{"id":32550,"date":"2015-12-07T00:00:00","date_gmt":"2015-12-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/califfato-e-crisi-della-societa-globale\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:26","slug":"califfato-e-crisi-della-societa-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/12\/califfato-e-crisi-della-societa-globale\/","title":{"rendered":"Califfato e crisi della societ\u00e0 globale"},"content":{"rendered":"<p>All\u2019indomani degli attacchi di Parigi, l\u2019Occidente si \u00e8 trovato davanti a un dilemma: chi \u00e8 esattamente il nemico, e dove colpirlo? La difficolt\u00e0 di definire il sedicente Stato Islamico traspare gi\u00e0 dall\u2019infinit\u00e0 di nomi che gli sono stati attribuiti.<\/p>\n<p>Espressioni come \u201cStato\u201d e \u201cCaliffato\u201d sono particolarmente fuorvianti poich\u00e9 ci danno l\u2019impressione di confrontarci con una struttura centralizzata, cosa solo parzialmente vera. <\/p>\n<p>L\u2019acronimo arabo \u201cDaesh\u201d, che ultimamente sta prendendo piede anche in Occidente, ha invece il vantaggio di non attribuire significati specifici a questa entit\u00e0, esaltandone la sua indeterminatezza. <\/p>\n<p><b>Un sintomo del tracollo mediorientale<\/b><br \/>Daesh \u00e8 in effetti solo il sintomo di una crisi pi\u00f9 grave e profonda, che si articola su molti livelli. Il terremoto delle rivolte arabe del 2011, sommandosi ai cronici focolai di instabilit\u00e0 mediorientale degli ultimi decenni, ha provocato un vero e proprio collasso regionale che ha innescato nuovi conflitti.<\/p>\n<p>Tale sconvolgimento trae origine da ragioni politiche, economiche e sociali che hanno segnato la crisi dello Stato-nazione arabo postcoloniale. Esso \u00e8 inoltre frutto della crisi globale del 2008, la quale ha anche inasprito le contraddizioni interne al modello europeo e segnato l\u2019inizio di un tumultuoso mutamento negli equilibri mondiali.<\/p>\n<p>Daesh si annida nel vuoto di potere creato da conflitti prolungati, dalla presenza di innumerevoli fazioni in lotta, e dall\u2019assenza di governi funzionanti in Iraq, Siria, Libia, Yemen, e altrove. In simili contesti di caos e violenza, la brutalit\u00e0 di Daesh non appare eccezionale, ma spesso equiparabile a quella di altri attori. <\/p>\n<p>Anzi, l\u2019organizzazione garantisce a coloro che governa servizi e sicurezza che altri soggetti spesso non forniscono. A cavallo tra Siria e Iraq, il gruppo ha fondato un proto-stato che legifera e tassa i propri cittadini. <\/p>\n<p><b>Le metastasi del \u201cCaliffato\u201d<\/b><br \/>Daesh va per\u00f2 al di l\u00e0 di questa realt\u00e0 semi-statuale. Sfruttando la molteplicit\u00e0 dei focolai di crisi, esso si \u00e8 replicato in molte parti della regione (la Libia \u00e8 uno dei casi pi\u00f9 preoccupanti). Allo stesso tempo si \u00e8 assicurato un costante flusso di \u201ccombattenti stranieri\u201d, provenienti dal mondo arabo-islamico e da altre regioni, fra cui l\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Sebbene sia generalmente considerato come un gruppo oscurantista e medievale, Daesh ha molti tratti della modernit\u00e0. Esso agisce come un marchio che opera in franchising, come gi\u00e0 faceva Al-Qaeda dopo che venne distrutta la sua centrale in Afghanistan. <\/p>\n<p>Nell\u2019attuale contesto di crisi, l\u2019organizzazione riesce a vendere il proprio marchio non soltanto perch\u00e9 ha un ottimo sistema di pubblicizzazione, ma perch\u00e9 pu\u00f2 contare su una domanda costante, alimentata dalle aree di conflitto e dai regimi mediorientali, ma anche dalle sacche di emarginazione in Occidente. <\/p>\n<p>Il problema, infatti, \u00e8 anche in Europa, nelle banlieues francesi, nei quartieri belgi come Molenbeek, nel cosiddetto Londonistan della capitale britannica.<\/p>\n<p>Gli attacchi di Daesh, rispetto a quelli della prima Al-Qaeda, sono a basso costo ed hanno un livello pi\u00f9 elementare di organizzazione. I suoi esecutori possono essere neofiti, o persone che hanno compiuto un addestramento di settimane o mesi in qualche area di crisi del Medio Oriente (non necessariamente in Siria).<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione ha un\u2019economia diversificata, con introiti derivanti da forme di tassazione, estorsioni, traffici illeciti, vendita di materie prime. Essa pu\u00f2 contare su connivenze politiche, collusioni finanziarie, e sulla complicit\u00e0 di interi stati (emblematico il caso della Turchia) a livello regionale e mondiale. <\/p>\n<p>Daesh opera come gruppo terroristico, proto-stato, e organizzazione criminale. \u00c8 una vera e propria rete di militanti, fiancheggiatori, comunit\u00e0 virtuali e interessi sparsi nel mondo. \u00c8 realmente un termometro del deterioramento della societ\u00e0 globale. Ne sfrutta le connessioni e le strutture, le reti clientelari e criminali. <\/p>\n<p><b>Un nemico alimentato dallo scontro regionale<\/b><br \/>Daesh \u00e8 allo stesso tempo potente e fragile. La sua realt\u00e0 semi-statuale e la sua economia sarebbero insostenibili in un contesto di pace e legalit\u00e0, ma prosperano in un quadro di conflitto e corruzione. L\u2019organizzazione trae vantaggio dalle contrapposizioni regionali ed internazionali. Tramite le reti di trafficanti, ottiene perfino armi dai suoi nemici.<\/p>\n<p>In assenza di risposte politiche ed economiche ai conflitti mediorientali, di un ripensamento del modello di integrazione europeo, e di una rinnovata governance globale, Daesh \u00e8 destinato a sopravvivere, nella sua manifestazione attuale o in nuove forme.<\/p>\n<p>Anche se la \u201ccasa madre\u201d a cavallo tra Siria e Iraq venisse annientata, essa si polverizzerebbe in nuovi gruppi che si rifanno alla stessa ideologia, mentre altri spezzoni dell\u2019organizzazione, come ad esempio quello libico, potrebbero assumere la leadership.<\/p>\n<p>La corsa in ordine sparso a bombardare la Siria, inaugurata dalla Francia prima ancora degli attacchi di Parigi, difficilmente servir\u00e0 a scongiurare nuove minacce terroristiche, ed anzi rischia di complicare ulteriormente la situazione regionale.<\/p>\n<p>Viene il dubbio che questo caotico dispiegamento di mezzi militari, pi\u00f9 che a combattere efficacemente Daesh, serva a permettere a coloro che vi prendono parte di posizionarsi pi\u00f9 vantaggiosamente al tavolo negoziale che dovrebbe decidere i destini della Siria.<\/p>\n<p>Il rischio, tuttavia, \u00e8 che a causa delle rivalit\u00e0 fra gli attori coinvolti non si giunga ad alcuna soluzione. Ci\u00f2 vorrebbe dire prolungare il conflitto, inasprendo ulteriormente le tensioni regionali e dando nuova linfa al terrorismo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019indomani degli attacchi di Parigi, l\u2019Occidente si \u00e8 trovato davanti a un dilemma: chi \u00e8 esattamente il nemico, e dove colpirlo? La difficolt\u00e0 di definire il sedicente Stato Islamico traspare gi\u00e0 dall\u2019infinit\u00e0 di nomi che gli sono stati attribuiti. 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