli obblighi del trattato e gli Stati Uniti, che rappresentavano oltre 1\/3 delle emissioni globali, non lo ratificarono.<\/p>\n<p>Parigi potrebbe mettere d\u2019accordo paesi industrializzati ed emergenti. L&#8217;intesa nel settembre scorso tra Barack Obama e Xi Jinping sulla lotta al riscaldamento globale \u00e8 di buon auspicio. Cos\u00ec come il recente impegno pubblico di 79 multinazionali a ridurre emissioni inquinanti e consumi energetici. Negli ultimi anni sono cresciuti senso d\u2019urgenza e consapevolezza sul tema. Anche da parte dei banchieri centrali.<\/p>\n<p>Lo conferma il recente discorso che il governatore della Bank of England ha tenuto a una cena dei Lloyd\u2019s a Londra rilevando i costi, presenti e futuri, causati dal <i>climate change<\/i>. Pur parlando di <i>global warming<\/i>, Mark Carney ha \u201cgelato\u201d assicuratori e banchieri in sala. Dal 1980 gli eventi climatici causa di forti danni sono triplicati e le perdite delle assicurazioni, al netto dell&#8217;inflazione, sono quintuplicate, arrivando a 50 miliardi di dollari l&#8217;anno.<\/p>\n<p>Le conseguenze vanno ben oltre il settore assicurativo e riguardano la minaccia del cambiamento climatico per la stabilit\u00e0 finanziaria globale, tema prioritario per le Banche Centrali. Tre sono i rischi.<\/p>\n<p>Quello \u201cfisico\u201d, relativo ai rimborsi assicurativi dei danni causati da inondazioni e tempeste, specie in agricoltura e commercio. Il <i>liability risk<\/i>, legato alla possibile futura richiesta di risarcimenti delle parti danneggiate nei confronti dei presunti responsabili, innanzitutto i settori estrattivo e petrolifero. Infine il rischio di transizione, cio\u00e8 i costi di aggiustamento dell\u2019economia verso un modello pi\u00f9 sostenibile. Tre fattori che possono scardinare equilibri economici consolidati e creare forte instabilit\u00e0 nei mercati finanziari.<\/p>\n<p><b>Instabilit\u00e0 del quadro macroeconomico e costi dell\u2019aggiustamento<\/b><br \/>\nIl tema dell\u2019aggiustamento economico in relazione al cambiamento climatico \u00e8 centrale. In assenza di accordi e scelte condivise di crescita sostenibile, il rischio \u00e8 che i cambiamenti climatici aumentino fortemente l\u2019instabilit\u00e0 del quadro macroeconomico. Un tasso di crescita che fluttua significativamente di anno in anno in modo poco prevedibile metterebbe le Banche Centrali in una difficile posizione.<\/p>\n<p>Se invece l\u2019aggiustamento sar\u00e0 programmato con un certo grado di cooperazione tra i paesi, la transizione potrebbe essere pi\u00f9 graduale nel tempo, pi\u00f9 prevedibile e probabilmente creare nuove opportunit\u00e0 di crescita e occupazione grazie allo sviluppo di nuove tecnologie e fonti rinnovabili di energia. Anche in questo caso tuttavia, come sempre quando si cambiano le strutture produttive di un sistema economico, vi sarebbe un certo grado d\u2019instabilit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Volatilit\u00e0 dei prezzi agricoli e sfide per la politica monetaria<\/b><br \/>\nUn settore particolarmente sensibile al clima \u00e8 quello agricolo. L\u2019aumento di frequenza d\u2019improvvise siccit\u00e0, inondazioni e gelate pu\u00f2 esacerbare la tendenza degli ultimi anni alla crescente volatilit\u00e0 dei prezzi. Inoltre, nel lungo periodo le variazioni di precipitazioni e temperature medie influenzano produttivit\u00e0 e distribuzione geografica delle colture.<\/p>\n<p>Peraltro, l\u2019aumento di CO2 e delle temperature favorisce lo sviluppo e la diffusione di nuovi parassiti e patogeni, cui si attribuisce circa il 30% della perdita di produzione agricola. Anche il settore zootecnico \u00e8 influenzato negativamente.<\/p>\n<p>La volatilit\u00e0 aumenta le difficolt\u00e0 di adottare un\u2019adeguata politica monetaria e di prevederne l\u2019impatto sull\u2019economia. Inoltre, il rincaro dei prodotti agricoli pu\u00f2 influenzare in modo rilevante il costo della vita nei paesi in via di sviluppo, dove la quota di reddito destinata ai consumi alimentari \u00e8 elevata.<\/p>\n<p><b>Prezzi dell\u2019energia e inflazione: il difficile ruolo delle Banche Centrali<\/b><br \/>\nAltro fronte sensibile \u00e8 l\u2019energia. Il raggiungimento di un accordo internazionale per rallentare il riscaldamento del clima comporterebbe infatti un aumento dei prezzi dei combustibili fossili. Ci\u00f2 pu\u00f2 interferire direttamente con l\u2019obiettivo principale delle Banche Centrali: la stabilit\u00e0 dei prezzi. \u00c8 ancora vivo il ricordo degli anni \u201970, quando due crisi petrolifere causarono un forte aumento dell\u2019inflazione nelle economie avanzate.<\/p>\n<p>Oggi in realt\u00e0 molte di queste economie hanno una struttura diversa, meno dipendente da combustibili fossili. Anche per questo tra 1999 e 2000 il forte aumento del prezzo del greggio &#8211; quasi raddoppiato &#8211; ha prodotto un incremento d\u2019inflazione solo marginale.<\/p>\n<p>In ogni caso, il ruolo delle Banche Centrali sarebbe complesso. Da una parte non dovrebbero contrastare l\u2019aumento dei costi dell\u2019energia, al fine di non compromettere politiche climatiche volte a rendere l\u2019economia pi\u00f9 sostenibile. Dall\u2019altra non potrebbero abbassare la guardia sul livello generale dei prezzi. L\u2019aumento dei costi energetici potrebbe infatti generare tensioni salariali volte a mantenere inalterato il potere di acquisto, innescando una spirale inflazionistica.<\/p>\n<p>La scelta condivisa di puntare a un\u2019economia pi\u00f9 verde pu\u00f2 consentire di gestire meglio la tempistica dell\u2019aggiustamento, minimizzando il grado d\u2019incertezza e volatilit\u00e0 e aprendo nuove strade di crescita. Tuttavia, la transizione non sarebbe priva di difficolt\u00e0 e le decisioni di politica monetaria rimarrebbero in ogni caso molto intricate. Se anche Parigi facilitasse un accordo per rallentare il <i>global warming<\/i>, la temperatura nelle Banche Centrali resterebbe alta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jackson Hole, Francoforte, Washington, New York sono le citt\u00e0 pi\u00f9 frequentate dai banchieri centrali. 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